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Ghiaia tiepida
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Titolo: Ghiaia tiepida
Autore: DiegoM
Contatto:
Racconto n° 3521
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Sole di primavera acerba, lieve tepore sulla pelle, soffio di brezza sui capelli; spiaggia deserta.

Un corpo femminile, rosa intenso, cuffiette, occhiali, una mano appoggiata all'inguine, distrattamente coccolato a suon di note.

Passi incerti su ghiaia lacustre.

L'occhiale si alza, le labbra si schiudono, lo sguardo si fa liquido.
Una mano femminile dall'inguine al seno, sfiorando l'ombelico, delimita antico territorio di caccia.

La chimica, sopita, improvvisamente sussulta.

Un corpo morbido si innalza all'albero, placido protettore; il profilo è invito ad assaporar le forme.
Una mano fruga impertinente nella borsa, esponendo il fianco al mio sguardo maschile, che insinua luci ed ombre.

Provvidenziale scusa porta a distanza utile: assaporo il suo profumo, inebriante di ormoni, latte e sudore. Le narici ne cavalcano l'essenza selvaggia.

Il suo collo, perlato, teso, davanti ai miei occhi: mi scopro novello vampiro, intenso sentore di sangue.
Mi avvinghio ad esso in sogno, lo mordo, ne succhio il nettare ... la mia lingua spalma sul palato un liquido che vorrei dipingere ...
Godo l'attesa: desiderio puro, sorrisi nervosi, parole incerte.

Uno sguardo malizioso mi penetra, mi attraversa ... pudico quasi mi ritraggo, ma ubriaco sono indifeso al suo gioco.
Combattivo nei principi, la frenesia che monta non mi dà strumenti per vincere, in nulla.

Parole rituali danzano il proprio balletto, note disegnano figure eteree.
Il respiro accorcia, intenso, la distanza.
Le pupille bramano, le mani tremano, i respiri torturano, gli sguardi riempiono, i desideri ispirano.

D'improvviso, il velo si strappa; la prossimità è ormai nulla: la pelle vuole sangue, sopra, denso e protettivo.

Il profumo è acre, selvatico; il sudore disperde essenze solari e sconvolge il mio plesso.

Le sono dietro, il mio ansimare scompiglia la nuca; vibra.
Freme, desidera il confinare della mia pelle.
Nulla sarà mai così bello: straripanti sensi sfidano a fondersi.

Una mano sfiora il solco della schiena, palmo aperto, fermo, deciso ... eppur così dolce.
Scende lentamente, godendo di quel che trema, sotto di sè.
Il suo corpo si inarca verso il mio ... vuol vivere il mio desiderio animale, sentirlo animare le mie viscere.
Un fianco caldo attira la mia mano. Impossibile resistere, affondare i polpastrelli in quella carne ... non è natura trattenerla.

Uno schiocco echeggia sulla pelle irta, disperdendosi tra frasche ed onde: devasta l'improvviso terremoto, raggiunge l'apice sulla sua fronte, imbizzarrendole la testa.

Sono su di lei, ora: appoggio il mio desiderio al suo solco, ne assaporo i sensi, accordo le vibrazioni, pronto al concerto, bramoso di note.
Una mano su un fianco è fulcro fermo, echeggia su quanto attende.

Un lembo di tessuto, morbido, leggero, profumato ... pensato per essere scostato da lingua umida, dolce ed impaziente ... cede alla pressione e lascia il passo alla vibrazione che assale.

Appoggio su un letto di foglie giovani ed umide, dolci, che tremano e ambiscono; un gemito incoraggia i miei passi "riempimi, ora !".
Penetro lentamente quel territorio liquido, assaporo i confini, mordo i rilievi, assorbo i sensi, irretisco la mente.

Un'onda improvvisa smuove l'aria, davanti al mio corpo; un desiderio caldo preannuncia il suo arrivo, guidato da mano solida e sapiente.
La pelle è fiume, le labbra scogli, gli occhi lame, i solchi fiamme.
Un fremito irresistibile attraversa i cardinali del suo corpo, sconvolgendone le forme.
L'onda si riflette su di me, inebriandomi; sento il suo calore che mi attraversa, per un attimo intiepidisce alle mia spalle ... ma subito torna, mi investe, mi inarca e mi pervade, nel profondo. Tocca il mio fondo, che mi rimbalza in testa.

Due rami in precario equilibrio, uno sull'altro, frementi; la tempesta ancora vibra nei ns. corpi, arduo è tenersi addosso.

Una carezza l'attraversa dalla nuca al fianco, grata di tanta energia e sazia di spasmi vitali.
La pelle sconosciuta è ora sorella, rimarrà generatrice di vita, incisa.

Il riposo distende infine all'ombra, rasserena i tessuti sconvolti, distende le labbra inondate.
A nulla servono più le note, la musica dilaga nei liquidi, invisibile amica di emozioni vissute.

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