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Building 186 - Apartament 56
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Titolo:
Building 186 - Apartament 56 |
Autore:
Veleno dolce |
Contatto:
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Racconto
n° 3379 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Era stato tutto combinato! Ogni cosa era già stata stabilita, il luogo, i tempi, le modalità, persino il vestito che lei avrebbe indossato era stato scelto da lui.
Ultimata la cena era salita in camera per cambiarsi, voleva essere elegante. Mentre si ridestava sotto lo scroscio di una fresca doccia, sentì bussare alla porta. - Posso entrare? - La voce era femminile. - Avanti! E' aperto – rispose. Sulla soglia era apparsa una ragazza con un magnifico abito da sera tra le braccia: nero, lungo fino alle ginocchia, con una scollatura molto ampia che lasciava la schiena nuda. Il tutto accompagnato da un biglietto: “Buildings 186 - apartament 56, sarò lì ad aspettarti, alle nove precise. Vieni, in ogni caso io ci sarò”. Rovistò un attimo nel cassetto della biancheria per cercare le mutandine. Ne trovò un paio di seta lucida, con un delicato motivo floreale ricamato sul davanti. Dava un effetto di trasparenza molto eccitante. Le indossò, e il suo culetto venne fasciato dalla seta come fosse una seconda pelle. Prese dal cassetto un paio di calze autoreggenti, le stirò piano, ne prese una e la raccolse nelle mani, infilò il piede nell'apertura ed iniziò a svolgerla piano. Man mano che la srotolava, la sua gamba veniva fasciata dal tessuto nero velato. Successivamente sistemò il bordo ricamato con disegni arabescati; amava sentire le proprie gambe fasciate dalla seta. Indossò l’abito, la scollatura faceva risaltare la sua schiena, e i suoi capezzoli tendevano il tessuto leggero come due piccoli chiodi. Accanto al letto, scarpe da sera “Chanel“ con il tacco a spillo. Le caviglie sottili vennero avvolte dalla pelle, le sue gambe slanciate dai tacchi. Con civetteria ne ammirava l'effetto allo specchio. Un rossetto carminio rese la sua bocca ancora più sensuale. Era pronta!
Il Dio ricoperto di scaglie scintillanti voleva lei... lei era la prescelta.
La musica riempiva già la pista, quasi tutti gli ospiti del villaggio erano presenti. Iniziò a muoversi al ritmo della musica, il suo corpo sinuoso ne seguiva il ritmo muovendosi in una danza sensuale. Sentì un ragazzo appoggiare il proprio corpo al suo, un brivido, ma continuò a muovere quel corpo sinuoso senza spostarsi. Un altro ragazzo si strinse a lei: adesso era circondata da due uomini, ed i loro movimenti sembravano quasi mimare un amplesso. Improvvisamente si rese conto che si era fatto tardi, era quasi l’ora dell’appuntamento. Scese giù per il vialetto cercando l’indirizzo del biglietto. Era giunta dinnanzi all’appartamento. Si avvicinò per infilare la tessera magnetica e si appoggiò per un attimo allo stipite della porta: aveva paura che le gambe la tradissero. Era lì dietro! Poteva sentire il suo respiro, i loro respiri. - Mar-haban – le disse, guardandola senza un sorriso. Gli bastò uno sguardo per capire quanto lo desiderasse. Due sguardi che si incontrano. Due luci che si intrecciano, rilasciando un calore così forte da bruciarci all'istante, immediatamente complici nella loro perdizione. Lei lo voleva, era una belva, in lei si stava facendo spazio l'essenza di quel serpente. Parlava alla sua mente, pensieri e parole che non osavano prendere aspetto di suono, giungevano a lei come un flusso continuo. Sapeva che lui possedeva quel dono: poteva rendere schiava una donna. Lei in quel momento si trovava lì, in sua balia, completamente abbandonata e priva di volontà. Due corpi che si avvicinano, fremono, tremano e sussultano di desiderio. La spinse dolcemente verso il fondo della stanza, mentre il buio e i profumi avvolgevano i loro corpi. E con grande stupore… ecco una stanza enorme con una vasca da bagno grandissima. Un movimento veloce, il fruscio di un tessuto che scivola via. Una mano che lentamente si poggia su un collo, la pelle d'oca che fa trasalire. Il fiato che si fa più affannoso e rumoroso, un cuore che pulsa più forte e una bocca che si schiude. Calore bruciante che invade ogni angolo del corpo. Corpi che si intrecciano, si uniscono. Respiri sincronizzati, movimenti ondulatori di due bacini perfettamente incastrati. Chiuse gli occhi per sentire solo le sue labbra bruciare sul suo collo. La prese per mano. Sfiorandole la spalla, la guidò nella vasca, la stese e iniziò a baciarle un orecchio. Le sussurrava parole in arabo: non ne capiva il significato, sentiva solo la sua perla contrarsi come le corde di un violino. Per ogni frase una goccia del suo miele veniva stillata. Un dito tracciava un arco dal fondo schiena alle spalle, e una nocca ne seguiva la linea. Il quadro prendeva forma e gradatamente diventava un'opera. Lentamente si voltò, scoprendo i capezzoli tesi per l’eccitazione. Lo sguardo di lei era quello di una donna che implorava di essere presa lì in quel momento con decisione. Le gambe tremanti, spudoratamente, umide di piacere. Petali di rose galleggiavano sull'acqua, mentre sfioravano il suo corpo. Tempie che battono come tamburi. Una testa spostata all'indietro mentre un gemito rauco viene alla luce. Cominciò a dondolarsi, con la testa lievemente rovesciata. Le cosce strette l'un l'altra si strofinavano attorno alle labbra carnose del sesso bagnato. Mentre sentiva gli umori scendere. Lui, nel frattempo, aveva cominciato a carezzarla tra le cosce e ne sentiva aumentare il turgore delle incantevoli labbra, toccando a piene mani quei lembi di carni pastose, così da rivelarne la rosea fessura, palpitante nella corona delle piccole labbra. Le labbra osservano maliziose, prevedevano e pregustavano la sua prossima mossa. Piano piano, delicatamente, le mani scivolarono sui glutei, il tocco si fece più intenso sino ad allargarli, quasi ad aprirli sentì i pollici sfiorarli poi lentamente penetrarla. Dio che sensazione, il profumo degli incensi inondava le narici, il lume di candela e quelle dita che lentamente scivolavano dentro di lei in una erotica altalena di sensualità e possesso. Con l'altra mano riuscì ad accarezzare la sua perla percependone gli spasimi. Le dita diventarono due, poi tre, le sentì scavare dentro… e poi addirittura quattro. La stava scopando con la mano. La lingua sui suoi seni. Gli occhi chiusi e l'espressione estasiata, come di chi sta gustando una delizia. Due bocche che si cercavano fino a trovarsi in un caldo e lussurioso bacio. I corpi avvinghiati, sembravano fusi fra loro, mentre la forza vitale che fluiva dall’uno all’altro, alimentava una passione incontenibile. I gemiti si facevano sempre più forti, diventando grida di piacere. I bacini assecondavano i movimenti, cercando il piacere supremo, le bocche sempre incollate e le lingue che duellavano. Sentivano il loro piacere salire. Iniziarono a muoversi più freneticamente, ansimando sempre più forte, poi lei contraendosi, emise un gemito più forte degli altri. Le sue unghie si conficcarono nelle spalle di lui, spingendo la sua perla come a volersi far penetrare con tutta la mano. Una musica araba a sorpresa. Lei si alzò come una statua sensuale, eretta sopra una piazza. Pochi movimenti scivolando su di lui, lenta e attenta, santa e tentatrice. Una danza del ventre impetuosa. Iniziò a muoversi prima lentamente, poi sempre più forte, mentre lui l'accompagnava sollevandola e lasciandola cadere. I muscoli vaginali si strinsero attorno al sesso di Ahmir facendolo impazzire di piacere. Continuavano a baciarsi, mordendosi, leccandosi il loro profumo, annusando i propri odori. Spinsero tutto il possibile in quell’amplesso. Il rumore di corpi che si scontrano veniva accentuato solo dai sospiri. I gemiti di piacere soffusi dai baci, erano la consapevolezza della loro animalesca passione, nascosta sotto le ceneri celate da mesi di tensione erotica. E mentre si guardano, l'abbandono... la comunione di due spiriti in un orgasmo senza limiti. Essere presa, deliziosamente e voluttuosamente, invasa, sentirlo distillarsi in lei l’aveva inebriata. Si ritrovarono a maledirsi per come si erano fatti coinvolgere, le loro labbra si uccidevano piano, portandosi via l'anima. Ora lei aveva compreso come fosse possibile perdere la testa per un uomo.
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