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La sartina - Monica
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Titolo: La sartina - Monica
Autore: Collezionista
Contatto:
Racconto n° 3386
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Vedo Monica ancora, anche se ormai le mie richieste non la sorprendono più.
Chi è Monica?
Monica è la mia sarta, perché con i miei strani desideri non potevo certo accontentarmi dei capi in commercio.
Lei è capace di realizzare quasi ogni mio desiderio nel campo dell’abbigliamento in tessuto; Giorgio invece è specializzato in quello in pelle.
Ho contattato Monica un pomeriggio, leggevo distrattamente le Pagine Gialle alla ricerca di un negozio d’abbigliamento in zona dove poter trovare un capo femminile della mia misura, quando l’occhio mi è caduto sul suo spazio pubblicitario:
“Monica – abbigliamento femminile su misura – al servizio dei tuoi desideri”.
Diceva esattamente quello che andavo cercando.
Le telefonai subito.
- Pronto? Cercavo Monica, la sarta al servizio dei miei desideri –
- Sono io e dipende di che desideri parla –
- Solo di quelli nel campo della moda, ovviamente –
- Allora mi ha trovata, cosa posso fare per lei? –
- Avevo bisogno di farmi realizzare un abito –
- Allora la devo proprio deludere, ma faccio solo abiti femminili, mi dispiace –
- Esatto, è proprio quello che cercavo, un abito femminile su misura per me che non ho proprio tutte le forme femminili. Per lei è un problema? –
- Assolutamente no, realizzo capi d’abbigliamento femminile e potrebbe essere interessante realizzare qualche cosa per farlo indossare a un uomo: a che cosa pensava? –
- Veramente non ho proprio le idee chiare, pensavo ad un tubino aderente ma non troppo… volevo soprattutto una consulenza –
- Allora l’aspetto, venga pure quando vuole, ci conosciamo e decidiamo assieme quello che preferisce e che le va bene –
- Allora arrivo –
Montai in auto e in poco tempo raggiunsi il negozio.
La vetrina era piccola e mostrava solo un manichino con indosso un gran abito stile Ballo delle Debuttanti, tutto fiorato. Chi aveva realizzato un abito così poteva soddisfare tutte le mie fantasie, se era la persona giusta.
Monica era una donnina magra di altezza media, mi accolse semplicemente, senza imbarazzo.
- Allora, ecco qua. Che posso fare per lei? –
- Ancora non ho le idee chiare, per il momento pensavo a un tubino aderente nero –
- Un abito da sera, quindi, con le spalline sottili? Tipo sottoveste? –
- Sì, una cosa così, è che lo pensavo aderente ma non vorrei che mi si vedesse…-
- Ho capito, niente tessuto elasticizzato, cosa ne dice di una seta pesante? Cade bene, è mossa, fruscia ed è molto femminile –
- Mi ha letto nel pensiero. Ci starebbe bene uno spacco laterale, cosa dice –
- Certamente, ma non vorrei che svolazzasse troppo, lo vuole portare fuori per uscire o… -
- Per uscire, questo almeno lo voglio per uscire –
- Allora abbiamo identificato il capo in linea di massima, non ci resta che prendere un poco di misure. Se si accomoda in sala prove… -
- Mi devo spogliare? –
- Sì, mutante e reggis… in mutande andrà bene –
Entrai nella sala prove e mi diressi verso il camerino. Mi ero depilato accuratamente e avevo indossato un perizoma femminile nero: avrei potuto scegliere qualche altro tipo di mutande, ma volevo essere certo che Monica fosse la persona giusta per i capi particolari che avevo in mente.
Il cazzo riposava nel tessuto di morbida microfibra, riuscendo a restare all’interno di bordi laterali, mentre la striscia posteriore era annegata tra le natiche depilate.
Monica non si aspettava di trovarmi così, ma riuscì a nasconderlo abbastanza bene.
- Eccomi qua. Adesso prendo un po’ di misure. Per prima cosa la vita, poi i … fianchi, così, mi scusi, che stupida mi si è incastrato il metro, adesso l’altezza dalle spalle… fino a dove la vuole la gonna? –
Era inginocchiata ai miei piedi, di fronte a me, la faccia a poca distanza dal cazzo nascosto dal sottile tessuto del perizoma.
- Pensavo sopra il ginocchio –
- Esatto, io pensavo ad un capo da sera, elegante e non troppo corto, quindi fino… qui. Lo porterà con le calze o senza? Perché un capo così va portato o senza calze o con le autoreggenti molto sottili, il tessuto è sottile e sarebbe poco estetico vedere l’elastico dei collant, solo lo string si dovrebbe vedere... davanti poi rimane morbido e non segna nulla, come desiderava. Ecco fatto, un’ultima misura… il seno, scusi la domanda, pensa di portare un reggiseno push-up o uno imbottito? –
- Questo non lo sò, certo un push-up mostrerebbe una femminilità che mi manca, meglio ancora un reggiseno imbottito, ma non so se starebbe bene con il tipo di vestito. Penso che intravedere le spalline del reggiseno non stia troppo bene. Cosa ne pensa? –
- Con un bel seno le spalline del reggiseno sono sempre mostrabili, specie se di qualità. Nel suo caso io non porterei niente, ci sono moltissime donne che sono quasi sprovviste di seno, rimarrei il più naturale possibile. E poi un poco di pettorali li ha di suo, basteranno. Comunque qualche piccola modifica è possibile anche dopo –
- Benissimo, facciamo come mi consiglia –
- Per la schiena io pensavo di lasciargliela nuda, con una grande apertura profonda fino… fino qui –
Mi posò la mano aperta sopra l’elastico sottilissimo del perizoma, accarezzandomi l’inizio delle natiche. Mi fece girare con la schiena verso lo specchio per farmi vedere meglio.
- Ecco, fino qui, appena sopra l’elastico del perizoma. Un’apertura generosa, che possiamo tenere unita o con dei nastrini, molto larghi, o con un tessuto nero trasparentissimo o con solo una fascia sotto le ascelle –
- Con una fascia è forse meglio –
- La penso anch’io come lei, non ha il seno che può fare capolino dai lati e quindi è meglio lasciare una zona ampia nuda. Si può rivestire. Abbiamo finito. –
Mi lasciò senza imbarazzo, m’aveva dimostrato che non temeva di toccarmi. Mi aveva tenuto la mano sui glutei per dimostrarmelo.
Tornato nella zona ufficio la trovai con una cliente che doveva ritirare una gonna, mi aggirai quindi con disinvoltura per il negozio.
- Eccomi ancora da lei. Se siamo d’accordo sul modello, io procederei alla realizzazione. Il prezzo è 150 € di manifattura più il tessuto… -
- Posso immaginarlo, piuttosto, quali capi può realizzare per me? –
- In che senso, scusi, quali tipi? Dipende da quello che desidera, faccio la sarta e realizzo indumenti. –
- Indubbiamente, forse corro troppo. Quando sarà pronto il tutto? –
- La chiamo io, se mi lascia il recapito le telefono appena pronto, se però ha fretta… –
- Benissimo, faccia pure con comodo, non mi serve immediatamente –
Le diedi il numero di cellulare e ci salutammo.

La settimana dopo mi recai per la prova.
A dir la verità l’abitino era già stato realizzato e mi aspettava nel camerino di prova.
Avevo portato un paio di sandali neri dal tacco altissimo con il cinturino rigido che avvolgeva la gamba come un serpente e mi ero pitturata le unghie di rosso. Avevo portato anche la mia piccola trousse per il trucco.
L’abito mi calzava a meraviglia, proprio come me l’ero immaginato.
Dopo essermi messa un filo di rossetto e un poco di fard sugli occhi uscii raggiante.
- E’ splendido –
Monica mi attendeva e mi guardò soddisfatta.
- Le sta molto bene –
- E’ meraviglioso, proprio come lo pensavo. Ma diamoci del tu, preferisco –
- Anch’io se è per quello. Ti calza proprio a pennello, sai, sono proprio soddisfatta. Bellissimi i tuoi sandali, sono proprio indicati. Girati un po’… ottimo, la schiena nuda è sempre di grande effetto –
Mi accarezzò il sedere per lisciare il tessuto, forse, e mi fece girare nuovamente.
- Come vedi sono stata morbida con le misure, così ti si disegna il corpo, i fianchi soprattutto, ma non … la zona … -
- Esatto, anche il seno, quello che non ho, non è poi male –
- Giusto, spero che sia quello che cercavi –
- Indubbiamente, ti confesso che non avevo dubbi… solo un vestito realizzato su me poteva essere perfetto –
Mi continuavo a voltare, riempiendomi gli occhi della mia immagine trasformata al femminile. L’abito cadeva veramente bene. I fianchi erano molto disegnati, la schiena nuda terminava proprio quando il sedere avrebbe dovuto cominciare a mostrarsi, lasciando l’elastico dello string sotto il bordo del vestito. Il cazzo, a riposo ovviamente, rimaneva nascosto con la complicità di alcune cuciture che dalla linea mediana delle cosce salivano a disegnare le curve del corpo andando a morire contro una cucitura trasversale che passava sotto il seno, disegnandolo seppur piccolissimo.
Ero diventato una donna, indubbiamente, e con i sandali alti e le unghie dipinte lo ero ancora di più. Il tessuto era molto liscio e soffice, cadeva bene senza svolazzare, proprio come aveva previsto Monica.
Camminai per la stanza, ammirandomi allo specchio. Mi piacevo moltissimo.
- Sono molto soddisfatta, hai fatto un lavoro splendido. Complimenti, veramente molto molto brava –
- Ti t’ingrazio, devo ammettere che ti sta molto bene, hai anche delle belle gambe, molto femminili –
- Trovi? Anche per me ho delle belle gambe, e non solo quelle –
Mi misi di profilo per ammirarmi il culo.
- Splendida questa apertura –
Monica mi osservava con fare interessato, me ne accorsi e non volli esagerare.
- Bene, mi rivesto –
- Aspetta, l’altra volta mi avevi parlato di altri tipi di capi. A cosa alludevi? –
- Beh, volevo sapere se potevi farmi qualche capo… di quelli che non si trovano nei negozi tradizionali… un poco spinti, diciamo –
- Dimmi pure, non mi scandalizzo facilmente –
- Ecco, pensavo a un paio di hot-pants, quel pantaloncino cortissimo e dalla vita bassa, in tessuto elasticizzato, aperto dietro con una fessura generosa che mostri e metta in risalto i glutei nudi –
- Effettivamente è un capo spinto –
- Troppo? –
- Beh, ovviamente non ne ho mai realizzati, ci devo pensare –
- Se ti imbarazza… -
- No, non è quello, devo pensare solo a come realizzarlo –
- Ora sono io a essere stupito, non credevo che… accettassi di farmi un capo simile –
- Mi piace cambiare genere ogni tanto, sarà divertente. Ricapitolando, un paio di hot-pants aperti dietro. E davanti, non importa quindi se segnano…-
- In questo caso è proprio quello che voglio –
- Allora aspetta che ti vado a prendere una cosa… -
Lasciatomi sola ad ammirarmi allo specchio, si ritirò dietro una porta camuffata da specchio. Ritornò reggendo un giornale già aperto a una pagina.
- Ecco, forse è questo che cercavi -
Mi mostrò un catalogo di biancheria sexy, aperto alla pagina raffigurante il capo che le avevo chiesto: un modello posava indossando uno stupendo pantaloncino nero lucido abbondantemente aperto dietro.
- Esatto, è proprio quello che cercavo, ma come mai hai questo genere di cataloghi? –
- Come ti dicevo, mi piace cambiare genere, ogni tanto, e qui trovo molta ispirazione –
- Non lo metto in dubbio, ma li esegui per clienti immagino –
- Non necessariamente, vieni, ti faccio vedere il mio atelier privato –
Si diresse verso la porta a specchio e tenendomela aperta mi invitò a entrare.
La stanza era grande come il negozio.
Su di un lato troneggiava un tavolo da disegnatore con vicino una scrivania con tanto di computer; sul lato opposto un set di ripresa con tanto di fari, ombrelli per smorzare le ombre e sedia per la modella o il modello; un altro lato era occupato da un grande specchio; mentre l’ultimo lato era occupato da una libreria ricolma di riviste, cataloghi e raccoglitori colorati.
Alle pareti diverse foto.
- Che bell’ambientino –
- Trovi? Mi fa piacere che ti piaccia –
- E questa ragazza chi sarebbe, una tua modella? –
Mi riferivo a una serie di due fotografie molto grandi che mostravano la stessa figura di profilo, fotografata a mostrare le gambe.
Calzava un paio di sandali molto alti neri con tanto di zeppa e indossava un paio di calze nere molto sopra il ginocchio, rivestendo la gamba dando la sensazione di indossare degli stivali. Evidentemente erano fatte di lattex. Infatti erano perfettamente nere e lucide, tanto che il flash della fotografia vi aveva disegnato strisce di luce.
La modella si presentava piegata e appoggiata a un piano alto, così da avere una gamba ben tesa mentre l’altra la teneva piegata all’indietro a voler mostrare ancor di più i tacchi aguzzi.
Nella seconda foto era inginocchiata su di una gamba mentre l’altra era tenuta alzata con la scarpa ben appoggiata per terra.
Avrei voluto tanto poter posare per foto così ben fatte!
- No, solo un’amica –
Sentimmo la porta del negozio aprirsi e Monica si affrettò a tornare per ricevere il cliente, lasciandomi solo.
Osservai attentamente le foto: non c’erano dubbi, la modella era Monica. Avevo finto di non accorgermene, il viso come buona parte del torace non erano entrati nel campo visivo dell’obbiettivo, ma era innegabilmente lei. Aveva chiaramente voluto esaltare l’immagine delle proprie gambe di cui andava ovviamente fiera, a ragione, creando una foto garbata, ma molto sexy.
Non mi soffermai troppo sul set di posa e nemmeno sul tavolo di lavoro, ma mi diressi verso la libreria, ordinata ma stracolma.
Vicino alla contabilità del negozio c’erano dei faldoncini con delle sigle sul dorso di copertina: AA, xMS, tFR, .K e altre ancora. Volevo sbirciare, ma non volevo farmi scoprire. Passai quindi la mano sui dorsi come per voler, al tatto, sentire quello che contenevano, fossero foto o altro. Mi era presa un’eccitazione leggera, sentivo il sangue affluire nel corpo cavernoso del pene raccolto nello string diafano, lo sentivo allungarsi iniziando a disegnare una rotondità che non si addiceva all’abito che indossavo, fiera.
- Eccomi di ritorno –
La sorpresa, non avevo sentito il suo passo leggero, mi fece morire l’inizio della dolce erezione, anche se, ovviamente, non fù immediata. Monica la notò immediatamente: il suo sguardo si soffermò colpevolmente sul mio inguine quando lentamente mi voltai.
- Stavo cercano il catalogo… -
- Eccolo, l’avevo lasciato sulla scrivania –
Me lo porse, ancora aperto alla pagina dove il modello mostrava il pantaloncino che cercavo.
- Quindi potresti realizzarmelo? –
- Penso di sì, anche se ne esistono già in commercio, i sexy shop trattano proprio questo genere di abbigliamento .
- Lo so, ma purtroppo non ti permettono di provarlli, se non gonne o bustini, la biancheria intima è ovviamente da acquistare a scatola chiusa. Io volevo un indumento disegnato su di me e che avesse magari anche qualche piccolo accorgimento –
- Qualche accorgimento? Del tipo? –
- Ecco, pensavo che mi piacerebbe che si potessero anche aprire davanti, ma non con una cerniera… sai i dentini sulla pelle così delicata…bottoni e clip su di un indumento elastico non ce li vedo…, avevo bisogno di consigli –
- Evidentemente hai un’idea ben precisa in testa. Per l’apertura davanti penserei a una cerniera atipica, in plastica e costituita da due striscie rigide che si incastrano sovrapponendosi. Come i sacchetti per il sottovuoto, in tinta con il tessuto. Nero, va bene? –
- Esatto, anch’io pensavo a una cosa così e proprio pensando ai sacchetti sotto vuoto. Ci sarà nera? –
- Ci proviamo, altrimenti dovrai pensare a un pantaloncino bianco, magari di un tessuto simile al pizzo, che lascia molto più scoperto, dovrebbe essere più intrigante –
- Bellissimo! Non ci avevo pensato, brava Monica, hai le idee che piacciono a me –
- Quando sono stimolata riesco a essere creativa e le tue richieste… lo sono innegabilmente. Dando per scontato che riesco a trovarti la cerniera nera, il pantaloncino lo intendi portare come intimo o come capo da mostrare? –
- Sono un po’ dibattuta, tu cosa mi consigli? –
- Io pensavo come capo da mostrare, se lo realizziamo bene e lo porti con eleganza e sfacciataggine riuscirà un vero schianto, in fondo di lingerie ce ne sono di tutti i tipi, ma non si vedono. Io penso che sia meglio mostrarlo, è questo che vuoi, non è vero? –
- Indubbiamente. Effettivamente di intimo ce né per tutti i gusti, ma di capi da indossare, certo non per fare la spesa, ce ne sono veramente pochi. Affare fatto, allora –
- Ben, stiamo andando molto in sintonia. Però io suggerirei un’altra cosa. Io posso eseguirtelo in tessuto, elasticizzato ovviamente, ma non credo che renda bene per un capo da indossare come lo abbiamo pensato, io consiglierei la pelle –
- La pelle? Ma non è troppo rigida? Non segue perfettamente il corpo come un tessuto elastico –
- Non è vero, la pelle si adegua molto bene al corpo e essendo pelle da quell’effetto nudo che sono convinta stai cercando –
- Beh, io amo la pelle, se è per questo, non ci avevo pensato tutto qui, ma se mi dici che è meglio… effettivamente un paio di pantaloni di pelle attillati lasciano molto poco all’immaginazione –
- Esatto, tutto sta nell’utilizzare la giusta quantità di tessuto per non avere le grinze –
- Affare fatto, vada per la pelle –
- Bene, solo che io non sono espertissima a cucirla, faccio qualche lavoretto anch’io, ma per un capo simile ci vuole un esperto… e io lo conosco –
- Quindi mi passi alla concorrenza? –
- No, tutt’altro, Giorgio e io collaboriamo da anni e capi simili lo stimolano molto. Se glielo propongo, sicuramente accetterà. E’ un tipo strano e ha strani hobbies, ma cuce divinamente –
- Sono nelle tue mani, finora non posso che essere soddisfatta –
Mi girai verso uno specchio e mi osservai affascinata. Cercai di immaginarmi con indosso il piccolo pantaloncino, mi misi di lato per vedere il fianco e immaginare dove la pelle si sarebbe interrotta per mostrare la mia di pelle e il suo pertugio fremente.
- Va bene, quindi cosa si fa? -
- Adesso ti prendo le misure e gliele porto, poi ti chiamerò. Togliti il vestito che devo prendere delle misure accurate –
- Come vuoi, ma non credevo di dovermelo togliere e ho indosso un perizoma alquanto diafano –
Mi guardò negli occhi sorridendo.
- Pensi che mi scandalizzerò? –
- Non lo so, preferivo dirtelo –
- Allora lascia, faccio io – e, portatasi dietro, mi aiutò a togliermi il vestito.
Mi fece scendre le spalline del vestito, liberando le spalle nude, e mi aiutò a far passare la fascia, che aveva posizionato sulla schiena appena sotto le ascelle, sopra le anche. Non lasciò cadere il vestito per permettermi di lasciarlo, ma lo raccolse, inginocchiandosi, tenendolo aperto per non farlo impigliare dai tacchi.
Restai nuda, coperta colamente dal perizoma trasparente color carne. Il cazzo lo sentivo crescere dentro il cappuccio di pelle che lo conteneva ancora.
- Ecco fatto, adesso prendiamo le misure che servono. Il perizoma è perfetto, se non lo portavi ti avrei chiesti di togliertelo, devo misurare il sedere per bene –
- Meglio così dunque –
- Eh sì, meglio così. Bellissimo il tuo perizoma, è un modello femminile o proprio maschile? –
- Femminile, ovviamente, perché? –
- Perché ti copre ugualmente. In genere i perizomi femminili sono, per gli uomini… un poco scarsini di tessuto davanti –
- Beh, io non sono molto dotato come vedi, forse è per questo –
- Non sono le misure che contano… lo saprai sicuramente anche tu. Comunque ti sta molto bene indosso, veramente –
- Grazie, adesso mi vuoi mettere in imbarazzo – non lo ero ovviamente.
- Al contrario, volevo metterit a tuo agio, se è per questo. Comunque cominciamo. Girati un po… ecco… la misura della vita l’avevo già, ma meglio ricontrollarla. Come lo vuoi il pantaloncino… a vita bassa o normale, poco sopra le anche? –
- Pensavo non a vita bassa, non troppo alto, ma non a vita bassa –
- Sono d’accordo, lo facciamo sopra le anche. Adesso ti misuro per bene lo spacco dietro… ecco, se lo facciamo fino qui? Vuoi uno spacco generoso o… diciamo qui, dove il gluteo perde la curva verso l’interno? Diciamo… quattro dita dal centro? –
- Fammi vedere? – mi osservai nello specchio mentre Monica teneva il dito
verticale per fare da segno.
- Sì, direi che può andare bene. Non volevo dar l’impressione di avere tutto il sedere nudo, solamente mostrare… insomma… -
- Ho capito benissimo, mostrare le curve posteriori come se fossero le curve del seno di noi donne. Ho ragione? –
- Mi leggi nel pensiero – cominciavo a divertirmi e non solo quello.
- Bene, adesso misuro il giro della coscia… quanto lo vuoi lunga la gamba? –
- Non troppo, non voglio dei cosciali, ma neanche sembrar di portare un paio di mutande. Ecco, fin lì possono andare bene, come un pantaloncino da tennis, esatto, come i boxer di maglina, quelli attillati –
- Benissimo, adesso girati difronte a me… ti devo prendere l’altra misura, la cerniera… sembra la più facile, basta collocarla nel centro… invece volevo farti fare delle cuciture… qui, vedi, verticali, che partono dall’orlo della gamba e salgono all’elastico… per esaltare… per tenerlo dritto… voi uomini… scusa, ma questo è maschile… non sempre l’avete diritto… ecco fatto… -
- Mi si sta ingrossando –
- Lo vedo, come non potrei, ma è meglio così, prendo meglio la misura e vedo se ce l’hai diritto –
- Non vorrei che tu… -
- Non preoccuparti, sarebbe stato un dramma per te se non… sei molto bella così, guardati nello specchio –
Lo feci. Ero in piedi, nuda con solo il perizoma, i saldali altissimi con il cinturino che saliva ad abbracciare buona parte della gamba fino al polpaccio e Monica inginocchiata difronte a me, leggermente coperta dal mio corpo, il capo alla giusta altezza per un pompino.
Il cazzo schizzò in alto,
- Ottimo, vedo che ti fai effetto, avevo proprio bisogno che… salisse un poco. Hai mangiato del pesce vero? –
- Certo, oggi a pranzo –
- Si sente, il cazzo prende sempre un odore particolare quando mangiate il pesce. Era forse merluzzo? –
- Giusto –
- Adoro il merluzzo… -
- Monica, ma cosa dici! –
- Ma come siamo perbeniste! Non credevo che una ragazza come te, con tanto di cazzo tra le gambe, fosse imbarazzata da una semplice sartina come me, accosciata ai suoi piedi mentre parla, dico parla, dell’odore, intenso e eccitante, del suo cazzo! –
- Monica, stai attenta, non sono solito essere inutilmente al centro delle attenzioni, quando mi ci mettono è sempre per un buon motivo –
Monica avvicinò il naso alla stoffa sottile che separava il mio cazzo di carne da lei e… aspirò, aspirò con una voluttà mai vista. L’aria entrava dalle sue narici violentemente, seguita da un lento fuoriuscire di fiato caldo che mi colpiva sul glande scoperchiato nell’interno del perizoma. Poi Monica aspirava ancora, più lentamente, assaporando visibilmente l’aroma che le narici catturavano. Muoveva il capo in piccolissimi cerchi concentrici, per non lasciarsi sfuggire nulla, per carpire tutto il profumo che emanavo.
Poi abbassò il capo e infilò, ma senza entrare mai in contatto, il naso tra le pieghe di carne che si trovavano tra lo scroto e la coscia, catturando anche lì tutto quello che c’era da catturare, cibandosi di profumi erotici nascosti. Rifece la ricerca dalla parte opposta del cazzo eretto, tenendo gli occhi chiusi, o semi chiusi poiché non mi aveva mai urtato, neanche nell’estasi più completa.
Soddisfatta di quanto raccolto, prese a salire lentamente lungo l’asta, aspirando a tratti velocemente, vittima di un’emozione che non poteva controllare e che riusciva a stento a ricacciare giù, nel segreto nascosto delle sue cosce.
Il cazzo aveva raggiunto un’erezione che difficilmente poteva essere maggiore, la sacca grinzosa dello scroto s’era come ritirata, spostando ai lati del corpo allungato del cazzo i testicoli ovali, che erano quindi spariti nella tensione dell’irrigidimento. Giunta nuovamente all’altezza del glande vi alitò sopra, un fiato caldo e umido, che tornò a esaltare quel profumo strano, che effettivamene sapeva di pesce, trasformato dal sintetico del perizoma.
Le lunghe ciglia erano abbassate, serrate sugli occhi sognanti. Quando passò di fianco, per catturare una goccia di umido che macchiava il diafano tessuto, esse vi strusciarono sopra, solleticandomi, eccitandomi ancor di più.
- Monica, smettila o prendimelo in bocca –
- No, non te lo prenderò in bocca, non lo faccio mai ai miei clienti, anche se vorrei. Lasciamo solo annusarti un poco, poi sarò soddisfatta –
Ormai però aveva aspirato tutto l’umido possibile. Il glande, inizialmente pallido al suo fuoriuscire dal cappuccio dicarne che lo conteneva, s’era asciugato, diventando liscio e brillante. Cominciava a darmi fastidio, il tessuto morbido s’era trasformato in un rugoso carcere e ambiva a uscire, per ritrovare un contesto morbido, ma soprattutto umido. I capillari sporgevano evidenti e montavano sangue in ogni interstizio possibile del tessuto cavernoso.
Monica si ritirò, soddisfatta.
- Scusami, ma un’aroma così l’ho sempre trovato irresistibile –
- Allora perché hai resistito? Se l’aroma ti piaceva… il gusto… -
- Non questa volta, non questa volta –
Si alzò, confusa per essersi lasciata andare, ma falice di essersi controllata.
- Io ho finito, puoi rivestirti adesso –
- Quindi io rimango… così, con un’erezione inutilmente provocata e non soddisafatta –
- Scusami, mi sono lasciata andare, ma mi sono controllata. Non roviniamo tutto adesso… sono ancora la tua sarta, lasciamo le cose come stanno –
- Beh, proprio così non direi… ma va bene lo stesso, a fatica le terrò a freno –
Raccolse gli appunti da terra e mi indicò di tornare nel negozio, la prova era finita.
Tornai di là e non mi stupii ne di trovare la saracinesca leggermente abbassata ne di leggere alla rovescia il cartello “Torno subito” affisso alla porta della vetrina. Mi diressi al piccolo camerino, mentre Monica riceveva una telefonata.
Il cazzo mi tirava ancora, inutilmente.
Mentre la sentivo parlare al telefono, provavo per lei un sentimento di leggera rabbia, di presa in giro. Mentre, forzatamente, facevo risalire il cappuccio di pelle sul glande ipersensibile… vidi un piccolo pittino vuoto appoggiato su di una piccola mensola ad angolo. Probabilmente serviva per depositare… non so, orecchini che potevano impigliarsi durante la svestizione o altro ancora.
Io vi depositai un caldo getto di sborra, denso e odoroso di quell’aroma che aveva tanto apprezzato. Non mi occorsero molte stimolazioni. Tenento ben chiuso il prepurzolo, mi massaggiai velocemente. Il glande, ritornato all’umido e sfuggito all’alito caldo di Monica, si rianimò di colpo e prese a pulsare di sborra calda. Preso il piattino ve la feci scendere, una lunga colonna bianco intenso che si depositava lentamente sul fondo di vetro del vassoietto. Attesi l’ultima contrazione e ne depositai il contenuto assieme all’orgasmo inziale, il più denso come sempre.
Mi ripulii nel foulard, che era appoggiato alla spaliera della seggiola presente nel camerino, e mi rivestii. Strappai un foglietto dal piccolo notes che portavo sempre con me e vi scrissi: “Spero che sia ancora calda, me la sono spremuta fuori pensandoti: non è stato difficile. Spero che abbia mantenuto il gusto che tanto ti piace”. Lo appuntai alla parete di legno con uno spillo travato per terra e uscii.
Monica mi aspettava alla cassa. Aveva terminato la conversazione e stava mettendo il mio abitino inuna busta di carta.
- Ecco fatto, è tutto pronto –
- Benissimo, ecco quanto avevamo pattuito. Per il pantaloncino come restiamo d’accordo? –
- Grazie, no, tieni pure questi, ti faccio un po’ di sconto. Per il pantaloncino mi faccio sentire io, contatto Giorgio, che non avrà nulla in contrario e quando è tutto pronto mi faccio sentire io. Il tuo numero me lo hai lasciato, quindi ci penso io. Buona serata, allora e… arrivederci –
- Alla prossima allora e… penso di aver fatto cadere qualche cosa nel camerino… -
- Sistemo io, non ti preoccupare –
Salutai, raccolsi il mio abitino e fui fuori.
Quanto avrei dato per vedere Monica leccare la mia sborra dal piattino: era talmente densa che l’avrebbe trovata ancora densa, come appena eiaculata.
Pensando alla sua lingua che, ricoperta di bianca sborra, ritornava nell’interno della bocca per portarle quel piacere a cui aveva rinunciato, mi diressi verso casa fischiettando, con il perizoma che mi accarezzava il buco del culo nel pantalone maschile.

Passò una settimana.
- Andrea? Ciao sono Monica, la sarta –
- Ciao carissima, mi chiedevo quando mi avresti chiamato. Tutto bene? –
- Certo, tutto bene. Ti chiamavo perché Giorgio sarebbe pronto, avrebbe terminato il pantaloncino che chiedevi –
- Benissimo! Quindi l’ha già realizzato? E’ finito o cosa? –
- E’ finito, pronto per essere indossato, se tutto va bene –
- In che senso, se tutto va bene? –
- Perché il pantaloncino è pronto, ma se occorrono delle modifiche non lo potrai ritirare. Che cosa avevi capito? –
- Scusa, sono una stupida, oggi ho gli ormoni che ribollono e sono un poco nervosa. Comunque grazie, è stato velocissimo, credevo di dover attendere molto di più. A che ora passo a prenderti? –
- No, non mi devi passare a prendere, ti aspetta anche questa sera, sola. E’ un tipo strano e estroso, dotato di moltissima fantasia e queste creazioni “particolari” le vuole consegnare e discutere personalmente –
- Come desidera il maestro, allora. L’indirizzo, qual è? –
- Il negozio è “Il sogno di pelle” e si trova il Piazza Grande. Sono tre vetrine, vedrai che bel negozio, poi lui è un uomo fantastico, spero che ti piacerà tutto. Giorgio mi ha detto di dirti che ti aspetta, se eri libera, questa sera alle 19,30, dopo quindi che ha chiuso il negozio. Non ama fare pubblicità a questi capi particolari e quindi riceve i clienti dopo l’orario di chiusura. Allora, vai questa sera? –
- Certamente –
- Bene, lo chiamo per confermare… e, questo è un mio consiglio personale: mettiti in modo da poter provare al meglio pantaloncino –
- Cioè ci vado vestita femminile? –
- Certamente, molto sexy anche, vedrai che lo renderai contento, lui ama moltissimo i capi che produce e so che gli piace vederli abbinati al meglio –
- Sei un tesoro, poi ti dirò com’è andata –

Il negozio era proprio bello. Si trovava sotto i portici di Piazza Grande, in una bella posizione centrale. Le tre vetrine illuminavano la strada che si andava via via vuotando dai passanti, impegnati a raggiungere casa, il tempo dello shopping ormai terminato. I tacchi alti che indossavo risuonavano allegri sul marmo tirato a lucido, anche se il rumore delle saracinesche che si abbassavano ne cancellavano il rumore.
Avevo seguito il consiglio di Monica. Indossavo un paio di sandali dal tacco molto alto, senza collant o autoreggenti, che avevano una barretta di strass luccicanti sul collo del piede e ne seguivano la curva che diventava verticale, fino a perdersi nel nastrino che chiudeva sopra la caviglia. Erano ovviamente neri, come nere erano le unghie laccate di fresco. Indossavo una gonna frusciante verde oliva, con un generoso spacco sulla coscia che veniva tenuto aperto, ma non svolazzante, da un inserto di naylon nero retato a maglie larghe. Il corpo superiore era inguainato in un bustino stretto stretto nero, era una guepierre a cui avevo torto i gancetti con l’elastico. Mi era piaciuto il tessuto, nero lucido, e le punte inferiori che dovevano proseguire con i bracci del reggicalze e che ora erano come delle indicazioni a scorrere appieno con gli occhi il corpo femmineo che mi portavo in giro, proprio per farmelo osservare. Il seno, inesistente, era comunque esaltato dai ferretti a balconcino e risaltava comunque: la sua parziale assenza, avevo verificato, mi rendeva ancora più sexy e intrigante. Il tessuto lucido, pesante, mi si disegna addosso, abbracciandomi in una morsa ferrea che non lascia effettivamente nulla all’immaginazione. Le lunghe ore che passo in palestra però sono servite e non c’è grasso da sottolineare. Il giro vita è pulito, una vita piccola e solida, un’incedere ancheggiante e sicuro. Indossavo un giubbino di pelle verde, dello stesso punto di colore della gonna, che portavo slacciato, per mostrare, per provocare. La macchina era posteggiata a poca distanza e poi, da tempo, non mi nascondevo più, ormai da tempo vivevo la mia femminile voglia senza paure.
Il negozio aveva le saracinesche cieche chiuse, solamente l’ingresso era ancora parzialmente aperto, con la serranda abbassata a metà, la luce che usciva dallo spazio sottostante come un tappeto luminoso che invitava a entrare, come una lingua allungata da una bocca semiaperta.
Mi sono avvicinata all’ingresso, rimanendo sulla porta per mostrarmi parzialmente, le lunghe gambe sui sandali dal tacco accuminato. Poi mi sono piegata e sono entrata.
Giorgio mi attendeva, seduto su di una poltrona, una rivista appoggiata sulle gambe, lo sguardo felice di vedermi. Si alzò immediatamente e mi venne incontro. Andai da lui, la mano già protesa per afferrare la sua, che presto sparì nel doppio abbraccio delle sue amni forti.
- Andrea, non è vero? –
- Certamente, so che mi stava aspettando –
- Certo, chiudo il negozio e sono da lei –
La saracinesca cieca calò, chiudendo fuori gli ultimi passanti di Piazza Grande.
Mi guardai attorno. Il negozio era molto bello, ordinato e con pochi capi esposti, quello che ci poteva aspettare di trovare in un negozio di grande qualità. Molto curate erano le vetrine, dove giacche, gonne e giubbini rimanevano appoggiati, svogliatamente, su ricostruzioni di camere da letto e soggiorni, come lasciati momentaneamente da proprietari distratti. Forse volevano comunicare che il capo in pelle non era delicato o forse era una trovata del vetrinista.
Giorgio spense le luci delle vetrine.
- Mi segua di là, che le mostro quello che ho realizzato –
Mi condusse ai camerini, in una zona laterale del negozio, dopo aver passato un arco a pietra a vista, che rimaneva invisibile dalla strada anche quando il negozio era aperto. Un tavolo d’appoggio in legno massiccio si trovava nello stratto corridoio ricoperto di lastre di vetri a specchio, montate a tre a tre a formare tante U, per mostrare la persono che vi si specchiava il più completamente possibile. Questo corridoio portava a un solo camerino, indice che solo una persona per volta poteva accedervi. Mentre Giorgio, fasciato da un paio di calzoni di pelle neri, andava a spegnere anche le lucidel negozio, io contemplai la mia immagine ripetuta e riflessa in tutte le angolazioni. Contemplai il mio culo, che sapevo eccitante e, soprattutto, le gambe, di cui andavo veramente fiera.
- Mi scusi di nuovo, ma ho preferito spegnere le luci del negozio, sa non ho potuto avvisare la vigilanza e quindi non vorrei allarmarla, se dovessero intravvedere la luce. Ecco, abbasso le luci, solo di un poco, e… allora, cosa mi dice del mio negozio? Lep iace? –
- Moltissimo, mi ero incantata a vedere la mia immagine riflessa, moltiplicata come non m’ero mai vista –
- Lo so, colpisce sempre quando si viene qui la prima volta. Ho studiato io questo effetto, che è massimo vicino a questo tavolo, proprio dov’è lei in questo momento. Si ha una visione panoramica della propria persona e basta allungare un poco lo sguardo, sfruttare la “coda dell’occhio” e ci si può ammirare completamente –
Provai e gli diedi ragione.
- Facilita mltissimo i suoi clienti –
- Io ho molto a cuore i miei clienti e cerco di accontentarli in tutto e per tutto. Adesso le mostro il suo modello –
Appoggiato al ripiano sottostante il tavolo, c’era una scatola cremisi che avevo già notato e che non credevo fosse per me. Giorgio la prese e la appoggiò difronte a me. Ci fronteggiavamo dal lato lungo del piano di legno, ma vedevo che gli occhi di Giorgio indugiavano ad accarezzare la mia immagine posteriore riflessa negli specchi. Lo avevo studiato anch’io: alto come me, di corporatura robusta ma agile, il viso aperto incorniciato dai capelli grigi ricci che gli cadevano parzialmente sulle spalle, i glutei sodi e rotondi, come potevo constatare mentre s’era chinato a prendere la scatola e con l’inguine pieno.
La scatola era rettangolare, come quella di una camicia, e era lucida come il peccato.
Sollevò il coperchio.
Sul fondo, appoggiati perché si presentassero ben aperti, c’era appoggiato il pantaloncino, mostrando la parte davanti. Sul lato c’era un’altra scatoletta, anch’essa rettangolare, e anch’essa cremisi.
Giorgio prese il pantaloncino e lo tenne sollevato davanti ai miei occhi, poi lo ruotò per mostrare l’apertura posteriore.
- Ecco, vede, qui abbiamo messo la cernierina sottile e senza denti che Monica mi aveva consigliato… ricorda? Fortunatamente sono riuscito a trovarla nera e, come vede, non ho voluto lasciarla evidente, ma ho fatto un bordo che la sormonta, vede? Così rimane una fessura che si intuisce, non una vera chiusura. Se invece fosse stata una cerniera tradizionale, allora era di maggior effetto averla cromata e ben evidente. Dietro, ecco, l’apertura che aveva chiesto e che spero vada bene. Non avendo preso le misure io son molto curioso di vederglielo indossato, così da poter, nel caso, modificare la grandezza dell’apertura. Mi era stato detto che non la voleva molto aperta, giusto? –
- Esatto, avevamo pensato… -
- Certo, a un effetto… come dire… come se fosse il seno, come se le rotondità mostrate non fossero… le posteriori –
- Esatto. Penso che vada tutto bene… belle queste cuciture che mi ha fatto qui davanti –
- Esatto, servono, come aveva suggerito Monica, a sorreggere e mostrare… i genitali, mantenendoli… centrali. E’ un effetto che dovremo verificare –
- Vado subito a provarmelo allora –
- Certamene, vedo anche che, se mi è permesso, indossa un bustino che ben si addice al mio capo –
- Ho seguito il consiglio di Monica, che a quanto pare, non è presente, ma è come se lo fosse –
- Dice il vero, Monica si è data molto da fare per questo capo, evidentemente deve tenere molto alla sua soddisfazione –
- Comincio a pensarlo. Bene, lo provo e poi… torno a farglielo vedere –
- Un attimo, mi scusi. C’è un’altra cosa che… potrebbe completare questo pantaloncino. Esatto, è in questa scatoletta. E’ una mia iniziativa, Monica questa volta non c’entra. Come le dicevo, io penso molto alla soddisfazione dei miei clienti e cerco di… immedesimarmi, per quanto mi è possibile, nell’uso del capo che confeziono per loro. Io ho pensato che questo… pantaloncino, così sexy e intrigante, non fosse completo. Volevo aggiungervi questo, se lei è del mio stesso parere –
Sollevò il coperchio e mi mostrò il contenuto.
Era un butt, nero, di almeno 13 centimetri di lunghezza e di almeno 5 di diametro. Un butt non grandissimo, ma… che riempiva parecchio quando indossato!
Il butt è un giocattolo di forma conica, che raggiunge il massimo diametro abbastanza velocemente, ma che poi si riduce immediatamente fino a diventare un cilindro di 2 centimetri di diametro, che termina con una parte rettangolare lunga. Lo scopo è di infilarsi facilmente, allargando parecchio il buco del culo, per poi scivolare all’interno e consenire al buco vero e proprio di richiudersi, parzialmente, oltrepassato il diametro maggiore, rimanendo fermo e bloccato dalla coda perpendicolare, che si posiziona diritta tra le natiche. In questo modo si ha la sensazione di essere penetrati da un bel calibro, senza rischiare di sentirselo scivolare fuori o, peggio ancora, rimanere perso dentro,. E’ un bel giocattolo, veramente.
- Immagino che sappia sia che cos’è, che come vada usato –
- Certamente, ne conosco l’uso. Non capisco però perché me lo offre come completamento –
- Per via di questa, come definirla, modifica – e me lo diede in mano.
Me lo presentò dalla parte della cosiddetta “coda”. La parte verticale era stata leggermente ridotta e rivestita di strass, piccoli e ravvicinati, che brillavano catturando la luce dei faretti. Tutti i bordi che la parte piatta rivolta all’esterno ne erano coperti. Alzai lo sguardo, stupita.
- Esatto, ho cercato di interpretare quello che uno stilista estroso, come Moschino o D&G per fare alcuni esempi, potevano realizzare con questo abbinamento. Ho anche pensato che non mi piaceva il… sedere lasciato libero, troppo a disposizione. Sicuramente era questa la motivazione che l’ha spinta a desiderare un simile pantaloncino, ma mi sono immaginato l’effetto che poteva suscitare con un “gioiello” luccicante posizionato proprio lì, dove lo sguardo sarebbe inevitabilmente caduto, e dove lei poteva… assaporarne… fisicamente… la sorpresa… che poi avrebbe saputo dirigere con sapienza. Ovviamente è solo una mia idea, non deve prendererlo in considerazione, è come un regalo, una mia fantasia, che è stata suscitata dalla creazione di quanto mi aveva richiesto –
- Devo dire di essere molto sorpresa, ma anche… incuriosita, di certo non sono rimasta offesa. Dove posso provare il pantaloncino? –
- Ecco, il camerino è difronte a lei –
Presi il capo di pelle e il butt. Sotto di esso, sul fondo della scatola, c’era un piccolo flaconcino di lubrificante anale, del tipo che conoscevo bene. Presi allora tutto, scatola compresa, e mi diressi al camerino.
Chiusa la porta dietro le spalle mi contempleai nello specchio.
Ero rossa in volto e non certo per il caldo!
Mi tolsi tutto, bustino escluso, e mi infilai il pantaloncino. Il cazzo aveva già cominciato la sua corsa verso l’erezione, ma non me ne preoccupai, sapevo che non sarei riuscita a fermarlo.
Il pantaloncino scivolava bene sulle gambe depilate. L’interno era ovviamente rivestito con un tessuto non sintetico, cotone immaginai, di colore nero. Era stretto al punto giusto per fasciarmi. Feci fuoriuscire il sedere, mi sistemai il taglio ben al centro e chiusi la zip sul davanti. Come avevamo pensato, la chiusura in plastica saliva senza incepparsi, anche se dovevo comunque tenere la pelle del cazzo lontano da essa mentre la chiudevo: dentini o no era sempre una chisura a incastro!
Mi girai per guardarmi e mi ammirai.
Era bellissima.
Il pantaloncino di pelle creava, nell’integlio delle cosce, le pieghe giuste, che sottolineavano la parte liscia e rotonda del gluteo fino all’intaglio posteriore, che ne mostrava la pelle libera e chiara. Sul davanti il cazzo, ormai completamente eretto, rimaneva vincolato dalle cuciture verticali prossime alla cerniera, che quindi si posizionava lungo il suo sviluppo verticale.
Era proprio un invito a farla scendere per liberarlo!
Guardai il butt, indecisa se provarmelo a casa.
Mi accarezzai il buchetto. Era chiuso, come una rosellina, ma pronto a schiudersi, ma per accogliere quel butt avrebbe dovuto farlo anche per bene!
Pensai a Lorenzo, il farmacista che avevo iniziato a frequentare poco dopo che Alexia mi aveva “iniziato”. Ricordavo il suo cazzo enorme, duro e voglioso, che si apriva, forzatamente, la strada dentro di me. Ricordo le attenzioni dolci e quasi colpevoli che Lorenzo mi dedicava dopo avermi scopata diverse volte. Mi aveva raccontato che lui amava il mio culo, anche se sapeva di mettemelo a dura prova. Dopo avermi spalmato una pomata lenitiva, mi ciucciava il mio cazzo per farmi godere, continuando ad accarezzarmi il buco che, lentamente, tornava a chiudersi. Dopo una nottata di numerosi orgasmi e tutti consumati dentro di esso, Lorenzo mi consigliò di tenere sempre quei tessuti elastici, utilizzando la crema che normalmente usavano le gestanti per la pancia e il seno, al fine di prevenire le smagliature, loro, e un’eccessiva rilassatezza del buco, io. Da allora ne facevo uso quotidiano e ne avevo tratto beneficio.
Quindi non mi spaventai del diametro del butt, avrebbe forzato è ovvio, ma sarebbe arrivato a destinazione, fissandosi tra le natiche.
Usai quindi il lubrificante anale e iniziai a infilarmelo.
Aveva scelto bene, scivolava facilmente sul liquido specifico, senza assorbirlo. Ne avevo messo una piccola quantità sulla punta, in modo che si distribuisse sulla superficie, che andava via via aumentando di diametro, mentre mi penetrava. Lo fermai un momento nel punto più largo e poi lo spinsi leggermente oltre e lasciai che la corsa terminasse da sola.
Ben lubrificato, sparì con un guizzo nell’interno, bloccandosi nella gola retrostante. Ruotai la parte verticale per adattarla correttamente all’intaglio delle natiche e lo lasciai stare.
Mi ammirai nello specchio.
Si vedeva solamente il rettangolo, luccicante di strass, che catturava la luce rimandandola in mille colori. Attirava l’attenzione, Giorgio aveva visto giusto.
Uscii e mi ridessi verso si lui.
Mi vide e sorrise, immediatamente. Vedevo i suoi occhi accarezzarmi, da capo a piedi, e perdersi nei riflessi degli specchi che superavo e che gli rimandavano la mia figura in movimento, con un nuovo punto d’attenzione luccicante dietro di me.
Mi girai, ancheggiando e muovendo il culo da parte a parte, quando gli diedi le spalle. Terminai di ruotare e continuai a camminare fino a raggiungerlo. Mi fermai proprio di fronte a lui, a pochi centimetri, e mi sedetti sulle caviglie, le ginocchia aperte. Mi pesai prima su di una gamba, poi sull’altra, prima di fermarmi e mantenere la posizione. Il mio viso era vicinissimo al rigonfiamento del suo inguine.
- E’ perfetto. Hai anche indovinato la misura migliore per il butt: come vedi rimane ben piantato nel culo senza uscire. Però… mi sembra di capire che a te qualche cosa… voglia scappare fuori. Cosa pensi di fare? –
Mi prese il capo e mi accarezzò i capelli.
- Sei splendida, veramente splendida – e mi appoggiò l’inguine duro al viso.
Mi rialzai.
- Non così –
Gli poggiai le palme aperte al petto e lo feci retrocedere verso il tavolino.
- Adesso siediti e lascia fare tutto a me… ma prima… –
Mi accosciai ancora, lentamente questa volta, portando il culo molto in fuori e agitandolo per lasciar catturare la luce al gioiello anale. Mi sedetti sulle caviglie e gli slacciai le scarpe. Risalii accarezzandogli le gambe, fermandomi sull’inguine gonfio e poi gli slacciai la cintura e gli sbottonai i pantaloni.
Lasciai scendere i calzoni di pelle sulle caviglie.
Portava anche lui un perizoma, anch’esso di pelle.
Gli feci raggiungere i pantaloni raccolti in basso.
Il cazzo era ritto e turgido, già scappellato e pronto da essere ingoiato.
- Siediti, adesso ti faccio vedere io come sono brava: questo è campo mio –
Una volta seduto glielo presi in bocca tutto, ma senza ciucciarglielo, solamente per fargli sentire la morbidezza della mia bocca, l’umido della lingua, il calore che presto avrebbe iniziato ad apprezzare.
Con le mani gli tolsi del tutto scarpe, calzoni e perizoma, lasciandoli cadere a terra. Con un calcetto li spinsi sotto il tavolino.
Gli accarezzai nuovamente le gambe e gli afferrai il cazzo, cominciando finalmente il pompino tanto atteso.
Salivo e scendevo senza troppa fretta, lasciando scorrere le labbra cariche di rossetto sull’asta. Arrivando al glande lo avvolgevo con esse e aspiravo dal buco dadove, presto, sarebbe uscita la sborra calda.
Poi ricominciavo, con una lenta discesa e un’altrettanto lenta risalita.
Giorgio mi osservava, ma, prossimo all’estasi, piegava il capo all’indietro per trattenersi, per poter prolungare quel pompino, quel rapporto orale che tanto mi piaceva fare.
Mentre scendevo lungo l’asta ormai lucida della mia saliva, sculettavo e contraevo il culo, per apprezzare l’ospite penetrante, quel butt che mi riempiva l’ano.
Tenevo fermi i coglioni nella mano destra e li muovevo, come fossero dadi, sapendo di causargli dolore, tanto erano gonfi e prossimi a sborrare.
Avevo il cazzo tutto in bocca quando Giorgio raggiunse l’orgasmo.
Il primo schizzo di sborra densa e calda mi colpiì in fondo alla gola. Deglutii senza assaporarne il viscoso sapore. Risalii per mettere la punta della lingua sull’apice del glande, deviando il secondo e il terzo schizzo.
Le labbra erano contratte per non lasciar colare nulla della sua sborra.
Mi dedicai a terminare il pompino, rimanendo sul glande e massaggiandolo con le labbra e la lingua. La bocca, piena di sborra, era ancor più calda e accogliente.
Quattro…Cinque…Aprii la bocca per fargli vedere il sesto schizzo colpirmi il palato, la lingua bianca del suo orgasmo, il glande fremente.
Mugolava di piacere, incitandomi ad andare avanti, a svuotargli tutta la riserva, a ingoiare tutto.
Lasciai uscire per un attimo il cazzo dalla bocca, facendo gocciolare un filo di sborra dalle labbra fino al glande. Nonostante la sborra che avevo già ingoiato, era ancora ben densa e formava un filo luccicante che ci teneva uniti, legati dal godimento del momento.
Ritornai giù, sul glande, recuperando il filo luccicante.
Tornai a salire lungo l’asta, continuando a fasciarglelo con le labbra e la lingua.
- Basta, basta, mi hai tolto tuttel e forze e tutto quanto potevo darti –
Effettivamente non lo sentivo più fremermelo dentro la bocca, era finito, l’orgasmo s’era completato.
Giorgio s’era coricato, sfinito.
Lasciai uscire il suo cazzo ancora eretto dalla bocca, lasciandoglielo ricadere sull pancia, colpendogliela come una lieve frustata, complice la piega innaturale che gli avevo fatto prendere.
Il butt mi pulsava nel culo, come anche il mio cazzo: volevo godere, ne avevo il diritto.
La vista di Giorgio coricato a gambe aperte, sfinito, mi fece ergere ancor di più il cazzo, ma non potevo certo incularlo, non sapendo quanli erano i suoi gusti. Avevo avuto ampiamente prova che gli uomini gradiscono il pompino, indipendentemente quale che sia la bocca che glieli fa. Anche per il culo moltissimi hanno una visione… allargata delle possibilità loro riservate, ma quando si tratta del loro buco, beh, quella è un’altra condizione!
Il suo cazzo era ancora turgido, non alla perfezione, ma poteva essere ancora utile.
Mi girai su di lui, passandogli con la gamba sul petto e presentandogli il mio culo.
- Toglimi il gioiello, voglio sostituirlo con il tuo, adesso –
Mi prese il butt e, lentamente, me lo sfilò. L’iniziale difficoltà a uscire, dovendo il buco del culo dilatarsi nuovamente al massimo del diametro, mi lanciò una scarica di godimento ai coglioni, gonfi e pronti a venire. Passata quell’iniziale dilatazione, il giocattolo stimolante uscì senza problemi, lasciando, lo sapevo, il buco anale dilatato e pronto.
Mi girai, accarezzandogli nuovamente il petto con la gamba e lasciandogli, per un attimo, il piede vicino alla faccia. Come prevedevo me lo baciò: come resistere all’impulso di baciare un bel piede di fattezze femminili che calzava sandali dal tacco così sexy?
Giratami portai nuovamente il suo cazzo in posizione perpendicolare e mi ci sedetti sopra, impalandomi.
Nonostante aveva da poco avuto un orgasmo prolungato, complice il butt che aveva allargato e tenuto ben aperta la strada, mi scivolò dentro facilmente.
Sentii il suo bacino alzarsi per cercare la penetrazione, ma non volevo che si dedicasse a quello: scoparmi il culo era compito mio, lui doveva farmi godere.
- No, stai fermo, ci penso sempre io al tuo cazzo… qui c’è ancora una parte di questo splendido pantaloncino da provare… non abbiamo ancora esplorato tutte le sue potenzialità… dai, slacciamelo tu… apri la tua creazione… liberamelo –
Raggiunta la cerniera l’aprì, lasciadomi uscire finalmente il mio cazzo, pronto a venire.
Mi appoggiai con le mani vicino alle sue spalle e cominciai a salire con il culo lungo l’asta, contraendo, quando sentivo il suo glande, il diaframma che costituisce il buco del culo. Facendolo finivo per irrigidire il mio di glande, accelerando l’orgasmo ormai prossimo. Incrementai i movimenti del bacino, umettandomi le labbra ormai prive di rossetto e implorandolo con gli occhi.
- Voglio venire… ti prego, fammi venire… prendimelo in mano… mi basta che me lo tieni fermo… faccio tutto io… -
Me lo afferrò, preda di quella nuova stimolazione che stavo dedicando al suo cazzo, con due mani, quasi a formare una vagina o un piccolo culetto. Le sue mani erano curate, le avevo già notate, e risultavano liscie e umidiccie dal sudore dell’orgasmo precedente. Il mio cazzo vi scivolava dentro comodamente, Giorgio non stringeva molto, lasciandomi compiere liberamente tutti i movimenti che volevo per portare lui e io all’orgasmo. Non lasciò mai la presa, neanche quando il mio seme, finalmente, uscì, colandogli sulle mani. Sentii uno schizzo caldo colpirmi dentro, rendendo ancor più scivoloso il viaggio di lui dentro me.
Megolai, e non per finta.
Gli presi una mano e gli leccai via il mio sperma dal suo polso, poi, lasciandogli riprendere possesso del mio cazzo, gli ripulii l’altro. La troppa attesa aveva reso denso come un gelato lo sperma, me lo passai con la lingua sulle labbra, lucidandomele.
Mi piace moltissimo il sapore dello sperma.
Ridussi i movimenti del bacino e, lentamente mi fermai, rimanendo un poco sopra di lui, lui dentro di me.
Ero sfinita, dallo sforzo di farlo nuovamente godere dentro di me e dall’orgasmo, finalemte, raggiunto.
Gli sorrisi, mostrandogli così il mio apprezzamento, la mia soddisfatta e appagata lussuria.
Anche lui mi sorrise, anche lui soddisfatto. Mi tese i polsi dove un filo di sperma era sfuggito alla mia lingua. Lo leccai via, baciandogli poi quelle mani che mi avevano fatto godere.
Mi alzai, sfilandomi il suo cazzo lentamente, riluttante a farmelo uscire.
- E’ meglio che adesso vada –
Mi guardò, assaporandomi come un frutto che voleva cogliere nuovamente.
- Non prevedevo tutto questo, ma non rimpiango che sia avvenuto –
- Neanche io lo prevedevo, mi sono lasciata trasportare, forse troppo, ma tu… tutti questi specchi… avevo molta voglia –
- Come ti ho vista ho ringraziato monica per averti mandato da me, ma non immaginavo che… -
- Adesso vado… dove posso… -
- Il bagno è dietro il camerino, c’è una piccola maniglia nell’angolo di destra, la porta è scorrevole –
Andai a lavarmi. Nel bagno c’era anche un bidet, con asciugamani monouso di buona dimensione e consistenza. Immaginai di non essere l’unica cliente che vi accedeva, ma che importava: avevo avuto tutto quello che desideravo ricevere quella sera, Giorgio era stato fantastico nella sua passiva accondiscendenza, nell’intervenire a masturbarmi al momento opportuno.
Lavai anche il butt e lo asciugai per bene. La plastica non aveva minimemente assorbito il lubrificante e quindi ritornò nuovo, pronto per essere riusato.
Controllai il pantaloncino per vedere se s’era sporcato, ma non rilevai nulla. Effettivamente un capo in pelle poteva essere troppo delicato per quell’utilizzo, la cui pulizia non potevo certo eseguire io a casa, ma non importava: un capo in pelle era sempre molto sexy, molto più di una sua imitazione sintetica.
La fessura posteriore s’era un poco inumidita nell’interno, ma senza macchiare l’esterno: non sarebbe stata la prima volta, comunque.
Mi rivestii e tornai da Giorgio.
Mi attendeva alla cassa.
Appoggiai sul bancone la confezione, con all’interno, ben piegati e ordinati, ambedue gli oggetti.
- Adesso devi dirmi cosa ti devo –
Mi guardò, sorridendo.
- No, dico sul serio, io pago sempre quello che acquisto, quello che è accaduto non implica nulla, gli affari sono affari –
- Per me implica molto, però –
- No, Giorgio, non mischiamo affari e… sesso. Quello è campo mio, rimaniamo sugli affari, adesso. Quanto di devo? –
- Allora, facciamo così: il pantaloncino me lo paghi, è quello che mi hai commiassionato, il… l’accessorio te lo regalo, è stata una mia idea –
- L’ho apprezzata molto, sai –
- Mi fa piacere, ma te la voglio donare io. Per quanto riguarda il pantaloncino… non so… i saldi sono finiti, ma ci può sempre essere la vendita promozionale… o il liquida tutto… Facciamo così: la pelle usata non è molta, ho fatto un cappotto ieri l’altro e potrebbe essere materiale che mi è avanzato e che il cliente ha già pagato. La cerniera… beh, le compro a confezioni… una più, una meno, cosa vuoi mai che conti. La manodopera allora… ma quella è mia e la definisco come voglio… e visto che mi sono divertito moltissimo a farli… mi hanno stimolato la fantasia… beh, se ti regalo qualche cosa che non ha peso, volume o dimensione, tu cosa ne dici? –
- Dico che sei scorretto –
- Allora va bene, accetta un regalo scorretto e divertiti a indossarlo –
- Io ti ringrazio, ma a un condizione: ho in mente altri capi, non solo di questo genere. La prossima volta però mi dici il prezzo e accetti i miei soldi in anticipo –
- La prossima volta ci penseremo –
Mi riaccompagnò alla porta e mi diede un bacio, leggero, sulle labbra.
Tornai a casa, il pacchetto sotto il braccio e un nuovo amico, ne ero sicura, che avrei rivisto con piacere, piacere reciproco.

- Pronto, sono Andrea, chi parla? –
- Ciao sono Monica, tutto bene? –
- Certo, tutto a posto –
- Ho saputo che ieri hai ritirato il tuo pantaloncino –
- Certo, ma come fai a saperlo? Giorgio immagino –
- Ovvio, ma non ti preoccupare, non ha fatto nessun commento su come ti stava indossato. Lui è molto professionale e le clienti, tutte indistintamente, le tratta come regine e non divulga le sue considerazioni. Quindi ti è piaciuto anche… l’accessorio, come Giorgio lo chiama –
- Come fai a sapere dell’accessorio? A quanto pare Giorgio non è così… fidato come l’avevi definito –
- Giorgio è fidatissimo, credimi. L’accessorio è stata una mia idea, dopo essermi consultata con lui. Sono stata io ad acquistarlo e a incollargli tutti gli strass –
- Devo dire che ha… piacevolmente completato l’indumento –
- Sei una ragazzaccia, sai. Volevo chiederti se potresti farmi vedere come ti sta indossato… tutto compreso ovviamente –
- Volentieri, visto che ne hai decorato una parte importante –
- Allora ti aspetto questa sera, per un caffè e per la… sfilata –
- Perfetto, cambio menù allora, mi preparerò in maniera speciale –
- Ah si? Cambi menù? –
- Certo, non era in programma, ma visto che poi ci vediamo e dovrò sfilare… sfilare per te… pensavo di mangiare pesce… merluzzo per esempio… e crostacei. Trovo che i crostacei aggiungono… come il merluzzo del resto… -
- Ti aspetto e… mangiane molto di merluzzo… e molti, molti gamberi –