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Lettera notturna
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Titolo: Lettera notturna
Autore: Violacciocca
Contatto:
Racconto n° 3621
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Caro Claudio,
non posso fare a meno di starmene qui con gli occhi spalancati nel buio ad ascoltare la pioggia e i tuoni.
E' uno di quei rari istanti in cui sento la vita scorrere in un suo ordine naturale. Normale.
Non sento nulla se non una malinconica nostalgia per come ero o mi pareva d'essere. Determinata, certa che tutto aveva senso un suo senso proprio.

Una volta sono rimasta ore ad accarezzarmi la pelle nuda, provavo un piacere sobrio e essenziale nel sentirmi aperta e disponibile alla nudità totale.
Ero elastica, duttile e offerta a me stessa. Compiaciuta di un benessere presente e totale. Il corpo mi piaceva e mi piaceva il brivido lieve provato in una specie di autonomia trovata dopo tanto per la prima volta.

Ci sono stati pochi istanti tanto intensi in sé, senza bisogno di conferme estranee di occhi e corpi altrui.
Questa notte assoluta mi riporta a quella solitaria presa di me e del mio piacermi solo per me.

Esploravo con morbida curiosità apparente, ero certa di trovare il mio sesso, ero certa di esserci tutta in ogni millimetro di pelle dentro e fuori di me e ero certa di com'ero.

Gli occhi chiusi e il respiro lieve.
Nel silenzio denso di pomeriggi gustosamente estivi.
Pigra.
Semiaddormentata.

Lasciavo che una mosca si posasse sul mio inguine teso...
In attesa.

Gioco.

Attesa nel gioco che lei, la mosca, trovasse la via per il suo gusto e il mio piccolo piacere gradevolmente annoiato.
La guardavo perdersi tra i riccioli bruni, roridi di umori vivi e odorosi, la sentivo riemergere e volare via. Per poi tornare.

Eccitazione bambina. Mi bagnavo senza fantasie particolari.

Solo le cicale fuori tra i rami di gelso.

Mi voltavo nuda sul lenzuolo stropicciato dalla mia irrequietezza. Guardavo le natiche nello specchio senza autocompiacimento, semplicemente ne prendevo atto attraverso il contatto delle mie mani.

Giocavo senza intenzione.
Mi inarcavo e lasciavo che la noia estiva mi avvolgesse per portarmi altrove.

Il tempo era immobile e stanco.
Io vivace e senza passioni. Vuota.

E la mosca tornava a posarsi, attratta dalla mia voglia senza oggetto.
Allargavo le cosce e aprivo il mio fiore maturo. Lei volava via per un istante, ma tornava ad esplorare e io guardavo distratta ma tesa. E sentivo un piccolo brivido.
Gli occhi chiusi e il calore e la mosca complice di un orgasmo lento e senza attese.
Tendevo le cosce lunghe e sudate. La mia lingua avvolgeva i capezzoli induriti.
E... l'estate.