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Vestita di viola
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Titolo:
Vestita di viola |
Autore:
Loveorder |
Contatto:
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Racconto
n° 3582 |
Altri
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Non ti avevo mai vista così bella, mi hai lasciato senza parole. Il trucco viola era uno spettacolo, la gonna aperta lungo tutta la gamba un'emozione indescrivibile... e l'hai fatto per me! Credo che questa immagine non la scorderò mai. Eravamo nella tua auto, ma ora preferisco pensare che siamo in un qualunque soggiorno, su due poltrone, una vicina all'altra, e ci guardiamo. Abbiamo mille cose nella testa, che vorremmo dire, che vorremmo fare. Io non stacco gli occhi da te: più che guardarti ti sto radiografando (come dici tu), raccogliendo ogni più piccola informazione, ogni più velata espressione, per capire cosa stai pensando. Tu in alcuni momenti sembri distratta: mi guardi, senza fissarmi; i tuoi occhi non stanno fermi: passano lentamente da una parte all'altro del mio corpo, come se cercassero un punto debole. Talvolta sembri fissare il vuoto, ma stai solo elaborando le informazioni. Io mi sento succube, il tuo sguardo penetrante mi inibisce; vorrei trasmetterti l'impressione di forza e decisione, comunicarti che io sono il maschio (dominatore) e tu sei la femmina (dominata). Ma tu sembri una tigre, e stai per colpire: stavolta tocca a te, la vittima sono io. Ti muovi sul divano: le gambe, prima strette e allineate e con i piedi richiamati verso di te, si stendono in apparente segno di relax; ti giri leggermente su un fianco, ma il viso sempre rivolto verso di me: ora il tuo corpo è sistemato in una posa sinuosa che evidenzia ancora di più la tua femminilità. Lo spacco della gonna ora mi concede la vista anche dell'altra gamba. Il cuore accelera e il respiro si adegua, perché serve più ossigeno; il mio basso ventre incomincia a reagire e devo cambiare posizione anch'io: sono scomodo, perché ciò che prima risiedeva comodamente tra le mie gambe ora reclama più spazio, e lo vuole subito. Ho un tuffo al cuore, perché ti sei alzata e posizionata davanti a me: io ora sono seduto composto; tu prendi i lati della gonna e tirando lentamente verso l'alto fai, altrettanto lentamente, allargare lo spacco centrale. Le ginocchia si scoprono, e i miei occhi risalgono lungo l'interno delle tue cosce man mano che si svelano: quando sei quasi in cima ti fermi, fai un passo avanti e ti accomodi a cavalcioni sulle mie gambe. Il mio ventre vive di vita propria mentre il mio membro, ancora costretto nei pantaloni, sente il tuo inguine appoggiarsi su di lui. Mi sento scoppiare mentre mi afferri i baveri della giacca e li fai passare dietro la mia schiena, verso il basso, sfilandola dalle mie spalle e fermandola all'altezza dei gomiti: ora le mie braccia sono praticamente immobilizzate, le mie gambe sono serrate tra le tue ed io sono alla tua mercé. Avvicini il tuo viso al mio e inizi ad accarezzarmi con la lingua; le tue mani si infilano sotto la maglietta, mi passano dolcemente sul petto e io chiudo gli occhi, godendomi queste piacevolissime attenzioni. Non ho il tempo per assaporare i piaceri che mi stai dispensando, perché le tue piccole dita si serrano sui miei capezzoli, come se volessero staccarli, e facendomi emettere un urlo strozzato; sollevo la schiena dalla poltrona e mi raggomitolo in avanti per cercare di liberarmi. Allenti la presa e io mi rilasso. I tuoi polpastrelli sono una delizia sulla pelle; continui a muovere il bacino, ritmicamente, avanti e indietro, talvolta con movimento circolare, come per cercare di raccogliere il massimo del piacere possibile. Ogni tanto ti avventi sul mio collo e sulla mia gola affondandovi i denti, e contemporaneamente con le mani poste sulla mia schiena ti tiri verso di me, facendo aderire i nostri corpi. Ora ritieni che il tuo vestito sia di troppo e ti sfili la parte superiore, stando sempre seduta su di me e senza smettere di muoverti; la gonna, invece, rimane: quella non è d'intralcio, anzi, sembra un sipario in attesa di aprire alla vista lo spettacolo più bello del mondo. Non hai ancora detto una parola, ma comunichi talmente bene anche in silenzio... Slacci la mia giacca, che si affloscia dietro di me e mi sollevi la maglietta, sfilandomela; mi imponi di tenere le mani dietro la schiena e ricominci il gioco. Mi afferri il lobo dell'orecchio e cominci a succhiare mentre il mio respiro si fa sempre più affannoso... col naso mi accarezzi il viso e sfiori le labbra; poi senza fermarti passi sul collo, sempre a fior di pelle... con la lingua lo percorri tutto, da sotto sino al mento, e poi mi mordicchi le spalle e le braccia. Poi passi al petto e ti attacchi ai miei capezzoli, duri e turgidi di eccitazione, ad elargirmi un misto di dolore e di piacere. Poi di colpo i tuoi movimenti si fanno più frenetici, sollevi la testa e mi fissi con lo sguardo trasognato e mentre il tuo respiro si trasforma in ansimi, con la voce vocalizzi suoni incomprensibili, ma inequivocabilmente di piacere; i palmi delle tue mani sono appoggiati sul mio petto e lo stringono sempre di più, e mentre mi insulti "Bastardo! Ti piace vedermi godere?" io non stacco gli occhi dai tuoi nemmeno un istante e ti rispondo "Sì, mi piace, ma pagherai un prezzo per questo!". Il tuo orgasmo si unisce al mio lamento per le unghie che piantandosi nel mio petto completano il tuo piacere. Non sembri appagata: ti alzi e, inginocchiata davanti a me, mi sfili scarpe, pantaloni e calze, quindi con una corda morbida mi leghi le mani dietro la schiena; poi, in piedi, con sapiente lentezza ti togli il reggiseno, mentre la musica di sottofondo si fa incalzante. Con il braccio teso lo lasci pendere dalle dita per un attimo, poi lo fai cadere a terra. Ora, con il bacino che segue lentamente il ritmo, metti le mani sul bordo della gonna, le fai scorrere verso la chiusura, la slacci e la tieni in sospeso... Sei una maledetta provocatrice: quei pochi secondi sembrano ore, ma quando la lasci andare e si affloscia ai tuoi piedi, lasciandoti senza veli alla mia vista, il mio ventre si contrae per l'eccitazione. Ti avvicini nuovamente e mi sfili lo slip: ora siamo quasi pari. Mi allarghi le gambe, ti inginocchi davanti a me e ti chini su di me, leccandomi l'ombelico; il tuo seno si schiaccia sul mio basso ventre dandomi una bellissima sensazione di calore. Poi ti abbassi ancora, la lingua traccia una via umida e sensuale che porta fino alla base del mio pene, lungo il quale risali con delicatezza, solleticandone la parte più sensibile. Lo esplori con attenzione, ad occhi chiusi, seguendone il profilo, ogni rilievo, le rotondità. Ogni tanto mi guardi; in quei momento mi sento in Paradiso, ma più che Eva mi sembri il serpente tentatore: i tuoi occhi sembrano volermi ipnotizzare e la tua lingua saettante sembra voler catturare anche le sensazioni più recondite. Sai perfettamente cosa io vorrei, che il mio pene scomparisse nella profondità della tua bocca, e ti guardi bene dal concedermelo; gestisci con sapienza quel sottile gioco di concessione e privazione che manda in estasi un uomo. Sai bene quanto piaccia ad un uomo avere una donna in ginocchio davanti a sé che esercita "l'arte sovrana", ed io non sono da meno; qualcuna che sappia non farmi valicare il limite della soddisfazione immediata per immergermi nella voluttà del piacere del contatto prolungato con il palato, la lingua, i denti. Hai la pazienza di farmi aspettare, perché "l'arte sovrana" è fatta di attesa: un continuo gioco al rilancio, in cui mi porti vicino al mio limite, ma non me lo fai oltrepassare. E questo per più volte, finché tu non deciderai di concedermi il piacere. L'arte è tutta qui: trasformare questo atto di dominazione del maschio in una concessione della femmina. E tu, che dell'arte sei maestra, sai che in realtà non sei tu ai miei piedi, ma io ai tuoi. Un gioco delizioso che porti avanti con maestria, una piccola tortura che non terminerà velocemente; ora lo lasci, risali strofinando il tuo corpo sul mio, perché hai decido che è di nuovo il momento del tuo piacere: inizia un altro gioco crudele di sollecitazioni, tentazioni, piaceri interrotti. Le labbra del tuo inguine avvolgono il mio membro in un abbraccio umido e caldissimo, ed io seguo il tuo ritmo, beandomi per la seconda volta del tuo crescente piacere. Dopo, forse, verrà il mio.
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