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Se ti avessi mia...
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Titolo:
Se ti avessi mia... |
Autore:
Edmond Dantes |
Contatto:
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Racconto
n° 3524 |
Altri
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E' successo. Pensavo che nella vita non mi potesse accadere più. Eppure ti ho incontrata; o meglio, mi hai notato. Mi hai detto: "Mi sono innamorata di te". Ed io sono rimasto a guardarti, forse vedendoti per la prima volta: con i tuoi grandi occhi scuri, la linea del tuo volto, il profilo del tuo corpo, l'aria scanzonata dei dodici anni che ci separano. Ed improvvisa, ho notata una luce dietro di te, attorno a te, dentro di te: ho aperto gli occhi ed il tuo fascino mi ha colpito, come un pugno nello stomaco, ed il mio cervello ha vacillato, ed il mio corpo si è irrigidito. Il mio cuore ha perso un battito, il sangue è affluito da un'altra parte. Alla mia richiesta, decisa, hai risposto, quasi un sibilo, un alito di vento tra le canne, uno zefiro residuo di un uragano: "Sì...". E ti ho presa per mano, ti ho accompagnata alla macchina, ti ho aperto lo sportello, cavaliere d'altri tempi; mi sono seduto accanto a te ed abbiamo iniziato il breve viaggio verso la promessa. Siamo giunti, sono entrato solo, discrezione e pudore della tua persona, velo da squarciare con dolce e selvaggia passione; ho preso la chiave, sei entrata anche tu. Arriva l'ascensore, porte aperte, scelgo l'ottavo piano, porte chiuse... primo piano, mi guardi..., secondo piano... ti giri, terzo piano... lasci andare la borsa, a terra, quarto piano... due passi, quinto piano, le braccia mi cingono il collo, sesto piano, ti alzi in punta di piedi , settimo piano, mi sfiori le labbra, ci aliti sopra, ottavo piano...porte aperte. Ti cedo il passo, usciamo dall'ascensore, la stanza, 869, è dietro l'angolo. Arriviamo davanti alla porta, apro e... te l'ho promesso, ti prendo in braccio, leggero fuscello che rappresenta il peso del mio amore. Entriamo, i tuoi occhi sono incollati ai miei, mi frugano l'anima, mi attanagliano le viscere. Ti poso delicatamente, i tuoi piedi toccano terra, resti in piedi immobile, di fronte a me, in attesa; mi allontano, mezzo metro, ti giro lentamente intorno, avido predatore che guata la sua femmina, il cui caldo afrore gli giunge alle narici e acuisce il desiderio. Da dietro, ti accarezzo il collo, inclini il capo, scopri l'orecchio; l'incavo della spalla compare dalla camicia, appena spostata; la mia lingua si insinua in quell'accogliente conca, la esplora, mentre un gemito esce dalla tua gola: un gemito profondo, trattenuto a lungo. Le mie mani percorrono il tuo profilo, i tuoi fianchi, salgono verso le braccia, dalle ascelle girano e cingono, da sotto, sollevando leggermente con i palmi il tuo seno, sino a riempirsi delle tue rotondità. I polpastrelli si sollevano e cercano, trovandoli, i tuoi capezzoli turgidi; la camicia ed il reggiseno non sono sufficienti a trattenerli; spingono incontenibili, vogliono soddisfazione; li carezzo, li stringo leggermente: altro gemito, più profondo, roco, le tue gambe si stringono. La tua bocca mi cerca, ti giri, mi trovi, le labbra si incollano, lente, appena dischiuse; le lingue si incontrano, sulla soglia delle due bocche appena unite; si toccano, si addentrano, si adagiano e si intrecciano l'una sull'altra, mentre i corpi aderiscono e le braccia stringono, le mani esplorano, cercano, definiscono l'altro. Le due bocche ora sono un tutt'uno, il respiro è unico, il tambureggiare dei cuori è un richiamo di una foresta atavica dove la selvaggia passione sta per esplodere. Ci spogliamo reciprocamente, senza smettere di baciarci, la saliva cola tra le bocche, le lingue esplorano i volti, tracciano contorni, definiscono sapori; gli indumenti, uno dopo l'altro, cadono a terra. Le scarpe, la tua camicia, la mia, la tua gonna, i miei pantaloni, in un tacito alternarsi di pezzi. Uno degli ultimi misteri, indovinati più che visti, attesi e desiderati, è svelato: il tuo reggiseno, sciolto lentamente, va via, i tuoi seni mi guardano, li guardo, guardo i tuoi occhi, come se implorasssero una tacita benevolenza, mi affascini, mi calo lievemente, li bacio, la lingua divide le sue attenzione sulle tue areole scure, sulla tua pelle che si tende, sempre più soda. Resta poco, mi spoglio completamente, i boxer non sono più al loro posto, il mio desiderio ti compare innanzi, prepotente: non mi guardi, fai lo stesso, ed il tuo odore mi colpisce e mi intriga e mi eccita ancora di più. Adesso mi guardi, guardi il mio sesso, mi sorridi, quasi a fargli l'occhiolino: le tue mani scivolano lungo i miei fianchi, lo sfiorano, lo prendono con delicatezza, ne saggiano la consistenza: ed emetti un suono come se facessi le fusa, come i gatti. La mia mano è scivolata contemporaneamente dietro di te, nel solco tra i tuoi glutei, sino in fondo, poi ne prende uno, la mano lo riempie, è sodo, è speciale, sento l'umido qualche centimetro più giù. L'altra mano scende dall'ombelico, il dito che traccia un percorso, trova la leggera selva dei tuoi riccioli pubici, continua ad esplorare e incontra il tuo clitoride turgido, umido, pulsante. Ci siamo trovati, adesso ho il tuo odore, il tuo colore, voglio il tuo sapore: ti adagio sul letto, la mia bocca lascia le tue labbra ed inizia il lento percorso, scivolando sul collo, sul seno, sulla pancia, sul ventre, sull'inguine, lentamente, esasperando il desiderio di entrambi. La lingua trova ciò che cercava, lo assaggia, le piace, si insinua; le tue grandi labbra sono divaricate senza essere toccate, le distendo con la lingua, anche loro meritano tutto ciò che posso dargli. Trovo le tue piccole labbra, petali in un prato profumato, il tuo clitoride, leggera, prominente e decisa protuberanza: lo lecco, lo mordicchio, i tuoi gemiti sono ansimi, dici qualcosa, non capisco, adesso quasi lo gridi, mentre mi disseto alla tua fonte che sgorga copiosa: "Prendimi, adesso, ti voglio, non resisto più". Anche la mia rigidità è al limite, il desiderio è stao compresso per troppo tempo. Mi alzo, mi avvicino, avvicino il mio membro a te, lentamente, mentre i tuoi occhi si allargano, i nostri sessi si toccano, primo scossone; lentamente inizio a penetrarti, tu ti dischiudi, mi accogli, sempre di più, quasi mi volessi inghiottire per sempre; arrivo in fondo ma vado ancora avanti, ti allargo al di là della tua capienza; non capisco più niente, so solo che sono con te, non riesco a staccare i miei occhi dai tuoi. Non duriamo molto, mentre saliamo su vette sempre più alte, e non cadiamo mai; un numero molto ridotto di sollecitazioni fanno succedere un cataclisma, i nostri orgasmi esplodono insieme, mente ci inondiamo reciprocamente di una inimmaginabile quantita di liquido del nostro piacere. E ci urliamo nelle orecchie, nel volto, nella bocca, nel cuore, il nostro Amore.
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