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Liù
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Titolo: Liù
Autore: Ysabel
Contatto:
Racconto n° 3464
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Brandelli di un tempo riaffiorano in mente, tornano a vivere, strappati all’oblio.
Sell your soul to evil then you’ll be dancing forever.
Siede Liù ad un tavolino a bordo piscina del Kamari, in un pomeriggio sonnacchioso di mezza estate, assaporando quasi svogliatamente un gelato che va pian piano colando tra le sue dita.-
Accavalla le gambe lasciate scoperte dal fresco e striminzito abitino che sommariamente copre il suo corpo, si stiracchia, guardandosi distrattamente intorno… nessuno degno di nota a catturare il suo sguardo… ragazzi che sguazzano divertiti in piscina, un grappolo di umanita’ intento a sorseggiare drink, altri ad ascoltare musica.
– sell your soul to evil -
Quando un foglietto, per metà nascosto dal posacenere, calamita la sua attenzione, allunga la mano e, quasi come se il gesto non le appartenesse, s’impadronisce del pezzetto di carta, rigirandolo tra le dita, ne sbircia il contenuto – ti aspetto stanotte ore 24 red beach –
Si sente avvampare Liù e d’istinto abbassa ancor di più le larghe falde del cappello in paglia che la proteggono dal sole, ma non è il sole che in quel momento è nei suoi pensieri, vuole nascondersi, nascondere l’emozione che traspare dal suo volto, Liù realizza di essere spiata-
Eppure... una fitta di adrenalina le fulmina il corpo e le ferma il respiro.
Qualcuno, conoscendo le sue abitudini pomeridiane aveva fatto sì che quell’occulto invito arrivasse tra le sue mani.
Oppure si sbaglia Liù?
Mille pensieri si accalcano in mente, mentre il cuore tamburella impazzito.
Cosa fare, ignorare oppure… lasciarsi tentare?
E se quell’invito per beffa del fato fosse finito in mani sbagliate?
Il sole lentamente spariva all’orizzonte cedendo il passo alle prime ombre della sera e il meltemi riprendeva vigore mitigando in parte una strisciante euforia che si era impadronita della mente e del corpo di Liù.
Il tempo pareva aver messo le ali, la cena, quattro chiacchiere di cortesia scambiate con gli ospiti dell’hotel e l’ora indicata inesorabilmente si avvicinava.
Cosa fare, il cuore batteva sempre piu’ forte e quella strana eccitazione che aveva provato nel pomeriggio non l’aveva mai abbandonata.
Cosa fare… la tentazione era forte e la curiosità non da meno.
- sell your soul to evil -
Sì, vai Liù.
Un taxi per raggiungere l’altra parte dell’isola e la red beach, stretta striscia di sassolini levigati dalle onde dell’Egeo, chiusa tra una scogliera a picco e il blu cobalto del mare, si presenta ai suoi occhi, quasi insolente nella sua selvaggia bellezza.
Dallo chalet poco lontano si spandono le note di un travolgente sirtaki mentre Liù si avventura per la buia spiaggetta a piedi nudi godendosi la carezza delle pietruzze levigate e la frescura dell’acqua.
Un piede in fallo e Liù scivola in quel liquido nero, bagnata fino al midollo e, con il suo vestitino appiccicato addosso recupera gli infradito, prontamente ghermiti da un’onda dispettosa… quando avverte alle sue spalle una fragorosa risata.
- Bagnata, così come un pulcino, sei ancora più provocante, fermati, non ti muovere, sembri una dea uscita dalla spuma del mare -
Liù aguzza la vista, tende come un arco tutti i suoi sensi, ma solo la voce dal tono divertito le è concesso da quel buio appiccicoso, nemmeno uno spicchio di luna, una fiammella, una torcia… nulla, solo uno sparuto gruppetto di stelle, troppo poco, non poteva sperare in quel debole chiarore.
Sui suoi occhi era sceso come un velo da cui trasparivano fendenti di luce, debole trama di eccitazione e paura e fitte di adrenalina tenendola ancorata ad una precaria postura.
Tranquilla – tuonò la voce – se hai accettato l’invito ti ho preso la mente, ma questa non basta, è alla tua anima che miro, bramo le tue emozioni e le mie mani saranno pinze a cavartele fuori.-
Liù era immobile, paralizzata, la mente annebbiata e inesorabilmente eccitata, quando avvertì un alito caldo soffiargli sul collo e due mani artigliate sui fianchi; i suoi timori, le sue paure caddero a terra insieme al vestitino miseramente inzuppato di acqua salmastra, restandole addosso solo uno sfrontato bisogno di ascoltare ancora quella voce impudente ed abbandonarsi alla presa stringente che millimetro dopo millimetro fagocitava morali e facciate e altre mille cazzate.
Le gambe, già provate da inquietanti tremori, non reggono Liù, che crolla abbracciata da sassolini bagnati, facile preda del demone assetato. Le sue mani come pinze spietate stringono, pizzicano e brancicano la pelle del seno, ne ruota le forme, protese allo spasmo, la invita al piacere, torturando i capezzoli, stringendo le punte, mordendo l’areola, esplora il suo esser femmina, scoprendone l’intensa umidità e lo sfacciato profumo, ne saggia il sapore, dolce, liquido inquieto e Liù geme … geme il piacere nell’infranto confine, nella fusione dei corpi… e il demone varca la soglia, pregna di umori, entra nel corpo, affonda nell’anima e in un ultimo rantolo di un ghigno contorto, lascia cadere pagliuzze dorate di una pioggia bagnata su labbra assetate, presto lavate da un’acqua salata sulle note struggenti di un sirtaki ormai svanito nel vento.
Hai venduto la tua anima Liù – tuonò la voce proveniente da reconditi abissi – mi appartieni, e ovunque tu andrai, mi cercherai, ma solo quando m’invocherai, io mi lascerò trovare.
I primi raggi di sole scaldarono il corpo stremato di Liù che solo allora si accorse delle sue caviglie legate da un sottile filo dorato, pegno a memoria di una notte infuocata, vissuta tra le mani di un uomo dannato.