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L'ultimo piano
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Titolo: L'ultimo piano
Autore: Edmond Dantes
Contatto:
Racconto n° 3541
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Strano, ciò che mi è successo.
Ieri è stato come un “coitus interruptus”, dovere andare via all’improvviso, con i minuti contati che scorrevano inesorabili, mentre invece avrei voluto fare altro…
Come in “Sliding doors”, nel “Bivio”, ed in decine di altre occasioni, la vita si sdoppia in vite parallele in base alle nostre scelte: quella vissuta e quella da vivere.
Non sarei andato via, ho immaginato altro.
Le premesse erano diverse, tu indossavi la camicia bianca con i bottoni che ben conosciamo, la gonna a portafoglio che avevi qualche giorno fa, ambedue testimoni di ben altre vicende…
Mi comparivi davanti, improvvisa, ed accaldata, e concitata perché avevi fatto le scale di corsa, spinta da una incontenibile voglia di vedermi, di toccarmi, di abbracciarmi, impellente voglia di contatto promessa e poi non mantenuta e nuovamente ritrovata durante il giorno, in un estenuante tira e molla alla ricerca della soluzione più indicata per incontrarci.
Adesso sei qui con me, il tuo sguardo è diverso dal solito, quando arrivi mi afferri per i lembi della camicia e mi attiri a te, mi baci con selvaggia passione trattenuta, mi aliti sulle labbra il tuo desiderio: “Ti voglio, qui, adesso, subito”.
Saliamo l’ultima rampa di scale, rischiando di inciampare, e la voglia si è subita impadronita del mio corpo, contagiata dal tuo, condita da un odore penetrante che, come un cane da tartufo, sento sempre e soltanto io quando siamo in mezzo agli altri, ma adesso è l’unica cosa che sento, ed i miei sensi cominciano ad andare fuori giri.
Ti bacio, la mia lingua esplora tutto il tuo volto, maschera di saliva e di piacere compresso, mentre le tue mani mi cercano, vogliono toccarmi, slacciano i bottoni dei pantaloni, trovano ed estraggono il mio membro durissimo, lo stringono, lo percorrono, mentre ti inginocchi e la tua bocca vorace inghiotte quasi per intero in un unico colpo ciò che vuoi sentire in tutti i tuoi orifizi.
La tua lingua che saetta velocemente su tutto il membro eretto sempre più duro mi fa impazzire: ti alzo a forza, ti giro, ti abbraccio da dietro, quasi strappo i bottoni della tua camicia, introduco le mani dentro, sposto il reggiseno ed estraggo il tuo seno, i cui capezzoli turgidi mi danno la sensazione di toccare due punte di lancia, la sua soda consistenza è un indicatore pressante del tuo piacere e della tua voglia, lo stringo e ti bacio il collo, la lingua lo circumnaviga da un orecchio all’altro, mentre le tue mani riprendono, afferrandolo nuovamente, il tuo personalissimo trofeo.
Una delle mie mani scende verso il tuo ventre, scavalca il bordo della camicia oramai completamente aperta, ed incontra la tua pelle, il tuo ombelico, si sofferma un attimo, e procede verso il basso.
Il bordo delle calze, improbabile ostacolo, i bottoni della gonna, inutili, è già aperta: la mano continua, è arrivata in mezzo alle gambe, sente una vampa di umido calore, si apre a coprirlo, e tu gemi, di gola, dal profondo.
L’altra mano smette di accarezzarti il seno e scende verso il tuo culo, so che andrai fuori di testa, lo afferro, e con la stessa mano divarico i tuoi glutei infilandomi in mezzo, le due mani si incontrano in mezzo: due mani, due posti dove andare.
Le calze, le tiro giù in un unico colpo, violentemente, giri la testa e mi guardi di traverso, non emetti alcun suono, sillabi le lettere, con una lentezza esasperante, mentre le tue pupille si allargano: “Prendimi”.
Ti piego, ti appoggio alla balaustra, ti afferro per i fianchi, e punto il mio membro verso di te; si appoggia tra i tuoi glutei, si spinge più avanti ed entra dentro di te, dentro il tuo lago, dentro il tuo sesso invitante e gocciolante, e tu emetti un profondo “Sì... ”, fino a quando non arrivo in profondità e tu spingi verso di me per sentire ancora di più la consistenza che tanto agognavi.
Ma ho una sorpresa per te: dopo un numero limitato di andirivieni, estraggo il mio membro ormai completamente bagnato fradicio dagli abbondanti succhi del tuo piacere mentre emetti un “Noooooooo . . . perché …. ?” e lo poggio contro il tuo piccolo buchino; è un attimo, un colpo secco, ed un tuo gemito di dolore e piacere ti sconquassa le viscere.
Non ti aspettavi questa... variante, che mostri di gradire moltissimo stringendo i muscoli dello sfintere, mentre la tua mano corre veloce verso il tuo clitoride, per accompagnare il piacere che senti dietro con una robusta sollecitazione del tuo sesso.
Ma arriviamo quasi contemporaneamente, perché le mia mani sono scese lungo i tuoi fianchi velocemente, per entrare dentro di te, allargandoti le grandi labbra, già divaricate dalla precedente penetrazione, ed esplorarti con due dita, mentre il pollice ti masturba velocemente.
Non è ancora finita... estraggo nuovamente il mio membro esasperato dal tuo culo e te lo pianto nuovamente dentro il ventre, mentre tu sobbalzi e cominci a non capire più niente; il tuo culo si lamenta dell’abbandono mentre il tuo sesso ritrova il piacere sospeso.
Insieme al mio membro, entrano anche due dita, e tu sei allargata ancora di più e giri la faccia guardandomi, stavolta emetti un suono gutturale, con voce roca: “Sei un porco, che cazzo mi stai facendo. . .”
La mia lingua frena le tue parole, ti lecco il volto, le labbra, le orecchie, la saliva cola dappertutto, il mio membro è ritornato alla profondità di prima, mentre cominci a tremare, colta di brividi di piacere.
Ritrovo i tuoi capezzoli, il titillarli ti fa sobbalzare ancora, mentre estraggo nuovamente il mio membro e lo infilo, stavolta più agevolmente, nel tuo culo, già dilatato ed ancora più accogliente; stavolta arrivo in fondo ed ancora tu emetti altre parole un poco più slegate tra loro: “Non resisto, fottimi ancora, più forte..."
Credo di essere quasi giunto al culmine, mi piego e ti sussurro all’orecchio, facendoti inarcare la schiena “Ti piace questo gioco, vero? Sapevo che eri una gran porca, ma che sei troia me lo hai appena confermato. . .e che troia!”
Decido di riempirti il ventre con il liquido del mio piacere, estraggo un’altra volta il mio membro, rientro dentro il tuo sesso ormai un lago mentre il piacere cola lungo le cosce, bagna le calze calate quasi alle ginocchia, ormai fradice, ma non abbandono il tuo culo, dentro cui infilo non una, ma due dita.
Mentre inizia l’ultimo atto, cerco e trovo il tuo clitoride durissimo, e lo masturbo velocemente, allarghi ancora di più le cosce e cominci a dire parole senza senso: "Maiale che sei... fottimi... sono la tua puttana. Aprimi... spaccami... godo... non resisto... veniamo insieme..." quasi un’esortazione a ciò che succede immediatamente, mentre esplodo dentro di te una quantità impensabile di piacere e tu non coordini più i movimenti e mi ritrovo la mano immersa in una cascata di piacere: non il tuo, non il mio, ma il nostro... liquida manifestazione d’Amore.