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Anna
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Titolo:
Anna |
Autore:
Pegaso |
Contatto:
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Racconto
n° 3378 |
Altri
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La giornata di Gianmaria non era cominciata bene quella mattina di maggio, quando lei fece il suo ingresso in ufficio. La caldaia aveva deciso di smettere di funzionare, ovviamente quando era al culmine dell’insaponatura, lasciando come unica alternativa un gelido risciacquo. Colazione senza caffè, “ma quando ci ricorderemo di farne scorta?” aveva pensato vedendo il barattolo vuoto. Ciliegina sulla torta? La batteria scarica dell’auto. Tutti i classici della sfortuna, insomma. L’ufficio, inoltre, all’arrivo di Gianmaria sembrava più caotico del solito: era arrivata lei, Anna, nuova segretaria, che almeno inizialmente sarebbe stata affiancata da Gloria, che a fine mese si sarebbe assentata a causa della prossima maternità. Almeno questa era stata l’idea dei titolari; sfortunatamente Gloria quel giorno decise di prendersi un supplemento di ferie prima di lasciare tutti, ritrovandosi a letto con una reminescenza di una vecchia patologia malcurata, che rischiava di compromettere la gestazione. Anna era una ragazza alta, mora, occhi verdi e perennemente abbronzata. “Potere delle lampade” pensò al primo sguardo. Ci furono le presentazioni di rito, dove Gianmaria notò la voce calda e morbida della nuova arrivata. I due mesi successivi passarono quasi senza accorgersene. I loro rapporti erano limitati alla cordiale convivenza, qualche scambio di opinioni su argomenti differenti dal lavoro, le pause caffè comuni, ma nulla più. Anna ovviamente non passava inosservata: Gianmaria non perdeva occasione per squadrarla dalla testa ai piedi; l’estate, inoltre, con il suo calore, favoriva un abbigliamento della ragazza molto sexy. Mai niente di strano ma quel tocco di sapiente provocazione che solo una ragazza con la consapevolezza di essere bella poteva aggiungere ad un vestito di per sé normale. Arrivò l’autunno e, contrariamente a quanto si possa pensare, Anna anziché irrigidirsi sulle sue posizioni incominciò ad aprirsi con Gianmaria. Galeotto fu un problema, proprio in ufficio. Fin dall’inizio del rapporto, i titolari di Anna avevano assunto un atteggiamento al limite della correttezza. Gianmaria aveva anche pensato che in alcune situazione avessero travalicato il limite, ma ovviamente non ne aveva potuto parlare con loro. Né con lei, che all’epoca rimaneva ancora molto riservata. Il ragazzo aveva capito già da qualche giorno che c’erano attriti e, forse, anche un po’ stufo di sentire gelo tra loro, si decise ad affrontare il problema. Prima un po’ alla lontana, poi stringendo sempre di più il cerchio arrivò al nocciolo della questione. Alla fine Anna si aprì facendolo partecipe di tutti i guai che c’erano stati fin dalla sua assunzione: incomprensioni, cambio delle mansioni, quasi un mobbing insomma. L’ora di pranzo incominciò ad essere il loro momento di ritrovo, l’angolo in cui si rifugiavano per fare il punto sulla situazione piuttosto che scambiarsi semplici opinioni sul argomenti vari. Niente di più: entrambi avevano una vita sentimentale felice ed appagante. Questa nuova complicità suscitò una sola reazione in Gianmaria: Anna entrò a far parte dei suoi sogni. In punta di piedi prima, come fossero semplici apparizioni. Era una maniera di sognare che non ricordava di avere sperimentato: lei compariva all’improvviso nei sogni, senza prenderne parte attivamente. Rimaneva il ricordo al mattino, a volte più marcato a volte impalpabile. Finché un sabato mattina si svegliò con il sogno ben impresso negli occhi e nella mente. Anna e Gianmaria avevano vagato in posti completamente diversi da loro, dal mare alla montagna senza nesso logico; il finale era stato molto piacevole però. Entrambi nello stesso letto, nudi e mano nella mano. Solo in quel momento razionalizzò che non c’era traccia di alcun rapporto sessuale con lei. “Porca miseria, Carla, ma neanche in sogno riesco…” disse a sua moglie ormai sveglia anch’essa. Il rapporto tra loro due era molto stretto da sempre, tanto da potersi permettere di confessare le proprie fantasie anche con persone reali, certi entrambi di non urtare i reciproci sentimenti. I giorni passavano e come il rapporto con Anna si costruiva pian piano così le sue apparizioni nei sogni diventavano sempre più esplicite. Il primo sogno più reale li vedeva impegnati in semplici scambi di carezze. Si ricordava di non aver parlato in quel sogno, solo sguardi. Sempre in perfetta simbiosi con il lasciarsi andare di Anna, favorendo sempre più spesso il fiorire di doppi sensi e battute al limite del decoro, i sogni progredivano con l’aggiunta sempre di qualche particolare in più; una volta i seni, poi le gambe. I giochi erano sempre molto delicati, quasi un sogno nel sogno. Anche quella notte in cui il sogno si materializzò più concretamente. Anna era distesa sul letto, le gambe divaricate che lasciavano intravedere il sesso in tutto il suo splendore. Quando le aprì Gianmaria trovò un bocciolo di rosa quasi completamente depilato: solo un triangolino rimaneva sul monte di venere, quasi ad indicare la via. Da quel punto in avanti il sogno cominciò a correre come un centometrista. Tutto avvenne nell’arco di pochi minuti, almeno così pensò; corpi che s’intrecciavano, mani che si trovavano per poi lasciarsi e accarezzare altre parti del corpo, bocche prima aperte per gemere e poi chiuse una contro l’altra. Si svegliò di soprassalto, appena dopo aver sognato il proprio orgasmo sulla pelle di lei. Lo raccontò d’un fiato a Carla. A metà Gennaio, dopo parecchi giorni in cui i suoi sogni rimanevano nascosti, la sognò nuovamente. Erano nuovamente a letto, le si avvicinò piano, si sfiorarono le labbra; Anna si scostò leggermente: “No Gianmaria…” disse delicatamente e svanì. Si svegliò sereno, baciò Carla come sempre, scese dal letto ed andò sul balconcino. Era una splendida giornata in quell’atollo delle isole Maldive.
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