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Lo Sconosciuto
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Titolo:
Lo Sconosciuto |
Autore:
Denise |
Contatto:
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Racconto
n° 3435 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Aprendo gli occhi nota un insolito buio. L'oscurità totale non le piace, non dorme mai con le serrande abbassate e la porta chiusa. È una sensazione sgradevole. Sta per scostare velocemente le lenzuola per alzarsi quando dietro di sé sente una mano che la ferma. Il cuore sussulta. Ma come... Non si era addormentata da sola? Chi è alle sue spalle che le impedisce di girarsi? Mille pensieri si rincorrono. Non aveva chiuso la porta ieri sera, aveva bevuto troppo alla festa di compleanno e non ricordava più chi l'avesse accompagnata? ...... Una voce le bisbiglia nell'orecchio: “Non muoverti, non parlare, stai tranquilla e lasciati andare.” È sensuale, calda e decisa, non permette replica. Le sue labbra sfiorano leggermente l'orecchio mentre le sussurra queste parole e l'effetto è sbalorditivo. Sente come un brivido che le scende giù come piccole ondate che percorrono la sua schiena fino a raggiungere le estremità delle dita dei piedi. Contemporaneamente avverte l'odore intenso ma piacevole della sua pelle e il suo alito fragrante. I sensi si sono accentuati a causa del buio e la tensione dei primi momenti si sta gradualmente allentando. Lui continua a parlarle, evidentemente consapevole di quanto fosse inebriante il tocco leggero delle sue labbra sulla sua pelle e quanto la ipnotizzassero le sue parole sottovoce. Ha capelli lunghi e lisci, lo intuisce dal fatto che una ciocca caduta in avanti le solletica la guancia, ma non riesce a scorgere niente. Si intravede appena qualche raggio di sole, fuori il giorno sta lentamente nascendo. Dentro la sua stanza invece tutto si sta avvolgendo intorno a loro, si racchiude intorno al letto grande e non c'è altro se non loro due, il loro silenzio e nell'aria una attesa languida. Vorrebbe girarsi, guardarlo. Un desiderio più che lecito. Un uomo sconosciuto nel suo letto. Non ha avuto il garbo di presentarsi. Che situazione surreale, paradossale. Eppure lei si lascia guidare, c'è una fiducia inspiegabile di fondo che non ha nulla di razionale ma che avverte fortemente e la fa abbandonare alle sue percezioni intuitive. Le dita percorrono il suo corpo con lentezza curiosa. “Il pigiama? Che fine ha fatto? Credevo di indossarlo quando mi sono coricata. Possibile che non ricordo più niente? Sono nuda. Completamente nuda.” Ma non si inquieta. Segue piuttosto il movimento delle dita immaginandolo con gli occhi della mente. Il suo respiro pian piano si fa più pesante, le dita insolenti cercano di intrufolarsi nel bocciolo appena bagnato di un po' di rugiada, ma poi si arresta. Sente la sua asta rigida premere sul fianco e si sposta quasi istintivamente per facilitare l'ingresso nel caldo umido tra le sue gambe. Ma lui la blocca e ribadisce di nuovo con un tono più severo: “Non muoverti! Altrimenti mi fermo!” Lei non voleva di certo che si fermasse. E' stata colta nel dormiveglia e la sensazione del torpore lascivo dopo l'attimo di stupore si sta trasformando in calore voluttuoso. E' in attesa ora, ma è un attesa struggente. Lui non ha fretta, anzi. Sembra assaporare con gusto libidinoso ogni momento, ogni millimetro della sua pelle, delle sue curve, delle sue pieghe; la esplora con i polpastrelli, con le labbra, con la punta della lingua. Il suo membro è talmente duro che le sembra stia scavando un buco nella pelle. Ora si è staccato dalla sua schiena per insinuarsi tra le sue gambe. Lei avanza con il bacino per facilitargli il compito ma lui non glielo permette. Si ferma. Si avvicina di nuovo all'orecchio e l'avverte scandendo ogni sillaba: ”Un altro movimento e vado via!” Come minaccia non è molto convincente, anche lui è scivolato nella perdizione dei sensi; ma non vuole rischiare. Si morde le labbra imponendosi l'immobilità forzata che le ordina. Sente i fremiti percorrerla. Vorrebbe accoglierlo dentro di sé, sentire quella sensazione sconvolgente di penetrazione vigorosa del suo bastone, provare il riempimento dei vuoti e muoversi senza freni, liberamente, per dare sfogo alle sue emozioni. Le sue dita si bagnano ancor prima di addentrarsi nei meandri madidi e roventi di lei. La sua lingua la beve avidamente. Le tortura il clitoride, lo sente talmente turgido che al contatto vibra come le corde tese di un violino. Gode nell'assaggiarla, rallenta spesso e quando lo fa sembra che alzi lo sguardo per guardarla nel buio. Ma forse la mette solo alla prova, una prova di resistenza che le costa uno sforzo sovrumano in termini di autocontrollo e costanza. L'odore di sudore, mischiato al sapore dei suoi umori si fa sempre più intenso, il tutto ha un che di animalesco e di selvaggio. Non ne può più delle sue imposizioni, così inarca la schiena nel momento in cui la sua lingua fa scivolare il fiume dirompente verso l'orifizio più stretto e meno umido. Con movenze feline si posiziona mettendo il sedere tra le sue mani e offrendosi come se fosse una brocca piena che rovescia nettare inebriante. Non si contiene più, cerca il suo cazzo fremente e lo conduce dentro di sé. E lui spinge. Sopraffatta dalla veemenza della penetrazione si sente posseduta nel più profondo senso della parola. Si aggrappa alle sue possenti spalle e vi affonda le sue unghie per non perdersi nel mare ebbro della passione più ardente. Lui deve essere alto, se ne accorge solo in questa circostanza, il suo petto imponente la schiaccia con il suo peso e lei sparisce completamente sotto di lui. Le sue gambe forti e muscolose sembra che fuoriescono dal letto e il suo arnese è di dimensioni notevoli. Non si è mai sentita così colma come adesso. La penetra prima lentamente, entrando e uscendo con movimenti quasi indolenti, sentendo le sue grandi labbra introflettersi ed estroflettersi. ”Non torturami cosi, scopami!” lo implora. Questa volta la ascolta e aumenta il ritmo, colpi secchi e decisi che sembrano voler sfondare le pareti. Lei è totalmente abbandonata ai suoi sensi e per questo l'orgasmo la coglie quasi di sorpresa, immediato e incontrollabile e lui quando avverte i suoi primi sussulti si ferma per poter percepire ogni pulsazione, ogni contrazione e sentire scendere il magma fluido. Sono cavalloni alti, impetuosi, travolgenti che si scatenano dentro di lei. Il cuore le sembra scoppiare in petto. Respira affannosa, cerca di riprendersi. “Ora girati!” Non è ancora pronta, vorrebbe ancora dondolarsi nelle onde del piacere che si placa dolcemente, ma lui è impaziente. Le fa alzare i glutei fino a dover assumere una posizione prona quasi innaturale e quando appoggia la sua cappella gonfia le sembra impossibile potesse attraversare lo sfintere cosi stretto. Ma lui sa come fare e con le dita di una mano raccoglie i suoi liquidi abbondanti per bagnarle l'ingresso inviolato e poi, senza esitare a lungo, affonda dentro di lei. Vorrebbe sottrarsi ma è tardi. Per un attimo un dolore lancinante che poi si attenua velocemente e si trasforma in scosse convulse. Sente la sua voce arrochita perché nell'impeto del piacere lui non si costringe più al silenzio cosi come non vuole più trattenersi. I suoi testicoli si sono contratti, li sente compatti ed è vicino al parossismo vulcanico più dirompente. Ancora poche spinte....... Il suo orgasmo è travolgente, fiotti copiosi la inondano. Gli spasmi sono interminabili e si susseguono a ritmi sostenuti. Poi si abbandona al suo fianco. Le sembra di scorgere un sorriso mentre la sua mano le accarezza il viso e forse anche qualche parola tenera sussurrata che non comprende bene. C'è un rumore di sottofondo fastidioso.
La sveglia. Sono le 6.45. La mano si allunga meccanicamente per spegnerla. Apre gli occhi e si ritrova nella sua camera da letto illuminata dal primo sole del giorno. Il lenzuolo è appallottolato tra le sue gambe e la maglietta del pigiama è scivolata scoprendo i seni dai capezzoli intirizziti dal freddo. Senza toccarsi sente che è gocciolante. Una triste malinconia la pervade. Lo sconosciuto è scomparso. L'uomo dei suoi sogni, colui che sapeva prenderla istintivamente... lei non è riuscita a trattenerlo. Rimarrà un sogno. Si alza, riprende la sua vita, inizia la sua giornata che si preannuncia essere uguale alle altre, con le stesse cadenze. Ha un solo rimpianto: prima di svegliarsi avrebbe voluto scalfire quella scorza dura per far uscire la dolcezza nascosta.
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