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Il ricordo eterno
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Titolo:
Il ricordo eterno |
Autore:
Lady Macbeth |
Contatto:
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Racconto
n° 3585 |
Altri
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Aprii la finestra e mi affacciai sulla strada lasciando che la brezza notturna mi accarezzasse il viso stanco dal lavoro di tutta la giornata. Accesi una sigaretta e tirai una lunga boccata socchiudendo gli occhi e godendomi segretamente quel momento malsano di relax. Attesi che mi raggiungesse perché conoscendolo sapevo che lo avrebbe fatto, era talmente prevedibile che mi risultava complicato comprendere come mai pendevo ancora dalle sue labbra così incondizionatamente. -Non dovresti fumare sai? – sussurrò con le sue labbra bianche sul mio orecchio cingendomi i fianchi con un braccio. Mi voltai per osservarlo. Gli occhi languidi di quel verde così profondo ancora mi creavano dei problemi di concentrazione, la bocca che tanto amavo piegata in un ghigno soddisfatto, il collo tornito, troppo pallido e glabro per un ragazzo della sua età era piegato mentre l’espressione del viso sembrava godersi la mia momentanea incapacità di reagire. Infondo perché mi ero innamorata di lui? Io una ragazza così giovane, appena diciottenne, inesperta e ingenua mi ero fatta incantare da un ragazzino poco più grande di me dagli occhi tristi e dal cuore freddo. Non aveva mai mostrato più interesse di quanto non gliene fosse richiesto, non aveva mai fatto nulla per coinvolgermi nella sua vita che non fosse tentare di portarmi a letto. Ma io non gliela diedi mai vinta, perché seppur innamorata non riuscivo ad ignorare il fatto che una volta ottenuto quello che voleva l’avrei perso e con lui una parte di me stessa. Ma era un inibizione futile e sapevo che prima o poi, una di quelle notti che passavamo in quel minuscolo locale da soli avrei finito per cedere a quella passione che sentivo bruciare ogni volta che mi sfiorava una spalla o poggiava le sue labbra sul mio collo, nel tentativo, quasi sempre efficace, di farmi perdere completamente il lume della ragione. -Scopiamo sta sera, so che lo vuoi, lo sento che mi vuoi!- Sorrisi incapace di nascondere quello che provavo. Sorridevo perché mi aveva capito perfettamente ma anche perché sapevo che dietro quella maschera di finta spavalderia sia celava un ragazzo insicuro almeno quanto me. Ma che senso aveva essere insicuri di una persona che con uno sguardo smascherava ogni suo pensiero? Io non ero certo campionessa di seduzione, scrutavo timidamente i suoi movimenti nel tentativo, miseramente fallito, di non essere notata, mentre desideravo che quelle mani grandi mi afferrassero con forza. Mi trascinò in una stanza buia, al sicuro dalla luce sarei riuscita a nascondere l’agitazione, l’emozione e l’eccitazione che si mescolavano sul mio volto e facevano sussultare le mie membra. Si sdraiò su un divano e mi tirò sopra di se con decisione baciandomi con passione e sospirando. Provai un moto di orgoglio quando mi sentii la sua eccitazione, anche io ero in grado di far eccitare un uomo, la cosa mi rendeva molto felice, perché in quel momento e per molto tempo dopo, lui sarebbe stati l’uomo di cui avrei voluto essere l’oggetto del desiderio. Ribaltò velocemente la situazione mettendosi sopra di me. Mi tolse la maglietta e con un gesto deciso slacciò il reggiseno mentre con la lingua percorreva la breve strada tra il lobo del mio orecchio e l’incavo del collo. Chiusi gli occhi incapace di pensare o perfino di respirare in maniera regolare, lo sentii sorridere nel buio. Posò la testa sul mio seno accogliendo in bocca i miei capezzoli. Quello doveva essere il paradiso, non c’era altra spiegazione. Prima che me ne potessi accorgere mi ritrovai nuda avvinghiata al suo corpo smilzo e alto. Si muoveva su di me sudando e gemendo mentre io ad occhi chiusi lottavo contro quel dolore che si faceva strada all’interno del mio corpo e la gioia che mi rimbombava nelle orecchie. Finalmente stava succedendo, finalmente era lui ad entrare dentro di me. Sentii il suo orgasmo scuoterlo come corrente elettrica ed il suo corpo caldo e rigido rilassarsi sopra di me. Aveva raggiunto il paradiso. Rotolai giù dal divano e mi accovacciai ai suoi piedi. Poi, con estrema lentezza ma assolutamente priva di indecisione risalii lentamente le sue gambe fino ad arrivare al suo inguine. Odorai la sua pelle liscia mentre con la punta della lingua disegnavo ghirigori sulla sua coscia. -Vuoi farmi impazzire per caso?- chiese con voce sofferente. -Non mi sembra che sia solo un tuo diritto! – risposi io, lieta per una volta di avere in mano la situazione. Sempre con la punta della lingua risalii il suo membro rigido e sentii ancora una volta l’elettricità percorrere il suo corpo. Lo leccai e lo succhiai come se fosse la sua bocca, con la stessa dolcezza e lo stesso amore perché in quel momento era quello che volevo, volevo che fosse felice e quello era il modo giusto. Quando venne fece un sospiro lungo ed intenso. Per un momento riuscii a fargli dimenticare che la sua vita era un inferno. Quello fu il momento che ricorderò in eterno. Quando mi prese la testa e baciandomi lentamente mi disse: - E’ molto più bello fare l’amore che scopare! -
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