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In gita a Venezia
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Titolo:
In gita a Venezia |
Autore:
Nice24 |
Contatto:
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Racconto
n° 3591 |
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Questa notte ho dormito tranquilla. La giornata di ieri è stata faticosa perché oltre al resto (non è che passo tutte le giornate a farmi ditalini!) ho scritto "In giro per la città 1". Io non riesco a scrivere queste cose senza avere un sacco di problemi là sotto. E allora la sera sono stanca morta. Alla fine bidet mutande pulite tisana e a letto come un angelo. Così mi sento quando è tutto finito. A letto, con la figa asciutta, senza i soliti pensieri da troietta, mi sfilo le mutandine e mi infilo il dito medio leggermente inumidito di saliva, nel forellino là dietro, non a fondo è sufficiente la prima falange, poi mi giro accucciata su un fianco e scivolo nei miei sogni, così, con il braccio in mezzo alle gambe e quel leggero ingombro. E’ una cosa infantile che mi fa stare bene, un'intimità con me stessa, innocente; infatti la micetta se ne sta tranquilla. Penso ai tempi del liceo, le amicizie, l’atmosfera tranquilla, l’allegria, le prime esperienze. Mi ritorna in mente una gita scolastica a Venezia. Bella città, ma che noia tutto il resto: i compagni, i prof, le compagne, sempre a camminare. In quel periodo avevo fraternizzato con una compagna e stavamo sempre insieme. Eravamo riuscite, corrompendo a destra e a manca, a stare insieme nella stanza. La sera passavamo il tempo a ridere e a raccontarci di tutto fino a tardi finchè, esauste, dormivamo le poche ore prima dell’odiosa adunata, quando scendevamo a fare colazione ancora assonnate e con l’aria da brutte streghe di chi ha dormito poco. Parlavamo di tutto come si fa solo tra amiche. I ragazzi, l’amore, se hai mai fatto una sega, le dimensioni degli uccelli che avevamo già visto o toccato, il ginecologo, la contraccezione etc. Ma tutto ridendo continuamente come delle cretine. E così ho dormito tutta la notte. Il ditino ficcato là dietro mi tranquillizza e basta. Questa mattina, ancora nel letto, riprendo i pensieri della sera prima. Una sera in camera, mentre scherzavamo come al solito, eccitate come delle bambine iniziamo a tirarci cuscini, fare le smorfie, la lotta e i dispetti a vicenda. Ci tiriamo giù le mutande a vicenda e ci rincorriamo ridendo come delle sceme. Scherziamo sulle nostre fighette pelose e alla fine ci ritroviamo nude. Ci guardiamo spesso le tette, non solo io ma anche lei, è una cosa magnetica, l’ho notato spesso quando mi è capitato di stare nuda con altre donne. Lo sguardo cade spesso lì anche senza volerlo. Siamo tutte rosse in faccia e a me iniziano a mancare le mie solite masturbazioni serali che qui in camera con lei non oso mettere in pratica. Facendo la lotta con lei, provo sensazioni nuove molto piacevoli, di estrema confidenza e naturalezza. Le tette nella lotta rimbalzano e si scontrano continuamente e i capezzoli inevitabilmente si inturgidiscono. I miei sono un po' allungati e sembrano due piccoli cazzi in erezione. Ci viene la pelle d’oca e ovviamente ci accorgiamo di tutto quello che ci sta capitando, i nostri sguardi ogni tanto si incrociano e sembrano delle richieste di aiuto, lo sappiamo che stiamo scivolando, ma nessuna di noi ha cattive intenzioni. Io che ero la più scema e sfacciata, mentre siamo in ginocchio sul letto, una di fronte all’altra, inizio a far finta di parlare con la fighetta imitando voci ora grevi ora acute e manovrando con pollice e indice schiacciandola in verticale da un’estremità all’altra in modo da allargarla al centro o tirando le estremità e richiudendola, facendola sembrare una goffa bocca che parla. Scoppiamo a ridere tutte due con le lacrime agli occhi, ma continuiamo il gioco. Adesso anche lei ridendo inizia a parlare così. - Buongiorno signoora fiiga, anche lei a venezia? - con voce greve, e così via a dire stupidaggini e a ridere. Dopo un po', come avrete intuito, la mia fighetta inizia a gocciolare e a spalancarsi sempre di più. Anche la voce inizia a rompersi. Lei se ne accorge ed è lì che guardiamo entrambe facendo questo gioco. Ogni tanto le mie dita scivolano all’interno, e non riesco più a manovrarla bene perché mi scivola continuamente. Anche lei muta atteggiamento, si fa più seria e mi sembra abbia lo stesso mio problema. Siamo fradice. Lei seria allunga un dito e me lo passa in mezzo alle labbra dall’alto in basso, dicendo - sei tutta bagnata -. Ci avviciniamo e iniziamo a baciarci e toccarci le fighe grondanti a vicenda, le tette si sfiorano continuamente e non capiamo più niente. Siamo in paradiso. Le lingue sono avvinghiate, i menti bagnati di saliva, le mani come impazzite ad esplorare ogni angolo, a stringere seni e natiche. Ci lecchiamo dappertutto senza pudore e veniamo continuamente. Alla fine, ansimanti e con il sapore delle nostre fighe in bocca, ci addormentiamo come due angeli.
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