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Una domenica di marzo
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Titolo:
Una domenica di marzo |
Autore:
Granchio |
Contatto:
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Racconto
n° 3466 |
Altri
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Una domenica di marzo a casa, come tante altre domeniche dell'anno, come tanti altri giorni dell'anno. Ma questa domenica è diversa, questa notte è stata diversa. Una notte alternata a pensieri e al mal di gola che non mi molla. Notte di pensieri, pensieri volti ad una donna che mai avrò. Lei è bella, un corpo minuto, una seconda-terza di seno e i capelli scuri, forse neri. E' alta circa un metro e sessantacinque e pesa circa 50 kg. Questa notte è venuta a trovarmi, si è sdraiata accanto a me accarezzandomi i capelli. Mi ha svegliato sussurrandomi nelle orecchie che era arrivata. Mi sono voltato, ho aperto gli occhi e lei era lì... Lei non ha un nome, ma tanti piccoli nomignoli... quei nomignoli che gli amanti si inventano e si scambiano. Indossava una sottoveste di raso bianco, delle calze bianche e un perizoma bianco. Abbiamo iniziato a baciarci, le labbra appoggiate, dischiuse appena. Baci languidi, a scoprire le labbra di ognuno di noi due. Le sue, morbide e vellutate... le mie, ruvide e bramose delle sue. Quei baci lunghi, le labbra di ognuno che cercano quelle dell'altro, prenderle tra i denti e mordicchiarle appena. Passare la lingua nella bocca dell'altra persona e sentire il contatto caldo dell'altra lingua. Poi lei si è alzata, ha spostato le coperte e le lenzuola calde che mi avvolgevano e si è tolta gli indumenti. Mi ha osservato con i suoi occhioni e si è seduta sopra di me. Il mio membro ormai duro è scivolato dentro di lei in un attimo. Fermi, immobili, ci siamo osservati per istanti lunghissimi, le mani a scoprire il corpo. E dire che non era la prima volta che ci vedevamo. Ma osservarla è sempre come fosse la prima volta. Passa sempre troppo tempo tra una volta e l'altra... Movimenti lenti, l'asta che si muove all'interno senza trovare alcuna resistenza, segno di un'eccitazione sua senza limiti. I capelli, di lunghezza media, oltre le sue spalle che ondeggiano... Ad un tratto mi fermo. Vorrei continuare, ma mi fermo. Dolcemente la faccio scostare. Lei si sdraia sul letto e io mi siedo. La guardo, le mie guance imperlate da lacrime... L'accarezzo dolcemente, lei mi chiede perchè, perchè io mi alzi e vada via. Piangendo le dico che non è giusto... che la farei soffrire troppo e che soffrirei troppo anche io. Non è facile per me. L'amore a distanza. La volpe e l'uva. Forse dovrei trovarne una della mia città... ma forse sarebbe ancora peggio, non vedersi per la lontananza ha una ragione, non vedersi a due passi sarebbe terribile. Forse sogno solo... Una mia mano sui suoi capelli, le mie labbra appoggiate alle sue: - ssshhhhhh - Tornerò, forse un giorno tornerò. Forse un giorno tornerai tu. Donna dei miei sogni.
Dedicato a tutte quelle persone a cui ho fatto scoprire il mio lato nascosto e poi ho detto no piangendo...
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