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Titolo: Viaggio
Autore: Gianna panna
Contatto:
Racconto n° 3476
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Lui mi conduce. Passiamo di fronte a bar con luce neon, vetrine opache di sporcizia contenenti cibi antichi, gente che gioca a biliardo, uomini con la testa sul bancone del bar, rossi di cachaça.
Bambini che cercano nell’immondizia, mamme-bambine che coccolano pargoletti minuscoli, è notte, sulla strada, e si sente cantare “Deixa a vida me-levar”. Lascio che la vita mi conduca, anche se le cose prendono una brutta piega, non mi dispero.
Concorda il prezzo della camera per due ore. L’interno è buio, solo delle lucette colorate segnalano le scale da salire. Ogni camera è visibile per una luce rossa con su scritto il numero. Trecentosei. Il letto è ricoperto di macchie. Due saponette e due asciugamani lisi. Due preservativi, una tv con canali porno. Una banda di legno con dei chiodi arrugginiti come attaccapanni. Sulla parete è scolpito un cavallo, un cavallo con un cazzo gigante, grande quanto le sue zampe e tutto venato, con il culo di una cavalla scolpito davanti ai suoi occhi lessi. Il tutto sulla parete brulla che si rispecchia nello specchio gigante e tondo che prende tutta la parete di fronte. Là dentro vedo me stessa a novanta gradi, con lui dietro che mi cinge i fianchi, si aggrappa al mio seno, mi sculaccia, mi succhia il sedere. Vedo le mie labbra schiudersi e gonfiarsi.
Col mio corpo faccio tutto quello che voglio. Vedo il suo corpo grande e forte prendere il mio, piccolo e sensuale. Mi chiede di guardarlo, può vedermi davanti e dietro. Comincia a cantare e quello che canta lo sta dicendo a me. Beijame.
Gli vado sopra, lui afferra e sbatte su di sé il mio corpo, ne percorre con fame le curve. Mi tira le natiche come se le volesse aprire, mi guardo e vengo. Afferra i miei capelli e li conduce sul suo sesso, vuole che lo mangi tutto. Mangia me e mi fa venire ancora. Mi parla sussurrando. Vuole che lo prenda dietro. Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più pazza del reame? Tocca il giusto bottone, mi fa venire ancora. Mi abbraccia e mentre ci guardiamo in viso per la prima volta viene anche lui. Gli domando se c’è qualcosa di diverso, per la prima volta ha fatto l’amore con una non-brasiliana. Pare che, sguardo e sorriso a parte, il resto sia universale.
Suona il campanello, sono finite le due ore.