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Imbarazzi
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Titolo:
Imbarazzi |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 3413 |
Altri
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Tante volte era capitato che Bruno fosse preso dai suoi impegni, Laura ne era consapevole, certe volte accusava la sua assenza in un modo struggente che la prendeva dentro e le lacerava l’anima ed il corpo. Sapeva che non poteva avere di più anche se Lui non le faceva mai mancare la sua “presenza” giornalmente. Non le era dato di telefonare di sua iniziativa, ma le aveva concesso di potergli inviare in qualunque momento degli sms in caso ne avesse bisogno e di attendere una risposta. Per il resto, Lui Gradiva e quando diceva Gradire era un ordine, che ogni cosa, ogni suo pensiero fosse messo su “carta” e gli inviasse una mail a cui, quando avrebbe deciso, avrebbe risposto. La pagina bianca si stagliava sul video, avrebbe voluto scrivergli, dirgli quanto gli mancava, abbozzò alcun parole, le rilesse, poi con un moto di stizza le cancellò. Cosa scrivergli, che sentiva il desiderio di Lui? Sembrava quasi l’inizio di una lettera di amore e lei sapeva che se vi era una cosa che lo avrebbe fatto irrigidire sarebbe stato avere il sospetto che la sua Appartenenza potesse scivolare in una relazione vanilla. Le aveva sempre ripetuto questo: - Accetto una schiava che si innamori del proprio Padrone, ma mai una donna che si fa schiava per amore. Bruno aveva un concetto molto chiaro di come dovesse essere vissuto tale rapporto e non avrebbe mai accettato che una donna potesse diventare schiava, perché si era prima innamorata di lui, anzi di fronte a questo la avrebbe trattata con maggiore durezza. Era una sottile ma sostanziale differenza in cui la somma dei numeri, sommandoli da destra a sinistra e viceversa non dava lo stesso risultato. Laura sentiva in sè il bisogno mentale e fisico di vivere la sua Appartenenza, era un qualcosa che diventava necessità ed il non farlo le dava un profondo senso di vuoto. Non era il sesso ciò che cercava, quello lo avrebbe potuto avere senza problemi, era una bella ragazza e gli uomini non le erano mai mancati, era ben altro, un'onda che saliva dal profondo, un desiderio prorompente per cui desiderava affidarsi completamente a Lui che l'avrebbe guidata per le strade più oscure tenendole sempre la mano. In un primo momento pensò di inviargli un sms, quasi a sottolineare questa sua voglia ormai sempre più forte ma, conscia che non avrebbe gradito una sua iniziativa, si limitò con poche righe in una mail a dire che la sua schiava devotamente attendeva.
Passò un giorno; più volte si era ritrovata a cercare una risposta con ansia aprendo le mail, si poneva mille domande, e se lo avesse irritato con questo suo desiderio? In quel silenzio la mente vagava e si poneva mille dubbi: se avesse fatto bene, seppure nella dovuta forma, a sollecitarlo. Aprì la posta per l’ennesima volta quando il cuore le saltò in gola, vi era una Sua risposta. Per un istante rimase immobile, quasi il dito si rifiutasse di premere il tasto per poterla leggere, poi si fece coraggio. - Domani, ore 16,00 stazione di Firenze. Fissò quelle poche righe stupita, come domani? E poi, Firenze? Vi erano ore ed ore di viaggio; pensava che come al solito sarebbe passato da lei, la cosa la prendeva alla sprovvista, avrebbe voluto avere il tempo di organizzarsi invece nulla, così come un acquazzone estivo. Il primo istinto fu di scrivere un sms adducendo le ragioni di quanto avrebbe voluto obbedire ma non le era possibile, in certi lati le era sempre rimasto quel carattere ribelle che faceva sempre sorridere Bruno, quelle “impennate” come amava definirle lui che sedava con un silenzio ed uno sguardo. Poi, passato l’istante, comprese che se aveva deciso così una ragione vi doveva essere. Forse non era in città, forse voleva che tutto questo fosse una ulteriore prova della sua obbedienza e del suo affidarsi completamente a Lui; dopo tanto tempo ancora continuava a spostare i suoi paletti, a metterla di fronte a nuove cose, a spronarla nel fare affiorare sempre di più la schiava che era in lei e godere della sua consapevolezza di esserlo. Amava sempre ricordarle: - Tu sei la Mia opera d’arte racchiusa in un blocco di marmo, io solo il Maestro che con tratti sapienti di scalpello, seguendone le venature, libererà il Capolavoro imprigionato in quel blocco. Laura si riscosse dai suoi pensieri, un sorriso aleggiava sul suo volto, seguendone il filo. Prese il cellulare e scrisse: Domani alle 16, Firenze. Il viaggio fu piacevole; mentre sfilavano le verdi colline toscane cercava di non pensare, di allontanare la sua mente da tutto, ma, per quanto si sforzasse di farlo, il suo pensiero continuava a focalizzarsi sul momento in cui lo avrebbe rivisto. Gli mancava sempre la sua presenza anche se in realtà, pur non vedendolo, lo percepiva sempre attento a lei. Quando il treno giunse in stazione già al primo scorrere delle banchine si ritrovò in prima fila per scendere, il naso quasi schiacciato contro il vetro come una ragazzina golosa dinanzi alla vetrina di una pasticceria. Sperava di poterlo vedere lì ad aspettarla e sentiva crescere l’ansia, minuti interminabili mentre il convoglio rallentava. Fra la folla che la circondava arrivò all’inizio binario, si girava attorno cercandolo con lo sguardo, ma non c'era. Un imprevisto? Si sentiva sperduta, a fianco ad una piccola rivendita di tabacchi in alto, a destra, torreggiava il tabellone delle partenze e degli arrivi, guardò con attenzione se il suo treno fosse l’unico giunto poi prendendo il cellulare si decise a comporre il suo numero. - Chi chiami? La voce le giunse alle spalle inaspettata, calma, profonda eppure giovanile, si girò con un sussulto, il telefono ancora all’orecchio, e rimase senza parole. Lui era lì, un lieve sorriso accennato, immobile, che la osservava con occhi che la passavano da parte a parte. Non le riuscì di dire nulla, sembrava che tutto si fosse congelato in un istante, una goccia al di fuori del mare del tempo in cui non esistevano che loro due. - Andiamo. Disse Bruno prendendola con forte dolcezza per un braccio e conducendola verso il parcheggio sotterraneo. In auto le spiegò che quella sera avrebbero avuto una cena con vari amici ed amiche, tutti nell’ambito del bdsm, Master e slave, forse qualche Mistress, un gruppo che comunque non le era del tutto sconosciuto visto che con loro avevano condiviso spesso piacevoli serate in chat, ora scherzando, ora affrontando discussioni serie. Avrebbe potuto dare un volto ed una fisicità ad ognuno di loro. Bruno non fece nomi, aveva sempre amato porre Laura di fronte alle sue decisioni senza mai anticiparle, se non raramente a grandi linee. Presero alloggio in un albergo poco distante da Firenze, immersi fra le verdi colline toscane, un posto tranquillo e piacevole; la cena si sarebbe svolta lì, in una saletta privata al riparo di sguardi ed orecchie indiscrete. Volutamente Lui volle giungere presto, desiderava riposare. La cena sarebbe iniziata alle 21 ma, quando furono le 20, decise di scendere nella hall ad incontrare i conviviali... Le ordinò di prepararsi con cura, voleva fosse bella e desiderabile come sempre, ma di non indossare intimo, gli piaceva vedere il desiderio degli uomini e delle donne scivolare sul suo corpo. Non sarebbe uscita dalla stanza sino a che non fosse salito a prenderla, avrebbe dovuto essere pronta un quarto prima dell’ora prefissata. Laura abbassò il capo con un: - Sì Padrone. La porta si rinchiuse ed ella si fece una doccia: amava sentire l’acqua sul suo corpo, le dava un piacere sensuale essere avvolta dal vapore, le mani accarezzavano ed immaginava fossero le Sue, dolci e forti, che la prendevano con possesso o la sfioravano appena sino a farla morire dal desiderio, a fermarsi sino a farlo calare e poi ripartire portandola in una continua altalena che la faceva impazzire sino a culminare in un orgasmo che le sconquassava la mente ed il corpo senza farle comprendere più nulla. Desiderava sussultare sotto i colpi della Sua cinghia, in quell'attesa spasmodica mentre attendeva in silenzio, legata e bendata, affinché potesse dargli il piacere, prendere il suo dolore trasformato in eccitazione e fargliene dono prezioso ed unico mentre i segni della sua Appartenenza si trasformavano su di lei come pennellate di un maestro sulla sua tela. Finì di prepararsi poco prima che giungesse Bruno, la osservò senza dire nulla, ma lei notò il suo sguardo compiaciuto. - Prima di scendere a cena mettiti in ginocchio. Lo disse con voce e sguardo severo. Laura si domandò se avesse sbagliato, se dovesse essere punita e, mentre rifletteva ad occhi chini sul pavimento, sentì le sue dita cingerle qualcosa alla gola. Attese immobile, il respiro sospeso sino a che Lui non le disse: - Alzati, vai allo specchio. Ancora incerta e tremante si guardò: una sottile striscia di velluto nero, impreziosita da un punto luce attorniava il suo collo, di lato, discreto, un piccolo anello che la identificava indubbiamente come un collare. Si girò senza parole e gli si buttò in ginocchio, gli occhi lucidi e pieni di gioia. Lui le accarezzò il capo con dolcezza e le disse: - Scendiamo di sotto, ci attendono. La serata fu molto piacevole, si scherzava o si creavano piccoli gruppi in cui si approfondiva la conoscenza; Laura non si allontanò mai da Bruno, sapeva che non lo avrebbe desiderato ma, leggendogli negli occhi, non evitò di lasciar intravedere con stile parti di sè. Sapeva e capiva al volo, senza che Lui parlasse, che gradiva si facesse desiderare. Dopo cena decisero di andare un po’ a rinfrescarsi tutti e magari di ritrovarsi lì a poco di nuovo insieme. Credeva, giunta nella stanza, che potesse un attimo rilassarsi, ma la voce di Bruno subito cambiò tono, un tono che ben conosceva ed amava. - Spogliati, ti voglio completamente nuda. Le andò vicino adornandola con delle pinze ai capezzoli che, legate ad una catenella passante attorno al collo, glieli tirava verso l’alto tenendoli in tensione. Liberò il tavolino portandolo al centro della stanza, la fece poggiare, polsi e caviglie legate ai piedi di esso mentre la testa ed i seni sporgevano in trazione, poi la bendò. Laura era totalmente esposta, il suo sesso glabro luccicava già di eccitazione, non sapeva ciò che sarebbe accaduto, ma questa sensazione di essere nelle Sue mani completamente le donava il preludio del piacere. - Ora entreranno qui dentro delle persone, sono alcune con le quali hai cenato stasera. Disse Lui. - Non farai nulla se non assecondare ciò che ti verrà richiesto, verrai usata dinanzi a Me, non ti lascerò mai sola, ma non ti è dato di parlare. Chiaro? - Sì Padrone. Bruno sfiorò con la punta delle dita la schiena di lei percorrendola lungo il centro sino al pube, vi affondò con forza le dita stringendola nel palmo della mano e poi la ritrasse. - Sei già bagnata, coli. Disse con un tono di soddisfazione. Si sentì a quel punto un discreto bussare alla porta. Laura, con le orecchie tese, cercava di capire chi potesse essere ma volutamente Bruno aveva preavvisato a tutti di non parlare. Si sentì toccare da dietro, dita giocavano con i suoi orifizi, la sollecitavano, la allargavano mentre qualche lingua giocava sul suo clitoride sino a scivolare dentro a gustare i suoi umori. Si sentiva più che mai l’Oggetto del suo Padrone, e non poteva fare a meno di essere eccitata, di sentirsi la cagna in calore che gli Apparteneva. Non erano gli altri a darle piacere, ma il suo sapere di dimostrarsi obbediente al Suo volere, di donare a Lui il senso della sua sottomissione. Si rese conto che non vi erano solo mani maschili su di lei ma anche di donne. Unica cosa che riuscì ad intuire era che vi erano due coppie in quella stanza. Le entrarono dentro uno dopo l’altro senza neanche darle il tempo di riposare alternandola nelle sue aperture, presa ora da membri, ora da strapon, si sentì tirare la catenella posta sul collo ed i capezzoli farle male mentre le veniva dato da succhiare e leccare sessi maschili e femminili, la bocca le si riempiva di sapori mischiati. Poi, come era iniziato, tutto finì in silenzio. - Brava, sei stata molto brava. Le sussurrò Bruno accarezzandole il capo mentre era ancora legata e bendata. - Ora però desidero ricordarti dinanzi a loro che mi Appartieni. Laura sentì scorrere lentamente la cinghia sulla schiena, la sentì accarezzare la pelle e poi distaccarsi, attese il colpo... sembrava non arrivasse mai, poi sentì il bruciore su un gluteo, sussultò senza lamentarsi in un misto di piacere. - Ora conterai sino a 30. Disse Lui. I colpi giunsero sulla schiena, sul culo e qualcuno sulla fica, Laura non pensava di godere anche così ma immaginarsi davanti quelle persone che la avevano usata ed ora la osservavano ebbe di nuovo degli orgasmi, i colpi amplificavano la sua eccitazione in quella situazione e non riuscì più a controllarsi. Si sentì infilare due dildo dentro, uno per apertura e non riuscì più a contare; sapere di mostrarsi così, senza più pudore e freni, le fece avere orgasmi multipli. Sentendo la voce di Bruno salutare mentre rinchiudeva la porta, si riscosse, riaffiorando da una forma di incoscienza. Lui le venne vicino, le levò la benda, poi la sciolse con dolcezza dicendole di lavarsi. Quando fu pulita le disse di rivestirsi, sarebbero ritornati giù dagli altri a chiacchierare. In ascensore le disse sorridendo: - Tra poco rivedrai coloro che ti hanno usato piacevolmente ma non saprai chi sono mentre loro sanno di te, ovviamente. Laura provò un po’ di vergogna, sapere che quattro di quelle persone la avevano presa ed usata in ogni modo ma non avere cognizione chi fossero la metteva a disagio, si rendeva conto che di questo il Suo Padrone godeva. Amava metterla davanti simili prove e vedere se era brava a superarle. Entrando nel salone tutti si girarono a guardare e salutare, nessuno assente. Le sembrò che tutti sapessero, anche il più lieve sorriso la faceva sussultare ponendosi la domanda se fosse la persona a cui lo aveva succhiato o leccato. Guardava le donne domandandosi a chi potessero appartenere quei sapori; tutto questo non faceva che riportarla a ciò che aveva vissuto poco prima ed il suo pensiero vi rimaneva ancorato sino ad accorgersi di essere nuovamente bagnata. Bruno colse tutto questo con uno sguardo e, prendendola per un braccio, iniziò a salutare tutti dicendo che si era fatto tardi, poi la condusse via. Aprì la porta della stanza, le si avvicinò guardandola negli occhi mentre la sua mano le saliva lentamente dal collo verso la nuca, una carezza che si trasformò in un morsa stringendole i capelli mentre sorrideva e la baciava con forza per poi metterla ai suoi piedi pronta ad essere presa: La Sua schiava.
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