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L'amore di Habiba
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Titolo: L'amore di Habiba
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 3381
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Sarà che ho molto giocato, per liberarmi dall’oppressione delle mie origini, dai vincoli dei veli calati più sugli istinti che sul viso, sarà che ho sempre cercato di essere ironica e sfuggente...Habiba che ama e dona sempre prendendo l’energia e il sorriso di chi la ama. Ingannevole serpente, voluttuoso pavone, maliziosa gatta, ardente pantera del deserto. Sarà che sono sempre fuggita da chi mi voleva trattenere a sè...Ma ora ho ceduto il mio cuore a te, mio amato Principe di Sigiriya, che non mi hai capito, che ti sei lasciato confondere e scandalizzare dal mio diario d’avventure.
Ti sei sentito l’ultimo di tanti e non hai saputo distinguere fra verità e fantasia, fra l’ostentazione di chi ricerca la libertà e il grande spazio che ci può essere dentro un grande cuore.
Tu hai indietreggiato, ostile, dopo aver fatto a lungo avvampare questa mia fiamma e ora posso solo chiudere gli occhi e correre all’immagine di noi, intatta nell’energia della passione che ci ha unito e che mi ha bruciato per sempre, privandomi del sorriso e della dolce complicità con cui sempre ho sfidato il mondo dei maschi.
Tu che con la sola tua presenza, con la promessa del tuo corpo appoggiato morbidamente a me, risvegliavi in un attimo desideri impossibili da reprimere... tu ora non ci sei e io posso solo ricordare l’ultima, travolgente volta che ho assaporato il tuo corpo.
Il rito con cui ti spogliavo, docile, maliziosa ancella, fino a levarti le scarpe, io già completamente nuda, la pelle bruciante di voglia davanti a te, prendevo i tuoi piedi fra le mani per toglier via ogni traccia di fatica dal tuo corpo, ne baciavo le dita risalendo sulle tue gambe, appoggiavo il corpo sulle tue cosce, percorrevo con le punte dei seni, i capezzoli già turgidi sulla tua pelle tesa di maschio; mi cercavi con le mani, mi sussurravi i tuoi desideri nelle orecchie, prendevi le ciocche folte dei miei capelli neri fra le dita, le baciavi, le annusavi e attiravi la mia testa su di te, guidandomi dove più ardeva la tua voglia.
Fremente dalla voglia di compiacerti, di strapparti singhiozzi e urla di godimento, ti baciavo e ti leccavo le palle, le succhiavo una per volta, tirandole delicatamente e mordendole fin quando le tue urla di piacere non tradivano un lieve dolore…allora ti lasciavo e iniziavo a leccare dolcemente l’asta del tuo pene già grosso e duro, pulsante e fremente; tu guidavi con le dita la cappella sfoderata e umida di gocce premature sulle mie labbra coperte dai miei capelli, ti lasciavi succhiare le dita, scorrevi i polpastrelli sulle labbra umide di saliva e poi affondavi dentro la mia bocca, con parole audaci mi ordinavi di succhiarti ancora e ancora e ancora, sempre più forte e io eseguivo, pazza di piacere, le labbra dischiuse, umide di me e di te, le mani strette sulle tue gambe a tenerle con forza larghe e tese. Poi ti sdraiavi offrendomi tutto quanto di più intimo e nascosto c’era di te e nel tuo gioco perverso di urla di piacere sapevo cosa volevi…così mi inginocchiavo e ti cercavo con la punta della lingua lungo la linea del pene, le mani umide di saliva continuavano a stringerti e a massaggiarti e con le labbra scendevo sempre più giù a cercare i tuoi segreti, solcavo le palle rotondeggianti e turgide, le mordevo ancora e poi scivolavo nel solco del tuo culo, con rapide leccate inumidivo le natiche coperte di peluria corvina e affondavo la lingua spingendomi fin dove riuscivo mentre con mani sicure e ferme continuavo a stringere e a tirare le palle e il pene ormai teso al massimo. Urlavi e singhiozzavi e le tue roche grida mi spingevano a strapparti ancora più godimento finchè non sentivo cominciare a colare stille di succo tiepido sulle dita.
Allora il tuo corpo si faceva come più morbido, cedevole e tenero, io strisciavo come un cobra madido di piacere, lungo di te; stringendo fra i seni palpitanti il pene ancora non soddisfatto, scivolavo lungo il tuo corpo lasciando che le tue gambe pelose e ruvide sollecitassero il mio clitoride pulsante e gonfio, leccavo il tuo petto, aspiravo il profumo forte del tuo collo, delle tue ascelle, bloccavo le tue braccia forti e nodose sotto la mia pressione, coprivo il tuo viso di baci, mentre tu, adesso mio schiavo, annusavi i miei capelli e respiravi il mio respiro.
Ad occhi chiusi baciavo i tuoi occhi chiusi di cerbiatto in trappola, succhiavo le tue labbra e tu cercavi di mordere il mio viso, il mio collo,e mi graffiavi prepotente per imprimere il tuo marchio sulla mia pelle; cercavo la tua lingua e la succhiavo avidamente strappandoti fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo urlo di maschio.
Ti cavalcavo allora, amore mio, e tu vibravi dentro di me spinte e colpi fortissimi, come se volessi superare chiunque altro avesse mai preso il mio corpo. Eppure io ero tua, solo tua, completamente tua. Assecondavo le tue spinte e mi lasciavo stringere e tirare i seni, urlando di piacere per i tuoi graffi, i tuoi morsi, i segni che volontariamente volevi lasciare su di essi carezzandoli, strizzando, pizzicando e tirando i capezzoli fino a far inondare di succoso liquido di piacere il pene che mi trafiggeva da sotto.
Poi mi ribaltavi con gesto forte e veloce e mi continuavi a possedere con la forza di un disperato, mi bloccavi i polsi e mi urlavi tutto il tuo disperato amore fino a piangere e a singhiozzare. Completamente dischiusa subivo e assorbivo al tempo stesso la tua forza, capogiro e brivido nel sentire i tuoi colpi raggiungermi nel profondo delle viscere, la tua pelle sfregare e stimolare il pube, le cosce, le labbra della fica, il clitoride, il ventre, i seni, i capezzoli già sollecitati…ogni mia terminazione nervosa era in balia della tua forza: esplodevamo insieme, come stelle fuori dal tempo. Tu nel mio corpo morivi, gettavi tutto te stesso e io affondavo sotto di te a fugare ogni dubbio di possesso, venivo senza controllo tremando sotto il tuo peso, solo tua, sempre tua, completamente tua.
Una dolce spossatezza vacua di sensi ci coglieva poi, con le tue labbra cercavi i miei occhi baciandoli.

Eppure tutto ciò amore mio, era tuo, eppure tutto ciò, amore mio, non ti bastava. Non ero abbastanza tua…?
Aspetto ancora il tuo respiro, che mi risvegli al piacere.