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Giulia
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Titolo: Giulia
Autore: Blues
Contatto:
Racconto n° 3603
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Gianna si svegliò con fatica.
La notte era trascorsa in una specie di dormiveglia.
Era stato un sonno disturbato e lei cercava di spiegarsi il perché.

Andò in bagno ancora assonnata e con un po’ di mal di testa.
Scelse di fare una doccia calda allo scopo di rilassarsi e svegliarsi bene.
Si tolse il pigiama morbido ed entrò nuda sotto la doccia.
Mentre l’acqua tanto calda bagnava la sua pelle
lei si insaponò lentamente, con amore, accarezzando dolcemente
le parti del suo corpo tanto bello, sodo, snello, ricco di curve attraenti.
Le sue mani percorrevano le sue braccia, i suoi fianchi,
indugiavano con piacere sui suoi seni, teneri consistenti,
coronati da splendidi capezzoli turgidi. Gianna accarezzava
con profondo languore i suoi glutei, le sue cosce, le sue intimità..
Le piaceva concedersi tempo e attenzioni per il suo corpo, per le sue intimità
e guardarsi a lungo… nuda, carezzevole , attraente.

In questi momenti si sentiva subito vicino l’incanto di una presenza femminile,
di una delle donne che l’avevano desiderata, amata, posseduta;
donne che sentiva improvvisamente imperiosamente vicine
a seconda dei luoghi nei quali si trovava,
i luoghi che avevano accolto l’intimità dolcissima
che lei aveva vissuto con quelle particolari sue donne.

Sotto la doccia, sotto la sua doccia, sentiva vedeva Giulia
la sua carissima amica d’infanzia, compagna di vita, di giochi,
di avventure, di scoperte… le più belle le più intime;
le scoperte delle intimità fisiche, dei loro corpi, del loro amore,
le prime intense gioie del sesso provate fra di loro, fra i loro giovani corpi.

Un mese fa era venuta a trovarla ed avevano trascorso insieme
un fine settimana indimenticabile.
Non si vedevano da un anno perché Giulia era andata in Finlandia
per un lavoro di ricercatrice nell’ambito biologico,
per una lunga trasferta che le aveva costrette a separarsi.
Ma in quel fine settimana, dal venerdì sera alla domenica sera,
colmarono di tante bellissime gioie i loro cuori e i loro corpi
tanto desiderosi l’una dell’altra.

Con trepidazione Gianna era andata all’aeroporto di Ciampino.
Mentre inseriva la sua Panda in uno dei settori della centrale area di parcheggio
la sua fantasia e i suoi occhi interiori protendevano verso gli occhi dolcissimi di Giulia,
il suo sorriso luminoso intenso, le sue labbra carnose tante volte baciate,
il suo corpo alto slanciato, i suoi seni sodi accarezzati quante volte !
Che gioia profonda vederla uscire dall’ampia vetrata di passaggio
e poi di corsa abbracciarla forte, forte al proprio corpo. E baciarla più volte
sulla bocca, sulle guance, sugli occhi…mentre lei faceva altrettanto con Gianna.
Gli occhi negli occhi, sorridenti e pieni di gioia, e le mani che stringevano
accarezzavano, abbracciavano con tanto calore ed amore.
“Giulia cara! dammi il borsone. Vieni andiamo al parcheggio”
“Certo Gianna, grazie. Andiamo, presto! Non vedo l’ora di andare a casa
per stare ogni momento con te e farmi una bella doccia.”

Arrivarono a casa di Gianna abbastanza presto percorrendo il Raccordo
e rientrando attraverso la Laurentina. Gianna abitava in un comodo appartamento
al quarto piano di un tranquillo condominio del quartiere Garbatella.
Durante i tragitto Giulia accarezzava frequentemente il braccio,
il fianco e la coscia di Gianna e il suo sguardo acceso e amoroso
andava continuamente dal volto e dagli occhi di Gianna alla sua scollatura
dalla quale emergevano le linee morbide dei seni e i capezzoli
che la camiciola mostrava tesi e induriti dall’eccitazione e dall’affetto
che continuavano a scambiarsi con parole, sguardi, gesti, segni
che venivano dai loro corpi felici e desiderosi di toccarsi, accarezzarsi, amarsi.
Salendo con l’ascensore si abbracciarono ancora per baciarsi
profondamente, a lungo, con foga e tanto trasporto.
Smisero di baciarsi solo al sussulto dell’ascensore
giunto al pianerottolo dell’appartamento di Gianna.
Uscirono ridendo di cuore ed entrarono in casa con eccitazione reciproca.
Erano calde, vogliose l’una dell’altra, umide e tanto desiderose.

Ora, avevano tutto il tempo per loro.
Ogni istante, ogni momento era da assaporare, gustare, vivere, con tutto il loro essere.