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Assalto finale
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Titolo: Assalto finale
Autore: Edmond Dantes
Contatto:
Racconto n° 3568
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“E’ ancora presto, ci attende una vita.“ terminava così il primo incontro.
Il luogo in cui il tuo piacere è esploso, senza paradossalmente poter esplodere, lo abbiamo appena lasciato alle nostre spalle; un tavolino e due sedie, muti spettatori della tua inequivocabile unilaterale goduria.
Appena ci siamo allontanati il tuo volto si è trasformato scoppiando in una risata, in uno di quei sorrisi che mi mandano all’altro mondo e mi fanno ritornare indietro per la loro genuinità, per la loro gaiezza, per la gioia con cui manifestano il tuo piacere.
E’ sempre uno spettacolo nuovo assistere ad una tale manifestazione di gioia, sempre diverso, meglio dell’ultima volta.
Entriamo in macchina, faccio appena in tempo a voltarmi dalla tua parte che una furia scatenata ed assetata di passione mi si scaglia contro, due labbra fameliche ed una lingua avvolgente si avviluppano al mio volto, alla mia bocca, ne forzano l’ingresso, si precipitano ad esplorare in un turbinio liquido la consistenza della mia lingua, sopraffatta inizialmente da tale aggressione, contraccambiata repentinamente.
Le tue mani mi afferrano il collo, scendono a percorrere avide il torace sopra la camicia, ne slacciano velocemente i bottoni, solcano con i palmi aperti il mio petto, artigliando i capezzoli, proseguendo poi sino all’ombelico.
L’ostacolo della cintura non ti ferma, ti fa eccitare ancora di più e, per acuire il piacere, rallenti immediatamente: ti stacchi da me, mi fissi con lo sguardo infuocato, il petto che ansima per la furia, le mani che, lentamente, sfibbiano la cintura, aprono i bottoni, uno per uno, allargano i lembi appena sfibbiati, carezzano l’evidente turgore sottostante agli slip che ormai si vedono.
Ti fermi, togli le mani, le riponi in grembo, quasi una posa da Madonna, ti allontani, poggi la schiena allo sportello chiuso, rivolta verso di me, e mi fissi con uno sguardo sornione ed attendi, e mentre attendi ti umetti le labbra con la lingua, il petto sembra voglia scoppiare, uscire dalla giacca e dal reggiseno che intravedo accattivante.
Mi avvicino, lentamente, prendo le tue mani, mentre il mio volto e le mie labbra ed il mio respiro descrivono il tuo profilo, passando attorno al tuo nasino facendoti ridere improvvisamente.
”Toccami, adesso!” è il comando imperioso che le mia gola pronuncia con un tono che non ammette repliche: guido le tue mani, fintamente ritrose, verso il nascosto turgore, che tu, appena giunta, afferri improvvisamente, con senso di possesso, abbassi gli slip, tiri fuori l’agognato oggetto dei tuoi desideri.
Ti abbassi lentamente, assumi una posizione più comoda, quasi in ginocchio sul sedile, il tuo volto si avvicina, aspirando l’odore maschio che ti giunge e ti fa infoiare ancora di più: la tua salivazione aumenta spontaneamente ed intenzionalmente, le tue labbra sono sempre più vicine al mio membro marmoreo.
Le labbra lo toccano, lo carezzano, lo saggiano, la lingua affiora per assaggiare il sapore del piccolo buchino, per bagnare la pelle liscia della punta, dura e morbida insieme, per scorrere lungo l’asta, sempre più turgida e gonfia, fino alla base, mentre la mano gioca con i testicoli, li stringe appena, giusto per farmi sussultare, poi la lingua risale, lentamente, con passione, esplorando, centimetro dopo centimetro, in tutta la lunghezza che vorresti non finisse mai.
Giunta in cima, la tua bocca avida si apre e le tue labbra, mantenendosi appena dischiuse, lo accolgono, sempre più in fondo, mentre la mia sensazione è quella di entrare in uno stretto meandro misterioso ed accogliente, caldo e bagnato; la tua lingua arretra tanto più in fondo quanto io entro, aspirando e picchettando con tocchi leggeri la punta che si introduce sempre più, quasi la tua gola non avesse fine.
Mentre tu aspiri ed io mi sento come se volessi estrarre da lì anche il mio cervello, la posizione che hai assunto mi consente di vedere il tuo culo leggermente all’aria, da cui fa capolino, appena sporgente, un accenno di peluria; questa visione mi fa arrapare ancora di più, ed uno strattone, quasi un morso con le labbra, mi fa capire che tu gradisci l’ulteriore irrigidimento del mio membro che la tua vorace cavità ha percepito.
Mi chino, avvicinandomi al ciò che vedo, le mie mani si allungano verso di te, in basso, e tu ti giri lentamente, schiudendo le gambe, che la gonna ha ormai lasciato completamente alla mia mercè: il tuo sesso è completamente aperto, reduce dall’orgasmo provato precedentemente, è non ha mai smesso di colare il suo piacere, ha semmai rallentato l’intensità.
Ma il mio sfiorarlo ne aumenta l’apertura, la mia bocca si avvicina, la mia lingua ritrova ciò che le dita avevano toccato, nuovamente turgido e caldo e bagnato, le dita si intrufolano, prima una, poi due, iniziano un lento andirivieni, mentre la lingua aumenta la velocità della sua esplorazione.
Il tuo ritmo si fa più impetuoso, giunta alla fine della tua corsa, in fondo, risali e esci il mio membro dalle labbra, bagnando tutto quanto con la tua saliva, e lo ingoi nuovamente, una specie di estensione nella tua selvaggia manifestazione di passione.
Le dita dentro di te diventano tre, due ti allargano ed il pollice comincia a roteare lentamente al tuo interno, allargandoti sempre di più, ed il quantitativo di umori che sgorgano aumenta a dismisura, come la mia sete che riesco appena a soddisfare.
Faccio il monello e alle tre dita se ne aggiunge una quarta, ma cambia obiettivo, introducendosi in uno strettissimo ed altrettanto ospitale antro: un sussulto ed un sospiro profondo mi mostra che tu gradisci oltre misura, e il coordinamento dei tuoi movimenti perde un attimo il suo ritmo, mentre la mia lingua non ti da pace, alternando i luoghi delle sue esplorazioni, quasi un piccolo membro che vive di vita propria.
Adesso è diventata una gara, una corsa contro il tempo, un affannarsi al raggiungimento contemporaneo di una luce che si intravede, per un piacere che nasce dalle viscere, che mi fa asciugare il tuo sesso ma non tanto velocemente quanto lui si bagna, che mi fa crescere ancora di più: dall’ulteriore, imprevisto ed ulteriore, quasi miracoloso, irrigidimento, tu senti arrivare il mio orgasmo, lo intuisci perché anche tu stai per arrivare, ti senti frugata, aperta, piena come solo una penetrazione ti potrebbe fare sentire, ed un risucchio più forte degli altri mi fa esplodere in un getto potente che ti arriva in fondo alla gola, mentre anche tu allarghi il più possibile le gambe i mi inondi le labbra, il volto, il naso, la lingua, ed io esplodo dentro la tua bocca il nettare di cui sei avida, deglutisci ripetutamente, ma una parte ti cola dagli angoli della bocca, che serri più forte perché non vuoi perderne neanche una goccia, mentre io godo anche della magica visione del tutto sesso che pulsa ancora ed ancora, in un interminabile susseguirsi di contrazioni che le mie dita e la mia lingua continuano a sollecitare, mentre tu asciughi con ripetuti giri di lingua tutto il liquido che è sgorgato, quello che non sei riuscita ad ingoiare subito, con le mani strette intorno a raccogliere anche l’ultima stilla che le mie contrazioni fanno fuoriuscire, inarrestabili.
Mentre i nostri sessi continuano lascivi a pulsare lentamente, le nostre bocche si cercano si incontrano, si accoppiano scambiandosi i reciproci sapori, dolce e salato, offrendoci i densi nettari sgorgati dalla dea Afrodite.