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L'ufficio
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Titolo:
L'ufficio |
Autore:
Extreme |
Contatto:
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Racconto
n° 356 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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La porta a vetri smerigliati dell'ufficio era chiusa, ma si intravedeva ugualmente la sagoma di una persona seduta alla scrivania, intenta probabilmente ad esaminare qualche documento sotto il cono di luce d'una lampada da tavolo. Facendo attenzione si poteva udire una sorta di bisbiglio, come se chi si trovava all'interno stesse leggendo qualcosa a fior di labbra. Bussai. Ci fu un attimo di silenzio, poi quella specie di bisbiglio che avevo percepito in precedenza, fu sostituito da un fruscio come di vestiti rassettati in tutta fretta, poi una voce femminile mi invitò ad entrare. Aprii lentamente la porta. Il piccolo ufficio era illuminato solo da una piccola lampada da scrivania e dal chiarore traballante del monitor di un PC. La donna che sedeva alla scrivania aveva l'aria di essere un po' accaldata, come se avesse appena corso, il suo petto si alzava e abbassava a brevi intervalli, i suoi occhi dietro gli occhiali dalla montatura sottilissima tradivano uno stato di imbarazzo che, in quel momento almeno, ai miei occhi non era giustificato. "Scusa - dissi, tentando di dissimulare a mia volta l'impressione di essere capitato a sproposito - non si tratta di nulla d'importante, se preferisci, passo in un altro momento". "Non importa - disse con un sorriso - entra pure, non disturbi affatto, anzi, stavo giusto leggendo alcune cose carine che ho trovato su questo sito e pensavo per mandarti una e-mail con il link per fartelo conoscere". Mi fece cenno con una mano di avvicinarmi per poter vedere il contenuto del monitor. Notai solo in quel momento che i jeans che indossava avevano la zip abbassata, solo in parte coperta dal lembo inferiore della camicetta, che era sbottonata un po' più di quanto fosse solito attendersi da lei. Non mi ci volle molto, una volta inquadrato il monitor, a capire cosa stesse leggendo. Si trattava di un sito contenente racconti erotici scritti dai navigatori, al quale anch'io avevo inviato un paio di storielle qualche tempo addietro. "Vedi - mi disse - mio fratello mi ha mandato il link a questo sito. Subito pensavo si trattasse di uno dei suoi soliti scherzi, della solita accozzaglia di tette e culi, poi mi sono lasciata vincere dalla curiosità e sono andata a vedere. Beh, non sarà roba da Premio Nobel per la Letteratura, però alcuni racconti sono gradevoli, e perché no, anche eccitanti". I suoi occhi luccicarono nella penombra dell'ufficio. Si volse nuovamente al PC e scelse dall'elenco uno tra gli oltre duemila racconti contenuti nel sito. "Quando hai bussato stavo leggendo questo, vieni a vedere" e mi invitò a prendere una sedia dalla scrivania di fronte alla sua. "Tanto sono sola in ufficio per tutta la settimana" aggiunse. Si spostò un po' alla sua sinistra e girò leggermente il monitor a mio favore. Mi sedetti al suo fianco. Non si era ancora accorta di avere i jeans aperti, ed il mio sguardo non poté fare a meno di soffermarsi sul biancore dei suoi slip. La cosa non le sfuggì. "Che stai guardando?" chiese. "Scusa - risposi, un po' in difficoltà - non ho potuto far a meno di notare che..". Abbassò gli occhi, poi li rialzò di scatto. "Scusa tu, è che io. cioè." farfugliò imbarazzata scuotendo la testa. Tirò su rapidamente la chiusura lampo. "Non vorrei che tu pensassi male" aggiunse. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Sorrisi. "Va bene, OK, non aggiungere altro, ero qui sola e mi sono lasciata un po' andare, poi qualcuno ha bussato alla porta." Dunque la prima impressione non era sbagliata, avevo interrotto il piacere della lettura e non solo quello. Il fruscio dei vestiti che avevo udito, trovava adesso una collocazione più precisa. "Mi dispiace - dissi facendo l'atto di alzarmi - semmai torno più tardi". "No - rispose lei trattenendomi per un braccio - resta ancora un po', se ti va, e poi non hai ancora letto il racconto che ti dicevo". Mi rimisi a sedere un po' a disagio. Non avevo mai letto niente del genere in presenza di una donna. Dopo qualche secondo di silenzio, mentre cominciavo ad interessarmi al racconto, sentii una mano che mi accarezzava una gamba con tocco lieve, partendo dal ginocchio e risalendo lungo la coscia. Rimasi impietrito. Da sempre avevo un debole per lei, ma non avevo mai tentato un approccio, al massimo qualche battuta scherzosa e nulla più. La sua mano incontrò la mia. L'avvolse e, con delicatezza, la prese e se la portò tra le gambe, sempre senza dire una parola. Mi girai verso di lei, la guardai incapace di parlare. Chissà, se avessi detto qualcosa di sbagliato avrei potuto rovinare tutto, e forse l'occasione non si sarebbe mai più ripresentata. Sentii attraverso la tela ruvida il calore della sua pelle. Indugiai qualche istante, cercando di apprezzare al massimo le sensazioni che derivavano da quel contatto. Slacciai poi l'unico bottone e feci scivolare giù la zip, quindi infilai dolcemente la mano fra la tela blu e il bianco cotone degli slip, percependo il rilievo del monte di Venere ricoperto da una morbida peluria. La guardai negli occhi, come per avere il permesso di andare avanti. Non disse nulla, fece solo un piccolo cenno di assenso col capo. Mi avvicinai e le sfiorai le labbra con un bacio leggero, la feci alzare in piedi, poi, mani sui fianchi, feci scivolare i jeans aderenti giù fino alle caviglie. Mi trovavo inginocchiato ai suoi piedi con il volto all'altezza del suo pube, che annusai voluttuosamente, cercando di cogliere tutte le sfumature di quell'afrore da tanto tempo agognato. Agganciai l'elastico degli slip con entrambe le mani, l'abbassai scoprendo la nuvola di pelo dai riflessi ramati che tante volte aveva accompagnato le mie avventure oniriche. La feci sedere sulla scrivania, le sfilai le scarpe di tela bianca, una alla volta, lentamente, per prolungare al massimo il piacere di spogliarla, poi le sollevai le gambe, sfilando assieme jeans e slip. Mi rialzai, le carezzai lievemente le gambe non ancora abbronzate, dalle caviglie su fino ai fianchi, dove la strinsi mentre la baciavo sul collo. Indugiai ancora con le mani nell'esplorazione di quel corpo a lungo desiderato, palpando attraverso la camicetta di lino il seno piccolo e fiero, così sodo da non aver bisogno di sostegno, per poi scendere lungo la schiena giù fino al solco che separa le piccole natiche tonde, percorrendone con entrambe le mani tutta la superficie, e risalire infine nuovamente lungo i fianchi fino al seno. Dal collo al lobo dell'orecchio, lungo il contorno del viso, al mento e finalmente alle labbra morbide, passai lievemente la lingua, lasciando una leggera traccia di saliva, come il passaggio di una lasciva lumaca. Le nostre labbra si incontrarono, la sua bocca si schiuse e le nostre lingue si unirono in un bacio intenso e profondo, mentre le mie mani non smettevano mai di esplorare il suo corpo. Sentii le sue gambe cingermi alla vita avviluppandomi in una stretta che la portò a strusciarsi contro il mio corpo. Lasciai le sue labbra per scendere a baciare l'incavo dei seni, sbottonai la camicetta e l'aprii completamente, baciandole il ventre piatto, e leccando e succhiando ora l'uno ora l'altro capezzolo, che svettavano impertinenti vero il mio viso. Proseguii la discesa, giù fino al triangolo di pelo lucido, nel quale tuffai la punta della lingua, assaporando le gocce di umore salato che colavano dal suo fiore dischiuso. Insinuai la punta della lingua nell'umida fenditura, risalendo fino al centro del piacere, dove mi soffermai a lambirne l'estremità, serrandola a tratti tra le labbra per poi riprendere il movimento di lingua avanti e indietro, come per saggiarne la lunghezza, liberandone con le dita l'apice dalla guaina di pelle, succhiandola, mordicchiandola e picchiettandola con leggeri colpi di lingua. Il suo respiro si fece più affannoso, mi prese la testa fra le mani premendomi il viso ancor più contro di lei. Sentii il suo corpo fremere, scosso da brividi forieri dell'acme del piacere, che arrivò come una frustata, all'improvviso, liberatorio, accompagnato da una scossa che la percorse da capo a piedi. Alzai lo sguardo. Il suo viso sembrava trasfigurato, i suoi tratti come beati da una sensazione da tempo desiderata, troppe volte frustrata e finalmente ottenuta. Scivolò giù dalla scrivania e mi aiutò a rialzarmi, mi gettò le braccia al collo e mi baciò a lungo, ancora ansimante. Umori e saliva si mischiarono nell'incontro delle nostre lingue. Poi, d'un tratto, senza mai staccare la sua bocca dalla mia, sentii le sue mani correre lungo i miei fianchi fino alla vita, per poi cercare con decisione il mio sesso. Le sua mani sembravano cercare di saggiarne la consistenza, misurarne l'estensione, stringendolo attraverso la tela dei pantaloni con brevi e delicate strizzate. Si staccò dalle mie labbra indietreggiando, si inginocchiò, e con gesto deciso, slacciò la cintura, sbottonò i jeans e li fece scendere fino a terra. Il mio stato di eccitazione era tale che, una volta liberato dai boxer, il mio sesso scattò in avanti come una molla, puntando dritto verso il suo volto, come un ramoscello nelle mani di un rabdomante punta verso una sorgente d'acqua nascosta. Mi spinse con entrambe le mani a sedere sulla sua poltroncina. Prese il membro con delicatezza tra le dita, facendo scorrere la pelle tesa avanti e indietro, poi avvicinò la bocca e iniziò un lungo gioco di esplorazione e assaggio, come di un frutto del quale non si conosca il sapore, alternando l'uso delle labbra e dei denti. Lo impugnò quindi con maggior decisione alla base, aprì le labbra e le richiuse dolcemente attorno alla sommità. Rimase ferma per un attimo ad occhi chiusi, come si fa quando si gusta un vino mai assaggiato prima, per assaporarne meglio tutte le sfumature, poi cominciò a scendere piano piano, fino a farlo quasi scomparire alla mia vista. Anche in questo caso si fermò un momento, come per prendere coraggio, quindi iniziò un lento movimento su e giù, accompagnato da ampie escursioni della sua mano delicata, alternato a leggeri movimenti di lingua, che non tardarono a portarmi al limite della mia capacità di resistere. Mi sarei aspettato che interrompesse la sua azione per farmi concludere diversamente, ma lei, pur essendosi sicuramente accorta dell'imminenza dell'orgasmo, non accennò minimamente a staccarsi da me, anzi, trattenne tra le labbra solo l'apice, appena sotto l'incavo naturale, accelerando il movimento della mano. Raggiunsi la vetta del piacere con un'intensità raramente provata in precedenza. Lasciò che passasse qualche secondo prima di staccarsi da me, come per darmi modo di rifiatare, poi, con un lento movimento, fece scorrere l'apice del sesso fuori dalla sua bocca, richiudendo le labbra al termine del suo passaggio in modo da non lasciar fuoriuscire quanto aveva ricevuto in cambio del piacere. Stette un attimo così, come per pensare al da farsi, poi fece spallucce, socchiuse gli occhi, alzò il viso verso di me, e senza altro indugio, deglutì. L'aiutai a rialzarsi e la feci sedere su una gamba avvolgendola in un tenero abbraccio. "Non penserai di cavartela così, vero?" mi disse all'orecchio. Risposi con un sorriso eloquente, molto più eloquente delle parole. Rimanemmo qualche minuto abbracciati, nell'ufficio immerso nella semioscurità, con il rischio che qualcuno entrasse e ci trovasse lì come due ragazzini nei bagni della scuola, alle prese con le prime esperienze. Il contatto col suo corpo caldo e l'odore della sua pelle misto al profumo dai sentori di frutta che portava, ebbero su di me l'effetto di un potente afrodisiaco, risvegliando prepotentemente il desiderio appena placato. Prese a sfiorarmi le labbra con baci leggeri, carezzandomi il viso, le sue dita seguirono leggere la curva del mento, per poi scendere lungo il collo, attraversare il petto, fino a giungere alla meta agognata, senza mai staccare gli occhi dai miei, e iniziando un gioco lascivo fatto di contatti dapprima appena accennati, alternati a sfioramenti e tocchi lievi, poi più forti e decisi. Con un movimento flessuoso, si spostò a cavalcioni sulle mie gambe, andando a sfiorare col triangolino ramato l'oggetto delle sue attenzioni, sempre saldamente nella sua mano, muovendo il bacino avanti e indietro cercando il massimo il contatto. Le misi le mani sui fianchi e la sollevai leggermente, fino a far coincidere i nostri sessi, poi lasciai che fosse lei a condurre il gioco. Indugiò un poco, come se avesse avuto un ripensamento, poi mi guidò al varco della sua femminilità, unendo così il suo corpo al mio nel più dolce e profondo dei sodalizi. Dopo una breve pausa, come per assaporare il senso di pienezza, iniziò a compiere con le anche un moto che ricordava una specie di danza del ventre, ora lento, ora più ritmato, alternando movimenti ampi e profondi ad altri più brevi e lascivi. Assecondavo la sua galoppata tenendole le mani ora sui fianchi, sui glutei, scendendo lungo il solco che li separava e indugiando con un dito sull'entrata più recondita, tentando talvolta di penetrarvi, ottenendone in risposta una piacevole stretta dei muscoli pelvici. Feci scivolare una mano sul suo boschetto, cercando il bottoncino magico, col quale cominciai a giocare, dapprima lievemente, poi aumentando la pressione, finché cominciò ad ansimare vistosamente, i suoi movimenti si fecero più serrati fino a giungere al culmine del piacere. Il traguardo raggiunto sembrò non essere sufficiente a placare la sua bramosia, e, vedendo che le mie potenzialità potevano essere ancora utilizzate, decise di farlo al meglio, sfruttandole a suo piacimento. Allungò una mano dietro di sé, e sfilandosi lentamente, cambiò bersaglio, dirigendo il dardo in prossimità dell'entrata posteriore, assestandosi con leggere ondulazioni del bacino per essere certa di non fallire l'obiettivo. Non saprei dire se si trattasse per lei della prima esperienza di quel tipo, in ogni caso non fu semplice realizzare quanto desiderava. Vidi infatti il suo volto contrarsi in un'espressione mista di sofferenza e piacere mentre iniziava a spingere verso il basso, e ci vollero diversi minuti affinché il suo varco permettesse all'intruso di oltrepassare la soglia. Prese a spingere lentamente il bacino verso il basso, invertendo a volte la marcia come per valutare lo stato dell'opera, e concedendosi talora una breve pausa, come per riprendere coraggio. Il viaggio era solo all'inizio. Forse pensò che senza un gesto più ardito non sarebbe mai riuscita a completare il suo percorso, così ad un tratto prese un respiro profondo, come per prepararsi ad un'apnea in mare aperto, poi, con un movimento repentino, mi cinse forte i fianchi e diede un spinta decisa verso il basso, impalandosi completamente, lasciandosi sfuggire un gemito di sofferenza. Era come essere avvolti da una guaina calda e strettissima, serrata ancor più strettamente alla base. Rimase ferma come per abituarsi alla nuova sensazione finché non fu certa di poter continuare senza troppo dolore. Mi mise le mani intorno al collo carezzandomi la nuca e, avvicinandosi, mi sfiorò le labbra con un bacio, poi iniziò a muoversi lentamente, su e giù, mentre il bacio diveniva più appassionato man mano che il dolore lasciava posto al piacere. Un po' per il forte desiderio che provavo per lei, un po' per l'emozione dovuta al rischio di essere scoperti, la mia resistenza venne ben presto fiaccata. Cercai di frenare i suoi movimenti per rimandare un po' la conclusione, ma non vi fu nulla da fare, ormai era lanciata alla ricerca del suo e del mio piacere. L'orgasmo arrivo per entrambi come una sferzata improvvisa, intensissima lasciandoci inebetiti per qualche minuto. Si accasciò ansimante sul mio petto ed io la avvolsi in un abbraccio forte, colmo di gratitudine, mentre i suoi capelli rossi si riversavano sciolti e scarmigliati su di me. Eravamo sudati come due maratoneti. Restammo lì in silenzio per qualche minuto. Era forte per entrambi il timore che le parole potessero dissolvere l'incantesimo che si era materializzato in quell'ufficio. Fu lei la prima a parlare. "Abbiamo fatto una sciocchezza.ma.mio Dio, è stato grandioso!" "Non avrei mai pensato che potessi avere qualche interesse per me" risposi ".è stato il più bel regalo che potessi ricevere. sai, ero entrato per invitarti a bere qualcosa: oggi è il mio compleanno!"
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