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Il sindacalista
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Titolo: Il sindacalista
Autore: Fiammetta
Contatto:
Racconto n° 3569
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Franco aveva dato la notizia alla moglie che per mercoledì era atteso un ospite che sarebbe arrivato da Verona e si sarebbe trattenuto in casa loro per tre giorni; n’era nata subito una discussione.
Valentina, a dispetto del suo aspetto minuto come una bambolina, era una donna tutto pepe, che non amava le imposizioni di Franco.
Effettivamente, nonostante i suoi trentun anni, a guardarla sembrava una ragazzina di vent’anni, ricordava molto, buffo a dirsi, la sua omonima disegnata da Crepax. Non arrivava al metro e sessanta, un corpo magro sul quale due grossi seni sodi creavano un contrasto ineludibile allo sguardo di un uomo.
Un vitino di vespa sottolineava con grazia il culetto tondo e alto, perfetto complemento alle due gambe affusolate e nervose. In definitiva pur avendo un corpo magro e minuto da ragazzina, le perfette ed equilibrate rotondità conferivano alla sua figura la pienezza matura di donna, rendendo i suoi abbracci quanto di più caldo ed accogliente si potesse desiderare.
Il viso di un ovale perfetto era incorniciato da un caschetto nero e liscio, ed al centro aveva incastonati due splendidi occhi verdi.
Purtroppo la bellezza di Valentina era resa reale da un naso per così dire “importante”, anche se lei odiava quest’espressione, penoso luogo comune.
Da ragazza aveva molto sofferto per quel difetto, considerandosi a lungo bruttina.
Solo più tardi si era resa conto che gli uomini la consideravano comunque una “bella topa”. Rimpianse sempre le molte occasioni che aveva perso in gioventù, a causa della sua tardiva presa di coscienza. Cercò in parte di recuperare, ma si sposò troppo presto. Così il suo carattere caliente rimase frustrato, anche a causa di un marito sempre impegnato e con tiepide voglie bisettimanali.
Però l’amava e, sesso a parte, sapeva appagarla sotto tutti gli aspetti, era attento e acuto nei suoi riguardi.
Anche Franco portava bene i suoi trentotto anni; una decina di centimetri più alto della moglie, era però stato colpito precocemente dalla pancetta del quarantenne. Lavorava presso un’industria metalmeccanica del torinese, con la mansione di caposquadra.
Tuttavia era il suo impegno come dirigente sindacale che lo occupava molto. Per questa ragione, Valentina aveva considerato l’arrivo dell’ospite un vero e proprio abuso da parte del marito.
– Non ti basta togliere tempo a me, adesso devi anche portare i sindacalisti in casa!- l’aveva aggredito alcune sere prima, apprendendo la notizia dal marito.
- Lavora nella nostra fabbrica di Verona, non posso mandarlo in albergo, sono stato io ad insistere che venisse alla nostra riunione sindacale! - aveva replicato Franco, non riuscendo a comprendere perchè Valentina gli creasse sempre tanti problemi quando c’era qualche novista.
Un trucco leggero, un abitino nero al ginocchio, non intendeva impegnarsi di più per quell’ospite che le avrebbe portato solo più lavoro.
Franco tornò dalla stazione verso le sei e mezza del pomeriggio. Annunciò il loro arrivo dal citofono, dalla voce sembrava entusiasta del suo ospite.
Alla porta il sorriso di circostanza di Valentina si trasformò in un’espressione di meraviglia. Dopo i saluti di rito, carichi di imbarazzo e disponibilità, l’ospite Luciano Zanin, fu accompagnato nella sua camera dove rimase a sistemare la valigia.
- Non mi hai detto che è un importante dirigente nazionale? – quasi lo investì Valentina.
– Certo che lo è!- rispose con un sorriso Franco, - un sindacalista di primo piano, che ha bisogno di un nuovo responsabile per il nord-ovest - aggiunse il marito con uno sguardo carico di significato.
Valentina era interdetta, passava al vaglio la notizia studiandone le implicazioni future. – Vorresti diventare segretario per il nord-ovest d’Italia?- replicò lei quasi stupita.
– In realtà è quasi fatto, dipende solo da Luciano. - Franco parlava con un sorriso raggiante, aveva tenuto segreto anche alla moglie la sua ambizione per la quale aveva lavorato duramente per mesi.
– Capisci amore cosa vorrebbe dire? Smettere di lavorare in fabbrica, un miglioramento economico, un’altra vita insomma! -
Valentina l’ascoltava, era affascinata anche lei dall’opportunità che si presentava, ma anche preoccupata:
- Saresti via spesso... e poi non devi essere eletto in seguito a una normale votazione? -
- Certo - replicò lui – ho lavorato per mesi al consenso dei miei colleghi del sindacato, resta comunque decisivo l’appoggio di Luciano. -
- Certo che lo immaginavo più vecchio! - aggiunse Valentina,
- Figurati, è più giovane di me, non vedi che è bello come un attore, è un politico di carriera, cura molto l’aspetto. -
Quella sera cenarono a casa, Luciano era molto stanco, ma Franco voleva imbastire un rapporto più stretto con il collega e magari parlare della riunione del giorno dopo.
Franco apprezzò molto l’atteggiamento amichevole dell’ospite veneto. Si chiamarono per nome e dopo pochi minuti scherzavano come vecchi compagni di scuola.
Valentina intanto si ritirò in cucina per riordinare, mentre i due uomini affrontarono l’argomento delle elezioni che si sarebbero tenute di lì a due giorni, ma quest’ultimo non sembrava volersi compromettere con il collega, nonostante ne apprezzasse le qualità.
– Non so Franco, un ruolo di responsabilità come questo richiede una disponibilità di cui un uomo sposato difficilmente dispone. -
- Mia moglie certamente non mi creerà problemi, è interesse anche suo la mia crescita politica. -
- Ti prego Franco, lascia che domani partecipi alla riunione da semplice auditore, voglio conoscere anche gli altri candidati. -
Valentina, ascoltando quelle parole si rese conto che i loro progetti erano per ora poco più che sogni e che la strada era tutt’altro che in discesa.
Il giorno dopo Franco e Luciano uscirono di buon ora per partecipare alla riunione, in programma per quel giorno.
Valentina, rimasta sola, riordinò la casa e preparò una cena succulenta per la sera. Verso le due mangiò un toast e uno yogurt, perdendosi poi nella lettura di un nuovo racconto di un autore erotico.
A metà pomeriggio si fece un bagno caldo, pieno di schiuma profumata. Rimase in ammollo a lungo, dedicando attenzioni ad ogni parte del suo corpo con un rituale lento e attento.
Questa consuetudine le permetteva non solo di ricaricarsi, ma le regalava momenti di intima riflessione che le aumentavano l’autostima, indispensabile strumento per le scelte importanti.
E così, durante questo tranquillo spazio tutto per sè, aveva lasciato correre il pensiero.
Si accorse non senza stupore di desiderare anche lei la promozione di Franco. Sembrava ora irrinunciabile l’inizio di una vita nuova, magari un cambio di casa in una città dove ci sarebbero state più opportunità di svago, cinema, teatro e libertà, senza dover stare attenta alla pettegola vicina di casa.

Un trucco leggero metteva in risalto il suo malizioso sguardo da “gatta morta”, il sorriso contagioso ed intenso ancora più bianco e solare sottolineato da un rosa primavera. Non amava cancellare il suo aspetto fresco e giovanile con i cosmetici, ma non rinunciava a curare la propria femminilità con sapienti pennellate. Due spruzzi di “Angeli e demoni”, ultimo regalo di Franco, catturavano infine anche l’olfatto dell’inconsapevole preda.
Indossava una camicetta bianca, sciancrata, dove due seni sodi e rigogliosi sembravano voler evadere dai primi tre bottoni lasciati incautamente aperti.
I fianchi erano cinti da una gonnellina scozzese rossa, che terminava irrevocabilmente ad inizio coscia. Calzini corti e zoccoletti, completavano il perfetto abbigliamento della massaia.
Un abbigliamento “sfizioso”, come amava definire Valentina; non si poteva certamente considerare censurabile, ai giorni nostri, anche se qualche marito meno “illuminato” avrebbe potuto considerarla un'arma impropria nei confronti del gradito ospite.
Verso le cinque del pomeriggio suonò il citofono, era Luciano di rientro dalla riunione.
- Sei solo? – si accertò Valentina.
- Sì, Franco ne avrà ancora per molto. Ha detto che se vogliamo possiamo cenare senza aspettare il suo ritorno. – rispose Luciano visibilmente stanco.
- Ti dispiace se faccio una doccia? – aggiunse un po’ imbarazzato.
- Ma figurati, anzi, aspetta, ti do dei sali da bagno rilassanti... ma, com'è andata la riunione? –
- Bene, ma mi hanno messo sotto pressione, per domani devo decidere un nome –
Mentre rispondeva Luciano sembrò accorgersi della sua interlocutrice.
La figura, decisamente bella e accattivante di Valentina, gli provocò un tuffo al cuore, una vampata gli invase il viso che si colorò vistosamente, mentre il suo sguardo dai seni scivolava rapido sul corpo di lei, curvando con un virtuosismo per posarsi sui glutei sodi e maturi come una pesca.
Proseguendo sulla pelle scoperta e vulnerabile delle splendide gambe, colse appieno la casta e virginale depravazione di Valentina.
L’atteggiamento di Valentina, con un sorriso candido ed innocente, in questo suo abbigliamento da educanda che sfacciatamente si metteva in mostra, era una provocazione forte ed impossibile da non notare, che creò un certo imbarazzo in Luciano che decise senza altri indugi di andare a farsi una doccia.
Valentina però non aveva potuto non notare la protuberanza che si annunciava nei pantaloni.

Mentre lui si attardava nella doccia, sotto un getto di acqua fredda, cercando di far tacere i suoi desideri troppo forti e evidenti, Valentina in cucina apriva una bottiglia di Arnesi; se ne versò un bicchiere e andò fuori in veranda appoggiandosi alla ringhiera.
Il suo pensiero intanto era concentrato sulla curiosità di sapere come mai Luciano si stava attardando così tanto in bagno; già immaginava il suo corpo nudo sotto i getti d’acqua, le sue mani sfiorare il pene duro e voglioso che aveva bisogno di una donna per poter appagare le sue voglie e intanto il suo sesso veniva travolto da un formicolio a lei molto noto, i capezzoli le si erano induriti mentre si mordicchiava il labbro inferiore.
Luciano uscì dal bagno, sicuro di aver mal interpretato il comportamento di Valentina. Non poteva credere che quella donna così carica di sensualità, ma sposata con un suo futuro collaboratore, fosse una possibile preda. Tuttavia quando la vide fuori appoggiata sulla balconata, in una posizione tale da metter in evidenza il perizoma di pizzo bianco, non resistette all’impulso di possederla.
Immersa com’era nella sua immaginazione Valentina non sentì che Luciano le si era avvicinato, avvolto da un intenso aroma di tabacco. Lui le si avvicinò da dietro e iniziò a sfiorarle il collo con le dita, sussurrandole nell’orecchio che non era riuscito a calmare i suoi desideri neanche dopo una doccia gelata.
La voce di Luciano causava in Valentina brividi che le percorrevano tutto il corpo; il suo desiderio di lasciarsi andare, di trasgredire, era così forte ma allo stesso tempo messo in discussione dal senso di fedeltà che fino ad ora l’aveva accompagnata.
Però era così bello sentirsi desiderata da un estraneo, sentire sulla sua pelle l’odore di desiderio, farsi sfiorare dalle mani di uno sconosciuto chiedendosi fino a che punto sarebbe riuscita a resistere alla tentazione.
Intanto Luciano si stringeva sempre di più al suo corpo, strusciandosi, facendole sentire qual era l’entità del desiderio. E Valentina cedette.
Si girò lentamente, cercando avida la sua bocca, gustandosi le labbra di Luciano, lasciandosi palpare. Luciano, che era molto più alto di lei, con un solo gesto la prese in braccio e le baciò prima il collo per poi scendere sul suo seno teso e generoso.
Appoggiò Valentina al tavolo della veranda e, sempre baciandola, con le dita le scostò il perizoma, infilandole l’indice nella vagina, così calda e bagnata.
Valentina emise un gemito di desiderio che pareva essere un assenso e Luciano, che non aspettava altro, abbassò il viso sulla vagina, mentre con la mano pizzicava i capezzoli e con la lingua si intrometteva nel sesso voglioso di Valentina.
Oramai il desiderio l’aveva travolta, anche se lei tentava di allontanarsi; non poteva resistere, e a sua volta si abbassò e con la lingua iniziò a sfiorare il membro di lui, e in un attimo se lo attirò in bocca.
Si allontanarono dalla veranda per andare sul divano in salotto; Valentina, a cui piaceva dirigere i giochi, fece accomodare Luciano e gli salì sopra a cavalcioni.
Le sue labbra erano gonfie, dai suoi occhi si intravedeva che si era smarrita nel giardino dei desideri, intanto lei strusciava il suo sesso, i glutei sul pene così duro e grosso, e in un attimo Valentina lo fece suo. Si muoveva così bene che Luciano faceva fatica a trattenersi dal godere; mentre lei si muoveva i suoi seni finivano sempre sulle labbra di Luciano che glieli mordicchiava.
Valentina inarcò la schiena e strinse sempre di più le cosce in modo da non permettere via di fuga e i suoi movimenti presero velocità.
Poi, d’improvviso, si scostò dal corpo di Luciano, con la lingua giocherellò un po’ con il glande e, voltandosi, questa volta dando la schiena al partner, si infilò nuovamente il cazzo.
Luciano allora strinse le mani attorno ai fianchi e la tratteneva non appena lei dava segni di togliersi. La strinse così forte che lei sentendosi costretta non riuscì a resistere e ansimando e urlando godette.
Quando si scostò da Luciano, lui che non aveva ancora goduto la girò distesa sul letto supina, e attirandola con le mani la penetrò nuovamente; ora era lui che dirigeva il gioco, mentre lei ormai mansueta si lasciava penetrare.
Finalmente anche Luciano godette e rimasero per un po’ sdraiati l’una fra le braccia dell’altro. Intanto fuori era scesa la sera.