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Il prezzo dell'amore
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Titolo:
Il prezzo dell'amore |
Autore:
Amanda Neri |
Contatto:
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Racconto
n° 3511 |
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Ho cominciato a sognarla per caso, di questo sono più che sicuro. Non l'avevo mai vista
prima, questa è un'altra certezza che ho. Una donna così me la ricorderei sia da sveglio che
da addormentato: è impossibile da dimenticare. Lunghissimi capelli bruni, il corpo morbido
e flessuoso, occhi e movenze da pantera. Mai vista una donna così, mai da sveglio. Lei abita
solo nei miei sogni - purtroppo - di questo mi rammarico senza speranza. Vorrei che fosse
reale. Mi sono innamorato di lei, perdutamente e disperatamente.
Perchè lei non esiste, perlomeno non nella realtà e questa è una condanna senza pietà e
senza appello. E' il mio inferno senza speranza. Vorrei poterla sfiorare per sentire sotto i
miei polpastrelli la liscia e vellutata grana della sua candida pelle. Darei qualsiasi cosa,
anche l'anima solo per potere assaporare il suo aroma, l'odore della sua nuca, la morbidezza
delle sue labbra piene, fissare i suoi occhi così scuri da sembrare neri, fino a perdermi
inghiottito dal labirinto dei suoi pensieri reconditi, quelli più segreti e sconosciuti che
albergano nelle profondità più occulte della sua anima indomita e selvaggia.
Il riflesso dei miei pensieri mi porta a considerarla quasi reale. Talvolta mi perdo con lo
sguardo, guardando passare la gente, in cerca di vedere apparire all'improvviso la sua
figura. Altre volte la cerco come un pazzo frenetico in mezzo alle persone, improvvisamente
ed inspiegabilmente sicuro, che lei in qualche modo è vicina a me , anche nel mondo reale.
Sono quasi certo che esista. Quasi... nei momenti in cui il pensare a lei mi porta a
fantasticare sui nostri incontri, sulle nostre inesistenti lunghissime conversazioni, sui
baci appassionati di cui mi ricopre nella fantasia, mentre brutalmente la possiedo, guidato
solo dall'istinto del desiderio animale.
Non le ho mai parlato. Alcune volte, al limite del sogno lucido, mi impongo di chiederle il
nome, ma lei non mi risponde mai. Sorridendo enigmatica, si volta e va via. Non si gira mai
indietro, per quanto io chiami, sembra che non mi senta nemmeno. Così ho smesso di
chiederglielo. Ora mi accontento di guardarla, anche se impazzisco dal desiderio di sapere
come si chiama e dove vive; darei l'anima per sapere il suo nome vero e l'indirizzo.
Talvolta lei, senza parlare, si appoggia involontariamente sul mio petto e quello è il
momento più bello, più bello di qualsiasi cosa io abbia vissuto nel mondo reale, non so
perchè.
La sua vicinanza mi dà pace, esaltazione e felicità allo stesso tempo , in un senso di
irrealtà totale che a volte mi fa persino dubitare di essere veramente sveglio la mattina,
quando, stanco più della sera prima, mi alzo per andare a lavorare in un mondo ricolmo di
odori, sensazioni tattili e carne viva che da tempo immemore non mi interessano più.
E forse non mi sveglio neppure, forse continuo a dormire; del resto non voglio svegliarmi.
Vorrei continuare a sognarla, viverla, toccarla all'infinito, non importa come, foss'anche
morendo e rimanendo così nel nostro sogno per sempre. Se esiste un'eternità dopo la morte,
voglio che sia lei la mia eternità, paradiso o inferno non importa, purchè lei sia con me,
non ho bisogno di null'altro. Lei non mi vede. Oramai l'ho capito da come si muove, da come
a volte rischia di urtarmi e farsi male, per quanto sia impossibile nei sogni farsi
veramente male sul serio.
Talvolta fissa qualcosa nella mia direzione e con occhi sognanti e persi sfiora il mio
sguardo disperato che cerca di catturare il suo, incontrandolo con lo stesso sconforto di
chi ha la totale coscienza di non esistere neppure per la donna che ama perdutamente. A
volte mi avvicino accarezzandola, anche se non riesco a percepire il suo corpo sotto le mie
dita intorpidite e formicolanti. Sono nella sua camera da letto. Ogni notte la guardo
spogliarsi e prepararsi per andare a dormire. Lei nel mio sogno dorme. Io mi sdraio nel
letto con lei ogni notte e la tengo stretta, fino al mattino, quando si veste e se ne va,
senza neppure degnarmi di un saluto, come se fossi inesistente. Ogni notte l'accarezzo e
bacio ripercorrendo con le mie labbra insensibili sentieri oramai già noti eppure
sconosciuti. Ogni notte accarezzo i riccioli che si spargono sul mio petto e giocando con
mille ciocche ondulate cerco di intuirne il profumo al pari di un cieco che guarda un film
senza audio.
A volte sembra che percepisca la mia presenza e la mia eccitazione nel sentirla vicina. In
quei momenti, quando il desiderio la pervade facendola fremere, amo accarezzare con i miei
baci il suo corpo che si spoglia ingenuamente sotto le coperte, cominciando dolcemente a
fare l'amore da sè. Mi piace guardare la sua delicata femminilità che si apre lentamente per
accogliere il mio simulacro, mentre inarca le reni, pronta per il piacere che non sa di
condividere con me. Accompagnando la sua mano nel lento ritmico movimento, lecco i suoi
capezzoli turgidi e protesi, risucchiandoli lungamente con la stessa bramosia di un bambino
affamato e troppo cresciuto, mentre accarezzo il suo corpo teso e sudato nel piacere che
vive solitariamente con me. Adoro guardarla venire sotto le mie carezze, al ritmo lento e
struggente dell'inappagamento totale a me destinato.
Godendo si protende negli spasmi della passione che cresce inesauribile senza placarsi,
urlando muta e sudata nel mio abbraccio inesistente, mentre i miei baci la divorano,
tappandole la bocca inconsapevolmente bramosa del mio respiro, soffocando gemiti e urla che
io non riesco a udire, ma che vivo ugualmente, nelle vibrazioni acute del suo pensiero
follemente appassionato che sento fondersi con il mio, in un'altra dimensione a noi
parallela ed irraggiungibile. Io la bacio sulla bocca mentre gode, tutte le volte, e lei non
lo sa. Vorrei sentire i suoi gemiti di piacere soffocati nella mia bocca, vorrei assaporare
la sua saliva, mentre godendo morde le mie labbra a sangue, ma non riesco. Vorrei possederla
e a volte penetro in lei. Ma la sensazione è elettrica. Un senso di unione e morte, simile
all'orgasmo immediato ma più potente e più profonda. Non so cosa sia.
Quando questo succede, la mattina mi risveglio malato, come se il mio corpo avesse perso
talmente tante energie da indebolirsi e cadere preda della prima infreddatura di passaggio.
Ma non mi importa. Vorrei morire dentro di lei. Sono disposto a morire dentro di lei. Darei
l'anima per poterla amare nel mondo reale. Anche adesso, mentre sono qui, seduto a questo
tavolino di un bar nella piazza centrale, se apparisse il diavolo, gli cederei subito la mia
anima, purchè in cambio potessi vederla anche solo per un istante nel mondo reale. Vederla
viva. Vederla possibile. Vederla raggiungibile. Vederla sul serio e non solo in sogno.
Sapere che esiste. Che posso accarezzarla. Che posso toccarla. Sentire l'odore della sua
pelle. Baciarla e lasciarmi baciare. Giuro.
Lo farei, senza pensarci due volte. Anzi lo faccio, ecco cedo la mia anima a chiunque,
basta che appaia, basta che riesca a trovarla. Ho bisogno di lei. Non posso vivere senza. Al
diavolo l'anima. A cosa serve l'anima se hai perso il cuore e la ragione per qualcosa che
esiste solo nei sogni? Oramai sono alla disperazione. Continuo ad osservare i passanti.
Nessuna delle donne che mi passano davanti, è lei. Nessuna le assomiglia, neppure. Non vedo
in nessuna la sua essenza, i suoi modi , la sua innata naturalezza nell'essere unica eterea
ed irraggiungibile, come solo un'inafferrabile sogno può essere.
Un angelo dei sogni. La possibilità che non esista è insopportabile quasi quanto la
consapevolezza che la sua creazione è frutto solo del mio desiderio inappagato di un amore
esclusivo ed unico al mondo. Il desiderio di un uomo romantico, smarrito in un mondo che non
lo è più. "Scusi ha da accendere?" Una voce di donna alle mie spalle mi fa trasalire,
risvegliandomi dai miei pensieri impossibili e dalle paure inconsce che si confondono nel
marasma quotidiano della frenesia di vita emotivamente squallida del vivere moderno. In
automatico cerco con la mano l'accendino nella tasca della giacca. E' sempre lì. Ultimamente
non faccio altro che fumare, di continuo.
Probabilmente è il fumo la vera causa dei miei sempre più frequenti malesseri. Non mi
stupirebbe scoprire un bel regalo, nascosto fra le pieghe affumicate di un polmone.
Azionando l'accendino mi volto ed è solo allora che la vedo, maestosa in tutto il suo
splendore, reale in tutta la sua inumana ed angelica bellezza, mentre sorridendo maliziosa,
mi strizza l'occhio con fare complice. E io la amo. Anche ora che finalmente capisco la mia
condanna eterna. "Grazie di tutto" sussurra fra le labbra morbide che tanto ho desiderato.
"E' stato veramente un piacere fare affari con te."
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