I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Pura passione
Biblioteca
Titolo: Pura passione
Autore: Jessica
Contatto:
Racconto n° 346
Altri racconti dello stesso Autore:
Lo amo. Lo amo alla follia e mai smetterò di farlo. E' nel mio cuore ed è al centro di tutte le mie fantasie. Non riesco a non pensare, anche solo per un attimo, ai suoi occhi lucidi ed espressivi, alle sue labbra carnose, al suo petto liscio, ai suoi morbidi capelli ed a quella meraviglia nascosta solo da un paio jeans.
Non l'ho mai incontrato in tutta la mia vita, ma lo amo, lo desidero, ho bisogno di lui, delle sue carezze, dei suoi sguardi, delle sue parole, del suo respiro, del suo sesso.

Una mattina, la sveglia suona, ma la fermo e, ignorandola completamente, rimango sdraiata, nelle lenzuola di seta che mi avvolgono in un fantastico letto matrimoniale, miseramente vuoto... Persino i cuscini sono due... M'illudo di averlo accanto. A volte, riesco persino a sentire il suo profumo; profumo che non ho mai potuto odorare, purtroppo.
E così, rimango lì, immobile, a guardare il soffitto e penso. Penso a quale possa essere il modo migliore per trascorrere le ore di quella mattina, saltando il lavoro.
Sto una mezz'oretta a letto, poi decido di alzarmi. Ho tutta la mattina davanti e, prima di uscire, è meglio che vada a farmi una doccia. L'acqua è bollente ed il pensiero di Lui si fa sempre più caldo. Vorrei che fosse lì fuori dalla tendina, a spiarmi, facendo finta di volersi nascondere.
Dopo una decina di minuti esco dalla doccia e mi avvolgo in un piccolo accappatoio bianco. Quanto vorrei che fosse la sua pelle, la sua lingua ad asciugare il mio corpo... Dio, quanto vorrei toccarlo... accarezzarlo... All'improvviso il desiderio del suo sesso dentro di me, in bocca, in basso... No, devo smetterla di farmi del male, penso ad altro.
Mi vesto canticchiando una canzone... una SUA canzone... e lo faccio molto velocemente, non badando a quello che faccio; mi abbottono la camicetta senza rispettare l'ordine dei bottoni, ma non me ne accorgo; non so perché, è come se m'inseguissero, faccio tutto molto velocemente e mi avvio verso la porta che, con violenza, sbatto una volta che sono uscita di casa.
Entro in un bar, ordino un Jack Daniel's e mi siedo ad un tavolino. Dopo neanche un minuto, vedo che il ragazzo del bar si avvicina al mio tavolo, mi porge il bicchiere pieno di Jack Daniel's, mi guarda come se fossi un'alcolizzata e se ne va disdegnato. Probabilmente, non aveva mai visto una donna da sola ordinare alcolici o, più semplicemente, devo avere la faccia devastata dal sonno e dalla depressione.
Senza dare troppa importanza alla cosa, incomincio a sorseggiare dal mio bicchiere e ad immergermi nei miei pensieri, guardando fuori dal vetro del bar. Non passa molta gente, questa via non è molto affollata, specialmente di martedì mattina. Solo adesso, infatti, mi accorgo che il locale è miseramente vuoto. Anzi no. Mi giro verso destra e vedo un uomo sverso completamente sopra il tavolo, non riesco neanche a vedergli il viso. E' appoggiato con la testa sopra il braccio destro che è adagiato sul tavolo. Sul suo tavolo c'è una bottiglia di birra da 66 Cl completamente vuota. "E' messo così da due ore, deve essersi divertito molto ieri sera..." sospira la voce che potrei attribuire al ragazzo del bar. Mi giro solo un istante per guardare il barista, ma egli si è già rimesso a pulire il bancone, così, non gli rispondo.
Incuriosita, mi alzo e mi dirigo lentamente verso il tavolo su cui era sfatto l'uomo, mi fermo a pochi centimetri dal tavolo per qualche istante, dopodiché, mi siedo di fronte a lui. Lui non fa il minimo movimento e, senza guardarmi e con la voce cantilenante da ubriaco, dice: "Che cazzo vuoi da me?". "Avrei voluto assaggiare un pò della tua birra, ma ho visto che l'hai finita tutta..." rispondo io, cercando di mantenere un tono non provocatorio, per non infastidirlo. Lui alza prima gli occhi, poi, dopo avermi osservata per qualche istante, alza pure il capo e tira su, molto lentamente, quasi a fatica, il braccio. Non credo ai miei occhi. E' Lui. No, non può essere, è talmente incredibile. Mi convinco da subito che sia soltanto la mia perversa immaginazione a riuscire a vedere l'Uomo dei miei sogni anche nel viso di un ubriacone.
"Perché mi guardi così? Non hai mai visto un ubriaco del cazzo, troia?". "Adoro voi uomini proprio per la cortesia che dimostrate verso noi donne" gli rispondo io, volutamente provocante stavolta. "Ed io adoro le donne perché hanno una gran bella gnocca" risponde lui.
Sembrava che lo facessimo apposta a dire frasi senza senso, era tutto troppo ridicolo per essere qualcosa di "naturale".
Stiamo zitti per due minuti.
Lui sembra rinsavire un pochettino; si accende una sigaretta, mi porge il pacchetto, ne prendo una, che lui mi accende col suo fiammifero.
Dopo due tirate da parte di entrambi, mi chiede il mio nome. "Jessica" rispondo "e tu?". "Bel nome... io sono John". Non appena odo il suo nome, sento il sangue ribollire nelle vene e vedo immagini confuse e senza senso passarmi per il cervello. Sto zitta e lo fisso. Uno, due, tre minuti. Non gli stacco gli occhi di dosso. "Mi hai già visto da qualche parte, non è così?" dice lui con un impercettibile ghigno malizioso. "Voglio scoparti" rispondo io, volendo ritirare il suono delle mie parole mentre le dicevo. Arrossisco anche, non è da me parlare in quel modo a qualcuno dopo trenta minuti di conversazione. Ma mi è venuto così naturale dirgli quelle parole... Lui, l'uomo che ho sempre desiderato, l'uomo dei miei sogni erotici e non, l'Uomo perfetto e che ho sempre voluto si trova lì davanti a me, e cos'altro devo dirgli? Ci sono altre mille risposte, ma la più naturale è quella e a lui non sembra dispiacere troppo. La mia frase non sembra averlo impressionato molto, almeno all'apparenza.
Non batte ciglio e, dopo avermi gettato il fumo che usciva dalle sue Labbra in faccia, sospira sorridendo: "Non sei l'unica, cara...". "VOGLIO SCOPARTI, ADESSO" reclamo io, ancora più convinta di prima. "OK, OK... Devi essere proprio eccitata, non è così?" Risponde lui per provocarmi, sapendo benissimo che non resisto più dalla voglia di lui e che in questo momento gli farei qualunque cosa, fregandomene del posto in cui sono. "Controlla tu..." dico io.
John sta per fare ciò che gli ho chiesto, ma girato sempre col viso verso di me, muove le pupille verso gli occhi del barista che è al bancone, dietro di me. Lo guarda per un secondo, sorride come solo lui sa fare, spegne la sigaretta nel posacenere, si alza, va a pagare, ritorna al tavolo, mi prende per mano, mi fa alzare ed insieme usciamo dal locale. Evidentemente, il barista non l'ha guardato così bene...
Incominciamo a camminare ed io, presa dall'emozione di tutto ciò che stava accadendo, non mi sono accorta che, ormai, mi sto fumando il filtro della sigaretta, così lui me la toglie dalle labbra, la butta in terra, la schiaccia con la scarpa e mi dice sempre sorridendo: "La parte vicino al filtro fa male, e non ha neanche un buon sapore..."
Sentire la parola "Sapore" pronunciata dalle sue labbra, mi fa venire ancora più voglia di lui, ero già bagnata come un pulcino, ma quella frase mi ha fatto venire davvero una voglia tremenda, quasi animalesca. Mi giro, lo sbatto verso il muro della strada ed incomincio a baciarlo con passione, con avidità, la sua Lingua è posseduta dalla mia e la mia dalla sua, sento ancora il sapore della birra sulle sue labbra. Lui si ferma, stacca le sue labbra dalle mie e mi dice che ha sete e che non riesce a baciarmi se ha troppa sete. In effetti, la birra disseta per pochi secondi, ma dopo fa venire sete.
Così, gli dico che facciamo prima ad andare a casa mia, che è a pochi passi da qui, così Lui può anche bere.
Arrivati a destinazione, John entra in casa mia, come se fosse nella sua; un pò disorientato ma deciso, si dirige verso la cucina, apre il frigo, prende la prima bottiglia d'acqua che trova ed incomincia a bere a canna, avidamente, come se non vedesse un pò d'acqua da mesi, lasciando cadere molte gocce d'acqua sul suo Torace, per metà nudo per via della sua camicia stropicciata ed aperta sul davanti.
Quella scena mi eccita un casino ed in quel momento spero che Lui continui ad avere sete, per poterlo osservare ancora un pò.
Ma si ferma di colpo, chiude la bottiglia e la rimette nel frigo, quasi completamente vuota.
Ora che siamo soli, io e Lui, posso permettermi tutto ciò che voglio, non posso sprecare questa occasione.
Mi avvicino lentamente, gli poso delicatamente le mani sulle spalle e lo guardo negli occhi, in quei meravigliosi occhi azzurri e dallo sguardo profondissimo, che ho sempre desiderato di incrociare coi miei. Lui porge le sue mani sui miei fianchi.
Si è accorto che in quel momento sono stata pervasa da tenerezza e che quel mio modo di fare animalesco che avevo al bar era un po' perché non l'avevo mai avuto tra le mie braccia ed un po' per attirare la sua attenzione.
Incomincio a baciargli delicatamente il torace, leccandolo ed asciugandolo dalle gocce d'acqua che gli erano cadute addosso prima, mentre beveva. Gli accarezzo dolcemente i morbidi capelli e non riesco a trattenermi dal dimostrargli il mio amore con frasi dolci e calde. Lui, intanto, mi sta accarezzando la schiena e mi sta sfilando la camicetta ed il reggiseno. E' così delicato.
Siamo avvinghiatissimi ed io riesco a sentire il suo pene spingere insistentemente contro il mio sesso.
Gli tolgo completamente la camicia e la lancio sul divano, dove va a far compagnia alla mia camicetta che già giaceva lì, insieme al mio reggiseno.
Abbiamo entrambi il petto nudo, tutto ciò che ci rimane da scoprire sono le nostre parti intime.
Lui si siede sul divano ed io m'inginocchio davanti a lui. Gli slaccio la cintura e gli sbottono i jeans molto lentamente.
Lo guardo negli occhi, e mentre gli sto infilando la mano sotto ai boxer neri, mi sussurra: "Voglio che mi fai impazzire, piccola.".
Glielo estraggo delicatamente dai boxer, facendo ben attenzione a non fargli male ed incomincio a massaggiarlo, prima sulla base, poi lungo tutta la lunga asta ed infine gli accarezzo la cappella con la punta delle dita, ritraendo bene le unghie per non graffiarlo. Gli stimolo un po' i testicoli, dopodiché incomincio a leccarglielo; con la lingua percorro lentamente tutta l'asta e la cappella per due o tre volte, poi, finalmente, lo prendo tutto in bocca, guardandolo negli occhi, che lui aveva già prontamente chiuso.
Glielo succhio per circa venti minuti, quando incomincio a sentire le vene del suo pene pulsare sempre più forte ed il suo respiro diventare pesante: è vicinissimo all'orgasmo.
Voglio farlo godere tantissimo, voglio che quell'orgasmo non sia UN orgasmo, ma sia L'orgasmo. Voglio che ricordi questi momenti per sempre e che li ricordi come dei bellissimi, dolcissimi e fantastici momenti. Voglio che, per lui, questo, sia un giorno speciale. Quindi, non faccio come farebbe qualunque troia di turno e cioè mettermi a masturbarlo in modo velocissimo per farlo venire tutto e subito, ma bensì, stacco la mia bocca e le mie mani dal suo pene e ci avvicino invece il mio seno.
Sento che emette dei gemiti, sta godendo e questo mi fa davvero tanto piacere. Il pensiero che sia io, proprio io, a farlo godere, mi fa godere a mia volta. Poi, adesso che ho anche il suo pene in mezzo al mio seno, godo davvero tantissimo. Lo sento, è duro, durissimo, mi fa sognare. Lui, continua a muoversi col bacino, strofinando il suo pene avanti e indietro sul mio petto.
"Piccola, ti prego.!" mi sospira ansimando. Così, io capisco cosa vuole, e lo accontento. Lo faccio sdraiare sopra il divano ed io mi sdraio su di lui. Incominciamo a fare l'amore, è bellissimo, ancora più bello di come mai avrei potuto aspettarmi. Sentire John dentro di me è una sensazione fantastica ed indicibile, sento che siamo fusi insieme, che siamo una cosa sola e non ci staccheremo mai. Sono eccitata a dire il poco al massimo, ma l'amore che provo per lui e che, forse mentendo, anche lui sta dimostrando verso di me, fa sì che le nostre azioni rimanghino dolci e non superino il limite del decente, come invece sarebbe se non provassi il minimo sentimento verso di lui.
Lo cavalco e lo bacio e lo stringo a me in modo fortissimo. La mia lingua assaggia ogni centimetro del suo corpo mentre lui mi dà delle spinte che mi fanno scoprire, a poco a poco, il Paradiso.
E' bellissimo quando veniamo insieme, nello stesso istante. dei piccoli urli escono dalle nostre labbra ed il suo Latte si mischia al mio Miele. e le spinte si fanno sempre più forti. In quei momenti lo bacio sulle labbra, un po' per non voler urlare ed un po' perché impazzisco dalla voglia di sentire anche le nostre lingue unirsi.
Non riesco a staccarmi da lui, facciamo l'amore per tutto il giorno, stiamo su quel letto fino alla mattina presto del giorno dopo. Non mangiamo neanche. Stiamo a coccolarci su quel Nido d'Amore per quasi ventiquattro ore. ed io salto il lavoro per altri tre giorni, ma non m'importa assolutamente nulla, ora, nella mia testa, c'è soltanto lui.
Quando, dopo un'intera giornata di Passione, mi sveglio alle prime ore del pomeriggio tra le braccia di Lui, che sta ancora dormendo, sento che non potrei desiderare di più, che ho raggiunto il culmine del piacere (fisico e psicologico). Sono sdraiata con la mia testa sul suo Torace e le sue braccia che mi avvolgono. Riesco a sentire il battito del suo cuore, l'alzarsi del petto ed i suoi sospiri, ad ogni suo respiro. Ha gli occhi chiusi e le labbra socchiuse, i capelli sono un po' spettinati ma, essendo lunghi, hanno mantenuto il loro ordine.
Sto in questa situazione di Paradiso in Terra per circa due ore, quando, all'improvviso, sento la sua voce sospirare il mio nome: si è appena svegliato.
"Buongiorno" gli dico io, dopo avergli dato un leggero bacio sulle labbra. "Che ore sono?" chiede lui. "Le quattro e dieci" rispondo io. "Cazzo, è tardi. tra poco è sera, e non ho ancora contattato mia moglie per dirle dove cazzo sono!" esclama lui, evidentemente preoccupato più per la reazione nervosa che per la preoccupazione che potrebbe avere lei.
Non appena odo la parola "moglie", sento il sangue ghiacciarsi nelle vene. Non avevo ancora pensato ad un "dopo", fino a quel momento avevo soltanto pensato a godermi il presente, così, per come era.
Con la preoccupazione di non poterlo avere mai più, ma anche del rischio di poter rovinare la sua famiglia, lo invito ad usare il mio telefono, che si trova proprio sul comodino vicino alla sua parte di letto.
"Ciao Dotty, sono John". "Dove diavolo sei?" sento in tono squillante uscire dalla cornetta. "E' da ieri mattina che non mi fermo un attimo, c'è pieno di fans dappertutto, non me l'aspettavo. Adesso sono riuscito a nascondermi in un hotel, ma dovrò aspettare ancora un po', prima di essere sicuro di poter tornare a casa" risponde lui con una sicurezza incredibile, che può essere data solo da un'esperienza di anni nel raccontare palle via telefono.
"Come al solito, sì, sì." risponde lei scazzata "ci vediamo a casa quando cazzo ti gira a te!" e gli sbatte il telefono in faccia.
"Immagino tu abbia sentito tutto." mi dice lui. "Sì. non sembrava molto contenta" rispondo io, con un'aria triste che l'avrebbe notato anche un cieco.
Mi faccio coraggio, anticipando un momento che tanto so che si sarebbe verificato poche ore dopo "E adesso? Cosa sarà di noi? Di questa notte di Amore rimarrà soltanto un vago di ricordo? Non ci rivedremo mai più? Cosa succederà?" chiedo io, nervosa, tesa, triste e con le prime lacrime che mi scivolano sulle guance.
Mi accarezza i capelli con naturalezza, disinvoltura, come se quel momento l'avesse già vissuto mille volte e come se quelle parole le conoscesse già a memoria.
"Come pensavi che si sarebbe conclusa tutta questa storia, Jessica?" chiede lui, con tono di falsa rassegnazione e quasi con disprezzo.
"Da ieri mattina a pochi minuti fa, semplicemente, non pensavo" rispondo io "ho vissuto una giornata che mai avrei pensato di vivere e l'unica parola che avevo in mente era il tuo nome, mi spieghi come facevo a pensare???" esclamo io, con il viso ormai gonfio di lacrime.
"Purtroppo, non posso fare nulla. Io ti ho dato tutto l'amore e la disponibilità che potevo darti, ma ora devo tornare alla realtà, ho la mia vita, la mia famiglia. e ci sono tante belle ragazze là fuori che hanno bisogno dello stesso favore che ho fatte a te, da parte mia".
Dopo quella frase, dovrei mandarlo a quel paese, ma io lo so che è così, lo so che si diverte a fare ingelosire ed innamorare migliaia di donne, quella frase non mi ha poi stupito più di tanto. Lo amo anche perché ha questa particolarità e perché si diverte a fare lo stronzo. Amo tutto di Lui.
Così, non gli rispondo e comincio a baciarlo e ad accarezzarlo ovunque, col solo pensiero in testa che, forse, quelli sarebbero stati gli ultimi momenti passati con Lui e dovevo godermeli al massimo, per non avere rimpianti.
Nonostante si diverta a fare il bastardo, non lo è per niente e, mentre lo bacio, lo accarezzo e lo lecco nel modo più dolce che possa esistere, lo guardo, ogni tanto, negli occhi e dentro ci vedo tanta tenerezza. Lo vedo nel suo sguardo e lo sento nel calore delle sue mani, che ciò che mi ha detto prima riguardo le ragazze ed il favore che gli chiedono, era soltanto una frase per fare scena e che, anche se magari corrisponde a realtà, non è un aspetto della sua vita di cui lui vada particolarmente fiero.
Lui, in fondo, per un'intera giornata, ha saputo amarmi, ma amarmi davvero, anche se morirebbe pur di affermare il contrario. Per una notte, sono stata la sua donna, la sua unica donna; e ci siamo amati. E' stato bellissimo, ma doveva pur finire, purtroppo.
Verso le prime ore della sera, quando il tramonto incomincia ad incendiare il cielo della città, gli do l'ultimo bacio, un bacio lunghissimo. fantastico. così incredibilmente sensuale e dolce. Un bacio che non dimenticherò mai, per nulla al mondo.