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I turbamenti di Chiara
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Titolo:
I turbamenti di Chiara |
Autore:
Kingslave |
Contatto:
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Racconto
n° 3509 |
Altri
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Il sole della tarda mattinata iniziava a rilasciare il suo tenue calore mentre distrattamente l’uomo scorreva le notizie di cronaca del giornale. Quel tavolino, in quel piccolo bar di una Milano di inizio primavera, pareva anacronistico nel traffico cittadino del sabato mattina. Sopra, in bella vista, un accendino rosso era il segnale convenuto: sarebbe stato semplice notarlo per Chiara. Lui, l’uomo, sulla quarantina, occhiali scuri, ben curato, era al posto convenuto per l’appuntamento già da alcuni minuti. Chiara non tardò molto ad arrivare. Chiara, vent’anni compiuti da poco, frequentava l’università: un po’ bimba, un po’ donna. All’uomo, amico della madre, era stato chiesto di ospitare Chiara nel week-end, in quanto sola nell’abitazione in centro. Visto il lungo rapporto di amicizia che legava l’uomo alla madre della ragazza, la cosa fu accettata senza obiezioni. Alle 10.30 i lunghi capelli della ragazza fecero la loro apparizione, nascondendo il giovane viso. Non le fu difficile intravedere l’accendino posto in bella vista e, con voce quasi tremula:
- Andrea? -
L’uomo alzò lo sguardo e rispose abbozzando un sorriso.
- Ciao Chiara –
Visibilmente imbarazzata Chiara allungò la mano, trattenendo la borsa sulla spalla. L’uomo ricambiò.
- E’ molto che aspetti? – chiese con aria di voler allacciare un dialogo per lei, sempre molto difficile.
- No, pochi minuti. Vuoi un caffè? - rispose l’uomo proseguendo quel embrione di discorso.
- No, grazie. – rispose sistemandosi i capelli.
Andrea ripose il giornale sul tavolino, entrò a pagare la sua consumazione e ne uscì poco dopo. Chiara era rimasta come cementata al terreno in attesa.
- Andiamo? - chiese l’uomo
- Dovrei fare una scappata il libreria…- rispose lei con voce visibilmente dispiaciuta.
- Va bene, dimmi dove. - rispose l’uomo con tono rassicurante.
Salirono in auto e poco dopo si ritrovarono davanti alla libreria in questione. Chiara entrò con passo svelto: non voleva attardarsi. Andrea le era sempre vicino e la guardava rovistare tra i libri. Ad un certo punto lo sguardo di Chiara cadde su un libro: Confessioni Erotiche. I suoi grandi occhi scrutavano la copertina. Andrea notò questo suo atteggiamento alla vista del libro e stette ad osservarla. Chiara sentì gli occhi addosso e velocemente alzò lo sguardo altrove, raccattando un paio di libri qua e là. Si diresse verso la cassa e, dopo averli riposti sul bancone, iniziò la ricerca del portafoglio.
- Hai dimenticato questo -
Alle sue spalle Andrea era arrivato ed aveva appoggiato il libro erotico sopra gli altri, in bella vista. Il viso di Chiara si infiammò per l’imbarazzo ma non riuscì ad emettere neppure un alito d’aria. Pagò di fretta e ripose i libri nella borsa, camminando a grandi passi per raggiungere l’uscita. Risalirono in auto e si avviarono verso il luogo in cui avrebbero soggiornato nel week end, a casa di amici di Andrea.
- Perché lo hai fatto? Mi hai fatto sentire in imbarazzo - disse la ragazza dopo un’interminabile silenzio.
- Perché ti interessava - rispose l’uomo pacatamente.
- No, non è vero! - quasi indispettita e con le guance che si infuocavano.
L’uomo non commentò.
-Tanto non lo leggerò… non lo aprirò neppure... - continuò Chiara sulla difensiva.
- Lo leggerai... - disse Andrea.
- Che cosa te lo fa credere? - con tono di sfida.
- Perché ho visto il tuo sguardo curioso. - disse Andrea senza staccare gli occhi dalla strada che stavano percorrendo – lo sguardo di chi vuol conoscere. -
Chiara capì che non poteva nascondersi, i suoi occhi l’avevano tradita. Rimase in silenzio a pensare.
Chiara era una ragazza timida e questo le aveva sempre creato tanti problemi, soprattutto con se stessa. Aveva da poco scoperto il piacere del sesso, quello ginnico, quello mordi e fuggi, ma sentiva che gli mancava qualcosa. Si era sorpresa più volte ad immaginare situazioni e scenari erotici, ma il tutto si era limitato sempre e solo alla fantasia. Quei pochi minuti avevano portato alla luce, a occhi estranei, verità che lei stessa faticava ad accettare.
- Dove andiamo?- chiese la ragazza riprendendosi dai suoi pensieri.
- Da amici, due coppie che hanno una casetta in montagna.- rispose Andrea in maniera sintetica.
Dopo un paio d’ore di viaggio arrivarono alla meta: una casetta sperduta in mezzo ai boschi tra le montagne. Li accolsero due donne, sulla trentina avanzata, piacevolmente sorprese per i loro ospiti. I loro uomini stavano rovistando nella legnaia tra scuri e tronchi d’albero. Chiara si sentì bambina in quel gruppo di persone tra l’altro particolarmente affiatate.
Nel pomeriggio ci si era dedicati alle più svariate cose: faccende domestiche, lavoretti vari e i due ospiti a passeggiate nei vicini boschi. Subito dopo pranzo Chiara si era fatta sorprendere dallo sguardo di Andrea un paio di volte a sbirciare il libro erotico che aveva subito richiuso: poi lui se ne era andato e lei aveva letto alcuni racconti. Poco prima del tramonto i due si erano allontanati per un breve giro nel circondario e senza alcun preavviso Andrea chiese a Chiara:
- Che cosa ti incuriosisce? -
La ragazza sorpresa cercò di fingere di non sapere di cosa si stesse parlando.
- In che senso? -
Andrea si voltò verso di lei e per la prima volta la fissò negli occhi, quasi ipnotizzandola.
- Quali sono le tue curiosità erotiche? Parlami delle tue fantasie. -
Chiara era frastornata; non era preparata ad affrontare un tema così scabroso.
- Non ne ho… - disse mettendosi sulla difensiva
- Certo che ne hai, e il libro che hai letto di nascosto te ne ha fatte venire altre, forse sconosciute fino ad oggi. - ribattè Andrea con una voce che si era fatta forte, calda e profonda.
Non rispose ma si rese conto di quanto era trasparente ai suoi occhi. Abbassò lo sguardo e tacque ma con una voglia folle di dire ciò che desiderava. Andrea non le dava tregua: si avvicinò e all’orecchio le sussurrò:
- Raccontami i tuoi sogni più nascosti. -
Un lungo silenzio, fino a che dalla bocca uscirono due liberatorie parole:
- Essere succube… -
L’uomo sorrise, comprendendo che i suoi colpi avevano aperto un varco.
- Cioè? - con l’aria di chi ti spinge su una strada a lui ben conosciuta.
Un lungo sospiro come chi sta confessando un segreto nascosto ormai da troppo tempo.
- Essere allieva, schiava, oggetto… -
Andrea capì che ormai quel libro di nome Chiara si stava aprendo e le pagine, una per una, sarebbero state visibili, e che molte ancora aspettavano di essere scritte. Dialogarono a lungo e, mano a mano che le parole scorrevano, la timidezza di Chiara lasciava il posto alla curiosità. Fu uno scorrere di domande, ammissioni, confessioni che solo fino a qualche ora prima sarebbe stato del tutto impensabile. I due instaurarono presto un ottimo feeling e Chiara, ormai del tutto liberata, almeno dal punto di vista dialettico, dai suoi tabù, chiese:
- Vuoi essere il mio Maestro? -
L’uomo, forse per la prima volta, comprese a pieno quanto questo tarlo chiamato desiderio avesse profondamente scavato. Con tono deciso ma inequivocabile:
- Farai tutto ciò che ti chiederò? Puoi tornare indietro se vuoi, far finire tutto in questo momento, ma se decidi di proseguire dovrai portarlo sino al termine, o sarà stato solo tempo perso –
La ragazza sapeva che accettando avrebbe affrontato quelle che fino a quel momento erano state paure sotterrate nella sua anima, ma l’eccitazione era grande.
- Sì –
Si resero conto del tempo che era trascorso dalla brezza fresca della sera. Era ormai quasi ora di cena e con passo veloce si affrettarono a rientrare verso la casa. Chiara si muoveva leggera come chi si è tolta un peso di dosso. Non sapeva cosa l’attendeva ma in quel momento si sentiva sollevata. Entrarono nel salone già apparecchiato e con alcuni piatti fumanti già in tavola. Andrea si sedette e con un gesto fece accomodare Chiara alla sua sinistra. Una delle due donne si avvicinò e chiese:
- Voi cosa volete? - riferito ai cibi.
Andrea con parole ben scandite e pacate rispose:
- Chiara vuole essere il nostro giocattolo questa sera: per lei è la prima volta. –
La ragazza terrorizzata si volse e lo guardò:
- No!… -
Subito due dita di Andrea si posero sulle labbra e un gesto di dissenso le accompagnò. Le morbide labbra di Chiara baciarono quelle dita e ingoiarono le parole pronte per uscire. Le due donne rimasero piacevolmente sorprese, mentre gli uomini sorrisero con un cenno di intesa. Quella che aveva domandato loro del cibo, capelli lunghi e neri e occhi scuri come la pece, si avvicinò all’orecchio della ragazza e sussurrò:
- Faremo in modo che sia la più bella serata della tua vita. -
La cena scorse via tranquillamente: buon vino e cibi saporiti in un clima cordiale e scherzoso. Ogni tanto qualche sguardo, soprattutto delle due donne, ricordavano alla ragazza l’epilogo che si stava preparando, ma l’atteggiamento rassicurante di Andrea, riusciva a tranquillizzarla. Era terrorizzata ed eccitata: non sapeva che cosa le sarebbe accaduto ma il calore cominciò a spandersi nel ventre.
La cena si concluse al caffè con l’immancabile amaro. I due uomini uscirono dall’abitazione per chiudere le porte e le finestre poste sul retro e per verificare se tutto fosse in ordine. Le due donne ritirarono le stoviglie e si avviarono verso la cucina. Andrea e Chiara rimasero soli nel grande salone con un camino che ardeva e le travi al soffitto. La ragazza capì che era arrivato il momento. L’uomo si sedette su una sedia vicino al camino.
- Spogliati -
Chiara senza ribattere eseguì.
Andrea stette a guardarla per alcuni istanti: il giovane corpo, ben fatto, era lì, a sua disposizione. Si alzò e prese due lunghi stracci da una sedia che erano stati portati da una delle donne durante la cena, su specifica richiesta. Si avvicinò e la fissò.
- Dammi i polsi –
- Mi leghi?non fuggirò…- disse la ragazza con un po’ di sgomento.
- Non serve per legarti, ma per non farti pesare le braccia…- rispose con tono rassicurante.
Avvolse i piccoli polsi incrociandoli tra loro e li sollevo appena oltre il capo. Fece poi passare l’altro capo in un anello che penzolava da un trave, uno di quelli anticamente utilizzati per legare gli animali appena macellati. Tornò a guardarla. Allungò una mano tra le cosce.
- Sei bagnata e tremi: hai paura? –
- Non so cos’è, ma non è paura…- rispose con una voce leggermente tremula.
Avvolse il secondo straccio intorno al capo fino a coprirle gli occhi.
- Perché mi bendi?- chiese, questa volta curiosa, la ragazza.
- Voglio che i tuoi occhi non ti distraggano dalle sensazioni che il tuo corpo vivrà. Non devi sapere chi ti sta facendo cosa. -
- Tu mi resterai vicino, vero? - chiese speranzosa.
- Sarò sempre accanto a te. – rispose con tono rassicurante.
Restarono in silenzio è solo il crepitio della legna nel camino rompeva quel silenzio assordante.
Passarono pochi minuti e Chiara percepì la presenza delle due donne: i passi lievi di piedi nudi, l’aria che si muoveva intorno a lei, il profumo dei loro corpi.
- Assaggerò il tuo frutto… -
La ragazza riconobbe la voce della bruna signora che li aveva serviti. Sentì le labbra di lei avvicinarsi alle sue, la sua lingua curiosa inumidirle le labbra e cercare il varco della bocca. Dapprima riluttante non poté resistere a lungo, e in fondo non lo voleva neppure. Era la prima volta che baciava una donna. Altre mani, delicate, sicuramente di donna le carezzavano la schiena, e labbra le baciavano il collo. Due donne, sensazioni nuove. Quella dietro lentamente scivolò sulla schiena e presto fu tra i glutei: baci dapprima, poi lievi morsi e la lingua, sempre più sfacciata, si apriva la strada verso la piccola margherita chiusa dello sfintere. Lo raggiunse è iniziò un lento e sfiancante strofinio, tentando di volta in volta di affondare nelle viscere. Chiara si sentiva in balia di piaceri nuovi e travolgenti, ma nulla poteva ormai trattenerla. La nera compagna si inginocchiò a sua volta, senza mai staccare la sua possente lingua da quella pelle che iniziava ad inumidirsi per la tensione; giunse sul pube dove iniziò a mordicchiare. Piccoli morsi a cui Chiara non si negava, anzi. Il passo verso il sesso ormai fradicio fu breve e l’abile lingua non attese oltre. Si inoltrò, passando sulle grandi labbra ormai dischiuse, alla ricerca della piccola perla. Stretta tra due nuove sensazioni, lentamente, la ragazza veniva condotta per vie del piacere inebrianti e coinvolgenti. Si lasciava esplorare, senza porre alcun limite. Avvertì la presenza anche dei due uomini che si impadronirono presto dei giovani seni, su cui svettavano turgidi capezzoli. Mani, bocche, ormai era divenuta l’oggetto del desiderio di uomini e donne che la circondavano, completamente in loro balìa. Con un sincronismo che impressionava, il gruppo di persone rallentava le sollecitazioni quando il fiato di Chiara diveniva più pesante, dandogli una breve pausa, per poi riprendere appena la tensione allentava. Stavano prolungandole il piacere in una altalena di intense sollecitazioni intervallate da lievi pause. Chiara si sentiva libera, donna e finalmente femmina. - Sarò io a violarti per primo – sussurrò Andrea al suo orecchio – voglio sentire i tuoi gemiti.-
Lo sgomento si impossessò di lei: colui che doveva starle vicino stava per diventare il suo carnefice.
- Avevi detto che non mi avresti fatto del male… - disse la ragazza in un barlume di lucidità.
- Nessuno ha parlato di dolore… - disse Andrea sempre accostandosi all’orecchio con un sorriso che non poteva veder ma che avvertiva.
La donna dietro si allontanò e i due uomini la imitarono: solo la mora restò al suo posto, giocherellando con la lingua tra il ciuffo di peli che rivestiva il pube. Chiara sentì il corpo di Andrea, caldo, forte, avvicinarsi e toccarle la schiena. Con le mani prese ad accarezzare i seni e il busto. Poi il collo, la schiena, la vita, e giù, sui glutei. Avvertì il suo sesso tra le sue forme, risalire verso lo spazio che voleva conquistare. Si fermò un istante.
- Goditi ogni singolo sussulto, ogni movimento… - disse con una voce calda e confortante.
Il glande iniziò la sua azione, senza trovare il minimo attrito. L’abilità della donna che aveva sino a quel momento giocherellato dietro di lei aveva fatto un lavoro perfetto. Chiara si sentì dapprima dilaniata, ma col trascorrere dei secondi il dolore dovuto alla tensione lasciò il posto alle nuove sensazioni. Piacevole, diverso, per certi versi più appagante. Ciò che fino a quel momento era stato un pensiero censurato stava diventando realtà. Si muoveva, agevolava il movimento, sentiva il ventre crescere… Iniziò un' altalena di movimenti che gli restituiva sensazioni forti. La donna davanti aveva ripreso la sua opera con voracità inaudita. La ragazza era ormai in estasi e assecondava ogni movimento come se il suo corpo reclamasse ancora, e ancora…
Il ritmo cresceva sino a portarla al limite del piacere, per poi rallentare ad impedirne il raggiungimento. Ad ogni colpo i gemiti divenivano più forti, più liberatori. Quel membro era ormai parte del suo ventre e reclamava spazi. Il turbinio di sensazioni era immenso e Chiara voleva esserne il centro. Andrea rallentò per l’ennesima volta e altrettanto fece la donna. Un attimo di pausa, tenendola stretta, dolcemente abbracciata. Parole affannate che raggiunsero i suoi pensieri.
- Avrai il tuo premio…-
Lentamente Andrea si ritrasse e la donna si alzò. Non capiva… se ne stavano andando. Indispettita chiese:
- Dove andate? -
Andrea la rincuorò.
- Siamo tutti qui. -
Una pausa che durò solo pochi secondi. Sentì i corpi dei due uomini appoggiarsi al suo. Sentì il loro desiderio, caldo, forte, duro. Un attimo di sbigottimento per poi realizzare.
- Ti stringeranno con i loro corpi e inonderanno il tuo ventre…- La voce di Andrea risuonava lontano, vicino al camino, ancora ansimante. Chiara era pronta a tutto ormai. I suoi freni inibitori erano in briciole e la fame di sensazioni era quasi palpabile.
- Sono vostra…-
I due uomini sollevarono il corpo portando il suo bacino al di sopra del loro. Si avvicinarono e la strinsero. Lentamente la fecero scendere. Quello davanti avvolse le piccole gambe intorno ai propri fianchi: Chiara non si oppose. Un brivido al contatto dei loro peni eretti, pronti a penetrarla.
-...fatemi godere. - disse, quasi urlando.
Lasciarono cadere il corpo e contemporaneamente la trafissero. Andrea osservava ed era eccitato all’inverosimile: quello però era il momento della sua giovane amica. Si stupì nel vedere il suo corpo esile inghiottire i due uomini ma apprezzò i mugolii di piacere che emetteva. I due iniziarono a farla scorrere su e giù, svuotandola e riempiendola simultaneamente. Doveva essere una sensazione fortissima a giudicare dalle urla di piacere che ormai Chiara non frenava più. Il ritmo aumentava, come l’intensità del piacere che la ragazza dimostrava di provare. Sapeva bene che stava per raggiungere il paradiso. I due uomini non si risparmiarono e continuarono verso l’obbiettivo che era loro richiesto. Stavolta nessuna pausa, nessuna sfiancante attesa. Secondi, forse qualche minuto e finalmente l’agognato piacere. Intenso, dal sesso al cervello: il corpo che fremeva e si contraeva. Un terremoto nel ventre e nella testa. Chiara aveva goduto, come mai era successo e come mai avrebbe immaginato potesse succedere. I due uomini non si fecero attendere e, quasi simultaneamente, riempirono di seme il suo corpo, tra urla di piacere e colpi sferrati quasi con violenza. La ragazza si era ormai abbandonata ai suoi carnefici e ora stava subendo il frutto della loro eccitazione.
Lentamente i muscoli si distesero e i corpi restarono immobili, l’uno nell’altro. Chiara avvertiva le loro piccole pulsazioni e gli davano un ulteriore piacere inatteso. Era appagata: per la prima volta aveva raggiunto la completezza. Donna e femmina, due lati così lontani dalla sua personalità solo sino a ieri e ora solidamente uniti al suo essere.
Cosa avvenne dopo Chiara non lo ricordava, ma al risveglio il giorno dopo si trovò avvolta in una coperta sul divano, ancora nuda e con Andrea accanto che la abbracciava. I loro occhi si incrociarono e tutto quello che si dissero fu un buongiorno molto dolce. In casa c’erano solo loro: le due coppie erano andate in un paese vicino per fare commissioni. Una doccia ristoratrice, una colazione abbondante e rimettere insieme le varie cose: sarebbero partiti la mattina stessa. Poche parole, quelle indispensabili. Poco prima di mezzogiorno la macchina era pronta e Chiara, già salita in auto, si rammaricò di non poter salutare quelle persone. Non provava imbarazzo, stranamente. Sulla strada del ritorno la ragazza ruppe il silenzio:
- E adesso? -
Andrea, con voce pacata e sicura rispose:
- Adesso devi metabolizzare la tua natura e assorbire la tua nuova personalità. –
Chiara era confusa, ma stranamente tranquilla: Andrea aveva ragione, ora doveva abituarsi a quello che era divenuta. Andrea aveva ragione, aveva avuto ragione in tutto…
Arrivarono davanti casa e Chiara scese, trascinando la borsa e i libri acquistati il giorno prima. Si voltò verso l’uomo:
- Posso chiamarti?-
- Devi, quando ne sentirai il bisogno. –
Sul voltò le appari un sorriso, nuovo, elegante.
Per ora pensa alle sensazioni che hai provato e dai loro il giusto peso. - disse Andrea con la tranquillità che ormai le era così familiare.
- Un caffè in un piccolo bar è sempre bene accetto! – scherzosamente Andrea alzò il finestrino e se ne andò.
Un caffè? era molto di più quello che Chiara doveva a quell' uomo , ma ora era il momento di assaporare il gusto degli avvenimenti trascorsi. Solo questo adesso.
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