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Lègami
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Titolo:
Lègami |
Autore:
Vellutorosso |
Contatto:
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Racconto
n° 3573 |
Altri
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Legami. Te l’ho chiesto io. Gli occhi sono già bendati, hai usato il mio foulard di seta blu Cina. Sento le tue mani decise che afferrano le mie, le sollevano sopra la testa e le legano alla spalliera del letto, credo con una corda: il contatto è ruvido, lievemente doloroso, estremamente eccitante. Sono distesa supina, indosso solo un reggiseno di pizzo bianco e un perizoma in coordinato, sottilissimo, copre appena il pube. Forse mi stai guardando, forse. Non ti vedo, ma sento il tuo odore vicino a me. D’improvviso la tua lingua calda disegna geometrie di saliva tra le pieghe delle orecchie. Sei andato dritto al mio punto debole. Non trattengo un gemito, sai che quel gesto può eccitarmi fino a farmi venire. Lecchi l’orecchio piano, poi sempre più avidamente, mentre sento il mio sesso inumidirsi e la voglia irrefrenabile di sollevare e alzare il bacino diventa bisogno impellente. “Basta, ti prego basta”, t’imploro quasi, perché quella sensazione è per me quasi insopportabile, sai che perdo ogni controllo di me stessa e che ho paura di questo. Ho le mani legate, non posso spostarti come cerco di fare abitualmente. “No, ancora”, mi dici con la voce roca e non contento sposti la lingua dalle orecchie al collo, poi sul viso e poi all’altro orecchio, quasi con violenza. La tua lingua bagna orecchie e capelli, ne percepisco l’odore, l’umidità calda mi provoca brividi di piacere ovunque. Mi sei addosso, sai quanto amo il tuo peso su di me, sentirmi schiacciata dal tuo essere uomo. “Scopami”, ti chiedo senza ritegno. Non rispondi e di colpo ti allontani. Non so dove sei, esci dalla stanza, ti sento. Resto legata, con il sesso pulsante di desiderio, cieca, stringendo le cosce nel tentativo di darmi piacere da sola, sono eccitata, molto. Rientri. La sensazione di freddo intenso colpisce come uno schiaffo i miei sensi. Sei andato a prendere del ghiaccio. Mi stai passando un cubetto freddo sulle labbra, lo lecco avida, ma tu lo sposti sul mento, poi sul collo, sul petto. Ti fermi sul seno, infili dita e ghiaccio sotto il reggiseno senza sfilarlo, mi sfiori il capezzolo che è duro come una piccola roccia di carne. Non riesco a tacere la mia eccitazione, quasi grido di piacere. Continui il percorso, ora sei sul mio ventre, indugi sull’ombelico. Non ti vedo, ma t’immagino inginocchiato sopra di me, non sento il tuo peso, solo il freddo intenso del ghiaccio e il tuo respiro leggermente affannato. Mi stai sfilando il perizoma ormai bagnato dei mie umori, con le dita gelate, senza pietà infili di colpo il cubetto nella mia fica pulsante. La sensazione di piacere che provo è così forte da fare quasi male. “Ti piace, vero?” mi sussurri roco. “Sì da morire”, il cubetto è dentro il mio sesso, lo sento sciogliersi e rivoli sottili d’acqua intiepidita dal mio calore scendono lungo le cosce. Inarco la schiena, sollevo il bacino, voglio sentirti adesso, addosso. Ma sei impietoso. Di colpo, infili un altro cubetto e poi un altro ancora, facendomi gridare, facendomi perdere ogni pudore, ogni resistenza. “Scopami, ti prego, fottimi, ti supplico”. Sto immaginandoti dentro di me insieme al ghiaccio, ma la fantasia diventa subito realtà: sollevandomi appena i fianchi entri dentro senza preamboli, con quella forza che mi manda in estasi. Il contatto con quel misto di calore gelato eccita anche te, lo sento dai tuoi movimenti, dai rantoli che emetti mentre mi sbatti con forza. “Ti prego, di più…ancora…” sono le più classiche delle parole ma sono le uniche che riescono a uscirmi dalla gola, perché adesso voglio davvero sentirti dentro il più possibile, mentre il ghiaccio è ormai del tutto sciolto e sento vicino l’orgasmo. Ti muovi più forte, ansimi, sento il sudore del tuo ventre mescolarsi al mio, sto per venire, te lo urlo, tu spingi quasi con violenza, c’è qualcosa di fortemente animale che adesso ci pervade e la cosa mi porta velocemente a godere. Libero l’orgasmo anche con la voce, gridandoti in faccia quanto sto godendo, mentre ogni centimetro di pelle è scossa dal piacere e le pareti del mio sesso si contraggono attorno al tuo, quasi a stringerlo a volerlo imprigionare per trattenerlo ancora, ma tu ti togli quasi subito. Sai che ho bisogno di un attimo di quiete, dopo, ma oggi no, oggi non vuoi darmi tregua. Ti mormoro “aspetta un attimo ti prego”, mentre cerco di far tornare regolare il respiro. Non mi ascolti. Sentro le tue mani sul viso. Sei inginocchiato sopra di me, percepisco l’odore del tuo sesso, mescolato ai miei umori, vicinissimo al viso; in pochi secondi ho il tuo cazzo in bocca, duro e bagnato del mio piacere. Mi assaggio, attraverso il tuo membro, lo succhio, mentre tu lo spingi dentro, fino alla gola, scopandomi in bocca. Dalle tue labbra escono frasi oscene, quelle che adesso, fuori da ogni controllo della ragione, mi fanno letteralmente impazzire. “Succhialo, succhialo troia, ancora, tutto, tutto giù fino in gola”. Le tue parole sono eccitanti quanto la forza del tuo cazzo che quasi mi soffoca, non riesco a respirare ma succhio lo stesso e sento di nuovo il mio sesso pronto a godere, anche solo sentendo godere te. Rallenti i movimenti e mi dici, in un tono che non ti ho mai sentito usare, perentorio e dolce insieme “Le sorprese oggi non sono ancora finite, per te”. Schiocchi le dita come fosse un segnale convenuto. Continui a dondolare il tuo sesso nella mia bocca, con meno violenza, però, lasciandomi modo di leccarlo per poi risucchiarlo ancora fino alla gola. C’è un’altra persona nella stanza, la sento, anche se non posso vedere. Un brivido di paura misto a piacere mi attraversa la schiena. Vorrei domandarti chi è ma ho il tuo cazzo in bocca che non accenni a levare. Sento due mani allargare le mie cosce che cercavo di stringere per godere. Sono mani da uomo se non sbaglio, c’è un altro uomo con noi. “Dai leccala, leccala, vedrai come gode, meglio di prima, vedrai, è una vera troia, prova e vedrai” Le tue parole sono dure, da bastardo, e in questo momento le adoro. Non capisco davvero più nulla, Sono in totale balìa di te e delle mie sensazioni. Un altro uomo adesso sta affondando la lingua nella mia fica fradicia, leccando ogni singola piega esterna per poi insinuarsi più a fondo a scoparmi come fosse un piccolo cazzo duro. Il tuo membro è turgido e pulsante so che stai per venirmi in bocca, lo sento, ma di colpo ti togli. “Godo…ancora…ancora…sì, fammi venire”, riesco a dire solo questo mentre uno sconosciuto mi sta facendo impazzire con la lingua. “Ti piace eh? Tu non lo sai ma lui era qui; prima ha visto tutto, ha visto quanto sei troia, e adesso vuole divertirsi un po’ anche lui con te, che ne dici eh, puttana?” La lingua dell’uomo sconosciuto sta letteralmente fottendomi, ho a mala pena sentito le sconcezze che mi hai detto, non resisto e grido “Sì, sì, fallo divertire, fammi venire porco, fami venire, non ne posso più…” L’orgasmo mi travolge quando l’uomo mi succhia per pochi secondi il clitoride gonfissimo e rosso come una ciliegia, esplodo letteralmente in un orgasmo che mi scuote in sussulti forsennati, stringo le cosce intorno alla testa dell’uomo quasi a soffocarlo, mentre lui continua eccitato a leccarmi, anche dopo essere venuta, a gustare tutto il mio liquido, il mio piacere. Poi la lingua dell’uomo risale lungo il mio ventre, arriva al collo, alla bocca, mi bacia. Non sono i tuoi baci ma questo sconosciuto ci sa comunque fare. Sento che mi stai slegando le mani, ho un po’ di dolore alle braccia, ma non t’importa molto, anzi non v’importa molto. “Mettiti a quattro zampe”, mi dici, quasi ordinandolo, ma sai bene che non occorrono ordini, farei qualsiasi cosa, adesso che non ho più controllo di me stessa e a stento saprei dire chi sono. Mi lasci la benda sugli occhi mentre mi metto come mi hai chiesto. Non sono le tue mani quelle che adesso mi stanno accarezzando la schiena, sono più incerte, delicate, sembrano avere paura. Il loro contatto mi piace, mi chiedo dove sei tu mentre quest’uomo sta giocando con il mio corpo, se stai guardando, se stai godendo. Sento le mani sulle natiche, me le sta divaricando, poi di colpo, la sua lingua inizia a leccarmi piano, lentamente, penetrando poco nel buco, mi sembra di avvertire il rumore di una persona che si masturba davanti alla mia faccia piegata di lato, appoggiata al letto, sei tu? Sei tu che ti stai masturbando guardandomi godere con un altro uomo? “Mettiglielo nel culo, avanti, voglio vederla godere, sentirla gridare”, la tua voce è un rantolo strozzato, ti stai trattenendo, lo so; quando hai quella voce stai per venire, ma ti trattieni, vuoi provare ancora questo piacere sconosciuto. Senza farselo ripetere l’uomo m’infila dentro il suo cazzo, lentamente, indugiando; mi piace, ci sa fare…si muove sinuoso, quasi mi danzasse dentro il culo. Mi lascio sfuggire dei gemiti di piacere ma non urlo, non voglio darti questa soddisfazione, solo tu puoi farmi gridare e venire in quel modo. Assecondo i suoi movimenti e lo sento godere, si sta eccitando, sento le sue spinte diventare più violente, adesso mi sta davvero inculando con forza e sento la fica bagnarsi di piacere, sento ogni fibra del mio ventre riempirsi del suo cazzo e godere, ma non urlo, emetto rantoli soffocati anche se spingo il sedere in fuori per sentirmi ancora più piena di lui. “Godi troia? Stai godendo? Dimmelo, dimmelo…”, ora sei tu a chiedere, la tua voce è vicina al mio viso. “Sì…godo, da morire” ti rispondo al limite della sopportazione; sto per venire e sento che sarà un orgasmo di quelli sfiancanti “Levati, levati subito”, ordini allo sconosciuto, il quale in un attimo abbandona il mio culo pulsante e gonfio di piacere. “Adesso, forza, fottiamola adesso…” dici in tono sconvolto dal piacere, la tua voce è snaturata dal piacere. Non so cosa mi sta succedendo: sono stordita, abbandonata alla carne, al desiderio, alla voglia, voglio solo venire, godere, essere posseduta, più e più volte, ancora e ancora. Come se mi steste leggendo nel pensiero mi prendete, sento braccia e mani ovunque, il mio corpo è completamente in balìa della vostra forza. Sono impalata sullo sconosciuto, l’hai fatto sdraiare supino e mi hai fatto sedere sul suo cazzo durissimo, sento che non è il tuo ad essere dentro il mio sesso madido di piacere. Sei dietro di me, mi stai leccando le orecchie mentre scopo con l’altro. “Troia, godi, godi, voglio vederti godere, di più di più”, mi bisbigli tra rivoli di saliva che colano dai miei lobi. Afferri i miei fianchi e mi sollevi tu stesso in su e in giù per farmi godere di più e far godere il tuo silenzioso compagno. Sta godendo come un porco, infatti, lo sento ansimare come un animale e bisbigliare parole irripetibili. Sono al massimo dell’eccitazione, ma l’orgasmo è ancora lontano, sembra che tu lo capisca e mi ordini: “Chinati, sporgi il culo in fuori ma non togliere il suo cazzo dalla tua fica da puttana”. Sto impazzendo. Sono letteralmente fuori di me, potrei anche morire ora, non m’importerebbe, ho solo voglia di sentirmi piena di voi due, so cosa stai per fare. Mi allarghi le natiche e lecchi il mio buco già allargato dal tuo amico, lo succhi avidamente riempiendolo di saliva; questa cosa mi sconvolge di piacere. Anche l’altro, che probabilmente ti vede, si eccita ancora di più, mi sta letteralmente aprendo la fica con i colpi di reni che riesce a infliggermi nonostante sia io sopra di lui: “Sì, sì, ti prego inculala, voglio sentirla urlare, inculala, le veniamo dentro insieme, la riempiamo di sborra, ti prego, inculala subito, sto per venire”. Mi apri le natiche con violenza e lo infili dentro di colpo, senza preamboli, con tutta la forza che hai spingendolo fin dentro il ventre. Sento una fitta lancinante che immediatamente si trasforma in piacere, arriva dritta al cervello. Non capisco più dove sto godendo, vi sento dentro di me, contemporaneamente, mi state sfondando di colpi, è un unico piacere adesso, davanti e dietro che si confonde, non so dove comincia un cazzo e finisce l’altro. Sono piena, in ogni mio buco portatore di godimento, qualsiasi movimento compia asseconda il vostro piacere e il mio; spingo il culo in fuori e godi tu, stringo la fica e mi chino sull’altro cazzo e gode il tuo amico, ma non coordino più nulla, siete voi che mi sbattete quasi violentandomi. L’altro adesso ha preso tra le mani i miei seni e li stringe con forza, tortura i miei capezzoli con le dita, tu invece ad ogni spinta mi schiaffeggi le natiche e mi mordi le spalle, quasi fino a farle sanguinare. Sono sconvolta, grido, adesso grido frasi sconnesse, non so più cosa dico: “Ancora, sì…vi prego, scopatemi, inculatemi, sbattetemi, maiali, sono la vostra troia, sono una puttana, ancora, ancora cazzo, datemene ancora…”. Anche voi ormai siete fuori da ogni umano controllo, le bestie che sono in voi stanno grugnendo, rantolando, ringhiando frasi sconnesse,le nostre tre voci si confondono in un unico suono animale. “Ecco, vengo, vengo, troia, ti sborro nel culo, senti…senti troia…” e il tuo liquido caldo m’invade il ventre, spingi ancora mentre il tuo compagno digrignando i denti ed eccitato dal tuo orgasmo mi dice: “Ecco anche la mia sborra, puttana, sentila, sentila tutta nella fica da troia che hai”; spruzzi di sperma caldissimo mi bagnano copiosi, fondendosi con il tuo sperma che cola dal culo. Sono l’ulitma a venire, volevo essere l’ultima, ho trattenuto il mio piacere per godere prima del vostro, ma adesso sono totalmente eccitata e fuori di me, non capisco più nulla e grido, grido con tutta la voce che ho in gola, mentre contrazioni al sesso e dentro il culo mi squarciano di piacere, mi fanno sussultare e mi contorco come un animale impazzito di dolore. Il mio è piacere, piacere illimitato, devastante, quasi doloroso e lunghissimo, non è un solo orgasmo, ma una seri di orgasmi in sequenza che mi devasta il corpo e distrugge anche l’ultimo baluardo di ragione. Perdo i sensi. Mi accascio sopra i vostri corpi. Sono distrutta dal godimento e dal piacere perverso che mi avete dato. Quando mi risveglio sono comodamente distesa sul tuo letto, sotto le coperte, pulita e in ordine, come fossi una bambina messa a nanna dal papà. Apro gli occhi e mi sei accanto, sorridi di quel sorriso sornione di cui sono ghiotta e mi dici: “Allora... piaciuta la sorpresa?”; dell’altro non c’è più traccia, non ti rispondo, ma ti bacio.
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