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Il mio brivido
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Titolo: Il mio brivido
Autore: Dharma
Contatto:
Racconto n° 3403
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Ho notato qualcosa di strano nel tuo sorriso, più dolce, disteso ma comunque ancora una volta misterioso.
Era già passato un anno dall’ ultima volta, da quando i nostri corpi si sono incontrati in una famelica lotta, sempre stando molto attenti a non colpire i nostri cuori.
Sempre i soliti messaggi prima di ogni incontro: - dove sei - ti voglio - vieni da me -.
Niente cene, niente convenevoli, niente parole dolci, soltanto le nostre labbra che si cercavano e si trovavano in un lungo momento di estasi.
Non eri neanche il mio tipo; sì... un bel ragazzo, ma niente di più. Non ti avevo notato quella sera quando ci presentarono, me ne andai a casa e non ci pensai più di tanto.
Due sere dopo ti rividi in un locale: un saluto, poche parole ma sentii un’energia che mi spingeva verso te... tanti sorrisi, mille sguardi, e sono quelli che poi ti restano dentro, sono quelli che dicono senza parlare - " anche se già non lo sai…io sono già tua " - .
Presi il suo cellulare e scrissi il mio numero. Me ne andai.
Qualche ora dopo il suo primo messaggio - " passa da casa mia, solo per un bacio " -.
Nella mia mente ronzavano queste parole - solo per un bacio - e premevo sul pedale e correvo e volavo da lui…da lui. Sapeva benissimo che - solo per un bacio - non si poteva, sapeva già perfettamente che ogni parte del mio corpo voleva ogni angolo del suo, ogni sua piega. Arrivai. Mi aspettava sotto casa con i suoi occhi verdi che mi scrutavano l’anima e accendevano il fuoco.
Mi baciò e non capii più nulla. Qualche attimo dopo ero già tra le sue braccia, tra le sue coperte, tra mille respiri, tra il tutto ed il niente, tra quello che sarebbe stato e quello che non ho mai vissuto.
Tante storie, mille avventure, ma quella non era storia non era avventura non era neanche amore e non solo sesso. Era il momento perfetto.
Seguirono altri incontri in cui non avevo più nome, viso, mani, labbra ma ero semplicemente lì con lui, con un quasi estraneo che mi faceva star bene. ME STESSA. VIVA.
Qualche mese dopo conobbi un ragazzo, ebbi una storia con lui e decisi di non incontrare più il mio Brivido, anche se chiudendo gli occhi le immagini, a volte, mi giocavano brutti scherzi.
La storia non andò a buon fine, dopo quasi un anno mi ritrovai con il cellulare in mano e senza rendermene conto inviai un messaggio al mio numero magico. Rispose subito. Seguirono altri messaggi, altri giorni, fino a quando non decisi di incontrarlo; - " usciamo insieme stasera " - mi scrisse, e dopo qualche ora eccomi lì ferma ad aspettarlo. Arrivò splendido, pieno di sé, sicuro ma con qualcosa di strano. Mi chiese - "come stai? " - ed io - " adesso bene " -.
Iniziammo a bere, scherzare, ridere, parlare di quello che avevamo vissuto e di quello che lui avrebbe voluto far con me… stavo bene? Ho paura a dir di sì.
La serata continuò in vari locali, tra tante persone e un paio di bicchieri vuoti. Non era più distante e freddo come un tempo, non era più preso soltanto da sé e dal suo aspetto. Mi cercava tra la gente, cercava i miei occhi e la mia pelle ed ad ogni occasione mi sfiorava e le sue mani erano dappertutto, tra i miei seni, sotto la mia gonna.
Pazza di desiderio mi avvicinai dolcemente al suo orecchio e dissi – " andiamo, ti voglio " -
Qualche minuto dopo eravamo ancora una volta in quel letto, eravamo ancora una volta noi.
Le sue mani mi spogliarono apparentemente lentamente, ma con una foga mai vista, le mie cercavano il suo pene come un tesoro che hai già conosciuto e che hai perso; cercavo le sue labbra come acqua nel deserto. Entrò in me, annullando tutti quei mesi, tutte le parole non dette, tutte le sere senza di lui. In un attimo. Prese i miei seni tra le mani mentre continuava a spingere sempre più forte ed a cercarmi tra le ombre; i respiri crescevano, ad ogni spinta io urlavo di piacere. Raggiunsi il primo orgasmo, nell’ apice le sue parole - " vuoi stare con me? Vuoi amarmi? Vuoi essere mia? " - luce e tenebre, non esistevo più, cosa stava succedendo? Non eri tu quello, tu non dicevi queste cose, tu volevi soltanto il mio corpo e se poi prendevi anche la mia mente non chiedevi il permesso. E adesso cosa? Chiedi anche il mio cuore?
Restammo lì abbracciati. Muti. Stretti. Come mai prima d’ora.
Dopo qualche ora mi rivestii e andai via. Ti lasciai lì, indifeso e nudo. Lasciai lì il mio odore sul cuscino e tra le lenzuola, i miei umori tra le tue mani. Un bacio prima di chiudermi dietro la porta ma non il mio cuore. Tu non vuoi lasciarti amare...


Dedicato ad E.