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Epilogo
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Titolo:
Epilogo |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 3545 |
Altri
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Bruno guardò ancora il foglio che aveva davanti, lo sollevò lentamente rileggendolo, parola per parola, con attenzione. - Siamo lieti di comunicarle che in seguito al lavoro svolto presso di noi la S. V. è stata scelta quale responsabile della nostra filiale romana… Una promozione, ed anche delle più ambite rifletteva, comportava però trasferirsi, abbandonare i posti ove era legato ormai da anni, gli amici, Laura… già, Laura, colei che era stata la sua schiava fedele e a cui era legato ormai da anni, per allontanarsi di 500 km. Gli occhi si persero nel vuoto correndo dietro ai ricordi, a quando l'aveva conosciuta e presa per mano facendola Sua. Un minuto, forse dieci mentre i pensieri volteggiavano come gabbiani sul mare pensando a lei. Si riscosse, avrebbe accettato. Aveva circa una settimana per organizzare il trasferimento, prima di allora desiderava incontrarla per metterla al corrente della sua decisione, non l'avrebbe di certo abbandonata, ma sarebbe stato difficile incontrarla con la stessa frequenza. Compose il suo numero pensieroso, pochi squilli e la sua voce argentina lo riscosse. -Padrone… -Voglio vederti Laura, domani sera, alle 19 albergo Luxor, troverai la stanza prenotata: Sali, spogliati, non chiudere la porta a chiave ed attendimi in ginocchio viso contro il muro. La comunicazione fu interrotta bruscamente, lei rimase un po’ sorpresa, non era il solito tono di Lui, vi ravvedeva qualcosa di brusco che la lasciò inquieta, si domandò se avesse mancato in qualcosa per averlo irritato, aveva sempre questo timore di deluderlo, fece una rapida analisi del suo comportamento nei suoi riguardi ma non vi trovò nulla eppure, eppure dopo tanti anni aveva imparato a conoscerlo, vi era qualcosa che non andava.
La sera dopo obbedì scrupolosamente agli ordini, dopo aver riposto accuratamente gli abiti nell’armadio, si pose come Egli aveva chiesto ed attese. Aveva levato l’orologio come ogni anello od orecchino, solo, al polso, il bracciale che Lui le aveva donato che sancisse la Sua Appartenenza. Sentiva il battito del cuore rimbombarle nelle orecchie scandendo i secondi e più il tempo passava più sembrava quel pulsare ingigantirsi in lei, il tempo stesso sembrava essersi dilatato ed un secondo aveva il sapore dell’eternità. Altre volte la aveva sorpresa entrando silenziosamente, rimanendo ad osservarla prima di palesare la sua presenza. Amava questo suo modo di fare che le creava un misto di ansia piacevole e le faceva sentire quanto fosse Sua. La porta stavolta si aprì improvvisamente, ne senti lo spostamento d’aria ed il rumore, quasi vi fosse irruenza in quel entrare che la fece sussultare in un brivido infondato di paura. -Alzati. La schiacciò contro il muro, sentiva i suoi seni premere contro il freddo della parete, il pube aderente mentre la pose con le cosce aperte. La bendò e poi le dita di Bruno la cinsero del collare. -Voglio che oggi tu possa ricordare bene. Così facendo la percorse lentamente, con la punta del frustino, dal collo lungo il centro della schiena seguendo ogni apertura sino a giungere a divaricarle le piccole labbra. Laura sussultò, sentì la pelle fremere come una onda del mare che la increspasse, un misto di pelle d’oca e di piacere che le si tramutò in piccole gocce lungo le cosce, le sentì scorrere lentamente, indecentemente mentre mostravano a Lui ogni mancanza del suo pudore lì, aperta completamente in un modo quasi osceno a mostrare ogni parte di se. Sentì le Sue dita raccoglierle ed immaginò quando portarle alla bocca suggendole con piacere, ispirando, prima, il profumo del suo sesso fradicio. Sentiva il respiro caldo sul collo ed immaginava quel sorriso e quegli occhi che si accendevano, che lei, Lei aveva il poterei accenderGli ne fu compiaciuta ed eccitata ancora di più mentre in un misto di emozioni attendeva. -Non userò il frustino, non voglio punirti ma avrai la cinghia, disegnerò su di te i miei arabeschi, sarai il Mio foglio bianco su cui vergare le mie parole per ricordarti di Me. Quelle parole turbarono Laura ma furono subito fugate dal bruciore intenso del primo colpo. Silenzioso. Per poi tramutarsi in un “ciafff”…Lo vedeva, vedeva i Suoi pensieri. Lo vedeva mentre carezzava con lo sguardo la pelle nuda che di lì a poco avrebbe colpito. E sentiva la cinghia, la Sua cinghia, trasformarsi in un prolungamento del Suo volere. Diventare viva nelle Sue mani. La sentiva serpeggiare, sinuosa, sul suo corpo, respirare la sua carne. Possederla. Quei colpi ritmati la avvolgevano completamente, ne perse il conto con il corpo aderente al freddo della parete, immaginava quelle strisce su di lei intersecarsi, sovrapporsi, mentre dalla schiena al culo suggellavano il suo Appartenergli. Tutto finì come era iniziato, lasciandola spossata, la mente libera, un attimo di pausa infranto solo dal rumore della cinghia lasciata cadere a terra, poi le sue mani le presero i capelli con forza, le tirarono il capo all’indietro mentre lo sentì aderire a lei schiacciandola ancora di più , dita la allargarono dietro mentre il suo sesso pulsante si faceva strada, lentamente, profanandola ancora una volta come tante in passato, donandogli quella parte del suo corpo che apparteneva solo a Lui. Gemette mentre una mano si insinuò contemporaneamente fra la parete ed Il sesso, dita voraci vi affondarono dentro in una morsa che lo strinse tutto, presa e riempita ovunque sino a che un lampo le attraversò la mente nel culmine dell’orgasmo. Bruno la lasciò andare, mentre scivolava lentamente ai Suoi piedi poggiando il viso sulle cosce. La accarezzava lentamente poi, rialzatala, la fece sedere sul letto e le raccontò della promozione. Vide gli occhi di lei inumidirsi mentre si gettava di nuovo ai suoi piedi temendo che fosse un addio e ribadendo che era sua, che non voleva altri Padroni. Lui la guardò dolcemente. -Sarai sempre Mia, lo sai.
Bruno si trasferì, sistemarsi lo tenne molto occupato, le nuove incombenze lo trattenevano più di una volta nella sede di Roma ed a malincuore passavano anche mesi prima che potesse rivedere Laura anche se non vi era giorno che non la sentisse. Lei gli raccontava tutto ciò che accadeva, gli chiedeva consigli e si lasciava guidare anche se non erano vicini. In quegli anni trascorsi, più di una volta le aveva risolto qualche problema quando lei non sapeva che decisioni prendere. All’inizio gli domandava quando sarebbe venuto, poi iniziò a tacere sino al punto che fu lei, qualche volta, a dire che non era possibile. Trascorse del tempo, lui inesorabilmente bloccato dalle sue cose, lei sempre più “rarefatta” sino ad una fatidica sera in cui, parlando via internet gli chiese di essere considerata “libera”. Non voleva perderlo, desiderava sempre la Sua presenza ma non se la sentiva più di continuare così, averlo lontano la faceva soffrire e temeva di rivederlo perché sapeva che sarebbe stata di nuovo …Sua. Egli acconsentì, non poteva fare altrimenti, le aveva sempre voluto bene e dentro di se sperava sempre che questo fosse solo un momento, ebbe pazienza, infinita pazienza in cui trascorsero quindici mesi. Laura gli parlava dei suoi amici, pochi in verità, con qualcuno ci era andata a letto o si era lasciata andare a qualche piacevole gioco ma erano sempre brevi interludi che terminavano presto e che continuava a riferirGli sino al giorno, in cui raccontò che aveva conosciuto uno che la prendeva molto. Fu come se un campanello scattasse nella mente di Bruno che le chiese se desiderava andarci a letto ed alla sua risposta positiva si preoccupò. In passato le aveva concesso di prendersi i suoi divertimenti ma stavolta sentiva, percepiva, che sarebbe stato diverso e sapeva di non poterle più ordinare nulla. Negli anni precedenti le aveva posto sempre una condizione, che non scopasse lo stesso uomo più di due volte consecutive e che fosse solo vanilla perché non voleva avesse una relazione stabile. Possesso? Gelosia? Amore? Era una domanda che si era posto molte volte ed a cui aveva sempre evitato di dare una risposta. Lei gli diceva che era molto carino, si comportava come un innamorato con un fare quasi adolescenziale e la riempiva di cure, pur essendo sposato, sino al momento in cui una sera gli raccontò, con dovizia di particolari, di essere stata sua e che lo avrebbe rivisto tre giorni dopo. Altri mesi trascorsero sino al punto che Egli prese una decisione, la avrebbe rivista. Tornò in quella città, scese presso un albergo e le telefonò. -Sono qui, vieni. Non una parola di più, non una di meno ma quel vieni aveva in se il sapore di un ordine a cui non potersi rifiutare. Laura rimase come congelata dalla voce di lui, nei mesi passati il suo dolce romantico-adolescenziale si era rivelato anche ben altro, le aveva cominciato a far vivere una sessualità fatta di complicità senza slavery, conosciuto altre coppie con cui condividerla e ne era completamente presa ed eccitata per ciò che riusciva a provare, ogni confine era stato superato e non ne avrebbe più potuto fare a meno. Si sentiva presa tra loro due, non avrebbe mai voluto mancare nei confronti di entrambi anche se qualche volta aveva omesso di raccontare loro qualcosa, in quei mesi, pur aggiornando Bruno della sua vita, lo aveva fatto sempre in…differita. Stava male, sentiva lo stomaco in una morsa ma doveva andare. Non disse nulla al suo nuovo complice-amante,si preparò con cura, dopo tanto tempo voleva essere più desiderata che mai, sentiva il cuore battere a mille e corse da Bruno. Un semplice sms le aveva indicato l’albergo, gli telefonò appena giunta innanzi con il cuore in gola. -Sono qui. -Sali, stanza 212, la porta è aperta. Il Suo tono calmo e sicuro la avvolse ancora una volta, come la avrebbe trovata? Sapeva di aver messo qualche chilo di troppo e temeva il giudizio. -Entra, ho detto, è aperta. Fu risposto al suo esitante bussare, lo vide seduto su una poltroncina, vicino un tavolino rotondo, fumava lentamente stagliandosi contro la finestra, piccole volute di fumo azzurrino si alzavano pigre nella stanza. Si guardarono per un istante senza muoversi poi lui si alzò. -Hai paura di qualcosa piccola? Chiudi la porta e vienimi a salutare. Laura gli si avvicinò incerta poi di botto si sciolse in un abbraccio mentre le labbra cercavano fameliche le sue, sentì la lingua di lui insinuarsi, attorcigliarsi nella sua bocca come fosse una cosa dotata di volontà propria levandole ogni forza, ogni voglia di resistergli mentre la conduceva sul letto. Sentì le sue mani risalire sotto la gonna, lungo l’interno della coscia con un tocco lieve sino a scostare il perizoma ed insinuarsi su quel sesso bagnato. Lo accarezzò dolcemente mentre le dita scorrevano lungo la fessura, si intingevano ed inumidite proseguivano sino al clitoride, inesorabili, premevano, sfioravano, stringevano sino a farlo pulsare. Con l’altra mano le sfilò i vestiti senza interrompere quel continuo toccarla, le dita, agili, scivolavano ed affondavano in lei senza ritegno sino a possederla. La girò e si pose sotto di lei a 69 aprendola con le mani ed insinuando la sua lingua corposa e lunga a mo’ di fallo mentre Laura leccava con, la punta, il piccolo solco del suo sesso per poi lasciarlo scivolare completamente in bocca, suggerlo di ogni goccia mentre accarezzava e stringeva lievemente le sue palle. Le sputò sul buchino e senza fermarsi con la lingua iniziò lentamente a premervi sopra girandoci attorno, un dito la allargò, poi scivolò il secondo sino ad entrare ed uscire affondando ogni volta di più. La sentì godere, presa da entrambe le parti, sentì il suo corpo fremere e le contrazioni attraverso le bocche che li univano, mugolava, gemeva, mai sazia, solo allora egli si lasciò andare, il getto le riempì la bocca mentre ingoiava, a volte lo tirava fuori e se lo passava sul viso sino ad averne le gocce scorrerle sopra. Rimasero così immobili per alcuni istanti, appagati, poi Bruno la prese con dolcezza fra le braccia, la accarezzava in silenzio, senza una parola, era un silenzio che gridava, riempiva quella stanza in modo assordante. Le carezze si fecero più intense, il desiderio ricominciò a salire, le labbra di lui giocarono, succhiarono i suoi capezzoli facendoli ritornare turgidi mentre le mani le accarezzavano ed esploravano il corpo senza fermarsi. Lei gli stringeva le mani sul sesso, lo sfiorava con la punta delle dita, lo sentiva di nuovo rifiorire e godeva di quel piacere, la eccitava esserne la causa, quando fu di nuovo turgido si girò a quattro zampe sul letto. -Prendimi, prendi la tua troia, fammi godere ancora. Bruno le si pose dietro in piedi, entrò prima lentamente in lei frenando il suo volersi spingere all’indietro per sentirsi completamente penetrata, voleva che arrivasse a non poterne più per donarle il massimo piacere. Cinque, dieci minuti mentre lei pregava di farla godere, con una mano le stringeva il fianco, l’altra, con due dita, era completamente nel suo culo a scoparla. Di botto affondò con un colpo deciso nella sua fica, poi si ritrasse lentamente e poi di nuovo. Colpi cadenzati, forti, che la squassavano dentro, mentre era penetrata duplicemente, affondi che si trasformavano in ondate di piacere, le venne dentro, la riempì di se rimanendovi dentro immobile poi si staccarono, il sesso di lei colava di umori e sperma che luccicava, la baciò con tenerezza. Rimasero così per mezzora, uno a fianco l’altro presi nei loro pensieri, poi lei si riscosse. -Devo andare Bruno. Lui la vide rivestirsi, la osservava con attenzione senza alzarsi dal letto, appena pronta prese la borsa lanciando una rapida occhiata in giro a vedere se avesse dimenticato qualcosa, gli venne vicino e lo baciò. -Io…vado allora. -Si, …vai. La vide aprire la porta quasi avesse fretta di uscire da quella stanza, sembrava, improvvisamente, che mancasse l’aria. Bruno rimase a lungo a guardare la porta chiusa, sapeva, era stato un addio, la Sua Laura era volata via.
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