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Paula
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Titolo: Paula
Autore: Viosilva
Contatto:
Racconto n° 360
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Riordinava i libri sui ripiani della zona giovani, rimasti come relitti dopo una marea, in questo caso costituita da una turba di liceali che pensavano più a lanciarsi messaggi nel loro gergo che davvero a scegliersi qualche testo, probabilmente consigliato da un insegnante ottimista.

Paula - Pauline per gli amici - li aveva guardati, alcuni con ancora le tracce dell'infanzia nei modi, soprattutto i maschi, le femmine già con i tratti da donna, molte con una punta di malizia negli occhi quando ribattevano alle avances un po' goffe di qualcuno del gruppo.

Le sembrava un secolo da quando anche lei era così, eppure era passato solo qualche anno. Ebbe una punta di rimpianto rendendosi conto che lei, da liceale, non aveva mai potuto, andare in gruppo in giro per negozi, scherzando con i compagni, e ripassò in un flash la sua adolescenza: la madre sola, lamentosa e possessiva, la casa modesta che sconsigliava gli inviti ai compagni, le ristrettezze economiche che l'avevano costretta già da ragazzina ad occupare il tempo libero in lavoretti e commissioni per i vicini, e poi..
Soprattutto, pensava, le era mancato l'amore, o almeno qualche flirt, il gusto di una risata disinvolta buttata in faccia ad un ragazzo per una battuta maldestra, proprio come aveva visto dalle ragazze della brigata in libreria. Ricordava i balli della scuola, insicura in un vestitino modesto tra le compagne con i primi abiti da sera, sua madre, ancora più modesta, che non la perdeva d'occhio da un angolo della sala.
Qualche ragazzo l'aveva cautamente corteggiata, dopotutto, da quanto vedeva allo specchio, non era brutta, forse un po' magra ma alta, con le gambe lunghe ed i capelli castani con una sfumatura di rosso raccolti in crocchia, la sua faccia le sembrava piacevole e gli occhi verdeazzurri che sua madre attribuiva a suo padre, sparito tanti anni prima.
Ma in quel mondo borghese, praticamente essere timidi e poveri era una colpa, i ragazzi dopo i balli di rado le avevano chiesto di rivederla, all'uscita dal liceo non si accorgevano di lei che sgusciava silenziosa tra i gruppi e si avviava a piedi verso casa.
Qualche volta era stata a feste in casa, e si era trovata in una rete di relazioni, rapporti gergali, allusioni comuni, racconti di vacanze, che la faceva sentire estranea. Soprattutto, ragazzi e ragazze "del giro" avevano comuni ed esplicite esperienze sessuali, qualche volta forse solo virtuali ma comunque esposte e magari vantate con una disinvoltura per lei sconosciuta. Così le capitava di cogliere con imbarazzo certe scomparse in coppia dalla sala della festa verso il giardino o le altre parti della casa, e si irrigidiva impaurita quando qualche ragazzo, ballando, la stringeva, o le accarezzava il corpo.. Dopo, a casa, ripensandoci, si sentiva vagamente eccitata, le sembrava di essere arrivata ad una soglia verso un mondo meraviglioso e pauroso insieme, spesso restava sveglia a lungo.
Due volte uno dei ragazzi più grandi l'aveva portata, ballando, fino ad un angolo del giardino, e l'aveva baciata sulla bocca, accarezzandole il seno e i fianchi attraverso il vestito. Istintivamente si era divincolata, lasciando che il ragazzo sfogasse il suo disappunto con una battuta maligna. In effetti, le altre ragazze non sembravano avere problemi, qualcuna, scherzando ma non troppo, le aveva ricordato che si vive una volta sola.
Una sera si era rifugiata sola in una zona non illuminata del giardino; attratta da voci sommesse aveva guardato da una finestra del pian terreno: in una stanza, Eugenie, una ragazza dell'ultimo anno era abbracciata a Marcus, un giovane bruno. Erano seduti su un letto, e mentre le bocche erano unite in un bacio profondo, le mani di Marco percorrevano il corpo di Eugenie, accarezzandola tutta, mentre lei si scherniva.. le slacciò la camicetta sul davanti e, scostandole il reggiseno verso l'alto, le accarezzò i seni, bianchi e col segno del bikini sull'abbronzatura. Lei sembrò irrigidirsi, poi strinse a sé la testa di lui mettendogli le mani sul collo per stringerlo ancor più nel bacio, e si abbandonò, reclinando sul tetto. Bruno continuò ad accarezzare i seni, stringendone i capezzoli con una mano, l'altra mano scivolò sulle ginocchia di lei, sembrò forzarle a dividersi superando una piccola resistenza della ragazza, poi si insinuò sotto la gonna accarezzando l'interno della coscia.
I due corpi allacciati sembravano vibrare, trasmettendo una progressiva eccitazione che coinvolgeva anche Paula, bloccandola a guardare. Marco prese una mano di Eugenie dal suo collo e, tenendola dolcemente, la portò sul davanti dei suoi pantaloni. Lei colse il suggerimento e cominciò ad accarezzarlo, ansimando per l'effetto delle carezze di lui. Quando Marco le infilò entrambe le mani sui fianchi e le sfilò le mutandine, lei sembrò volersi opporre, con un debole nooh, che finì in un mugolio. Ora Eugenie era distesa sulla schiena, con le ginocchia piegate e le gambe scoperte dalla gonna scivolata fino alla cintura, Bruno le baciava i seni, e mentre una mano continuava le carezze tra le cosce di lei, con l'altra mano si era slacciato i pantaloni sul davanti abbassandoli insieme agli slip.
Pauline non aveva mai visto il sesso di un uomo, tantomeno in erezione, salvo qualche fuggevole vista da certe foto che circolavano a scuola ma che a lei non venivano mostrate; anche se la luce e la posizione non erano ottimali, ne fu impressionata, con un misto di ribrezzo e di meraviglia. Marcus si spostò di fianco al corpo steso di Eugenie e con la mano accompagnò sul proprio sesso la mano di lei che si avviò docilmente ad accarezzarlo dall'alto in basso, stringendolo piano, mentre con la testa si abbassò tra le gambe di lei, divaricate, a baciarla, facendola gemere e sussultare.
Marco si spostò per mettersi tra le gambe di Eugenie, Paula ne vide in piena luce il pene eretto fasciato dalla mano di lei, che però chiuse le ginocchia, e pur distesa fece un segno di diniego con la testa, mormorando: non così, non voglio.. mentre continuava a muovere la mano sul sesso di lui, rapidamente. Marco, pur contrariato, con un mormorio di disappunto si chinò con le labbra sui seni di lei...
La visione dei due corpi allacciati, con un ritmo quasi di respiro, l'ansimare di lui per l'effetto della mano di Eugenie sul suo sesso, era stata per Paula come un pugno nello stomaco, le si era aperto agli occhi un aspetto della vita ad un tempo repulsivo ed ipnotico, eccitandola per effetto di pulsioni sconosciute ma che sentiva provenire dal suo intimo. Si allontanò, tornò nella zona illuminata della festa, e, ballando, sentì in modo nuovo la vicinanza del corpo maschile, le sembrò a tratti che il proprio corpo sfuggisse al controllo della sua mente e che una parte di lei desiderasse essere posseduta. Una sensazione sconosciuta, che ripensandoci riconosceva con l'eccitazione sessuale, ma che in quel momento la faceva sentire come di fronte ad un vortice che affascina e travolge.
Quella sera per la prima volta si era sentita donna e femmina, probabilmente ne trasmetteva inconsciamente i segni perché, per la prima volta, parecchi ragazzi si erano avvicendati a farla ballare, in particolare Steve, un muscoloso biondo dell'ultimo anno, che nel lento di fine ballo l'aveva stretta premendole sul seno con i muscoli pettorali e avanzando la propria gamba tra le sue, premendola sulle cosce e sul ventre.
Durante la festa erano ricomparsi in sala Eugenie e Marco, vicini, con uno sguardo che per Paula, probabilmente solo per lei, aveva il senso di un canto d'amore..
Paula si era sentita, come in trance, accettare un passaggio per tornare a casa offerto da Steve, benché casa sua fosse raggiungibile a piedi. Sulla macchina, a finestrini aperti e radio accesa, per un poco si sentì leggera e radiosa, poi purtroppo Steve la trasse bruscamente nella banalità. Guidando, la agganciò al collo con un braccio e la tirò a se, perentorio, tentando di baciarla. Il gesto brusco e la posizione scomoda irritarono Paula, ed il momento magico finì: quando Steve fermò l'auto in una zona non illuminata dovette usare i suoi muscoli per baciarla sulla bocca, lei cominciò a dimenarsi per liberarsi di lui come una bestiola spaurita, la mano di lui sui seni finì per farle un piccolo strappo al reggiseno, allora passò alle mutandine, scostandole per brancicare il sesso di lei facendole male e facendola irrigidire. Steve, imprecando, la piegò spingendola sul collo con la faccia sul proprio grembo, dopo aver affannosamente aperto i calzoni, arrivando fino a farle toccare col viso il pene eretto. Paula, ora con la forza della disperazione, si svincolò, aprì la portiera e fuggì sul marciapiedi verso casa.
Dopo quella notte, finita poi ad agitarsi insonne nel proprio letto, Paula aveva cominciato a guardare in modo nuovo le relazioni con i compagni, insieme con curiosità e timore. Cominciava a capire meglio le allusioni ed i richiami tra i suoi compagni e soprattutto tra quelli, ormai diciottenni, dell'ultimo anno. Continuava ad essere intimidita e bloccata dai tentativi dei compagni di coinvolgerla in certi loro "giri", tipo feste serali in case senza genitori, gite in auto a due, appuntamenti serali, e, forse per conseguenza, i ragazzi continuavano ad accorgersi poco di lei. Alcuni dei ragazzi le piacevano, ma si sentiva inibita. Del resto lo studio, gli impegni domestici, i lavoretti, la partecipazione, pur limitata, all'attività della squadra locale di pallavolo, la assorbivano interamente e le lasciavano ben poco tempo.
La sua amica del cuore Joan, una allegra ragazza nera, frequentava una compagnia in un altro quartiere e per un po' aveva concordato con lei sui problemi dei rapporti con l'altro sesso. Ma poi aveva cominciato ad uscire con un ragazzo di venti anni, prima in compagnia, poi in coppia, e gradualmente i suoi racconti erano diventati una ulteriore fonte di informazione ma anche di disagio, lasciandola combattuta tra l'imbarazzo ed un sottile desiderio di sapere. E così, Joan le aveva raccontato di lunghi baci sulla bocca scambiati in auto prima di rientrare in casa la sera, con le mani di lui ad accarezzarle il corpo, il seno, le cosce. Poi erano passati a carezze reciproche, la mano di lui tra le cosce e sulla vulva, mentre la mano di lei accarezzava il suo pene, sentendolo irrigidire e vibrare dal piacere. Poi una sera, soli, si erano spostati sui sedili posteriori: lui l'aveva accarezzata a lungo, scoprendole i seni e baciandoglieli, poi le aveva aperto i jeans sul davanti e l'aveva accarezzata, prima sopra le mutandine e poi scostandogliele.. e lei aveva provato per la prima volta un profondo piacevole languore, si era sentita come uno strumento sotto le mani di lui. Quando lui le aveva sfilato la camicetta, il reggiseno, i jeans lei lo aveva lasciato fare, lasciando che le sue dita le accarezzassero delicatamente i seni e la vulva a lungo, mentre il piacere sembrava confrontarsi con la paura per quanto stava per succedere. Anche lui si era spogliato, il suo corpo stretto al suo vibrava di eccitazione, sentiva il suo pene appoggiato alla coscia. Lui le aveva sollevato la gamba sinistra, piegandole un ginocchio, poi, scostandole gli slip, l'aveva penetrata, dolcemente. Era stato un dolore leggero, con un piccolo grido, ma il timore aveva preso il sopravvento, ed il suo corpo si era irrigidito. Lui aveva colto la sua ritrosia, e si era fermato, estraendo il pene; le aveva preso la mano accompagnandola sul suo sesso, l'aveva avviata al massaggio, fino a sentirlo sussultare nella stretta della mano, impiastricciandola, mente lui gemeva e si stringeva a lei.
Anche i racconti di Joan la lasciavano stupita, non sapeva se compatire l'amica, che forse subiva i voleri "sporchi" del maschio, o se invidiarla per la nuova realtà che le si apriva, di sera in sera.
Ma, la notte, nel suo letto, tutto le appariva diverso. Aveva imparato a immaginarsi come alcune delle sue compagne, disinvolta, maliziosa nei confronti dei maschi di sua conoscenza. Si immaginava sola con qualcuno di quei ragazzi, ed i ricordi delle sue pur scarse esperienze di sesso, con le immagini suggerite dai racconti, diventavano importanti e reali, il suo corpo sembrava sfuggirle ed attrarre una nuova energia.. poco a poco, aveva imparato ad accarezzarsi con le mani i seni, il ventre, la vulva che sentiva umida ed inturgidita, col clitoride in rilievo.. fino a che tutto il suo corpo veniva pervaso da un'onda di piacere che lo percorreva facendola contorcere e mugolare.

Aveva quindi concluso il liceo con esperienze sessuali solo indirette, e con una grande insicurezza nei rapporti con l'altro sesso, tanto da farle evitare "contatti ravvicinati". Negli spogliatoi della squadra, era tra quelle che facevano la doccia sole, evitando i confronti ravvicinati con i corpi nudi delle compagne, in una promiscuità allegra ma che le sembrava ambigua.. Alla festa di diploma, a diciotto anni ormai compiuti, per portarsi un compagno aveva rimediato su un suo collega di lavori saltuari in pizzeria di un anno più vecchio di lei, rustico come un orso, incapace di ballare, formando una coppia che aveva provocato risolini delle compagne più evolute.
Lui, goffamente, le aveva chiesto di poterla poi accompagnare a casa, nel buio della sera, ed a lei aveva fatto tenerezza la sua timidezza, ma l'arrivo di sua madre, venuta a salvarla da chissà quali pericoli, aveva fatto franare tutto.

Ora aveva finito di riordinare il reparto giovani, era passata ad aiutare una coppia di anziani a scegliere libri in regalo per i nipoti: "ma mi raccomando, signorina, libri per ragazzi, ma intelligenti !!"..

Un momento di pausa e la sua mente si tuffava di nuovo nei ricordi, questa volta in una zona d'ombra, come un nube sul sole.
Le apparve sua madre Margie, come era stata per quindici anni dopo che sua padre l'aveva abbandonata, una signora, quasi ancora una ragazza, piacente, alta e snella, con una punta di rosso nei capelli e la pelle chiara - era contenta di assomigliarle - ma, non ancora quarantenne, ripiegata su se stessa. Aveva vissuto con un piccolo impiego, in una casa d'affitto, dedita solo alle faccende domestiche, ristretta nelle idee e nelle possibilità, soprattutto sempre in autocommiserazione, come se fosse stata lei l'unica donna piantata in asso da un uomo, tanto da tenerle lontano amici e parenti e, conseguentemente, isolando anche Pauline.
Poi, come una diga che cede all'improvviso, la svolta. Aveva conosciuto per caso un trentacinquenne, scuro di pelle, nerboruto ed equivoco, e probabilmente già al primo incontro l'aveva portato a casa, presentandolo una sera a Pauline. Lei ne aveva colto subito l'aria possessiva nei confronti di sua madre e lo sguardo un po' torbido, e lasciandoli soli per uscire - doveva fare la baby sitter in casa di amici - appena fuori di casa, dalla finestra li aveva visti abbracciarsi, il corpo di sua madre morbido ed arrendevole contro quello di lui, mentre lui baciandola le passava le mani larghe sulla curva delle natiche stringendole come se valutasse il corpo di un animale.
Al ritorno, aveva colto la presenza di lui nella camera da letto di sua madre da qualche mormorio sommesso, si era preparata in bagno per la notte chiudendosi poi nella sua cameretta, tesa e disgustata. Non avrebbe comunque dormito, ma, attraverso la sottile parte che la divideva dal letto di sua madre, aveva avuto un'altra dettagliata lezione d'amore fisico. Rimasti fermi probabilmente per il suo arrivo, sua madre ed Al avevano ripreso subito un ardente rapporto, con fruscii di lenzuola, ansiti, gemiti sempre meno sommessi fino ad un grido esplicito di sua madre, ripetuto in crescendo con il sottofondo ritmico dello scricchiolio del letto. E brevi parole della voce profonda di lui, imperiose, che chiedevano a sua madre: di andare avanti.. stendersi,.. star ferma.. voltarsi..., mentre lei a tratti gemeva sommessa.
Pauline aveva rabbrividito quando lui, alzandosi per andare in bagno, aveva urtato la sua porta chiusa nel corridoio stretto, sentendo come una liberazione i passi di lui scendere finalmente le scale ed avviarsi alla porta esterna.
Il mattino, incontrando sua madre in cucina per la colazione, un groppo alla gola le impedì di parlare, mentre sua madre, altrettanto silenziosa, sembrava mostrare per un verso un leggero imbarazzo, e per altro verso rivendicare una femminilità appagata, con un lieve sorriso sulla faccia appannata dal sonno e dalle emozioni della notte.
Riuscirono poi, faticosamente, nei giorni successivi, a parlarsi un pochino, Pauline a rimproverale il modo esplicito e volgare di quella sua relazione, con le sue riserve sul tipo d'uomo scelto, lei a giustificarsi con la forza di un innamoramento improvviso che l'aveva travolta e che Pauline nella sua inesperienza, non poteva certo capire. La situazione comunque era rapidamente precipitata, con sua madre ormai annichilita nella sua volontà nei confronti del giovane amante, ribaltando la sua precedente pudica ritrosia fino alla perversione, mentre lui sembrava trovare un malvagio piacere ad esibire il suo potere su di lei, estendendolo anche a Pauline, che doveva sopportarne sguardi ed approcci.
Una sera, rientrando dopo il solito allenamento nella squadra di pallavolo, dalla finestra li aveva visti in cucina: sua madre nuda, piegata, che si sosteneva con le braccia sul tavolo e lui, con i calzoni abbassati, che la prendeva da dietro, facendola sobbalzare. Non si sentivano rumori, ma si immaginavano i gemiti di sua madre dai movimenti della bocca, il viso dal profilo sottile piegato sul tavolo, il contrasto tra il biancore latteo del corpo di lei e la pelle scura di lui, le sue natiche poderose che si contraevano ritmicamente, le mani di lui che si abbrancavano ai seni candidi, deformandoli e scoprendo i peli delle ascelle di lei, rosso castani. Pur tra il disgusto, ripensandoci, la scena lasciava a Pauline un ricordo di selvaggia bellezza, con un richiamo ancestrale alla bestia che ognuno di noi porta in sé, credendo di controllarla. Era tornata indietro, fingendo poi di telefonare per avvertire del ritardo e li aveva trovati ancora in cucina, seduti vicini, lei, un tempo pulita e precisa, con il viso arrossato ed i capelli in disordine, lui con lo sguardo arrogante da dominatore che sembrava sfidarla ad ammettere quanto poteva aver visto. Aveva avuto il sospetto che la scena fosse stata voluta da lui proprio per far rimarcare a Pauline il proprio dominio di maschio sulla madre.. Ne ebbe la certezza da quanto avvenne poi: la sera dopo, alla stessa ora, Al si era fatto trovare in piedi, appena appoggiato al tavolo di cucina, i calzoni aperti davanti e calati a scoprire l'addome villoso, con una mano guidava il suo pene nella bocca di Margie, in ginocchio davanti a lui, mentre l'altra mano abbrancava la crocchia dei capelli di lei sulla nuca e le guidava i movimenti della testa. Lei a tratti alzava gli occhi a guardare quelli di lui, la bocca - che aveva piccola e ben disegnata - con le labbra tese e dilatate dalla verga che ne entrava ed usciva, bagnata di saliva, mentre con le mani accarezzava il corpo di lui, tra i peli all'interno delle cosce. Mentre Pauline, a pochi metri dalla finestra, restava per un attimo bloccata a guardare, lui ebbe un sussulto che gli fece contrarre tutto il corpo, mentre la mano dietro la nuca di lei premeva fino a fare affondare tutto il pene tra le sue labbra tese. Rimasero per un istante bloccati, poi lui estrasse la verga lasciando dei filamenti biancastri sulla bocca di Margie. Pauline non vide altro, tornò indietro fino alla stazione dell'autobus, rimase a lungo ad aspettare fino a che non vide l'auto di Al allontanarsi verso il centro città. Allora era tornata a casa, senza parlare si era rinchiusa nella sua camera, tremando di tensione e di rancore verso sua madre, che le aveva parlato attraverso la porta, invitandola a mangiare, forse ignorando la trappola che il suo amante stava attuando: infatti, dopo poco Al era arrivato e l'aveva subito mandata al supermercato più vicino per prendergli sigarette e birra. Uscita Margie, Pauline aveva sentito Al salire pesantemente le scale, chiamandola; non ottenendo risposta, aveva facilmente aperto la porta della cameretta. Il ricordo la faceva ancora impallidire: l'aveva presa tra le braccia, forti come una morsa, baciandole la bocca mentre con le mani le frugava il corpo. Poi l'aveva buttata sul letto e, tenendola ferma tra le ginocchia si era aperto i calzoni, esibendo il pene ancora non eretto, sollevandole la testa per farglielo prendere in bocca, mentre lei gridava e scalciava. Sempre stando sopra di lei, le aveva sfilato camicia, maglietta e reggiseno, strappando bottoni e ganci, poi aveva abbrancato i calzoni e gli slip alla vita e l'aveva sollevata, le gambe in alto, sfilandoli. In ginocchio sul letto, il corpo di lei tra le gambe, l'aveva di nuovo piegata verso il suo grembo fino a metterle tra le labbra - serrate - il suo pene, che però continuava a rimanere inerte, penzolando. La sua foia non aveva tenuto conto della prestazione ottenuta poco prima con Margie, ed ora il suo fisico per quanto eccitato, non rispondeva all'appello.
Aveva quindi rinunciato al rapporto orale, passando ad esplorare il corpo nudo di Pauline con una mano, mentre con l'altra le premeva sul viso per tenerla ferma ed impedirle di gridare. Le aveva ciancicato i seni con le mani pesanti, tentandole la vulva ed il solco delle natiche le grosse dita febbrili, facendole male ed imprecando contro di lei che continuava a ribellarsi disperatamente.
Aveva smesso al ritorno di Margie, lanciando insulti contro lei e sua figlia, definite due puttane indegne di lui, e se n'era andato furibondo. Margie, finalmente consapevole della trappola, era ammutolita. Pauline, si era rivestita, aveva frettolosamente raccolto una parte dei suoi indumenti in un borsone e, scarmigliata e tremante, era uscita nella notte senza una parola.
Alla fermata dell'autobus si era ricordata di aver visto non molto lontano l'insegna di una missione, con un'offerta di ospitalità per chi avesse bisogno, ed era stata accolta, senza domande, con cordiale disponibilità, da una giovane suora.
Era stata catapultata nella vita adulta così, in pratica senza una vera adolescenza, lasciandole, appunto, tanto rimpianto.
Però aveva anche imparato che la vita offre sempre il male ed il bene insieme, forse un epilogo meno brutale della sua vita in famiglia l'avrebbe poi condizionata di più nella sua vita da adulta, che ora invece le si apriva davanti, senza più farle paura.
La suora aveva rapidamente attivato i suoi contatti e nel giro di pochi giorni le aveva procurato un discreto lavoro, appunto in libreria, tramite un caro amico, il sig. James Forster, che ne era comproprietario e dirigente. Già con i primi stipendi aveva affittato un minialloggio in centro città, a pochi passi dal lavoro; aveva anche trovato, rapidamente, la disponibilità di colleghi di lavoro e di amiche dei tempi di scuola, e si stava formando una sua rete di relazioni che le dava serenità e gioia di vivere.
La sua nuova situazione, ed i contatti con il pubblico, facevano gradualmente emergere il suo vero carattere, finora represso: aveva imparato a ribattere, cortese ma decisa, agli approcci dei clienti, diluendo tutto in una battuta scherzosa, man mano diventava disinvolta ed arguta nei rapporti con i colleghi, spesso le capitava di arrivare con il suggerimento giusto al momento giusto nei problemi di lavoro..
Ora, appunto, mentre nel deposito annesso alla libreria spuntava la lista dei pacchi destinati alla consegna nelle filiali, a tratti formulava una sorta di bilancio del suo stato attuale, tutto sommato positivo. unico neo, sentiva il bisogno di un compagno vero, con il quale avviare una vera relazione - perchè no - anche sessuale, benchè la sola idea la mettesse a disagio..
Il recapito settimanale dei pacchi di libri richiesti dalle librerie loro corrispondenti richiedeva in genere due giorni, dal venerdì al sabato. Ci andavano, a turno, vari impiegati della libreria, in genere liberi da vincoli familiari, e una volta ogni tanto viaggiava sul furgone anche il Direttore, che passava a "sentire il polso" del librai, raccogliendone i pareri ed i consigli, attuando una sorta di assistenza clienti. Questa volta probabilmente sarebbe toccato a lei, anche se solo poco prima di partire avrebbe saputo se anche il sig. Forster sarebbe partito, o no. Non che l'idea le dispiacesse, ma in genere andare sola, presentandosi autonomamente ai clienti, la faceva sentire sicura ed importante, mentre andare al seguito del Direttore le toglieva il senso di indipendenza, relegandola al ruolo di semplice impiegata.
"Sembri impegnatissima. Pauline.. bene, sicuramente una volta tanto avremo con noi tutti i pacchi e con gli indirizzi giusti.. l'ultima volta la tua collega Erika aveva dimenticato tre pacchi e sbagliati metà degli indirizzi, un vero naufragio.. Probabilmente aveva in mente ben altro che i libri.." La voce del sig. Forster, vagamente canzonatoria ma simpatica, l'aveva sorpresa alle spalle. Voltandosi, se l'era visto sfilare davanti, con un vago sorriso ma affaccendato come se rincorresse sempre un nuovo pensiero.
In realtà, il sig. Forster non era distratto come sembrava. Avvicinandosi dietro di lei ne aveva colta la figura alta e snella ben modellata dai jeans, le gambe slanciate con le cosce lunghe ed il sedere rilevato e sodo, i capelli raccolti a coda sul collo lungo dalla pelle chiara; voltandosi verso di lui, lei gli aveva regalato un sorriso amichevole e intimidito, illuminandosi nel viso grazioso, con qualche lentiggine e gli occhi verdi/azzurri, e lui si era sentito ulteriormente attratto. Da uomo di cultura ed esteta qual'era, aveva apprezzato già all'atto dell'assunzione la grazia innata e vagamente immatura della ragazza, anzi, un diavoletto irriverente gli suggeriva che forse non sarebbe stato così sollecito ad esaudire la richiesta di aiuto della suora se si fosse trattato di una racchia..
Più o meno lo stesso pensiero lo distraeva mentre il furgone si avviava sulla statale, carico di pacchi accuratamente disposti in sequenza per i clienti del giro, con Pauline alla guida, il corpo piacevolmente mascherato sotto un giubbotto da autista, e le mani lunghe e nervose sul volante. Forster dovette sforzarsi di mantenere indifferenza, e mentre la strada scorreva avviò discorsi usuali, sui problemi operativi dell'azienda, sulle tendenze dell'editoria che rincorreva sempre più il pubblico "di bocca buona", ecc. Pauline rispondeva a tono, azzardando anche qualche battuta critica sui vari autori, che evidentemente leggeva, sorridendo, senza staccare gli occhi dalla strada. Dopo la prima e ad ogni successiva consegna, Forster commentava l'incontro con il cliente, a volte con qualche battuta irriverente e magari aggiungendo un pettegolezzo malizioso, sulle "fortune" coniugali di qualche libraio, o sulla avvenenza ormai tramontata di miss Jones, "libraia da trentanni" come lei amava dire, ma anche nave scuola per ventenni, come insinuava Forster..
Il viaggio si avviava quindi su un piano piacevole, quasi come una gita, e Pauline si sentiva distesa e divertita. Anche quando la conversazione fu portata da Forster sulla sua situazione personale, Pauline si tuffò nel discorso, dilungandosi ampiamente sulla sua storia, con una naturalezza che a tratti lasciava lei stessa meravigliata, per la prima volta si sentiva di confidarsi con un estraneo, anzi con un uomo, la cui presenza la metteva a suo agio.
Fu del tutto naturale che, alla fine delle consegne del venerdì, lei accettasse l'invito di pranzare con lui ad un ristorante sul lago, in una località turistica lungo la strada. In genere, il giro delle consegna prevedeva la sosta in un vecchio motel, convenzionato con la libreria per un pasto frugale, una stanzetta e la colazione per l'impiegato, mentre il sig. Forster, quando c'era, si faceva lasciare a casa di amici dove probabilmente passava piacevoli serate.
Che il viaggio avesse avuto una variante dall'abitudine consolidata, inorgogliva Pauline, dandole un vago senso di potere sul suo compagno, che peraltro si dimostrava simpatico e divertente.. avevano scelto un tavolo in un angolo, vicino alla vetrata sul lago e la luce soffusa e leggera degli interni consentiva di apprezzare i riflessi argentei dello specchio d'acqua, con un effetto di magia..
Pauline, aveva gustato le portate, lasciando ogni scelta a Forster, con il sano appetito della sua età, apprezzando, per la prima volta in vita sua, il piacere di bere champagne fresco, di una conversazione libera e briosa, di una compagnia piacevole e suadente. Aveva riso sinceramente alle battute di Forster sugli uomini e sulle donne, sui clienti e sulle clienti, su episodi curiosi della sua lunga esperienza, cogliendone ad un tempo l'arguzia e l'acume culturale. Aveva parlato di sé, delle sue aspirazioni, del piacere sincero che la serata le procurava, i ricordi della sua triste adolescenza le sembravano fantasmi in fuga.
Alla fine del pranzo, aveva lasciato Forster al tavolo per andare in bagno, camminando si sentiva leggera ed un po' stordita, forse per l'effetto dello champagne.. Nel servizio si era rinfrescata accuratamente.. osservandosi il corpo.. allo specchio il suo viso era nuovo, irriconoscibile, leggermente arrossato, ma luminoso e risoluto negli occhi, come non si era mai veduta. Per u attimo aveva avvertito apprensione per quanto le stava succedendo, ma era subito passato tutto.
Era poi uscita dal ristorante appoggiandosi a lui, che l'aveva tenuta vicina prima con una mano sul gomito, poi cingendole leggermente la vita, sotto il giubbino aperto, sorridendole. Sul furgone, mentre si congratulavano a vicenda della bella serata, Pauline si era seduta vicina a lui. Forster sentì il suo corpo vicino, le passò le mani intorno alla vita, le osservò il viso, bellissimo nella luce soffusa riflessa dal lago e la baciò lievemente sul collo, di fianco, sotto l'orecchio, esitando.. lei rimase ferma senza ritrarsi, ed allora le labbra di lui continuarono, verso la gola di lei, risalirono al mento, alla bocca.. Pauline ebbe come un brivido, accennò a ritrarsi, poi condivise il bacio, aprendo le labbra, offrendosi alla sua lingua.. anche le sue mani, appoggiate sul suo torace, scivolarono intorno al corpo di lui, ed i due corpi si strinsero. La bocca di Forster percorreva lievemente il viso di lei, baciandola piano, poi tornava sulla bocca, poi riprendeva il percorso fino al lobo dell'orecchio, poi dalla bocca scendeva sul mento e lungo la gola.
Pauline lasciava fare, rilasciandosi contro di lui come un ramo flessibile; lasciò che lui le sfilasse il giubbino, quando la mano di lui cominciò ad accarezzarle il seno, sopra la camicetta, di nuovo sembrò irrigidirsi poi si abbandonò, appoggiandosi indietro sullo schienale, accelerando il respiro. Lui le infilò le mani sotto la maglietta, sfilandola dai jeans, sentì la sua pelle liscia, scostò con le dita il reggiseno verso l'alto, prima una coppa poi l'altra, accarezzando lievemente i seni sodi, sentendo i capezzoli eretti, mentre il respiro di lei diventava un ansimare leggero. Continuarono a lungo, lei sempre più morbida tra le sue braccia, lui eccitato ma teso, si sentiva appeso ad un filo come in un sogno dal quale un rifiuto di lei lo avrebbe bruscamente riscosso. Le sussurrava la sua ammirazione sommessamente, tra un bacio e l'altro, poi aveva alzato la maglietta baciandola sul seno, con le mani le accarezzava la pelle sulla vita, sui fianchi, sul ventre piatto, insinuandosi sotto i jeans stretti..
Quando lui osò slacciare i jeans di lei sul davanti, Pauline sembrò ancora accennare ad un rifiuto, mormorando un no strascicato. Forster si ritrasse, la ricompose e, sussurrando : "Non è che possiamo star qui nel parcheggio, tanto vale fermarci qui in albergo. naturalmente, solo se tu vuoi.." Pauline fece solo un cenno di assenso con la testa. Forster scese dal furgone; il tempo per Pauline di assestarsi un poco e rimettere il giubbotto e lui tornò, la fece scendere con garbo, la accompagnò at-traverso l'ingresso dell'albergo sfilando davanti al portiere, ostentatamente distratto, ed insieme si avviarono sulle scale, fino al primo piano.
Pauline aveva colto la camera in penombra, con un riflesso argenteo che arrivava dal lago attraverso le finestre, un leggero timore l'aveva irrigidita; aveva fermato la mano di lui che si allungava verso l'interruttore della luce: "No, restiamo così, non voglio ..luce". Forster aveva colto il suo smarrimento, e le si era stretto vicino con tenerezza.. "Non aver timore . devi avere fiducia, io voglio solo quello che tu vuoi." baciandola lievemente sul collo, di nuovo. Pauline esitò a lungo, in piedi, abbracciata a lui che la baciava lievemente e le accarezzava la schiena. Poi, di nuovo, corrispose al bacio di lui sulla bocca, ed il suo corpo sembrò esprimere un assenso che forse la mente di lei non aveva ancora dato.. lui la spogliò lentamente, con grande delicatezza, accarezzandola a lungo su tutto il corpo, poi la reclinò sul letto, continuando a baciarla, sulla bocca, sui seni, cogliendo il respiro di lei che accelerava come il suono di un magico strumento. Quando le baciò l'interno delle cosce Pauline cominciò a gemere piano, muovendo appena i fianchi , allacciando le mani sul collo di lui. Forster si spogliò a sua volta, con mani febbrili, poi si stese vicino a lei continuando le sue carezze. La sua erezione, frenata dall'emozione del momento - e dall'età, pensò in un flash - era ancora incompleta. Spostando la testa sul grembo di lei, portò il suo bacino verso il viso di Pauline, poi le guidò una mano fino al proprio pube. Il contatto con le dita di lei, fresche ed incerte, con l'immagine mentale della lunga mano elegante applicata al suo pene, bastarono a provocarne la definitiva erezione. Il corpo di lei, nella penombra, era bellissimo, vibrante, nel silenzio della notte Forster sentiva il respiro affannoso di lei, con un lieve gemito ad intervalli, come una musica divina, in una atmosfera magica che valeva una vita.
Le sollevò le gambe, lentamente, aprendole le cosce la leccò a lungo nel profondo.. .quando la sua verga iniziò a penetrare Pauline sembrò ritrarsi, lui le abbracciò le natiche come per sostenerla, lei ebbe un lungo gemito mentre il suo corpo sembrava percorso da un brivido, serrando le cosce contro i fianchi di lui come a frenare una penetrazione che ormai aveva toccato l'apice.
Anche per Forster, in fondo, si trattava di una prima volta, mai aveva provato una cosi grande tensione erotica, la sua esperienza non aveva retto ad una emozione tanto ampia. Il suo corpo sfuggì al suo controllo, si sentì rapidamente travolto dal fiume del piacere ed eiaculò, facendo appena in tempo ad estrarre la verga dalla vagina di lei, spargendole il seme sul monte di Venere.
Il disappunto fece recuperare la lucidità a Forster, che si affrettò ad asciugare il suo liquido, ed un poco di sangue, usando il fazzoletto tolto dai suoi calzoni rimasti sul letto, poi si adagiò di fianco a lei stringendola appena e continuando con le carezze, baciandola sul viso: "Sei un amore bellissimo, mi hai dato uno spicchio di Paradiso, grazie, Pauline.." Lei non rispose, il suo respiro era tornato normale, si sentivano i suoi muscoli rilassarsi, dopo la tensione dell'amore. Nell'arco di pochi minuti, Forster senti il respiro di lei distendersi nel sonno, mentre il suo corpo prendeva un abbandono quasi infantile, le mani chiuse leggermente di fianco alla testa, le gambe raccolte e piegate.
Forster, con cautela, chiuse le tende per oscurare la stanza, poi armeggiò con le coperte fino a coprirla e, nudo, si infilò al suo fianco, appoggiandosi appena al suo corpo; rimase a lungo sveglio vicino a lei, ascoltandone il respiro, emozionato e teso. A sessant'anni, si trovava a vivere un'esperienza imprevista ed incredibile, che lo faceva tornare ai turbini emotivi della sua adolescenza, in bilico tra la gioia infantile ed il senso di colpa per la trasgressione. Dormì di un sono leggero, ed a tratti, svegliandosi, sentiva il calore del corpo di lei, e lo esplorava con carezze lievissime, come ad impararne a memoria le forme, la pelle vellutata e calda dei seni, la peluria del pube, leggermente arruffata., pensava che - come nel Corano - stava gustando un acconto di Paradiso, con una vergine nel suo letto. lei sembrava consapevole dei suoi pensieri, e muovendosi nel sonno, offriva inconsciamente il suo corpo a nuove esplorazioni: la schiena diritta e compatta, la curva delle natiche con il solco e l'interno della cosce.. il collo snello con la massa dei capelli, sciolti ed arruffati.
Il mattino li svegliò assieme, con il rumore delle macchine di servizio nel cortile e la luce viva che filtrava dalle tende tirate.. lei tese le braccia, poi si sollevò sui gomiti facendo scivolare le coperte a scoprirle in parte i seni, mentre lui la guardava, incantato.
"Penso che ci siamo guadagnati una doccia calda..." le disse, accarezzandole un capezzolo con le labbra. Lei però si coprì, pudica, e gli chiese di recuperarle la borsa-zaino con il necessaire dal furgone. Forster scivolò dal letto con discrezione, evitando di esibire il suo corpo nudo, raccolse i vestiti e si vestì in bagno, dopo una rapida doccia e ringraziando il servizio dell'albergo che aveva in dotazione anche gli spazzolini da denti usa e getta, poi, passando vicino al letto ove lei continuava a stare distesa, uscì per andare al posteggio. Al suo ritorno, sentì lo scroscio della doccia, aprì cautamente la porta del bagno con lo zainetto in mano ."Se vuoi chiudo gli occhi" - disse ridendo. Lei, dalla tenda, ribattè tra il serio e il faceto che non si sentiva ancora pronta per i guardoni, e quindi di scantonare e pensare piuttosto alla colazione ed al lavoro da finire.Ma la voce fresca e ridente era di per se una promessa per il seguito della giornata.
Uscirono dall'albergo prima delle otto, dopo aver fatto colazione in un angolo della sala da pranzo ancora deserta, con la tacita intesa di finire rapidamente il giro delle consegne ed incontri. Senza parlarne, di fatto concordavano sulla necessità di tenere libero il pomeriggio per loro. mentre Pauline guidava, Forster riordinò le ordinazioni già raccolte, cercando anche di raccogliere le idee per un paio di incontri importanti con clienti. Concordarono, che lui sarebbe rimasto in città per dai due clienti, mentre lei avrebbe finito il giro delle consegne, dandosi appuntamento per le 13, nella piazzetta che dava sul mare.
La aspettava già da mezzora quando lei gli arrivò vicina silenziosamente col furgone, cliccando con le luci per richiamarlo.

"Tutto a posto", gli annunciò sorridendo, col suo fare tra il timido ed il malizioso, "ho avuto anche numerose ordinazioni per la prossima settimana. spero che anche per dalle tue parti sia tutto OK".
Lui si rilassò sul sedile, accarezzandole una gamba fasciata dai jeans, stringendola appena, e le propose uno spuntino in un posto sul mare che conosceva ."Poi potremmo fare una camminata sulla spiaggia".. Lei annuì, mettendo in moto.. dopo una pausa, durante la quale ognuno seguì i suoi pensieri, la conversazione riprese tra loro. Lei gli descrisse i commenti dei librai su alcuni degli ultimi autori, lui riprese il filo dei suoi racconti: conosceva molti autori personalmente, ed aveva comunque una cultura letteraria fuori dal comune, che lasciava ammirata Pauline. Lo guardava parlare, mentre lei guidava, e pensava che probabilmente era più anziano di suo padre, ma si sentiva attratta da lui, ne ammirava l'intelligenza, la delicatezza, lo sentiva esperto e sicuro, e soprattutto lo sentiva tenero ed ammirato. Quando lui -che, guardandola negli occhi, sembrava leggervi dentro - le propose di restare ancora per un giorno in vacanza, esitò appena un poco, e poi annuì, pensando che dopo tutto, grazie a Dio, nessuna l'aspettava a casa e non aveva da render conto a nessuno.
Mangiarono seduti vicini, sulla veranda fronte mare di un piccolo albergo grazioso ed elegante, quasi deserto fuori stagione, mentre James - ora lo chiamava così - le accarezzava una mano sul tavolo. A tratti le sembrava di vivere come sospesa rispetto alla realtà, si vedeva come su un piano inclinato che la avviava verso l'ignoto. ma poi, la felicità del luogo, dell'atmosfera e soprat-tutto la calda presenza di lui prevalevano, e si sentiva sciolta da ogni remora..
Anche Forster sentiva a tratti una vaga insicurezza, ma veniva tutto assorbito dall'idea di lei, vicina ed attraente come non mai, ne scrutava il viso ridente quando la invitava ad un brindisi alla loro minivacanza al mare.nel salire le scale, dopo pranzo, osservava incantato le movenze dei fianchi di lei, ed il corpo slanciato e flessuoso.
Più tardi, in camera, lei volle di nuovo le tende chiuse, con poca luce. si spogliò da sola in bagno, mettendosi la tuta come pigiama, e così si presentò a lui , seduto sul letto, strappandogli un sorriso. Lui la fece sedere sulle sue ginocchia, e la baciò sotto il mento, sulla gola.. accarezzandola teneramente in tutto il corpo. Fu lei per prima a cercare la bocca di lui, per un bacio lungo, infinito, che fece vibrare i due corpi abbracciati. Lui la spogliò lentamente, con le mani un po' tremanti, parlandole piano, accarezzandole la pelle man mano che la scopriva.. anche lei, un po' imbarazzata, cercò di spogliarlo, aprendogli la camicia mentre lui si sfilava i calzoni. A lungo si strinsero, distesi sul letto, Forster le percorse tutto il corpo con le mani, in carezze leggere, baciandola sulla bocca, sui seni, poi, in ginocchio tra le sue gambe, le baciò la pelle liscia e bianca all'interno delle cosce e la leccò a lungo sulla vagina, facendola vibrare e gemere, in crescendo, fino ad un primo lieve orgasmo, che la fece contorcere sulla coperta.
Lei fu colta di sorpresa dalla sensazione del piacere che, pur non lontano dall'esito delle sue rade masturbazioni notturne, la stupì per l'intensità dell'onda che aveva sentito percorrerle il corpo, si sentì appagata e grata per lui, si trovò a ricambiare le sue carezze ed i suoi baci. Alzandosi in ginocchio, lo baciò sulla bocca e, seguendo docilmente la guida delle sue mani, si spostò sul suo torace, sul ventre, fino a sentire il pene di lui sul viso. prese a baciarlo, sul fianco, poi ne prese la punta tra le labbra e, provò a succhiare lievemente. Sentì tutto il corpo di lui vibrare, mentre la sua voce le chiedeva di non smettere, di continuare, che era bellissimo.. le mani di lui le spostarono una gamba a scavalcare il suo corpo disteso, in modo da porla con la vagina a portata del viso di lui, che, sollevando la testa, prese a baciarla, delicatamente, leccandola a lungo dolcemente, percorrendo con la lingua, a cicli ripetuti, la vagina, l'interno delle cosce, poi il forellino anale ed il solco delle natiche, poi ancora le grandi labbra, infine stringendo tra le labbra la sporgenza del clitoride e delle piccole labbra.mentre le sue mani le accarezzavano le natiche sode.
Pauline si sentiva sommersa da una marea di nuove sensazioni, confusa tra lo stupore, il piacere, la curiosità per quanto le stava accadendo, come in un turbine; il pene di lui si era trasformato diventando eretto, rosso, grande come la sua bocca. Con le mani, cogliendo una richiesta sussurrata, aveva esplorato il corpo i lui accarezzando lo scroto, i testicoli, l'interno delle cosce, sentendolo pervaso da una vibrazione intensa.
Sempre docilmente, come uno strumento nelle mani di un abile interprete, Pauline lasciò che egli si sfilasse da sotto di lei mettendola prona sul letto. Forster , in ginocchio dietro di lei, per un istante si sentì estasiato dalla visione dalla vagina di lei appena aperta tra le cosce, contornata di peli giovanili ancora radi, del solco con il foro anale appena più scuro e chiuso a grinze leggere, delle natiche sode, rotonde, con la pelle liscia e bianca, la schiena diritta e piana, le cosce lunghe, diritte e tornite. Poi, appoggiò il suo pene eretto nella fessura della vagina, già bagnata ed invitante, e penetrò lentamente, traendole un sospiro...cominciando il movimento classico dell'amore, oscillante tra la penetrazione totale fino a sentire le natiche di lei contro il ventre e lo scostarsi fino a mantenere il glande appena entro la fessura. Mantenne il controllo, limitandosi nell'istinto di accelerare le penetrazioni in una sorta di parossismo, e si piegò su di lei fino ad arrivare con le mani ai suoi seni, accarezzandoli continuando i movimenti con calma. Con una mano le esplorò il ventre, fino alla vagina, accarezzandole il clitoride, sentendola man mano vibrare tutta, mentre il suo respiro si faceva ansante, formando un gemito lungo, fino ad una sorta di grido, soffocato contro la coperta sulla quale appoggiava il viso di lei e intanto tutto il suo corpo si infletteva, spasmodicamente.
Forster non smise subito, rallentò gradualmente, poi si staccò da lei, facendola distendere sul letto e riprese ad accarezzarla dolcemente ed a baciarla sulla bocca, mentre lei lo guardava con gli occhi socchiusi mormorando, ancora ansante: "Non sapevo che potesse essere cosi.bello." .
Lui la guardava, distesa, i seni candidi con le piccole aureole scure ed il capezzolo piccolo ed eretto, il ventre liscio, il monte di venere appena rilevato con i peli fulvi ancora immaturi, radi sui bordi ed arricciati solo vicino alla vagina, le gambe lunghe e diritte. Si sentiva ancora pieno di desiderio, pensò in un attimo che il vantaggio della sua età era che le sue erezioni, faticose da ottenere, avevano il pregio della durata, ed infatti il suo pene, carico di umori, si appoggiava eretto alla coscia di lei..
Pauline si sentiva come un turacciolo galleggiante in un mare di sensazioni a tratti le sembrava di doversi ritrarre impaurita, poi l'istinto la spingeva ad offrirsi, come un baleno pensava a fare qualcosa per cautelarsi, ma si sentiva coperta dalla fiducia e dalla soggezione verso di lui, osservava si sentiva piacevolmente invasa nella sua intimità, come oggetto di una forza più grande di lei.
Lui, steso al suo fianco, la abbracciò a la fece ruotare sopra di sé, allargandole le cosce, poi, con le mani sui fianchi, la sollevò, penetrandola. Istintivamente, lei mosse i fianchi, assecondando la penetrazione..."Ecco, cara, muoviti così, fai come meglio ti dà piacere, io sono tuo, mi stai regalando il paradiso." Pauline prese a spostare il bacino alternativamente, contraendo la vagina sul pene, le mai appoggiate alle spalle di lui, mentre lui le accarezzava i seni. Di nuovo sentì il suo corpo avviarsi verso una nuova onda di piacere, prima lenta e lontana, poi, in progressione, intensa e vibrante tanto da farla gemere a lungo, agitandosi sulla verga di lui, come un ramo spinto da un vento impetuoso. Lui manteneva l'equilibrio tra eccitazione e lucidità, sia per rallentare l'eiaculazione, sia per prolungare il suo "spicchio di paradiso", appagandosi della vista di lei che si muoveva, ormai eretta sul suo corpo disteso.. le sue mani avevano esplorato Pauline, accarezzandole i seni eretti e sodi, poi avevano percorso la schiena, avevano a lungo accarezzato le natiche, le dita avevano percorso delicatamente il solco, poi, inumidite con il succo vaginale, avevano tentato il forellino anale, penetrandolo appena fino a sentire la spinta della verga nella vagina, mentre lei godeva in crescendo. Poi, con una mano sulla bocca di lei, aveva dovuto chiederle di moderare i gemiti di piacere, ormai grida scomposte che avrebbero potuto essere sentite.
L'orgasmo di lei continuò a lungo, forse ripetendosi - in materia Forster non aveva particolari esperienze, ancora in un flash pensò alla famosa incomprensione degli uomini verso le donne - egli sentì il proprio controllo lasciare il posto all'onda del piacere, quando sentì di stare per emettere si sottrasse al corpo di lei, facendola distendere, e la tenne stretta, il pene sul ventre di lei, fino al culmine, cospargendola con il suo seme.
Rimasero a lungo abbracciati, in silenzio, quasi assopiti, mentre dalle finestre la luce del tramonto, forzava le tende chiuse come il fiammeggiare di un incendio.
Quando si riscossero, lei prima di alzarsi gli accarezzò il petto con una mano, facendola scivolare fino al pene afflosciato, come per un ringraziamento.e lo baciò sulla bocca. Poi, in piedi, raccolse la tuta ed aprì le tende, mostrandosi a lui in tutto il suo fulgore, ormai sicura della sua identità di giovane femmina, appagata e libera.
Lui la raggiunse in bagno, infilandosi con lei sotto la doccia, guardava le gocce correre sulla sua pelle liscia, i capelli spioventi a tratti sul viso, il corpo di lei armonioso e splendente che sfiorava il suo, invecchiato e ingrigito, gli pareva impossibile di possedere, anche solo visivamente, tanta bellezza. La aiutò ad insaponare la schiena, la sua mano che scorreva sulla pelle di lei gli trasmetteva una tensione erotica che lo eccitava, quando si spinse fino al solco fra le natiche sentì partire una nuova erezione, ma gli sembrò fuori luogo, lei era come una dea..Per la verità, la dea si era accorta della sua reazione, lo sfiorò con una rapida carezza e non sembrava tanto dispiaciuta, comunque si risolsero ad uscire dalla doccia, finendo separatamente di vestirsi decisi ad uscire per godesi l'ultimo sole.
Passeggiarono lungo la spiaggia, poi raggiunsero un agglomerato turistico vicino al porticciolo, gironzolando come turisti. Lei, imbarazzata, gli chiese di comprarle in farmacia una crema emolliente : "Visto che certe zone del mio corpo non sono abituate ad usi..improvvisi ed eccessivi". Lui annuì, sorridendo, e si affrettò premurosamente; già che c'era, con lo spazzolino da denti ed il dentifricio chiese anche dei preservativi, questa volta, lui, con qualche imbarazzo, peraltro assolutamente ignorato da una giovane farmacista, dall'aria mascolina e scafata.
In un negozio di souvenir per turisti le comprò una statuina intagliata in legno, la riproduzione di un idolo di qualche lontana civiltà primitiva, con una faccia larga e grinzosa che, a suo parere, gli assomigliava, e che Pauline, bontà sua, trovò bellissimo.
Verso sera pranzarono in un grazioso ristorante, separato dal mare da un bellissimo giardino, con luci soffuse ed il rumore delle onde sulla spiaggia attenuato dalla vetrata. Entrambi, si confidarono, si sentivano ad un tempo estenuati ed in tensione, ognuno di loro, in modo diverso, si sentiva come sospeso, fuori dal tempo, in una atmosfera magica.lei tuffata in un mondo nuovo, lui ritornato a sensazioni se non nuove certamente finora dimenticate.
Tornati in albergo, si infilarono a letto ridendo come ragazzi, lui le tolse la tuta che lei ostinatamente si era rimessa, poi lei gli tolse i boxer, che lui intendeva usare come pigiama, lui volle verificare che la crema emolliente fosse in opera "..correttamente.." si abbracciarono e baciarono a lungo, prima di addormentarsi, nudi, abbracciati.
Durante la notte Forster, abituato comunque a dormire poco, restò per lunghi tratti sveglio, disteso vicino a lei che invece aveva un abbandono quasi infantile, sentiva il calore del corpo giovane di Pauline come una fonte di energia, che faceva crescere il suo desiderio di lei.
Alle prime luci, Forster si svegliò teso, eccitato, cominciò a carezzarla adagio, su tutto il corpo, poi le posò la bocca sulla pelle, dolcemente, la baciò lievemente sui capezzoli, poi sul ventre, scostando le coperte, delicatamente le spostò le cosce per arrivare con la bocca sul sesso di lei, facendola riscuotere con un sospiro. Pauline protestò debolmente che aveva ancora sonno, poi la spirale del piacere la prese, si offrì alla bocca di lui inarcando la schiena, ansimando leggera. La sua erezione, era al massimo, quasi dolorosa, e quindi Forster, disteso di fianco a Pauline, le alzò una gamba appoggiandosela su un fianco e la penetrò, dolcemente, facendo scorrere la verga avanti e indietro con cautela fino a che la vagina stessa, lubrificata e dilatata, suggerì un ritmo più ampio. A lungo Pauline rimase nel dormiveglia, pur sentendo il suo corpo vibrare, poi le sembrò di risalire verso un cielo chiaro, ebbe ad un tratto la sensazione del piacere che saliva dentro di lei come una dolce marea calda, e si abbandonò, docile e ripiegata come un giunco ad un primo orgasmo leggero. lui, senza uscire da lei, le si era posto sopra, ripiegandole entrambe le cosce all'indietro tenendola per le caviglie, poi le aveva infilato un cuscino sotto le reni per rendere massima la penetrazione, continuando a lungo un ritmo d'amore fino a farla gridare di piacere, a lungo. Forster si sentiva sempre più eccitato, il pensiero che la "vacanza" stava per finire lo rendeva impaziente di ottenere tutto dal corpo bellissimo ed arrendevole di lei, ora la penetrava quasi con furia, a fondo, la voltò sul fianco mettendole le gambe a forbice, poi estrasse la verga solo per farla mettere prona, e prima di penetrarla di nuovo la leccò a lungo sulla vagina e sull'ano, aprendole le natiche, penetrandola di nuovo le fece chiudere le cosce, per sentirla più stretta, accarezzandole le spalle, il collo, scompigliandole i capelli, premendole i seni, sentiva il corpo di lei sotto il suo vibrare e sussultare per il piacere - i suoi gridi erano fortunatamente attenuati dal cuscino. Con le mani passò ad accarezzarle le natiche, poi le scostò a scoprirle l'ano, lo accarezzò a lungo con il pollice inumidito nel liquido vaginale di lei, delicatamente, penetrandolo appena. Ormai scatenato, si interruppe un attimo per allungarsi al comodino a prendere il tubetto della crema emolliente, Pauline colse il gesto ed accennò a sottrarsi ma Forster la tenne per i fianchi, le cosparse il forellino di crema e, tratta la verga dalla vagina la appoggiò sull'ano, guidandola con una mano, mentre con l'altra teneva il corpo di lei, sull'addome. Con una spinta delle reni iniziò a penetrare Pauline che si dibattè un po', sorpresa e impaurita, ma si arrese, con un gemito, quasi un grido, irrigidendosi un poco. La stretta della giovane carne di lei sul pene, insieme al senso di conquista totale della sua femmina, portò rapidamente Forster all'acme, dopo poche lente penetrazioni solo parziali, facendolo eiaculare entro di lei, con un'indicibile ondata di piacere, per un attimo senti dentro di lui l'uomo primitivo con la clava che gridava la sua conquista...
Si abbandonarono entrambi di fianco, Forster colse fuggevolmente la visione dell'ano di lei, rosso e dilatato, il piacere intenso scolorò subito in un senso di colpa, le sembrò di avere approfittato ingiustamente del corpo di lei e della sua giovinezza. La baciò a lungo sul collo, accarezzandola, mentre lei teneva gli occhi chiusi ed il viso appoggiato al cuscino. Dopo un lungo silenzio, fu Pauline a rompere l'imbarazzo: "Non immaginavo che si potesse. in questo modo. non mi è neppure piaciuto. ma se l'hai voluto tu." .
Il suo senso di colpa aumentò, ma fu grato a lei di avere parlato, dandogli campo per tentare una giustificazione, ammettendo direttamente di essersi lasciato travolgere dall'istinto e di avere dimenticato che in amore nulla è vietato purchè condiviso dai partner.
Poi comunque furono entrambi impegnati nei preparativi per il ritorno, lei doveva lasciare il furgone presso la libreria entro il pomeriggio, lui - che di solito rientrava per conto suo - preferiva fare il viaggio di ritorno con lei, scendendo comunque in città, senza arrivare alla libreria.
Pauline salutò con una punta di commozione i luoghi della sua iniziazione, mentre percorrevano il lungo mare, e poi più avanti la sponda del laghetto; si sentiva come in un turbine di sentimenti. Guardandolo, coglieva il suo sguardo ammirato ed attento sulla sua persona, si sentiva ad un tempo intimidita e gratificata. Entrambi sentivano in sospeso la necessità di un chiarimento
Il viaggio sciolse la tensione, ricominciarono a discorrere ed a raccontare, tra gli argomenti di lavoro e le osservazioni sui panorami cominciarono a tornare i discorsi personali, i sentimenti.
Pauline, recuperando una civetteria che nemmeno lei stessa si conosceva, scherzando ma non troppo, lo provocò attribuendogli la solita pretesa di superiorità dei maschi, poi ammise di sentirsi forse innamorata di lui. poi di nuovo, per imbarazzarlo, gli prospettò che poteva anche essere incinta. Lui, a questo punto, provocato, le ricordò che i suoi sistemi contraccettivi, pur tradizionali.. o quasi, erano ineccepibili, anche se la confezione di profilattici acquistata l'aveva infilata intonsa nello zainetto di lei, poi affermò seriamente che innamorarsi, sarebbe stato un disastro per lei, come sedurre suo nonno, mentre lui, invece, sentiva per lei soprattutto il dovere di essergli vicino, con tutta la sua dedizione, per permetterle di dispiegare tutte le sue grandi potenzialità nella vita che aveva, intera, davanti a sè. Aveva già elaborato un progetto per ottenerle un posto nell'Università, glie ne avrebbe poi spiegato i particolari.
Si lasciarono in un parcheggio di periferia, lei lo baciò a lungo, reprimendo i singhiozzi, lui si allontanò subito, fingendo indifferenza.