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L'umiliazione
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Titolo: L'umiliazione
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 354
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Era un angelo, lì immobile e fermo nel suo fantastico essere, morbidamente composto, elegante nei modi, occhi di brace, labbra sensuali, mani così belle da sentirsele ovunque, anche senza averle toccate. Sul treno per Bologna, seguiva i miei movimenti, le mie gambe e il dolce danzare del mio seno, senza guaine, senza niente, la mia camicetta non lasciava niente all'immaginazione visto che i capezzoli erano turgidi ed energici... due proiettili.
Lui mi fissava ed io indifferente di sbieco sbirciavo il suo piacere, già teso sotto i pantaloni di quella tuta da ginnastica, lui non smetteva di guardarmi ed io cominciai a provocarlo.
Presi dalla mia borsetta il rossetto e lo specchietto, passai la lacca rosso vermiglio sulle labbra, mordendomi di tanto in tanto come per verificarne la resistenza, passavo la lingua sul colore per renderlo lucido come una ciliegia al sole, passai anche l'indice sui lati della bocca per perfezionare il contorno e lui rimase ad occhi spalancati per tutto il tempo di quel rito di vanità.
Poi riposi gli oggetti nella borsetta, e sbottonai la mia camicetta di tre bottoni lasciando il seno quasi completamente in vista, mi chinai per sistemarmi una calza e lui quasi svenne... si sbracò completamente sulla poltrona, la sua erezione cominciava a infastidirlo probabilmente... ma la mia provocazione non si limitò a soli atti allusivi. Lo invitai accanto a me, lui non si fece scrupoli, ci presentammo e quando mi disse il nome ebbi un sussulto di piacere... un nome banale ma mi ricordava un mio primo ex fidanzato a cui avevo dato la mia verginità...Mattia.
Oh, nessuno può capire cosa provai, cosa sentii dentro e sotto di me, un vulcano di ardore e un misto al bisogno di farmi sbattere lì su due piedi e quindi dopo qualche bla bla... decisi di farlo, l'iniziativa sembrava essere gradita al bell'angelo seduto accanto a me, eccome... andammo nella toilette, lui appena entrati mi mise contro la porta e appena calati i suoi pantaloni e le mie mutandine di pizzo rosa... non ebbi il tempo di dire aspetta, che era già dentro di me... le sue spinte erano così energiche, piacevoli che lo lasciai fare, giovane e ruspante, ardito e avido, mi leccava, mi baciava e mi stringeva con la forza dei suoi ventiquattro anni.
Ahh che piacere immenso, che superiorità hanno questi giovani carichi di testosterone, lo volli enormemente dentro di me, su di me, sotto e sopra di me, fino ad un orgasmo lungo e intenso, che quasi lo tramortì... era bello come un diavolo adesso: rosso in viso, soddisfatto dell'impresa... lo lasciai lì a riprendersi, io uscii e tornai a sistemare il mio rossetto che era veramente completamente andato... avevo gli occhi di tutti addosso, quelli dello scompartimento erano straniti, allibiti e quando il bel Mattia mi raggiunse bhè potete immaginare cosa mi disse sottovoce... io ovviamente non risposi alla sua domanda stupida, banale, tipica dei ragazzini in cerca di grandezza: "...ti è piaciuto?"; uscii dallo scompartimento girando i miei tacchi a spillo, prendendo la mia borsetta e augurando a tutti un buon proseguimento...negli occhi liquidi del giovanotto, potei leggere tutta la sua umiliazione, mi accostai al suo orecchio e gli sussurrai: "tesoro...volevo solo che il viaggio fosse più corto, mi stavo annoiando e tu mi sembravi un dolce passatempo!"
Il treno si fermò e scesi... ma credo che quel ragazzo oggi abbia capito una lezione importante di come sono le donne, ma soprattutto di cosa vogliono certe donne...come me!