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Regalo di compleanno
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Titolo:
Regalo di compleanno |
Autore:
Vellutorosso |
Contatto:
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Racconto
n° 3400 |
Altri
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Seduto alla scrivania di mogano scuro Federico sentiva crescere la tensione che aveva già dalla mattina nel ventre. Accese la pipa, quella d’avorio, la sua preferita. L’odore di tabacco si diffuse nello studio, in penombra. Sapeva che a breve si sarebbe realizzato uno dei suoi desideri più accesi, sarebbe stato il regalo di compleanno più bello della sua vita. Aggiustò la cravatta a righe bordeaux e crema, diede un leggero colpo di tosse e si guardò le mani, nervose, con le vene in rilievo, forti e delicate insieme. Finalmente il campanello suonò: era lei, la sua amante, la sua ossessione, il chiodo che gli si era conficcato nella mente e non riusciva più a togliere. - Ciao - disse lei entrando. La stanza si riempì del suo profumo, la massa rossa dei capelli sembrò di colpo colorare il grigio dello studio. Federico restò immobile, le gambe accavallate, cercando di mantenere la sua modalità da lord inglese, vagamente snob. Senza aspettare il saluto di risposta Eleonora si sedette sulla scrivania, con le gambe leggermente oblique rispetto al corpo. Una posa volutamente lasciva, provocante. Lo baciò teneramente, stupendolo. Stupore. Questo era ciò che Eleonora riusciva a provocare in Federico ogni volta. Una donna ferina, selvaggia, sensuale e aggressiva, eppure terribilmente dolce. Una contraddizione vivente, anche nel fisico: capelli rosso fuoco, ricci, ribelli, occhi verdi da gatta, brillanti, accesi quasi perennemente dal desiderio, ma un sorriso da bambina tenera, infantile e fresco. Una contraddizione vivente. Un’ossessione, un’amante perfetta. La loro relazione era iniziata attraverso alcune mail che si erano scritti per questioni di lavoro; a poco, a poco, senza neppure accorgersene, i toni erano diventati confidenziali, sconfinando presto nell’erotismo, dapprima delicato, poi sempre più spinto. Finchè i due, sempre per questioni di lavoro, si erano incontrati in tribunale. Neppure il tempo di sfiorarsi le mani che già i loro corpi si erano ritrovati stretti in un groviglio inestricabile, un dedalo di passione che impressionò entrambi. I loro incontri non erano frequenti, professionisti entrambi, sposati e con vite tutto sommato appaganti, si concedevano incontri sporadici ma assolutamente unici. La tensione erotica tra loro era però una vera ossessione, un collante che li teneva uniti ogni giorno, ogni ora che scorreva tra carte, tribunali, cene da preparare, faccende da sbrigare, e vita regolare. Si erano inventati un gioco: ogni giorno si scrivevano una mail in cui uno dei due esprimeva un desiderio erotico da realizzare e appena potevano s’incontravano per realizzarlo, spingendosi sempre un po’oltre. Eleonora era ciò che Federico aveva sempre sognato: disposta a qualsiasi cosa per dare piacere a un uomo, ma soprattutto in grado di godere sena inibizioni, Federico amava soprattutto far godere le donne. Si eccitava al massimo quando una femmina raggiungeva l’orgasmo e adorava vedere la sua amante masturbarsi da sola, inventando ogni volta giochi diversi, utilizzando strumenti e oggetti disparati per darsi piacere, urlandoglielo in faccia ogni volta per poi essere da lui posseduta senza tregua. Eleonora per contro, aveva trovato in Federico l’amante ideale. Un uomo che godeva delle sue tendenze esibizionistiche e che soprattutto, mentre facevano l’amore parlava, le esprimeva non solo con rantoli e gemiti ciò che accadeva in lui, ma lo faceva con le parole. Entrambi impazzivano sentendosi dire dall’altro cosa stava provando nei diversi momenti erotici che vivevano, descrivendo nei dettagli ogni sensazione, ogni piega di piacere. E così facevano nelle lettere. L’ultima mail di Eleonora diceva cosi: “Tesoro, il tuo compleanno si avvicina, voglio farti un regalo davvero speciale, chiedimi qualsiasi cosa, esaudirò ogni tuo desiderio. Tua Ely.” Prima di rispondere aveva pensato parecchio, aveva paura che quello che stava per chiederle potesse in qualche modo urtare la sua sensibilità, scatenare la sua proverbiale gelosia. Ma si fece coraggio e le espresse il sogno erotico della sua vita. La risposta fu sconcertante: “Ogni tuo desiderio è un ordine, mio tesoro. E anche questa volta mi hai stupito, desidero anch’io quello che mi hai chiesto. Penso a tutto io, sarà una sorpresa anche Lei.” Adesso Eleonora era lì, davanti a lui, seduta sopra alla sua scrivania, si era tolta la giacca e si era seduta con le gambe leggermente divaricate davanti a lui. Era senza mutandine, come sempre, con le autoreggenti sottilissime e nere, bordate di pizzo, come lui amava. Poteva scorgere il suo sesso completamente depilato appoggiato al mogano della scrivania. La gonna corta, elegante e nera, appena arricciata sulle cosce ben tornite, la camicetta di seta bianca sbottonata ad arte nel punto in cui il seno prominente si faceva intravedere, era certo che avesse già i capezzoli induriti dal desiderio. - mi sto già bagnando, non vedo l’ora che arrivi- disse Eleonora con la voce roca - sei bellissima, io ce l’ho già duro da un po’, ma com’è?, com’è lei? – rispose Federico. - La vedrai tra poco…è bellissima...– Non finì neppure la frase che bussarono alla porta dello studio, tre tocchi distinti, come era l’accordo. Eleonora balzò giù dalla scrivania, aveva lasciato un alone d’umido sulla scrivania di mogano, simbolo della sua eccitazione e corse ad aprire alla porta. Maddalena entrò decisa nella stanza, avvolta da un cappotto lungo, attillato e nero, e si fermò nel centro esatto della stanza come le era stato ordinato da Eleonora. Era alta e snella, molto diversa da Eleonora. Aveva un caschetto di capelli nerissimi e occhi enormi, scuri come le more d’agosto, penetranti. Le labbra carnose erano dipinte da un rossetto color fuoco in netto contrasto con la pelle chiarissima, quasi diafana. Era bellissima e sensuale. Federico sentiva il membro scoppiargli negli slip, era eccitatissimo, ma continuava a fumare la sua pipa d’avorio, fissando Maddalena con ingordigia discreta. “Ti presento Maddalena tesoro, il nostro oggetto di piacere”. Questa era stata la richiesta di Federico, espressa via mail: “vorrei vederti fare sesso con un’altra donna, vedervi godere, ansimare, gridare, scoparvi e penetrarvi ogni orifizio con qualsiasi cosa e poi possedervi entrambe e poi possederci in tre, in un delirio di piacere e tormento. Voglio saperti gelosa, furiosa e folle mentre scopo un’altra donna e tu assisti, obbligata a descrivermi con la voce ogni cosa che stia accadendo. Lei invece dovrà solo godere, al massimo potrà dire qualche parola durante gli orgasmi, potrà urlare e gemere, ma non parlare. Dovrà essere il nostro giocattolo, sottomessa, senza violenze, queste no, le detesto, ma guidata da noi, soprattutto da te, dovrai farle fare ogni cosa per me e per te, sarà un’estasi in cui ci perderemo, solo una volta, poi torneremo ad essere solo noi due. Te ne prego”. Le tolse il cappotto e scoprì un corpo da statua completamente nudo e depilato. Gambe affusolate e lunghissime, un seno piccolo, rotondo e duro come una scultura di pietra. Glutei sodi, prominenti, forse leggermente sproporzionati rispetto alla snellezza di tutto il resto, ma ugualmente eccitanti. Ai piedi, splendidi e magri, un paio di sandali leggeri con tacco alto. - Allarga le gambe Maddalena - sussurrò Eleonora. La ragazza, che non doveva avere più di 25 anni, obbedì. Eleonora le toccò il pube, morbidissimo, la vide fremere. Le infilò due dita nel sesso e sentì che era già bagnata e calda. Iniziò a muovere le dita dentro di lei e la ragazza emise un gemito. - Te la sto preparando amore - disse Eleonora senza guardare Federico. - E godi di questo? - rispose lui - Tantissimo, ha una fica stupenda - Maddalena stava evidentemente eccitandosi, ora muoveva ritmicamente il bacino avanti e indietro e si mordicchiava le labbra. - Falla inginocchiare davanti a te, spogliati e inginocchiati anche tu, poi baciatevi - la voce di Federico era dolce ma estremamente decisa. Eleonora obbedì e non appena se la trovò di fronte nuda si sentì invasa da un desiderio nuovo e intenso: non aveva mai fatto sesso con una donna e dentro di lei albergava un discreto timore, ma ora, ora che Maddalena la fissava con occhi carichi di voglia, sentì che era pronta a tutto. Baciò avidamente la giovane donna che ricambiò con slancio e intrecciò le lingua alla sua voluttuosamente. Eleonora prese tra le sue mani i seni di Maddalena e cominciò a stringerli e tormentarle i capezzoli, la sentiva fremere sotto le sue mani mentre le loro lingue continuvano ad esplorare le reciproche bocche. Federico era assolutamente estasiato da quei due corpi che si stavano esplorando per la prima volta, aveva voglia di toccarsi ma resisteva, continuando ad essere spettatore, con la pipa tra le labbra. -Eleoonora voglio che adesso sdrai Maddalena per terra e le lecchi la fica, ma non farla venire - Eleonora obbedì, fece sdraiare Maddalena per terra, con le gambe divaricate, il suo sesso era bagnato e pulsante, si sdraiò a sua volta e iniziò a leccarla, dapprima lentamente imparando a conoscere il gusto di una donna, s’inebriò dell’odore e del sapore degli umori di quella sconosciuta e diventò più audace, allargò con le dita le labbra del suo sesso e iniziò ad assaggiarla anche dentro, indurì la lingua e la penetrò come un membro duro più volte. Maddalena gemeva in modo quasi disperato, muoveva il bacino più velocemente e con le mani schiacciava la testa di Eleonora sempre più contro di lei. Non poteva parlare. Aveva l’ordine assoluto di non comunicare quando l’orgasmo stava per travolgerla. Doveva essere Eleonora ad accorgersene. E così fu. Succhiandole il clitoride Eleonora sentì che Maddalena stava per esplodere, la ragazza rantolava e stringeva con forza inaudita la testa di Eleonora contro il suo ventre, muovendo il bacino forsennatamente. A quel punto Federico si alzò in piedi e gridò: - Basta Eleonora fermati, Maddalena sta per godere, fermati e impediscile di toccarsi - A malincuore Eleonora obbedì e si staccò dalla ragazza alla quale sfuggì un rantolo e un: - no, ti prego no…- ma si ricordò che non doveva parlare e si zittì. Eleonora le bloccò le mani che istintivamente la ragazza stava portandosi al sesso per arrivare all’orgasmo. Federico si era alzato e le aveva raggiunte al centro della stanza, nel frattempo si era spogliato e il suo membro dritto e pulsante riluceva nella penombra. - Appoggia Maddalena contro la mia scrivania, aprile le gambe e scopala, penetrala con quello che trovi sulla scrivania, arrangiati -. Alzandosi Eleonora sentì i suoi umori colarle lungo le cosce, non era mai stata così eccitata, prese quasi con forza il corpo leggero di Maddalena e lo appoggiò alla scrivania. La ragazza sentì il legno duro colpirle i reni ed emise un suono di dolore, ma era troppo eccitata, l’orgasmo negato le pulsava nel sesso ossessivamente. Eleonora osservò velocemente la scrivania, nulla le sembrava potesse andar bene per penetrare la sua amante. C’era solo una statua di marmo rosa allungata, una scultura moderna affusolata, una sorta di totem contemporaneo, ma con delle lievi escrescenze laterali, astratta, senza forma precisa. Grande, ma non eccessivamente, l’afferrò d’istinto e la infilò senza troppi preamboli nel sesso fradicio di Maddalena. La ragazza emise un urlo che rimbombò nello studio riempiendolo di tensione erotica, rovesciò la testa all’indietro, inarcando la schiena in una posa lasciva, terribilmente sensuale, alla vista di quel godimento Eleonora perse il controllo di sé ed iniziò a penetrare la ragazza con foga selvaggia, facendo entrare ed uscire la statua di marmo da suo sesso, Maddalena godeva in maniera animale, rantolava, gemeva, sbatteva il bacino in avanti e d’un tratto avvinghiò le sue gambe al corpo di Eleonora, la quale la penetrò ancora più forte. - Parlami Eleonora, dimmi cosa le stai facendo”- ordinò severo Federico. - La scopo mio signore, te la sto scopando - - E stai godendo? E lei gode? - - Si mio signore sto godendo, godo da impazzire, lei è in estatsi, guardala, è una troia che gode come una cagna -. - Non farla venire, adesso toglile la statua dalla fica e bloccale di nuovo le mani, voglio vederla soffrire come un animale”. Maddalena sbarrò gli occhi a quella richiesta, le sarebbe bastato ancora un colpo per venire, non avrebbe sopportato un'altra privazione di piacere. Ma Eleonora obbedì al suo signore e tolse di colpo la statua dal corpo della giovane donna. Maddalena sembrava una furia, sbatteva il bacino avanti e indietro così forte da farsi male alla schiena che picchiava contro la scrivania, gemeva forte e diceva, nonostante il divieto: - no, vi prego, no, fatemi venire, sto impazzendo vi prego -. - Zitta troia! - Intimò Federico. Eleonora teneva ferme le braccia di Maddalena la quale spasimava e colava umori senza sosta. Rimasero così per alcuni minuti, Federico voleva che Maddalena si allontanasse dall’orgasmo per poterla possedere. Si avvicinò con passo deciso alle due donne, spinse via Eleonora e, senza emettere un suono, penetrò con forza taurina Maddalena. La scopava con furia ossessiva, con violenza inaudita, si sentiva distintamente il rumore dei testicoli sbattere contro il ventre della giovane donna che adesso gridava senza ritegno dal piacere, attorcigliata al corpo di Federico. Eleonora provò una fitta di gelosia al cuore, il suo amante stava scopando un’altra donna, una donna bellissima che per di più godeva immensamente del suo uomo. - Allora Eleonora, vuoi dirmi si o no cosa sto facendo? - disse Federico con voce decisa, appena smorzata dai rantoli di piacere. - Stai scopando con Maddalena- mormorò appena Eleonora. - Dimmi di più, descrivimi, la scena…ah…- godeva e gemeva mentre si rivolgeva alla sua donna. - La stai sbattendo come una troia, stai godendo di lei, e lei impazzisce, sta per venire…- - E tu Eleonora tu sei gelosa? O stai godendo?- incalzò Federico impazzito di piacere. - Godo mio signore godo a vedervi ma sono anche gelosa, vorrei che sbattessi così anche me…- Senza quasi accorgersene Eleonora si era inginocchiata a terra e si stava violentemente masturbando con l’intera mano dentro il sesso. Maddalena era ormai prossima all’orgasmo e si lasciò scappare un urlo di godimento e non potè fare a meno di dire - oddio, ti prego ancora, ancora, sto per venire, godo,vengo! - A quelle parole Federico sembrò letteralmente impazzire e penetrò Maddalena con una violenza che non si riconosceva ordinando ad Eleonora di descrivere l’orgasmo di entrambi. - Maddalena viene, oddio, sì, sì sta venendo tu la stai sfondando, stai godendo anche tu, o sì, stai venendo, ti vedo che stai per venire, stai per sborrarle dentro – Eleonora si stupiì di quelle parole così volgari, quasi mai uscite dalla sua bocca, ma stava realmente perdendo la ragione. Maddalena sentendo Eleonora si lasciò completamente andare e gridò tutto il suo orgasmo emettendo urla quasi disumane, mentre Federico le scaricava dentro tutto lo sperma che aveva in corpo. La stessa Eleonora si sorprese a gridare di piacere e dire: -bastardi, siete due maiali, mi fate venire…oh sì, sì, sì vengo, vengo anch’io…- Per un lunghissimo attimo ci fu un silenzio assordante nello studio, Federico staccò dolcemente Maddalena dalla scrivania e la fece stendere a terra, era ansimante e quasi priva di sensi. - Vieni qui Eleonora - intimò l’uomo alla sua amante. - Adesso lecca tutto lo sperma dal mio uccello, puliscilo, poi mettiti a quattro zampe e lecca lo sperma rimasto nella fica di Maddalena - Eleonora, ancora scossa dall’orgasmo avuto non esitò ad obbedire, s’inginocchiò a terra e leccò avidamente lo sperma dal membro di Federico che in breve riacquistò durezza, poi si accucciò a quattro zampe, sollevò le gambe di Eleonora, se le mise sulle spalle, e la leccò avidamente, stupendosi di quanto amava quel sapore, quel misto di umori maschili e femminili concentrato in quel dolce sito. Maddalena godeva nuovamente della lingua avida di Eleonora e iniziò a gemere e a muovere il bacino. Mentre succhiava le ultime gocce di sperma dal sesso della giovane Eleonora sentì che Federico le stava leccando l’apertura tra le natiche, cosa che le dava un piacere immenso. Sentiva la lingua calda del suo amante insinuarsi tra i glutei divaricati con le mani e leccarle avidamente l’orifizio anale, sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco. Ben presto sentì l’asta di Federico, dura come non mai, penetrarle il sedere e non potè non urlare, ma il suono della sua voce si perse nel sesso di Maddalena che stava ancora subendo la lingua avida di Eleonora. Federico spinse più che poteva e la faccia di Eleonora, sotto i colpi del membro, finì per entrare col viso, quasi per intero, nel sesso di Maddalena che ormai ansimava senza ritegno ed emetteva grugniti da animale selvaggio, stringendo la testa di Eleonora sempre più dentro di sé. - Brave mie piccole cagne, bravissime, godete così, come due bestie feroci, due cagne in calore, siete due troie, due splendide, magnifiche troie; Maddalena mentre Eleonora ti divora la fica, piantale una mano nel sesso e falla venire, deve godere anche lei, con te, dobbiamo venire tutti e tre insieme- Da quella posizione Maddalena era quasi impossibilitata a masturbare la compagna, ma ci riuscì ugualmente e piantò letteralmente le unghie dentro il sesso di Eleonora che non riusciva quasi più a respirare dal godimento: aveva il cazzo durissimo di Federico nel sedere, la faccia nella fica di Maddalena e la mano di qeust’ultima che la masturbava con abilità indicibile, facendola quasi venire. Era un groviglio magico, un intrico di umori, odori, sapori, desiderio e sesso, allo stato puro. Tre corpi diventati all’improvviso un unico centro di piacere. E come se si fossero conosciuti da sempre, all’improvviso furono travolti da un’onda di godimento simultanea: Federico schizzò il suo liquido nel sedere di Eleonora, quest’ultima fece esplodere l’orgasmo di Maddalena con lingua e viso e Maddalena fece godere Eleonora carezzandole forsennatamente un clitoride durissimo. Urlarono e gemettero insieme emettendo un unico rantolo terribilmente selvaggio. Sfiniti si accasciarono a terra per un tempo indefinito, attendendo che il respiro si regolarizzasse. Federico però era deciso a continuare ancora la sua festa di compleanno. Si alzò e con la sua voce dolce ma decisa impartì nuovi ordini alle due donne: - adesso voglio che facciate l’amore, come volete, usate o non usate oggetti, fate quello che volete, voglio vedervi godere e questa volta, se volete, potete parlare entrambe - Iniziò Maddalena che si stese sopra Eleonora, ancora supina e iniziò a leccarla con avidità. Lasciava scie di saliva sul suo corpo fremente, indugiò a lungo sui seni di Eleonora, mordicchiandoli e succhiandoli a lungo. Eleonora godeva di questi nuovi e sconosciuti piaceri e lasciava che la giovane donna, molto più esperta di lei in amori lesbo, la omaggiasse con la sua perizia. Ben presto però non riuscì più a subire soltanto e iniziò a sua volta a baciare, toccare e leccare la sua nuova amante. -Mi fai impazzire, sei una troia stupenda, ti voglio scopare, ti voglio avere - rantolava Maddalena nelle orecchie di Eleonora e lei rispondeva: - oh, sì mia puttana, scopami, scopami senza tregua, fammi venire - Federico si avvicinò alle due donne unite in un piacere sconfinato e iniziò a masturbarsi, godeva come non aveva mai fatto nel vedere il suo sogno realizzarsi. - Scopatevi!- Urlò letteralmente alle due donne e lanciò sui loro corpi un vibratore uscito magicamente da chissà dove. Maddalena lo raccolse al volo, s’intuiva che doveva avere molta esperienza di queste cose, si staccò per un attimo da Eleonora che non potendo resistere prese a toccarsi da sola, e si agganciò in vita il vibratore, un oggetto bellissimo, pregiato, di quei vibratori che realmente sembrano un membro maschile. - Mettiti a quattro zampe puttana! - gridò poi ad Eleonora. La donna obbedì in preda al piacere e si mise a quattro zampe sul pavimento. Maddalena le si scagliò contro da dietro, infilandole il vibratore, di colpo, tutto dentro il sesso bagnato e vibrante di piacere già sollecitato da mani e lingua. La penetrava come un uomo, ma il suo corpo femminile e sensuale tradiva tutto il suo essere donna. Federico pensò per un attimo di morire per il godimento che provava. Due donne splendide stavano facendo l’amore sul pavimento del suo studio, il suo impeccabile studio. Maddalena godeva a penetrare con forza Eleonora, mentre quest’ultima aveva perso ormai ogni controllo di sé e gemeva e gridava e si dimenava come non aveva mai fatto neppure con Federico. -Ti piace eh? Ti senti puttana adesso vero? Ti senti troia, vero Ely? - rantolava Federico - Oh, sì, sì, mio signore, questa zoccola mi sta scopando meglio di te!- Queste parole, fecero infuriare Federico, l’orda di sensazioni che si fondevano in loro era ormai simile alla follia pura. - Ah, sì? - riuscì a dire e con forza inaudita e subito si scaraventò contro Maddalena, l’afferrò per le spalle e la gettò a terra, dove restò inebetita ad osservare la scena. - Ora vediamo chi ti fa godere di più…- Eleonora non aveva quasi avuto il tempo di rendersi conto che Maddalena era uscita dal suo sesso che già sentì quello di Federico, durissimo, entrarle dentro facendole davvero male: un animale selvaggio, senza più ritegno. La penetrò talmente forte che Eleonora ebbe paura, per un attimo, che potesse ferirla internamente, ma fu la paura di un secondo, perché un orgasmo micidiale la prese e la trascinò completamente nel mondo in cui la ragione si annulla ed esistono solo i sensi. Federicò venne dentro Eleonora, un orgasmo forse mai provato prima, riempì tutta la vagina della sua amante e gridò così forte da sembrare un rantolo di morte. Eleonora invece non riuscì ad emettere suoni, era squassata da onde di piacere e contrazioni così violente da perdere realmente la ragione. Maddalena era rimasta a terra e guardava i due amanti possedersi in quel modo ferino, si stava penetrando con il vibratore ancora bagnato degli umori di Eleonora e ben presto si trovò a grugnire quasi tra sé: - vengo…brutti maiali schifosi, mi fate venire…sto venendo…dio…vengo, maledetti maiali- il suo viso era una maschera di piacere mista a rabbia e cattiveria: un’ amazzone cavalcata e ferita, abbrutita da due amanti selvaggi e avvinghiati in un amplesso da cui l’avevano esclusa, abbandonandola a terra con un membro finto. Eleonora e Federico si accasciarono presto a terra, dove rimasero, sfiniti e abbracciati, per molti minuti. - Buon compleanno amore mio - sussurrò Eleonora nelle orecchie del suo uomo. -Il più bello della mia vita - rispose lui. Maddalena li guardava dalla porta dello studio. Si era rialzata e rimessa il capotto nero, aveva preso la busta dal cassetto della scrivania di Federico, come aveva stabilito qualche giorno prima con Eleonora, conteneva un assegno assai sostanzioso. - Bene signori, io vado e…- disse con la voce chiara e lo sguardo fiero: - Vi aspetto per il mio compleanno, come da accordi con Eleonora, il compenso per voi, sarà esattemene il doppio di questo - Si chiuse la porta alle spalle e lasciò i due amanti stravolti a baciarsi perdutamente.
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