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Ancora tua
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Titolo:
Ancora tua |
Autore:
Spietata |
Contatto:
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Racconto
n° 3443 |
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Sono ancora tutta per lui, languida e sottomessa, mi concederei in ogni modo pur di farlo venire. E mi soffermo sulle mie mani, che hanno avuto l’ istinto di prendersi il meglio di un uomo, senza tremare, senza paure. Non era né amore né sesso, di più: carne e passione, spirito e anima di due amanti sconosciuti. Poi l’ ordinarietà di una vita normale ha placato la nostra trasgressione, ma non la mia fantasia che vuole averlo ancora tra le cosce a dargli il calore che merita. Oscena, mi stupisco della mia voluttà e immagino. Siamo come due adolescenti in cerca d’ intimità; la macchina un’ alcova perfetta per due traditori come noi. Non parlo, lascio fuori le ansie da bambina, i rancori per esserti dimenticato di me e comincio. Comincio la mia provocazione, la mia voce si fa calda, le mie mani scostano una gonna leggera per farti vedere le autoreggenti, adesso ti sono sopra, ma questa volta non ti bacio, gioco a fare la puttana e le puttane non baciano. Però non resisto e passo la mia mano sulle tue belle labbra, mi faccio leccare e poi sono io che lecco, infilo di nuovo le dita nella tua bocca e gioco con la tua lingua. Comando io. Tormentami i capezzoli e fammi un po’ male, male come quando passando per strada, riesco a intravedere appena un tuo sorriso. E non serve spogliarsi completamente,le mani intrecciate fra i vestiti,appena impedite nei movimenti, mi fanno venire più voglia di scoparti. Non mi sfili le mutandine, le scosti con dolce violenza, perché adesso sei eccitato, non puoi aspettare e io ti sento entrare: sono senza fiato, chiudo gli occhi e non ce la faccio, devo baciarti, lo sai, non sono una puttana. Mi muovo su di te, mantenendo il ritmo, adesso sei tu che chiudi gli occhi e finalmente ti lasci andare. Ti guardo mentre ansimi, cerco d’imprimere questi istanti nella memoria perché so che appena fuori da me avrai altro a cui pensare, allora ti godo e ti faccio mio, ti scopo arrabbiata sperando di trattenerti a me. Mi volto per vedere le tue mani che afferrano le mie natiche e spingono, spingono senza ritegno come a voler entrare di più. Non c’è bisogno dolcezza, tu mi sei già dentro e finché io non sarò esorcizzata, non ne uscirai mai più. Apri gli occhi ora, quegli occhi da gitano che mi portano in luoghi passati, li guardo e ho paura di perdermi, d’innamorarmi; ma siamo ancora uniti, l’uno dentro l’altra e mi ricordo che ho uno scopo, farti godere, fare di te il mio capriccio, la mia ossessione a volerti ancora e ancora. Vado avanti, muovo il mio bacino con sapienza, conosco ogni movimento per far arrivare il piacere; ora mi fermi, vuoi finire in un altro modo. Comandi tu. Scansata da te mi fai abbassare, mi prendi per i capelli e finisco con rabbia e dolcezza quello che avevo cominciato. Ti sento godere, ne ho la prova in bocca, che racchiude dentro sé ogni segreto, anche quello più indecente. Adoro la complicità e viene naturale confidarsi, lì nell’alcova improvvisata: e sei mio, allora rido e non penso al dopo che, come sempre, sarà difficile da affrontare. I tuoi occhi puntati su di me mi richiamano e io obbedisco. Adesso sei tu a ritmare il bacino, mi trattieni i polsi, vuoi darmi tutto e tutto mi prendo, tento di liberarmi, sei forte e rimango intrappolata sotto di te, con il cuore in gola pronto a scoppiare. E’ ora, sta per finire, appena godrò tu sparirai, ma nella mia testa c’è solo il piacere e un urlo soffocato ti dichiara che sono tua. Oscena mi stupisco della mia voluttà e immagino di poterti avere ancora.
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