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Inconsueto dopocena
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Titolo:
Inconsueto dopocena |
Autore:
Don Landis |
Contatto:
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Racconto
n° 351 |
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Erano le diciassette e trenta di un venerdì pomeriggio, quando entrai nel supermercato poco distante dal mio appartamento; dovevo acquistare una bottiglia di sambuca e qualcosa da sgranocchiare per gli ospiti. Da qualche tempo Stefania, una collega di lavoro, desiderava farmi visita, poiché era curiosa di vedere la casa nella quale vivevo; lei ed il marito sarebbero arrivati verso le ventuno, per prendere un caffè e scambiare quattro chiacchiere, tanto per trascorrere qualche ora in compagnìa. Stefania lavorava nel mio stesso ufficio; la sua scrivania era proprio dirimpètto alla mia ed entrambi ci occupavamo di marketing, ossìa procacciavamo clienti per la multinazionale d'elettronica nella quale lavoravamo; era una bella ragazza, non bellissima, ma con una carica erotica così prorompente, che avrebbe eccitato persino un eunuco. Stefania era poco più bassa di me, possedeva dei lunghi e lisci capelli corvini che leggiadri le ricadevano sulle spalle; per lavarli, anziché utilizzare il comune shampoo, soleva adoperare un olio per capelli, che conferiva a questi ultimi una particolare e sorprendente lucentezza, nonché un'eccitante ed esotica profumazione. I suoi grandi occhi verdi e limpidi, brillavano come stelle incastonate in quel volto dai lineamenti dolci e gentili, a guisa di smeraldi; il minuto naso terminante all'insù le conferiva un'aria da ragazzina, in concomitanza alla piccola bocca, sempre priva di rossetto, dotata d'esili labbra color carminio. "La donna con il viso da bambina", la soprannominavamo noi colleghi. Il corpo ben proporzionato di Stefania, era quotidianamente oggetto di discussione per i maschietti dell'ufficio commerciale; chiunque di noi uomini avrebbe fatto volentieri un giro su quelle invitanti e sinuose curve che la ragazza sapeva abilménte ed astutaménte valorizzare, al fine d'attirare l'altrui attenzione su di sé. Confesso senza vergogna che anch'io mi sarei volentieri scopato Stefania, una botta e niente più, giusto per togliermi lo sfizio di possedere carnalmente colei che occupa il mio stesso ufficio. La signora Mainardi, così si faceva chiamare dalle persone con le quali non aveva confidenza, era coniugata con un artista, un noto e rinomato pittore di fama nazionale, conosciuto per i suoi quadri astratti. Ero andato ad una sua mostra qualche anno addietro, presso la pinacoteca della "Villa Reale" di Monza: un vero orrore! Come si può definire arte una serie di tele monocromatiche, imbrattate di rosso e bianco qua e là, senza logica alcuna? Comunque il mio parere poco conta, poiché di pittura non m'intendo granché. Dopo aver acquistato il necessario rincasai: feci una doccia, riordinai in fretta e furia il mio appartamento, dopodiché cenai in compagnìa di un compact disc di musica merengue; alle venti e trenta avevo già sparecchiato e lavato le stovìglie. Riempii la moka con il caffè, posizionandola sul fornello, nell'attesa che Stefania e Rodolfo, Rudy per gli amici, sopraggiùngessero. Imbandii altresì il tavolo del soggiorno con numerose bottiglie di superalcolici, fra le quali la sambuca, tanto apprezzata da Stefania. Poco dopo le ventuno il citofono suonò: "Ciao Stefy, quarto piano scala sinistra", la salutai. Finalmente arrivarono: era parecchio tempo che non vedevo Rudy, sempre in giro per l'Italia a creare ed esporre le proprie opere d'arte. Dopo aver fatto accomodare gli ospiti, secondo quanto prescritto dal galatèo, offrii loro un buon caffè corretto sambuca; Stefania accettò la mia proposta, mentre il marito preferì degustare la sambuca a parte, con tanto di "mosca" naturalmente. Stefy era vestita in maniera appariscènte: un abito da sera color rosso fuoco, modello "Jessica Rabbit", provvisto di vertiginoso spacco che metteva in risalto l'intera sua gamba destra, dall'attaccatura della coscia sino in fondo alla caviglia. Un vero spettacolo! Il mio sguardo si posò inevitabilmente dapprima sull'ampia e procace scollatura, successivamente sulla coscia priva di vestito, notando con stupore che Stefania indossava delle velatissime calze autoreggènti color carne.
Calzava delle scarpe con tacchi a spillo, dello stesso identico colore dell'abito; la particolarità di quelle calzature era il colore della suola: anch'essa rosso fuoco. Mai visto nulla del genere! Se Stefy non fosse stata accompagnata dal marito, le sarei saltato immediatamente addosso. Ero eccitato come un licaone, ma impotente, in quel preciso contesto, come un cappone. Versai a Stefania due, tre, quattro bicchierini di sambuca, poiché era lei a chiedermelo; quella ragazza mi stava letteralmente facendo impazzire, non solo per l'abbigliamento che indossava e per la sensualità che l'intero suo corpo emanava: era la sua "erre moscia" ad ingrifarmi come un maiale, unica vera responsabile dell'erezione del mio povero pene. Cercai di conversare un po' con Rudy, domandandogli come stesse andando il mercato dell'arte, facendo finta di essere interessato alle sue "opere". "Lo sai come creo i miei capolavori?", mi chiese all'improvviso, constatando la mia affezione per l'argomento. "No, a dire il vero non saprei.", risposi con titubanza. "La tela è l'oggetto sul quale depongo la mia essenza, il mio io più profondo, capisci?", mi disse mentre era intento a sorseggiare un amaro. "Ma. veramente no!", risposi. Rudy si alzò dalla sedia, avvicinandosi a me: "Tu hai visto i miei quadri, vero? Quelle pennellate di rosso, quegli aloni biancastri su sfondi scuri.", mi spiegò con sguardo alienato. "Il colore rosso lo estraggo dalle mie stesse arterie, mentre le macchie biancastre sono dovute all'essiccazione del mio seme!", proseguì il folle artista. Io guardai Stefania con faccia sbigottita, cogitando: "Rudy è completamente pazzo! Questo è un maniaco, un depravato!". Rimasi sconcertato nel vedere la signora Mainardi ammiccarmi l'occhiolino, strusciandosi convulsamente sul divano: "Stefania, ti senti forse poco bene?", le domandai con apprensione. "No. Ho solamente voglia di fare l'amore con te! Forse sarà stata la sambuca.", mi rispose mentre incominciò a slacciarsi il vestito. Rudy pareva perfettamente a proprio agio; anziché adirarsi, per via del comportamento anomalo della propria signora, m'invitò ad approfittare della donna: "Hai sentito Stefania? Dai coraggio, andate in camera a scopare!". Non credevo alle mie orecchie: era come se entrambi gli ospiti m'avessero letto nel pensiero. Stefania mi afferrò per mano, conducendomi in camera: "Vedrai che ti farò godere!", mi sussurrò all'orecchio, leccandomi il lobo. Ero eccitatissimo; il vestito, il profumo, l'affettazione della "erre" di Stefy, tutti ingredienti che, opportunamente miscelati, contribuirono ad allumare in me la miccia della pulsione sessuale. Ci sedemmo sul letto: incominciai a baciarle il collo, sfiorandolo appena con la lingua, vogliosa d'avventura. Stefania mi prese la mano invitandomi a adagiarla sul prosperoso seno; entrambi i capezzoli erano turgidi da far impressione, tanto era acceso il suo desiderio. Pian piano la denudai, senza fretta, dimenticandomi ben presto di Rudy. Le sfilai l'abito con dolcezza, successivamente la baciai con passione; le labbra di Stefy erano ancora impregnate del piacevole gusto di sambuca, diffuso per l'intera sua cavità orale. Lei, nel frattempo, mi slacciò i calzoni, liberandomi il pene, già gonfio di lussuria, dalla forzata costrizione degl'indumenti; incominciò a masturbarlo con parsimònia, massaggiandolo pian piano. Il mio attributo continuò a lievitare fra le calde mani della collega, mentre la mia lingua contorcevasi ora nervosamente sui capezzoli della donna. Stefania mi spogliò completamente; rimasi nudo sul mio letto a giocherellare con i suoi seni. Anche lei era svestita: indossava unicamente le calze autoreggenti e le provocanti scarpette rosse. M'inginocchiai sul letto, mantenendo il busto eretto: invitai Stefy, afferrandola dolcemente per i corvini capelli, ad avvicinare la bocca al mio attributo. La ragazza intuì prontamente, incominciando a leccarmi dapprima l'intero scroto.
Socchiusi gli occhi, tanto era il piacere infèrto dalla sua lingua; quando li riaprii, osservai con amore la collega mentre si stava prendendo cura del mio membro. Percepii il tocco vellutato ma deciso della sua carne, intenta a sfiorare ed accarezzare il glande. Fu allora che incominciai ad impartire al mio bacino il movimento tipico dell'amplesso: Stefy rimase immobile con la testa, lasciando che il mio pene le violentasse l'intera bocca. Che meraviglia! La donna era dèdita ad espletarmi la fellatio, quando vidi Rudy varcare la soglia della stanza da letto, completamente ignudo; con stupore lo osservai avanzare in silenzio: "Che intenzioni hai, artista del pennello?", gli domandai con ironia, poiché temevo seriamente per la sorte del mio sfintère. Il Mainardi mi sorrise, senza tuttavia rispondere alla mia domanda; si sedette sulla sedia ubicata nell'angolo vicino alla finestra, incominciando a masturbarsi proprio sotto ai nostri occhi. Stefy smise per un istante di stimolarmi oralmente l'intimità: "Non curarti di lui; gli piace semplicemente guardarmi mentre faccio l'amore! Si eccita così.", mi rincuorò la collega. Tirai un profondo sospiro di sollievo, dopodiché riaffondai nuovamente il sesso nella bocca di Stefania. La donna eccèlleva in maniera supèrba nell'arte fellatoria, cosicché approfittai della sua bravura per trarne il massimo godimento. Quando avvertii i pròdromi dell'eiaculazione, allontanai gentilmente il volto di Stefania: non volevo deturparle il trucco, imbellettandole l'intero viso con la mia intima essenza! La invitai a sdraiarsi supina, divaricandole ampiamente le cosce per meglio affondare la bocca nei meandri di quella rosea e glabra intimità, traboccante di lussuria e d'inquietudine; leccai l'intera vagina di Stefania con sentimento, procurandole un piacere indescrivibile. Feci scivolare la mia lingua, or sul clitoride, pòscia sulle piccole labbra, per farla successivamente scomparire fra le profondità del suo ventre. Mi voltai un istante ad osservare Rudy: nella posizione in cui mi trovavo, non potevo mai sapere. D'altra parte: "Se la vita è una tempesta, pigliarlo in culo è un lampo!", asserisce un antico detto popolare. L'artista continuava impertèrrito a masturbarsi, senza emettere lamento alcuno; osservava attentamente con gli occhi socchiusi sia la consorte sia il sottoscritto, procedendo lento con la mano, come se volesse ritardare l'orgasmo, al fine di protrarre il piacere. Proseguii nel cunnilingus, fino a quando la mia lingua percepii lo stato d'eccitazione nel quale la donna riversava: "E' giunto il momento di scopare!", le dissi in preda all'eccitazione. "Fottimi, fottimi come non mai!", urlò Stefania, bramosa d'esser penetrata. Chissà cosa pensarono i vicini di casa! Stefania ed Io urlavamo, gemevamo e sospiravamo a gran voce proprio come due maiali in calore, scambiandoci di tanto in tanto qualche insulto, per incrementare il nostro stato d'eccitazione. Unii le gambe della donna a mo' di "candela", sospingendole appena in direzione del suo corpo, impugnandole entrambe le caviglie: in quella posizione la penetrai profondamente. Il mio pene scivolò fra i carnosi ed irrorati petali del suo sesso, qual sublime piacere! Incominciai a "pomparla", cercando di mantener costante il ritmo: i suoi piedi, occultati dalle rosse calzature, erano in prossimità del mio volto; diedi furtive leccate sia alle caviglie sia alle sue scarpe, gesto che Stefy sembrava gradire molto. Dopo qualche minuto la donna divaricò le gambe, avvicinando il più possibile le cosce all'addome: "Dai, sbattimi in questa posizione che mi fa impazzire!", mi ordinò. Non persi tempo; accontentai Stefania in un battibaléno, introducendo il membro nella profondità di quell'insaziabile voragine di carne, incominciando nuovamente a "pompare" come un forsennato. Ero madido di sudore da far schifo; mentre copulavamo come bestie, Stefy appoggiò le mani sui miei capezzoli, titillandoli fra pollice ed indice. Incalzai il ritmo dell'amplesso, poiché volevo inondarla di sperma! Osservai di sfuggita il Mainardi, sempre intento a masturbarsi in silenzio; il mio sguardo tornò nuovamente sul corpo di Stefania: era eccitante osservare le sue mammelle danzare, come gelatinosi budini appena staccati dai rispettivi stampi, sotto l'incalzare delle stilettate impartite dalla mia verga.
Stavo quasi per esondare, quando la donna mi comandò di smettere: "Dai Rudy, unisciti a noi!", gli disse Stefy, giacché conosceva i gusti sessuali del marito. Stefania si prostrò carponi sul materasso, volgendomi il fondoschiena ed imboccando l'attributo del Mainardi; nella posizione "alla pecorina", soddisfò entrambi, acquietando così i nostri bollenti spiriti. Le usurpai il deretano, sodomizzandola con inaudito ìmpeto; il membro sgattaiolò con fermezza fra le tiepide viscere della collega, procurandomi un indescrivibile senso d'appagaménto. Stefania soddisfò oralmente Rudy, il quale le ripeteva in continuazione: "Sei la mia tela. Ora imprimerò su di te la mia arte!". Ad un tratto l'artista estrasse il proprio "pennello" dalla bocca della moglie; Rudy riprese a masturbarsi con vigore in prossimità del volto di Stefania. L'uomo mise una mano dietro la nuca della consorte, quando avvertì prossima l'eiaculazione: un primo irruènto schizzo le imbrattò i capelli, mentre le polluzioni successive si depositarono sul volto, colando pian piano verso l'assetata bocca. "Ora sei il mio capolavoro, la mia opera d'arte!", urlò Rudy con entusiasmo. Pochi istanti dopo anch'io imbrattai quella che per Rudy era una vera e propria "tela umana"; estrassi il pene dal rètto di Stefania, aspergendole il mio tiepido seme sulla schiena e sulle natiche. Poiché la donna non aveva ancora raggiunto l'orgasmo, la sdraiai nuovamente supina per praticarle un cunnilingus coi fiocchi: Stefania ululò dal piacere, quando assaporai l'umore rilasciato dal suo roseo bocciolo, ripulendolo accuratamente dalla mielosa secrezione. "Un'opera d'arte!", continuò a ripetere il Mainardi, soddisfatto d'aver dipinto a dovere la propria signora. Dopo esserci accuratamente ripuliti e ricomposti, offrii ai miei ospiti il bicchiere della staffa; preparai nuovamente il caffè, accompagnato ancora una volta da un giro di sambuca. Tutti e tre eravamo contenti d'aver trascorso assieme il dopocena; poco prima che i miei ospiti si congedassero, mi rivolsi a Rudy in tono scherzoso: "Ascolta Mainardi, se ti capiterà fra le mani qualche altra tela, vieni pure a casa mia a dipingerla!", gli dissi sorridendo. Che scopata magnifica! Non potrò mai dimenticare la serata trascorsa con Stefania e quel fòlle debosciato di suo marito.
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