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Nel camerino
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Titolo: Nel camerino
Autore: Vellutorosso
Contatto:
Racconto n° 3401
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Valentina ripose gli occhiali nella custodia di tartaruga. Spense il PC, si alzò e andò in bagno. Si guardò nello specchio e, una volta tanto, si trovò carina.
Aveva le mani leggermente sudate; se pensava a ciò che sarebbe accaduto a breve, sentiva un brivido scorrerle lungo la schiena per andare a fermarsi nel basso ventre, rendendolo umido e caldo.
Aggiustò il trucco e ravvivò i capelli, si girò leggermente su un fianco e si specchiò. Aveva messo i jeans che piacevano a lui, aderenti sul sedere, chiari, molto femminili, sopra un maglioncino rosso, semplicissimo, che le ravvivava il viso.
Aveva voluto lei quell’incontro, aveva desiderato lei quel gioco e tutto questo la eccitava moltissimo.
S’infilò la giacca ed uscì. Camminava leggera, riuscendo a sentirsi persino sensuale, cosa assai rara per lei.
Lo vide quasi subito, appoggiato alla colonna dei portici. Una gamba stesa, l’altra flessa, appoggiata alla colonna. Stava telefonando. Lo trovava sexy in quella posa. I jeans leggermente scesi sul sedere, il giubbotto di pelle nera, i capelli rasati, il pizzetto, gli orecchini piccolissimi al lobo dell’orecchio destro, le piaceva, sì le piaceva così com’era, appoggiato a quella colonna, con l’aria da adolescente svogliato, nonostante i prossimi quarant’anni.
Appena la vide le sorrise. Quel sorriso che conosceva bene e che spesso sapeva più di tenerezza che di sesso, eppure, adesso, anche quel sorriso sapeva d'erotismo. Il desiderio aveva messo radici ben salde dentro Valentina e stava lentamente scivolando in mezzo alle cosce.
Si baciarono affettuosamente sulle guance, ma il contatto con la pelle del viso di Gabriele le diede una scossa di piacere immediato. A braccetto proseguirono insieme fino al grande magazzino di vestiti maschili, in pieno centro. Quello era il luogo prescelto per il gioco che Valentina voleva fare. Capitava che di tanto in tanto si recassero lì per fare acquisti, a Gabriele piaceva farsi consigliare da lei sul vestiario e quell’ipermercato era comodo per entrambi. Fu proprio durante uno dei loro appuntamenti per lo shopping che Valentina ebbe la fantasia che voleva si realizzasse di lì a poco.
Non gliel’aveva mai confessato, un po’ per pudore, un po’ per quella sottile paura che aveva di esprimere se stessa e i suoi desideri erotici a Gabriele, amico di sempre, ma anche amante un po’ più che occasionale.
Qualche giorno prima, però, aveva preso coraggio e scrivendogli una mail aveva vuotato il sacco.
L’idea piacque anche a Gabriele e in pochi giorni organizzarono l’incontro, liberandosi da impegni e problemi quotidiani.
Entrarono nel grande magazzino, a quell’ora, come previsto, era quasi vuoto. Al piano terra una commessa si limava le unghie alla cassa, non sollevò neppure la testa e biascicò un - giorno…- assai annoiato. Pochissimi clienti, intenti più a curiosare tra i vestiti che a provarli.
Come due amici qualsiasi curiosarono anche loro, presero un paio di camicie e dei jeans da uomo, poi salirono al piano di sopra.
Come avevano immaginato non c’era nessuno. Un minimo di rischio esisteva comunque, ma era esattamente quello che eccitava la fantasia di Valentina.
S’infilarono nel camerino, tirando la tenda.
Velentina sentiva il cuore scoppiarle nel petto e il desiderio invaderle lo stomaco, le viscere, il sesso. Aveva paura, paura che qualcuno entrasse nel camerino, sorprendendoli, eppure voleva assolutamente che adesso accadesse ciò che aveva immaginato, lo voleva con tutta la sua pelle.
Senza esitazione Gabriele spinse Valentina contro la parte del camerino e la baciò con passione. Al contatto con la sua lingua la donna dimenticò ogni paura e sentì il corpo diventare cera tra le mani dell’uomo che la stava abbracciando stretta, in una morsa maschile, salda, sensuale.
Le loro lingue percorrevano avidamente i contorni delle labbra, s’intrecciavano, si succhiavano, entravano e uscivano avidamente dalle loro bocche eccitandoli al massimo. Sapevano però di non avere molto tempo a disposizione. Gabriele tolse la lingua dalla bocca di Valentina e iniziò a farla scivolare lungo la guancia, poi sul collo, le spalle, scendendo verso il seno. Avrebbe voluto spogliarla, ma sapeva che era troppo rischioso. Sollevò il maglioncino rosso e leccò avidamente l’ombelico e il ventre di Valentina che con le mani accarezzava la testa dell’uomo sentendo il suo umore bagnarle progressivamente il sesso.
Aveva voglia di ansimare, di parlare, di emettere suoni di piacere, ma sapeva di non poterlo fare. Era questa la cosa che la eccitava. Dovevano fare tutto in silenzio. Per lei era una sfida difficilissima. Amava parlare durante i giochi erotici, parlare e gemere, gridare, incitare il suo amante a farla godere, ora no, non avrebbe potuto, pena l’essere scoperti in flagrante a fare sesso dentro il camerino di un grande magazzino.
Anche Gabriele era eccitato dall’idea di fare tutto in silenzio, in fretta, in un luogo stretto e scomodo, eppure così eccitante.
La lingua arrivò al bordo dei jeans, con le mani Gabriele li sbottonò e proseguì il viaggio della lingua lungo il perizoma di Valentina. Con dolcezza l’uomo fece scendere pantaloni e slip della ragazza che rimase con il sesso nudo e umidissimo. Leccò avidamente le labbra della sua vagina fino a sentire il respiro di lei accelerare, fino a sentire e vedere il bacino della donna muoversi avanti e indietro, protendersi istintivamente verso il suo viso.
La girò di schiena, con fermezza e la fece appoggiare coi palmi delle mani allo specchio. Valentina poteva vedersi, in quel modo, e vedere Gabriele dietro di lei. Aveva il busto leggermente flesso, le gambe dritte , il sedere sollevato. Gabriele continuò a leccarle il sesso, poi lentamente salì verso il sedere, leccò la linea che divideva le natiche, le divaricò con le dita e infilò la lingua indurita dentro l’orifizio di Valentina. A quel contatto la donna emise un gemito, si sentiva in preda a un’eccitazione difficilmente dominabile.
- sssss…..zitta…- sussurrò Gabriele. Lei non ripose limitandosi a respirare affannosamente.
- Ora sai che succede vero? – bisbigliò l’uomo sfiorando con le labbra l’orecchio di Valentina. Si era infatti alzato e adesso era in piedi dietro di lei.
- Sì… - rispose con voce roca e bassa lei
- Adesso ti scopo davanti e di dietro e tu non potrai gridare…dovrai solo godere e guardarti mentre lo fai… -
- Sì..sì…fallo ti prego – sussurrò lei sull’orlo di un orgasmo imminente.
Si sbottonò i jeans ed estrasse il membro duro, eccitato dalla voglia di lei, dalla sua pelle, dai gemiti che soffocava appoggiando le labbra allo specchio come se stesse baciando se stessa.
Penetrò Valentina da dietro, sentendosi immerso nel calore bagnato del suo sesso, un calore che amava e che eccitava i suoi sensi, Valentina sentiva Gabriele muoversi dentro di lei, lentamente, nonostante la situazione richiedesse una certa velocità d’azione, lo sentiva spingere il membro in lei sempre più in profondità, si sentiva piena, assolutamente posseduta da quello strano amante che tanto sapeva farla godere. Poteva vederlo, attraverso lo specchio, dietro di lei: gli occhi socchiusi, le mani ben strette ai suoi fianchi, il bacino muoversi verso di lei, sempre più con forza, le labbra dischiuse in un misto tra sorriso e godimento.
Sentiva distintamente l’onda dell’orgasmo salirle dal ventre, sapeva che sarebbe bastato pochissimo per esplodere. Ansimava. L’alone del suo fiato si spargeva sullo specchio bagnandole i capelli, appannando la vista di Gabriele che godeva in lei, di lei. Provava un pizzico di vergogna guardandosi starvolta in quel modo, ma si piaceva anche così, eccitata e senza ritegno, tra le mani di quell’uomo forte e dolce insieme.
Con una mossa quasi rabbiosa Gabriele tolse il membro bagnato dal sesso di Valentina, che si sentì morire per un attimo a quella privazione di piacere, e lo infilò nel suo sedere, con forza, spingendolo su senza troppi preamboli. La donna soffocò un urlo di piacere misto a dolore schiacciando il viso contro lo specchio, girandolo di lato. A quella vista Gabriele si eccitò ancora di più e iniziò a penetrare il sedere della donna sempre più forte con colpi decisi, in profondità.
Valentina stava impazzendo di piacere, neppure lei, prima di conoscere sessualmente quell’uomo,sapeva quanto poteva essere piacevole il sesso anale. Godeva in maniera impressionante quando lui la prendeva in quel modo e poteva arrivare all’orgasmo anche senza altre stimolazioni.
Quel giorno però non si potevano fare le cose con calma, così Valentina iniziò a masturbarsi, infilando l’intera mano nella vagina intrisa di umori, guardando il volto di Gabriele che si rifletteva nello specchio.
Girò la testa di lato quanto più poté per fare udire la sua voce spezzata dal godimento: - Vienimi dentro, ti prego, vienimi dentro, voglio sentire il tuo calore bagnato dentro…ti prego-
Lo stava implorando, gli stava chiedendo di venire dentro di lei, per poter a sua volta raggiungere un orgasmo che sapeva sarebbe stato devastante.
- Sì…sì…ti vengo dentro, ecco, senti…senti… - sussurrò Gabriele nelle orecchie della sua amante.
Valentina sentì diversi schizzi di sperma entrarle nelle viscere, inondarle, mentre i colpi che Gabriele le dava erano sempre più veloci e profondi. Si sentì pervasa da un unico calore che dal sedere scendeva nel sesso e la invadeva completamente. La sua mano stava tormentando il clitoride durissimo e con gli ultimi tocchi raggiunse un orgasmo che la fece sussultare, contorcere su se stessa, strinse forte le cosce, e con la mano libera conficcò le unghie nella coscia di Gabriele, che la stringeva forte, con calore.
Restarono un paio di minuti così, appoggiati allo specchio, godendosi le ultime onde di piacere percorrere ogni fibra del loro corpo.
Poi Gabriele la abbracciò, sempre da dietro, e con il suo fare ironico le disse: - Contenta signorina?- sapeva che lei si sarebbe un po’ arrabbiata, a volte non sapeva riconoscere la sua ironia rilassata, si sentiva presa in giro.
Così giocò d’anticipo: - Io sì, molto contento, bel gioco signorina mia – e le strinse un poco a sé, per prevenire una sua rispostaccia.
Questa volta lei non si arrabbiò e non rispose nulla limitandosi a sorridergli, attraverso lo specchio.