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Non darai ordini, questa volta
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Titolo:
Non darai ordini, questa volta |
Autore:
Velluto rosso |
Contatto:
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Racconto
n° 3492 |
Altri
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Sara aprì gli occhi, non riusciva a distinguere bene dove si trovava. Non capiva neppure in che posizione fosse messa. Lentamente comprese di essere inginocchiata su un letto, le braccia dietro la schiena, i polsi e le caviglie legate alla spalliera di un letto. L’ultima cosa che ricordava era il consiglio d’amministrazione che, ancora una volta, aveva approvato le sue scelte e l’aveva elogiata con un applauso a fine discorso. Poi era andata nel suo ufficio, si era sbottonata la camicetta e si era seduta alla scrivania rovesciando la testa all’indietro per riposare un momento e gustarsi l’ennesima vittoria professionale. Dopodiché il buio. Strizzando gli occhi mise a fuoco il letto su cui si trovava, la luce era fioca, come di candele, ma accanto al letto non c’era nulla, doveva provenire da un altro angolo della stanza. Era nuda. Un brivido le percorse la schiena. - Ciao Sara – disse una voce proveniente dalla fonte di luce. - Chi sei?, dove sono? – rispose immediatamente lei con il suo solito piglio dittatoriale. - In un posto dove non potrai prendere decisioni, dove non potrai dare ordini a nessuno, dove resterai finchè non sarai sazia – - Sazia di che cosa? - chiese Sara con una lieve inflessione nel tono deciso. - Lo capirai presto. Un’ombra si avvicinò al letto, poteva scorgerne i contorni ma non vedeva nitidamente chi fosse. - Chi sei? - gridò imperiosa. - Non deve interessarti – rispose la voce pacatamente. L’uomo allungò una mano, restando però nella zona d’ombra della stanza, e sfiorò un seno di Sara, indugiò su un capezzolo e lo strinse leggermente, facendolo inturgidire. Sara provò un senso inaspettato di piacere misto a paura. - Non t’azzardare a toccarmi! – gridò con voce imperiosa. - Perché, altrimenti cosa fai? – rispose l’uomo ironicamente che ritrasse la mano dal seno e scese piano lungo il ventre, sfiorandola solo con un dito, scivolando intorno all’ombelico e fermandosi sul pube depilato accuratamente. L’accarezzava piano, con dolcezza e Sara sentì un brivido scenderle lungo la schiena. L’uomo fece scorrere le dita fino alle grandi labbra, le divaricò leggermente e infilò il medio nel sesso della donna. Le sfuggì un gemito. - Vedo che non ti dispiace, sei umida – - Smettila, smettila, ti prego – la voce di Sara era decisamente più mansueta. - Ehi, ehi, piccolina, stai dando di nuovo ordini, oggi non ti sarà possibile – e mentre sussurrava queste parole infilò un altro dito nel sesso di Sara, muovendolo lentamente insieme all’altro, sentiva gli umori della donna aumentare velocemente. Il respiro di Sara stava aumentando. La luce fioca della candela le impediva di vedere bene chi fosse quell’uomo ma le sue dita, adesso, non le dispiacevano affatto, comunque non voleva arrendersi a uno sconosciuto e cercò di opporre resistenza. - Perché per una volta non provi a lasciarti andare eh piccolina?- adesso l’uomo era inginocchiato davanti a lei, poteva scorgere alcuni tratti del viso, anche se non lo vedeva nitidamente. Era giovane, aveva un fisico muscoloso e un buon profumo. Continuava a muovere le dita dentro di lei e ben presto si rese conto di essere vicina all’orgasmo; non voleva cedere a quell’uomo anche se non era affatto spaventata, c’era qualcosa di famigliare in lui che la tranquillizzava un poco. Come se l’avesse intuito, l’uomo tolse bruscamente le mani dal sesso di Sara che ebbe un sussulto e strinse forte le cosce; abbassò la testa, aprì con forza le gambe della donna e iniziò a leccarle il sesso con tocchi rapidi e decisi, aprì le labbra con le mani e succhiò avidamente il fiore del suo piacere ormai denso di umori e pulsante di desiderio. Sentiva il godimento della donna crescere ma ancora non si era arresa completamente. In realtà lei avrebbe voluto prendere la testa dell’uomo tra le sue mani e spingerla forte contro il suo pube, sentire il viso di quel ragazzo entrarle dentro, ma era legata, non poteva muovere le braccia e la sua naturale ritrosia le imponeva di non dimostrare allo sconosciuto che stava godendo. Ma quando la lingua dell’uomo si spinse dentro di lei, come fosse un piccolo e durissimo membro, non riuscì a trattenersi e quasi involontariamente disse: -sì…ti prego…sì continua…- L’uomo continuò deciso finché non udì la voce della giovane donna farsi dapprima roca e poi esplodere in un urlo di piacere. Non tolse la lingua e assaporò dolcemente l’orgasmo violento di Sara continuando a toccarla. Non sapeva neppure lei cosa le stesse capitando, ora si sentiva svuotata e provava un senso di vergogna, di pudore fortissimo, la sua presunzione era svanita completamente. - Vedi piccolina? Anche tu chiedi, qualche volta, anche tu subisci e non è così male, no? - disse l’uomo con voce dolce, poi si avvicinò al suo viso e la baciò sulle labbra che sapevano di lei, del suo piacere; istintivamente schiuse le labbra e lasciò che la lingua di lui esplorasse a fondo la sua bocca. Sentiva di nuovo il ventre farsi caldo, la sua lingua adesso danzava con quella dell’uomo sconosciuto e un desiderio fortissimo s’impossessò della sua mente; erano molti anni che non provava più quelle sensazioni e il ragazzo sembrava saperlo benissimo. Si staccò dalla sua bocca e con la lingua le percorse il collo, le spalle, il ventre. Le mani forti le stringevano i fianchi mentre inconsapevolmente il bacino dondolava avanti e indietro, adesso desiderava sentirlo dentro di lei, avrebbe voluto toccargli il membro, sentirlo duro tra le sue dita, farle scorrere lentamente; nella sua mente adesso c’era solo desiderio, solo un grumo di piacere pronto a scoppiarle dentro. - Cosa vuoi?- disse lui in tono deciso, sensuale, staccandosi dal suo corpo. - Slegami – rispose lei, senza autorità nel tono. - Chiedimelo per piacere- ribatté lui. - Ti prego slegami – - Cosa vuoi fare?- - Voglio toccarti- - Vuoi fare l’amore con me?- - Sì – rispose, lei sinceramente. - Vorrei anche vederti- aggiunse. Lentamente l’uomo scese dal letto e tornò dopo poco con una piccola chiave in mano, fece scattare la serratura delle manette: le braccia e le gambe di Sara furono libere. Ma non avevo acceso la luce e quella delle candele, messe chissà dove, si stava facendo sempre più fioca. Sara provava un po’ di dolore alle braccia, non si mosse. Restò inginocchiata così, lui si avvicinò e la fece stendere sul letto. In un attimo le fu sopra e iniziò a baciarla, massaggiandole piano le spalle e le braccia. Sara sentiva il membro dell’uomo farsi sempre più duro, lo sentiva distintamente tra le gambe, così come sentiva un caldo piacere bagnarle il ventre. Aprì le gambe per accoglierlo e non si preoccupò più di chi fosse quel ragazzo, né della rabbia che aveva dentro da tanto, troppo tempo. Lui entrò con forza in lei, spingendole dentro tutto il suo piacere. Sara stava godendo di quelle spinte che la eccitavano ad ogni colpo, stava gemendo, quasi senza rendersene conto, i loro corpi, adesso, avevano lo stesso ritmo. - Ti piace eh, Sara? – le bisbigliò lui alle orecchie - ti piace essere scopata così, vero? – disse l’uomo aumentando la forza delle spinte. - Sì, sì, mi piace- rispose lei che adesso stringeva con le gambe la schiena dell’uomo mentre il sudore le imperlava il viso stravolto e la lingua leccava forsennatamente le orecchie e il collo del giovane che la stava possedendo quasi con violenza. - Allora vediamo se ti piace anche così, mia piccola troia – la voce dell’uomo era adesso imperiosa e sensuale, Sara sapeva che qualsiasi cosa avesse fatto quel giovane le sarebbe piaciuta, ma era ugualmente spaventata da quel tono. Uscì da lei e la girò violentemente, la costrinse, con gesti decisi, a mettersi a quattro zampe. Sara non reagiva, aveva perso del tutto il controllo di se stessa, non controllava più i suoi sensi, totalmente smarriti nel piacere fisico che provava e che aveva dimenticato per troppi anni. L’uomo divaricò le natiche di Sara ed iniziò a leccare la sottile fessura che le divideva. Non si aspettava una cosa del genere e sentì un piacere così forte da farla urlare. L’uomo, fino ad allora molto controllato, sentendo quelle urla di piacere, perse il controllo a sua volta: quella donna era più eccitante di quanto pensasse. Sara spingeva il suo sedere contro la bocca dell’uomo e gemendo chiedeva, stupendo se stessa: - mettimelo dentro, ti prego, mettilo dentro…- - Ah, piccolina, è così eh? Lo vuoi nel tuo bel culo? Eh? – rispose con eccitazione l’uomo. - Sì…ti prego…sì – disse Sara. Ma il giovane non voleva accontentarla subito e continuva a leccarla, adesso la lingua si era insinuata dentro il piccolo foro rosa per gustarne il piacere più a fondo, Sara, non capiva assolutamente più nulla, ormai in preda ai suoi stessi sensi e gemeva senza ritegno ad ogni leccata. Poi l’uomo si fermò di colpo, si spostò e in un attimo fu davanti alla giovane donna, inginocchiato, con il membro durissimo davanti alla bocca di lei che nella penombra pareva un felino in agguato su quattro zampe. - Leccalo, altrimenti ti faccio male, leccalo, se vuoi che te lo metta nel culo leccalo più che puoi – la voce del giovane era davvero imperante, erano ordini precisi, maschili, duri. Non era abituata a ricevere ordini e di solito la cosa la irritava, ma adesso, adesso era completamente soggiogata dal desiderio di sentirlo dentro di lei. Restando a quattro zampe prese il membro turgidissimo dell’uomo tra le labbra, iniziò a leccarlo lentamente, dalla base al glande, soffermandosi sulla punta a lungo, lo sentiva godere e la cosa la eccitava ancora di più. - Succhialo! – ordinò l’uomo e lei prontamente iniziò a succhiare con avidità. Le mani del giovane le cingevano il viso, poi si spostavano sui capelli, sentiva la loro pressione sulla sua testa, a metà strada tra carezza e spinta. - Va bene, piccolina, basta così- disse ad un tratto, la scostò con una certa violenza e la fece nuovamente voltare. Le allargò le natiche con le mani e senza troppi preamboli la penetrò nel sedere, forzando l’orifizio vergine a quel tipo di pratica. Sara urlò di dolore, sentì una fitta piuttosto forte e un calore spaventoso entrarle dentro, ma ben presto la sua muscolatura si abituò a ricevere l’uomo dentro di lei e ad avvertire le spinte come un qualcosa di estremamente piacevole. Il ragazzo si leccava le dita con una certa frequenza bagnandole il buco e rendendo morbida l’entrata del suo fallo sempre più indurito. Adesso le urla si erano trasformate in gemiti di piacere, sentiva un calore nuovo, un piacere diverso, particolare, istintivamente spinse il sedere all’indietro, come per ricevere meglio quell’uomo il quale si eccitò all’idea e iniziò a penetrarla con forza sempre crescente. Sara sentiva il suo sesso colare umori, non era mai stata così eccitata, non riusciva più neppure a capire dove fosse, cosa stesse facendo, cosa stesse provando: si sentiva solo carne e sangue, desiderio e piacere. - Stai godendo piccola troia, vero? Guardati stai godendo come una puttana!- gridava adesso l’uomo completamente perso dentro Sara. Lei non riusciva neppure più a rispondere, la sua voce era solo un rantolo di godimento, il suo corpo cera plasmata dall’uomo, che, giunto quasi al culmine del piacere, uscì violentemente dal sedere di Sara e s’infilò con forza animale dentro la vagina bagnata. La giovane donna urlò con tutte le sue forze, le bastarono due solo spinte per essere travolta dall’orgasmo più forte che avesse avuto in vita sua, in preda a contrazioni violente spingeva il bacino in maniera forsennata, totalmente senza controllo e così facendo stimolava ancora di più il giovane che le venne dentro, esplodendo in un’onda di liquido caldissimo che provocò in lei un altro orgasmo simultaneo al primo. Sara cadde spossata sul letto, non riusciva neppure a respirare. Non sapeva che le sorprese non erano ancora finite. Sentì l’uomo alle sue spalle allontanarsi, ma era troppo stordita per voltarsi e guardare. Si accese una luce fioca ai bordi del letto, un’abat - jour su un vecchio comodino era stata accesa, dell’uomo non c’era traccia. Sara giaceva prona su letto, limitandosi a voltare la testa di lato per cercare di vedere qualcosa. Lo sperma ancora tiepido dell’uomo le colava lungo le cosce divaricate, distese. D’un tratto sentì una lingua calda e fremente leccargliele. Si girò e vide che una ragazza giovanissima si era inginocchiata sul fondo del letto, completamente nuda e le stava leccando lo sperma lungo le cosce, risalendo velocemente verso la vagina. Non aveva mai fatto sesso con una donna e il pensiero non l’aveva mai sfiorata, ma adesso, in quella condizione di perdizione totale della ragione, la cosa la faceva impazzire. Guardava quel giovane corpo piegato su di lei, i fianchi morbidi, la curva del sedere; i capelli corvini e la pelle ambrata, quasi mulatta, di quella ragazza le diedero una nuova scossa di piacere. Senza pensarci si distese supina allargando le cosce per ricevere la bocca della giovane nella sua vagina, quando sentì la lingua leccarle lo sperma dell’uomo, prima lievemente poi con avidità crescente si sentì nuovamente prossima a godere. La giovane mulatta adesso aveva tutto il viso appoggiato al sesso di Sara, leccava il clitoride sempre più velocemente, poi spostava la bocca e baciava le grandi labbra, il pube, succhiava con avidità l’inguine di Sara a cui pareva realmente di perdere la ragione. Prese la testa della ragazza tra le mani e la spinse senza ritegno contro la vagina: - Fammi venire, cagna – si stupì a gridare in tono di comando. - Solo quando sarai pronta – rispose la donna mora. Lasciandola senza fiato si tolse dal suo sesso e iniziò a risalire lungo il ventre con la lingua, poi fu la volta dei seni, li prese tra i denti e li mordicchiò, ora lievemente ora più forte, sentendoli indurirsi sempre di più. Li accarezzava con forza, gustandone le rotondità prominenti con la lingua. Fu sopra di lei e baciandole la bocca si strusciava contro il suo sesso, le loro vagine premevano una contro l’altra, mescolando i loro umori ai residui di sperma dell’uomo. La giovane mora non smetteva di baciarla, di leccarla, di strusciarsi e Sara assecondava ogni movenza, persa in un piacere che neppure pensava si potesse provare. La giovane mulatta adesso spingeva il bacino avanti e indietro sopra quello di Sara, come se la stesse possedendo; questo movimento eccitò al massimo la giovane donna che le sussurrò all’orecchio rantolando: - Fammi venire, ti prego… - La ragazza di colore rispose: - No, bellezza, adesso tu farai venire me- e con movimento brusco la spostò di lato, si girò supina con le gambe divaricate e continuò:- Leccamela, leccamela e fammi godere, succhiami tutta…- aveva una voce roca e sensuale, così eccitante che Sara obbedì all’istante. Chinatasi sulla donna si avvicinò al suo sesso, non aveva mai leccato un sesso femminile, ne percepiva l’odore intenso e dolce insieme. Senza pensarci iniziò a leccare il pube, poi con le mani dischiuse quel fiore scuro e socchiudendo gli occhi ne leccò l’interno rosa perlaceo. Il gusto che avvertì sulla lingua le parve così buono che iniziò a succhiare con avidità. Le mani afferrarono i fianchi della giovane mulatta che adesso fremeva e mugolava di piacere. Sentiva quella donna godere di lei e questo la rendeva pazza di piacere, voleva portarla all’orgasmo, godeva lei stessa del piacere di quella bellissima ragazza che adesso agitava forsennatamente il bacino. - Vengo, leccami puttana, leccami, leccami, leccami! – gridava la giovane senza sosta. Sara aumentò il ritmo delle leccate e in pochissimo tempo sentì la vagina contrarsi in spasmi ritmici e rivoli di piacere bagnato colarle in bocca. Sara era come impazzita, sentiva la giovane godere tra le sue mani, voleva possederla, voleva essere posseduta, la sua mente non esisteva più era diventata un solo fascio di carne e lussuria. La giovane donna mora pareva una furia, non si era ancora ripresa dall’orgasmo che si avventò su Sara, la fece girare nuovamente supina e iniziò a leccare furiosamente il suo sesso che anelava un orgasmo, orgasmo che arrivò veloce e lacerante, come una diga che frana lasciando libera l’acqua d’invadere ogni spazio, ogni anfratto. Sara gridò forte e strinse più che poteva le cosce intorno al viso della donna che la stava facendo godere, suo malgrado la stava supplicando: “Ancora, ti prego ancora, leccami, ancora, ti prego…”. Poi i due corpi si accasciarono l’uno sull’altro, finché i respiri tornarono regolari; Sara si addormentò quasi subito, sfinita da tutto quel piacere e ancora stordita dalla dose di sonnifero che aveva in corpo. - Ciao piccolina – la voce del giovane che l’aveva posseduta con tanta forza le arrivava dritta alle orecchie, aprì gli occhi e si rese conto che l’uomo che le stava parlando era sdraiato accanto a lei, su un fianco, e la cingeva con delicatezza. C’era penombra ma se si fosse girata avrebbe potuto vedere perfettamente chi fosse quello sconosciuto. Non era così certa di volerlo sapere, ma lo fece, si voltò e quando si trovò di fronte lo sguardo stranamente dolce di quel giovane ebbe un reale sussulto di sorpresa: - Sei tu? Ma non è possibile- disse sorridendo, non c’era rabbia nelle sue parole, non c’era rancore, strinse a sé il suo giovane amante e si riaddormentò serena pensando a quanto era stata sciocca a rifiutare la corte di quel giovane barista.
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