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Il vicino di casa
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Titolo:
Il vicino di casa |
Autore:
Fabrizio |
Contatto:
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Racconto
n° 3531 |
Altri
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Erano diversi giorni che mi sentivo particolarmente accaldata, stranamente eccitata e con un formicolio costante alle mie zone erogene. Mi era già capitato altre volte durante il periodo premestruale ma questa volta c’era qualcosa di più, la mia fantasia spaziava infintamente tra immagini ben più complesse della solita, classica, scopata col mio uomo. Il sesso con lui era più che soddisfacente, non potevo lamentarmi di nulla, mi faceva godere ogni volta ma mancava quella parte di perversione che soffocava, nell’amore che provavamo l’uno per l’altra. Ora sentivo irresistibile la tentazione di farmi trattare da donna, farmi prendere, farmi sbattere senza pudori. Avevo bisogno di un uomo che si prendesse tutto quel che di me potesse interessargli, nel modo più animalesco che potesse esistere. Sognavo di trovarmi in situazioni ambigue con uomini molto più grandi di me, desideravo sentirmi toccata con quella passione che solo il sesso puro ti dà. Era difficile però per me mettermi alla ricerca di un uomo così, avrei voluto che piombasse nel mio letto senza nemmeno conoscerlo, senza il minimo sforzo, succube delle sue perversioni e dei suoi desideri. La mia voglia di farmi sbattere si fece così forte che un giorno sorrisi particolarmente al solito vicino di casa che incrociavo ogni giorno, un uomo sulla cinquantina con un bel fisico. Mi avvicinai a lui e con la scusa di legare il cane che portavo a spasso mi chinai strusciando il mio culo sulla sua coscia. Lo sentii irrigidirsi sorpreso dalla mia intraprendenza ma non si scostò, anzi, mi appoggiò una mano su un fianco spingendosi leggermente verso di me. Mi sentii percorrere da un fremito incredibile, la mia figa si bagnò subito e avrei voluto che mi scopasse lì, nella tromba delle scale. Mi girai e gli sorrisi ancora. Lui allora mi prese un polso e mi disse: “Ti piace giocare così, a fare la monella, non è vero?” Non mi aspettavo quelle parole e un po’ mi intimorii, ma poi pensai che era la mia unica occasione per soddisfare i miei desideri e allora gli risposi: “ Perché non mi fa vedere come si tratta una bambina capricciosa?” Un minuto dopo eravamo nel suo appartamento, mi stava di fronte, vicinissimo, quasi addosso, e mi teneva entrambe le mani dietro la schiena serrate nella morsa della sua presa. Mi guardava le tette, ancora più grosse ed esplosive in quella posizione. Me ne prese una in una mano e mi strizzò un capezzolo attraverso il tessuto della mia camicetta continuando a guardarmi dritto negli occhi. Emisi un fremito e lui mi disse: “ Ti lamenti? Allora sei davvero capricciosa! Ti meriti di imparare a star zitta godendo di quel che voglio io” Non desideravo altro, sembrava che mi avesse letto la mente e aspettavo solo che si prendesse la mia figa bagnata. Invece mi portò con lui sul divano, si sedette e mi fece sdraiare sulle sue gambe. Mi accarezzava pesantemente le cosce, allargandomele e facendomi sistemare meglio sul suo cazzo che era bello duro sotto di me. Mi alzò la gonna e dopo l’ennesima carezza mi diede uno schiaffone sulla chiappa destra. Sentii il sangue affluire come una cascata giù per le cosce, e non riuscì a trattenere un gridolino di dolore misto ad enorme piacere. Divaricai ancora di più le gambe e inarcai la schiena restando sdraiata su di lui. Una delle mie enormi tette finì nella sua mano e ad ogni sculacciata mi strizzava anche il capezzolo. Avvertivo che la figa continuava a bagnarsi all’inverosimile, sentivo il mio umore scorrermi fra le cosce nonostante le mutandine e i collant. Lui si accorse che morivo dalla voglia di farmi scopare e mi tirò giù tutto lasciandomi a culo scoperto e aperto. Mi mise a quattro zampe sul divano e mi allargò con le mani le chiappe ormai rossissime e bollenti. Prese a leccarmi le cosce, avvicinandosi sempre di più al buchetto del culo, ogni secondo che passava mi sentivo sempre più eccitata e i miei capezzoli erano durissimi mentre strusciavano sul tessuto ruvido del suo divano. Finalmente mi infilò la lingua nel culo e prese a leccarmi con un’avidità infinita; la sentivo entrare ed uscire come se mi stesse scopando. La sua lingua come un cazzo voglioso mi allargava e mi inondava di piacere. E mentre la sua lingua dura si occupava del mio culo ormai aperto, due dita si insinuavano senza troppo difficoltà nella mia figa bagnata, spingendosi fino a sentirle completamente dentro di me. Ansimavo e mi muovevo sotto i suoi voleri. “Ti piace farti scopare il culo, eh? Lo sapevo che eri una gran maiala, una cagna in calore… Credi che non mi sia mai accorto di come ti toccavi il seno ogni volta che ci incrociavamo? Sei una femmina che sa farsi scopare ed è quello che voglio fare ora. Voglio scoparti come non ti ha mai scopato nessuno. ” Ebbi appena il tempo di rialzare la testa quando sentii il suo cazzo duro e umido sfondarmi il culo, lentamente, ma con una forza inesorabile. Accompagnò la spinta con una solenne sculacciata, mentre con l’altra mano mi mungeva una tetta. Il suo cazzo era durissimo e lo sentivo entrarmi sempre più a fondo con un piacere sublime che mi pervadeva lo stomaco. Il mio culo dopo la sua lingua era pronto per essere così aperto e sfondato, il dolore lasciava spazio ad una goduria unica, sentivo che avrei resistito pochissimo, volevo godere di quella mazza che mi stava aprendo il culo. Lo pregai di spingere più forte, allora lui mi afferrò per i fianchi e prese a sbattermi proprio come una cagna. Sentivo le sue palle sbattere contro la mia figa, quel rumore e quella sensazione mi mandarono in estasi e lanciai un ultimo urlo di piacere prima di lasciarmi andare completamente alla goduria. Trasportato dalla mia eccitazione mi riempì il culo con il suo succo caldo e diede ancora qualche colpo stringendomi forte la carne dei fianchi. Dopo quel giorno la mia vita tornò normale e le mie fantasie avevano finalmente un volto, quello del mio vicino di casa che mi aveva liberata dalla voglia di farmi sbattere come una cagna in calore. Non gli diedi mai più il mio culo e lui riprese a darmi del Lei; nel suo sguardo rimase però quell’aria da “punitore” che ancora oggi, incrociandolo, mi fa bagnare la figa.
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