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Un incidente con poche conseguenze
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Titolo: Un incidente con poche conseguenze
Autore: Nice24
Contatto:
Racconto n° 3588
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Alla fine, dopo aver detto no in tutti i modi possibili, per insondabili ma insindacabili motivi ho detto si. Anzi ho dovuto. Una settimana in montagna a camminare. Per me non è un problema camminare, ma la compagnia… Comunque sono andata. Amici e amiche del tipo misto scuola-parrocchia che non frequento quasi mai tranne Laura che mi ha trascinata. Il primo giorno è solo trasferimento, quindi zaino, scarpe da ginnastica, gonna, maglietta, tanto per distinguermi. Non si va in montagna con la gonna, le scarpe da ginnastica, etc etc. Che palle per tutto il tragitto. Una settimana. Nessuna malizia, con nessuno. Laura un po mi conosce ma lei è su altre lunghezze d’onda. Comunque, un’ ora di camminata per arrivare in un paesino sperso tra i monti: la base per le escursioni. Oddio. Almeno il primo giorno, faccio quello che voglio, cammino come una scema, sono l’unica con la gonna, effettivamente fuori luogo. Ma a fare la scema in montagna, qualcosa prima o poi succede. E infatti capita che camminando all’indietro cado, all’indietro, battendo il sedere per terra. Lì è pieno di pietre e mi faccio un po male. Esce un po di sangue e tutti corrono a vedere cosa mi è capitato. Il dolore, lo spavento per il sangue, la posizione per terra, la zona offesa, oltretutto mentre facevo un po la furba per distinguermi. Sono incazzata nera, umiliata, e anche un po’ preoccupata. Non sono molto coraggiosa in queste cose. E poi mi sembra di essere ridicola, tutta ammaccata, con la gonna mezza strappata e sporca e dolorante. Controllo le cose più delicate che ho tra le gambe e il sedere ma mi sembrano integre, pero’ sto sanguinando. Per fortuna manca poco al paese. Una volta arrivati li mi portano da uno che non è un medico, ma in casi non gravi sa almeno medicare e fasciare, poi da una mano al parroco, guida il pulmino, fa il volontario nella crocerossa e non so cos’altro. Va bè, non ho scelta. Entro e mi sembra uno gentile e premuroso, avrà 50 anni, con gli occhiali, corpulento e piuttosto sovrappeso. Una persona semplice di poche parole. Il posto sembra una specie di ambulatorio molto essenziale. C’è l’armadietto con i disinfettanti e tutto quello che serve e si sta lavando le mani. Mi fa sedere sul bordo del lettino, mi mette sotto i piedi uno sgabello e mi fa aprire le gambe. Sembro messa male. Io mi giro dall’altra parte pronta a stringere i denti per non urlare mentre mi pulisce le ferite. Mi prende il piede sinistro e me lo fa appoggiare più in alto, sul bordo del letto per lavorare meglio. Io che non sopporto molto il dolore e sono impressionabile del tipo che posso anche svenire, sto li senza guardare, abbracciata alla mia gamba e mordendomi il ginocchio, mentre lui mi pulisce e disinfetta con molta attenzione, senza dire niente. Mi chiede solo scusa, quando sento che mi sposta leggermente le mutandine per passare il cotone con il disinfettante, spero solo che faccia attenzione a non farmelo entrare nella fessura. Quando mi dice di aver finito, e che non è niente di grave mi giro finalmente a controllare anch’io la situazione. Lui è molto rosso in faccia, credo che sia l’aria di montagna e la concentrazione uniti a un po di imbarazzo. Mi sporgo a guardare e controllo i danni. In effetti alla fine, di tutto quel sangue versato ci sono solo alcune escoriazioni e graffi che effettivamente ha pulito molto bene. Mentre mi guardo penso che avere la figa depilata è un vantaggio in situazioni del genere, voglio dire che è più facile senza i peli di mezzo. Lui continua a guardare, e solo ora, che il dolore e lo spavento sono passati, e il sangue scorre di nuovo facendomi uscire dal pallore svenevole in cui mi trovavo, mi rendo conto della scena e della visuale che sto offrendo. Le cosce sono tutte graffiate e, in particolare da un lato, l’escoriazione si estende fino al labbro esterno al limite dell’apertura, le mutandine sono ancora spostate di lato, come le ha lasciate lui per riuscire a medicarmi, la figa è un po aperta ed è tutto in bella mostra, si vede persino il forellino posteriore che però non ha ricevuto danni, l’interno della figa è completamente asciutto, probabilmente per lo spavento, e si vede come un cordoncino duro formato dalle labbra che sono come intrecciate e incollate tra loro. Mi capita di trovarmela così dopo aver dormito molto profondamente o quando appunto mi spavento o provo dolore, cessa del tutto la lubrificazione. Mentre prendo consapevolezza della situazione e mi emoziono di conseguenza, la pressione torna a salire, riparte la salivazione, inizio a deglutire e mi sento la faccia rossa. Questo, lo so, è in genere la partenza. Sussurro, - che spavento… che mi sono presa… - e intanto mi tocco leggermente le escoriazioni e chiedo se forse non sarebbe meglio metterci qualcosa sopra. - Specialmente qui - dico, mentre mi tocco il labbro esterno -… mi fa un po male… - intanto mentre lui continua a guardare, scivolo con le dita all’interno dell’apertura, toccando e premendo con i polpastrelli la superficie e le piccole asperità ancora asciutte e incollate. - Qui invece … forse … non mi sono fatta niente -, lui si avvicina, preoccupato, e molto delicatamente mi tocca anche lui, fa delle piccole pressioni, allarga leggermente le labbra per guardare meglio, intanto parla sottovoce in modo incomprensibile, cerca di sciogliere i nodi che sembrano incollati, io allora afferro le mutandine e le tiro di lato perché non interferiscano e allargo bene le gambe per consentire l’esplorazione. In questi frangenti è come se smettessi di ragionare, fuori ci sono i miei amici che mi aspettano, qui ci dobbiamo fermare una settimana, io non so questo neanche chi è e sono qui con la figa che si sta sciogliendo davanti a lui che a furia di toccare … si sta aprendo tutta, il cordoncino si scioglie, le piccole labbra si sciolgono e iniziano ad aprirsi e … io avrei bisogno … di passarle un dito in mezzo per farla aprire bene, mi da fastidio quando resta per metà aperta e per metà ancora incollata, allora allungo la mano, infilo il polpastrello in basso all’apertura e lo faccio scorrere in su fino alla fine aprendo in questo modo le labbra come se avessi fatto scorrere una zip. Fatto questo, la figa inizia a colare liberamente e sto meglio, lascio il dito premuto sul clitoride, ma fermo, in posizione di equilibrio instabile. Sapete come funziona, stando li fermi col dito e facendo una leggera pressione, il bottoncino li sotto è molto mobile e tende a scivolare facendo cadere il dito che intanto si bagna e il bottoncino slitta ancora di più. Insomma, di li a poco, sono venuta tremando davanti a lui che era un po sconvolto e aveva smesso di toccarmi, forse un po intimorito dalla mia evidente eccitazione e un po stupito dalla rapidità del mio orgasmo un po soffocato. Dopo, io, ovviamente mi vergogno sempre un po e cerco di andarmene in fretta, lui mi ha ancora chiesto se stavo bene ed io ho risposto scusandomi che, si stavo bene, forse mi ero emozionata, che sono una stupida, che lo ringraziavo e che ora avevo proprio bisogno di andare a riposarmi. Queste occasioni, sono le mie preferite. So di essere un po sleale, perché spesso vengo solo io e poi me ne vado, e le mie vittime non so neanche come ci restano. Ma per me sono molto appaganti, e forse invece anche per loro resta un ricordo emozionante. Voi cosa ne dite? Per me è così, e queste esperienze sono sempre quelle che ricordo con maggiore emozione e tenerezza.