|
|
|
Immagini rubate
|
|
|
Titolo:
Immagini rubate |
Autore:
Crissi |
Contatto:
|
Racconto
n° 3587 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Volevo farti una fotografia, volevo avere un’immagine di te da guardare, quando ne avessi avuto voglia. Mi hai chiesto che immagine volessi avere di te.
-Una parte del tuo corpo.- -Il viso.- -No, non voglio il tuo viso.- -E allora cosa?- mi hai chiesto. -Voglio fotografare la parte del tuo corpo che piace di più a me...- -Vale a dire?- -Questa parte del tuo corpo, la prossima volta che ci incontreremo ti fotograferò...-
Ti dicevo questo, mentre con un dito accarezzavo la tua pelle proprio sotto il segno del costume, pelle liscia, calda, profumata del sesso appena consumato. Avrei davvero voluto avere un’immagine limpida di quella parte del tuo corpo, senza necessariamente inquadrare il tuo membro, senza altri dettagli, se non la tua pelle appena abbronzata, lo scalino della pancia, il segno della vena, la curva del bacino, i peli castani corti e curati. Ma non ti piace farti fotografare e sorridendo appena, mi hai risposto -Vedremo!-.
Non avrei mai fatto una cosa contro la tua volontà, tu non volevi che rubassi quell’immagine di te con uno scatto, ma io volevo averti...
-Se sei sola stasera, che ne dici di una pizza insieme?–
Il tempo di organizzarmi, ci incontriamo in centro, salgo sulla tua auto, umore nero, ma voglio cambiare le sorti di questa serata. Sono nervosa, è la prima volta che usciamo, ci siamo stuzzicati la mente a lungo, ma finora ci siamo annusati solo una volta, è chiaro che la sensazione è stata positiva per entrambi, ma ci sono un sacco di cose non dette.
La cena si svolge piacevolmente, mille chiacchiere, parliamo delle nostre vite, delle nostre esperienze, del lavoro e poi di noi delle nostre aspettative, del nostro rapporto, del coinvolgimento emotivo. Siamo due adulti, ci sentiamo attratti l’uno dall’altra, questo è quanto, niente più. Rispetto, complicità, attrazione e buon sesso, se, come e quando ci và. Mi piace parlare con te, mi sento a mio agio, con qualche sorso di vino in più mi si scioglie anche il nodo allo stomaco. Una serata senza aspettative, solo per passare qualche ora insieme e se poi entrambi desidereremo di più, sapremo come darci piacere. Durante la cena pochi gesti intimi, qualche carezza sulle tue mani, sorrisi, sguardi intensi a pochi centimetri, la tua mano sulla mia coscia a stringermi e farmi sapere che mi desideri. Usciamo, saliamo in macchina, ma non accendi il motore, ti volti, mi baci, in un secondo su di me, senza mezzi termini, senza preamboli, senza chiedere, mi slacci la cintura dei pantaloni, fai scendere la cerniera, ti insinui tra le mie cosce, le tue dita dentro di me senza rispetto, senza preavviso mi rendono palese la mia eccitazione. Incurante della luce del lampione, della gente che parla a pochi metri da noi fuori dal locale, mi tocchi con bramosia, mi baci, ti abbassi a gustare i miei umori affondando la lingua tra le mie carni. Borbotto indecisa qualcosa, vorrei fermarti per la decenza morale, vorrei tenerti lì per darmi piacere all’infinito. Estrai da me le tue dita intrise dei miei umori, me le passi sulle labbra, le succhio guardandoti fisso negli occhi.
-Andiamo via di qui, in un posto più tranquillo-.
Durante il tragitto verso casa tua continui ad accarezzarmi, il tuo intento è quello di tenermi calda con il tocco delle tue dita, ai semafori i passeggeri delle macchine accanto a noi ci guardano furtivamente, cerco di ritrarmi dalle tue attenzioni con poca convinzione.
Arriviamo da te, in ascensore mi fai partecipe del tuo desiderio, entriamo, ci mettiamo comodi, pochi preliminari, poche smancerie, sappiamo entrambi di cosa abbiamo voglia, non servono teatrini di sorta, solo un comodo letto, il tuo, e lasciare spazio alla fantasia.
-Com’era il sogno?– Mi chiedi.
Sorrido, ti faccio coricare comodamente e mi metto cavalcioni sul tuo viso, non ricordo dove ho letto che è il modo migliore di farsi leccare. Deliziosa la tua lingua ad accarezzarmi, calde le tue mani ad afferrarmi le cosce, i fianchi ad insinuarsi fra le mie natiche. Mi sposti per leccarmi ancora più a fondo, per inumidirmi ovunque e rendere più agevole l’insinuarsi delle tue dita in tutte le mie fessure. Emetto un gemito di piacere, inarco un po’ la schiena per agevolarti i movimenti, mi appoggio al muro, il freddo della parete mi da un brivido, non riesco a identificare cosa in questo momento mi dia più piacere, ma sto godendo appieno. Desidero solo poterti dare piacere anche io, voglio dedicarmi a te.
Mi sposto da questa posizione, scendo verso di te, ti bacio le labbra gustando tutto il mio sapore, sembri disapprovare il mio allontanarmi da te, ma appena capisci cosa sto per fare accetti di buon grado. Ti lecco le labbra e lentamente comincio il mio percorso verso il tuo membro.
-Cosa vuoi fare?- -Voglio succhiarti...- -Fai tutto ciò che vuoi, chiedimi tutto quello che vuoi, voglio vederti godere...-.
Mi piace la sensazione del tuo cazzo che si gonfia fra le mie labbra, mi piace sapere presuntuosamente che sono l’artefice di quell’erezione. Inizio a leccarti, a baciarti, a succhiarti finché la reazione del tuo corpo non mi dà la soddisfazione che desidero. Ti chiedo di inginocchiarti e ti osservo in tutta la tua imponenza memorizzando questa immagine nei miei occhi.
Impresso nella mia mente c’e’ il tuo sguardo, il desiderio che mi trasmetti, la tua espressione di godimento, e poi il tuo corpo, abbronzato, curato, la mano destra che stringe il cazzo in attesa delle mie labbra. Mi avvicino a te e lentamente ti lecco, voglio farti godere, voglio sentire ogni piccola reazione del tuo corpo, memorizzo la sensazione fra le labbra, voglio imprimere nei miei sensi la consistenza del tuo cazzo, il rilievo della vena ingrossata che lo attraversa, il contorno netto della punta gonfia. Lo succhio lentamente, mentre dal basso verso l’alto ti guardo, stai godendo, me lo dicono i tuoi occhi, il tuo respiro, le tue mani impazienti e forti.
-Voglio scoparti-
Ma io non smetto di succhiarti, di guardarti da sotto in su, in piedi su quel letto, sei stupendo non posso esimermi dal farti una “fotografia”. Muovi il tuo cazzo sulla mia lingua, non mi ritraggo, ti osservo e ti lecco, mi da piacere vederti in questo modo, mi fa godere vederti godere. La tua esplosione è incontrollata, sul collo, sul seno e mentre mi accarezzi la pelle, imprimo un’ultima immagine nella mia mente, l’espressione del tuo viso, mentre quest’orgasmo ti pervade.
Perdonami, ho rubato queste immagini di te, e ora, dopo qualche tempo le riguardo, nella solitudine della mia stanza, chiudo gli occhi e ti vedo... in ginocchio sul letto, con gli occhi puntati su di me, con lo sguardo pieno di desiderio, con la voglia di riempirmi la bocca di te... ti ho fotografato, ti ho impresso nella mia mente, sulla mia pelle, sulla mia lingua.
|
|
|
|