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Tocca a lei
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Titolo: Tocca a lei
Autore: Xfaria
Contatto:
Racconto n° 352
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"Tocca a lei", la voce sottile dell'infermiera le fece sollevare gli occhi dalla rivista dei vip.. le piaceva quello studio dentistico perché erano sempre abbastanza puntuali, il medico un bell'uomo sulla cinquantina dai modi cortesi e, cosa fondamentale, era a due piani sotto al suo appartamento.
La cosa si era rivelata utile in molti casi, come oggi ad esempio.
Carlo le aveva chiesto di uscire a cena in un ristorante sulla costa, erano ormai al terzo appuntamento e probabilmente lui stasera avrebbe fatto la prima mossa, le era piaciuto molto il fatto di aver fatto le cose un po' all'antica con lui fino a quel momento, ma sapeva, da splendida trentaquattrenne, che stasera si sarebbe potuta rilassare un po' e farsi trasportare da questa nuova passione.
Il programma era semplice, già pronta per uscire e con il solo intoppo di quel piccolo ritocco dal dentista per poi scendere sotto il palazzo e salire sull'auto di Carlo che sarebbe arrivato da lì a una mezz'ora.
Un abito leggero, molto corto, sintetico grigio metallo, un paio di sandali alla schiava come andavano di moda quell'anno, la lieve abbronzatura di quella settimana al mare con le colleghe a rendere le sue gambe lisce e snelle. Come intimo un nuovo completo in microfibra nero era allo stesso tempo malizioso e comodo.era bello sentirselo addosso..
"Tocca a lei" l'infermiera le sorrise, sui ventiquattro, viso splendido, da barbie, appena un due/tre chili in più, con la più classica delle divise bianche.
La rivista era come al solito piena di vip con la pancia alle prese con ninfette di vent'anni, ad un tratto, a metà del corridoio, le venne in mente un discorso di qualche serata prima con alcuni amici, si era bevuto qualcosina, si era parlato ridendo di tante cose piccanti, desideri che l'immaginario collettivo attribuisce al mondo femminile (farlo con uno sconosciuto, essere presa con la forza e l'immancabile poltrona del dentista) lei aveva un commento divertito ma scettico "..una cosa un po' troppo banale".
Provò a immaginare come sarebbe stato farsi scopare dal dott.I** su quella poltrona sulla quale stava per sedersi, sorrise, ma nello stesso tempo fece una cosa assolutamente folle per il suo carattere, ma come dicevo quella sera si era concessa di rilassarsi.
Come succedeva sempre l'ambulatorio era deserto, il dott. I** stava probabilmente lavandosi le mani, l'infermiera consegnava all'ingresso il promemoria per un futuro appuntamento ad un anziano che aveva appena finito, la sala d'aspetto era vuota.
Con un gesto rapido si sfilò le mutandine.
Le tenne chiuse nel pugno e si sdraiò.oddio ma cosa sto facendo?
Ebbe l'impulso di rialzarsi per indossare lo slip ma il medico spuntò dall'angolo del corridoio.
Era divenuta rossa, l'abito non copriva un granché le gambe e si era completamente depilata il sesso il giorno prima per evitare che Carlo la vedesse irritata.. si sentiva completamente nuda.
Non che fosse una sensazione nuova; aveva fatto il bagno al mare a mezzanotte con le colleghe ma erano brille e la sensazione dell'acqua che ti accarezza tutto il corpo l'aveva rilassata molto, ma ora era diverso.
Cercò di tenere le gambe vicine, ma non accavallate: ovviamente mentre l'imbarazzo cresceva cominciò a sentirsi irragionevolmente eccitata.
"Buonasera. ah!, quel piccolo ritocco al lavoro della scorsa settimana.direi che faremo in un attimo, solo che è in un punto un po' scomodo."
Il ronzio del motore che solleva in alto la poltrona durò più del previsto, decisamente più in alto del solito.praticamente bastava mettersi nella posizione giusta per intravedere il sesso.
Ma al contrario di quanto temesse, il medico era distratto, praticamente non la degnò di uno sguardo
Il fatto di avere le mutandine ancora in mano era un'ulteriore imbarazzo, di lì a poco qualcuno le avrebbero chiesto se voleva appoggiare da qualche parte quel piccolo ingombro e allora la cosa si sarebbe fatta grottesca. lentamente porto le mutandine vicino al suo fianco e tentò di nasconderle un poco tra se e la poltrona.
Ovviamente le mutandine caddero a terra senza che lei se ne accorgesse.
Il medico prese lo specchietto e si avvicinò, posizionò la lampada, verificò il da farsi parlando tra se e se quando squillò il suo cellulare..."mi perdoni solo un paio di minuti, signora".
Adesso era sola nella stanza, l'infermiera si era allontanata giusto un paio di secondi prima..
Era l'occasione per rimettersi le mutandine, esitò comunque un attimo, si sentiva il sesso bagnato e era sorpresa di questo essersi eccitata all'idea di essere scoperta, sarebbe stato interessante ripetere la cosa in un'altra occasione.
Cercò le mutandine lungo il suo fianco, fu colta dal panico.. sollevò la schiena di scatto e cominciò a guardare sotto la poltrona, senza accorgersi che nella fretta di ritrovare l'indumento l'abito ora le scopriva quasi per intero i glutei. "ma dove si sono cacciate??"
Passi leggeri nel corridoio, si rimise a posto in fretta mentre il cuore le batteva forte, erano senz'altro cadute a terra ma non aveva avuto il tempo di guardare.
L'infermiera entrò e non disse una parola, si avvicinò solamente alla poltrona, la donna era immobile sul lettino con le mani giunte all'altezza del sesso così poco coperto dall'abito, le gambe serrate.
Con un gesto fluido sbottonò l'ultimo bottone in basso della divisa e scostò uno dei due lembi con calma; anche la donna era in silenzio, con il cuore in gola, mentre guardava sotto quella divisa le mutandine che aveva appena perso e che ora vestivano l'infermiera.
Sentì le gote diventare rosse, l'infermiera aveva uno sguardo solo in apparenza impassibile, mentre con una mano teneva aperta la divisa, con l'altra si accarezzava, seguendo con l'indice il perimetro delle mutandine per poi indugiare sulla fessura, in corrispondenza della quale era ormai evidente una macchia più scura di umido.
Per la donna sulla poltrona fu come essere investita da un'ondata di imbarazzo e di calore nello stesso tempo, nell'impasse totale dei suoi pensieri riaffiorò un ricordo di quel bagno di notte con le amiche, quando fra gli scherzi lei aveva sfiorato i capezzoli di Laura, che subito si erano irrigiditi.. ricordava i suoi occhi passare dal divertimento al desiderio: quello sguardo rimase il ricordo più dolce e segreto di quella notte.
Arrivò una nuova ondata, l'infermiera, sempre in silenzio, sempre a meno di un metro dalla poltrona, smise di accarezzare le mutandine, infilò l'indice di fianco al triangolo e lo scostò di colpo, scoprendo un sottile rettangolo di peli cortissimi e una fichetta ormai madida, con il clitoride rosa eretto in modo evidente, clitoride che sfiorava lenta con anulare e mignolo.
Era come uno stato di incoscienza, una zona franca nella quale era possibile di tutto, allora la donna capì che era arrivato il momento di sciogliere la stretta della mani e delle gambe, di sollevare l'abito di quei pochi centimetri che mancavano a mostrarsi completamente, di schiudere il suo fiore ormai fradicio e rovente.
L'infermiera mise fra le labbra l'indice della mano che scostava la divisa, si avvicinò e con lo stesso dito penetrò la donna, senza parlare, guardandola negli occhi, all'indice seguì il medio mentre il pollice cominciò a torturarle il clitoride.la donna iniziò ad ansimare, inarcò la schiena, sarebbe venuta in pochi secondi..
"Eccomi da lei signora" arrivato a ormai pochi passi dalla porta il dentista aveva avuto il riguardo di annunciarsi. l'infermiera scostò la sua mano di colpo e fece un passo lontano dalla poltrona, la donna ebbe una breve esitazione poi si rimise chiusa a riccio.
"Mi spiace averla fatta attendere, mio figlio ha avuto un problema con la sua macchina. .ora sono tutto per lei.."
Il medico lavorò con calma, l'infermiera era uscita dalla stanza, chissà cosa sarebbe accaduto se le avesse scoperte. la donna però non pensava a questa eventualità, era completamente presa dalle sensazioni di quello che le era accaduto per pretendere qualcosa oltre alla trasgressione che aveva appena compiuto.
Peraltro il medico sembrava ancora immerso nei pensieri della telefonata.
"Direi che abbiamo terminato.. passi dall'infermiera a prendere appuntamento per il mese prossimo, devo verificare la tenuta del lavoro..Arrivederci, buon fine settimana"
Il medicò accompagnò la donna alla sala d'aspetto, l'infermiera porse alla donna un foglietto "Le ho fissato lunedì 24 alla stessa ora di oggi, so che è un orario nel quale di solito non ha impegni, mi dica se ha dei problemi"
"no... credo vada benissimo"
"le ho segnato il numero dello studio se avesse contrattempi dell'ultimo minuto..Di nuovo buon fine settimana"
Sorrise. quella formalità nel saluto le dava la misura della discrezione della ragazza.
Si mise la giacca leggera che era appesa all'appendiabiti, incontrò lo sguardo dell'infermiera e sorrise a sua volta.era ancora tutta intorpidita.
"Non dimentichi la borsa che ha lasciato sulla seggiola accanto alla rivista!!!"
La donna si girò di scatto, fece per chiedere ". ma quale borsa?" poi vide una sporta in carta colorata di quelle da profumeria, senza aggiungere altro la prese ed uscì.
Sospirò un attimo e fu presa da un piccolo tremore nel vedere che la borsa conteneva un paio di mutandine di Dolce e Gabbana, lilla, semitrasparenti sul davanti, appena sgualcite, come se fossero state indossate pulite poche ore prima e conservassero solo il profumo del sesso di un'infermiera. Era un completo che aveva visto in una vetrina qualche giorno prima, sorrise al pensiero che sarebbe stato interessante capire come entrare in possesso del reggiseno coordinato.
Nell'etichetta delle mutandine, a penna, il numero di un cellulare.
Allora estrasse il suo Nokia, memorizzo in rubrica il numero dell'etichetta e poi scrisse un sms
" Ciao Carlo, invece di aspettarmi sotto casa, suona e sali : voglio farti vedere una cosa che mi hanno regalato" Poi ne scrisse un altro " grazie.adoro il lilla" e una volta inviato sentì dietro la porta del dentista il tipico segnale dei cellulari che ricevono un messaggio.