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Desideri normali delle donne
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Titolo:
Desideri normali delle donne |
Autore:
Arealibera |
Contatto:
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Racconto
n° 3628 |
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Mezzogiorno, le gambe mi tremano, lontana da casa, niente intorno che mi rassicuri e mi faccia sentire meno sola. Ho il cuore in gola perchè mancano pochi minuti e io e lui condivideremo gli stessi odori, la stessa aria, lo stesso letto. In testa mille pensieri attraversano la voglia fortissima di sfiorarlo, ma non riescono a smuoverla nemmeno di un millimetro. Sarei ancora in tempo a dire no mi dico, ma tutto di me va in un'altra direzione. Messaggio…dove sei… mezzora e arrivo. Da qui nessun controllo sul cervello. Prendo l’auto ed esco dal parcheggio, cerco la strada sperando di non perdermi. Il cuore è in gola come spesso ho provato, prima di incontrare un uomo, ma questa volta non lo controllo, non ci riesco. Ora davanti a me l’hotel, luogo dell’appuntamento. Lui è già lì ad aspettarmi. Vedo la sua auto, non l’avevo mai vista prima, ma so che è la sua. Parcheggio lontana, per cercare ancora una volta un distacco che non so più controllare. Chiedo di lui pronunciando il suo nome e cognome e mi fa un effetto strano. Camera 212, secondo piano, mi dicono alla reception. Prendo l’ascensore con le mani che mi tremano…non riesco nemmeno a scrivergli che sto arrivando, né ho la forza di guardarmi allo specchio per sistemarmi prima di entrare. Ferma davanti alla porta della camera mi sciolgo, mi sento bagnata ovunque e devo ancora incontrarlo. Una cameriera di colore mi sveglia da questo stato…ha bisogno signora, se vuole le apro io? No grazie.. le rispondo. In un attimo di lucidità lo chiamo…aprimi sono qua fuori. Gira la chiave e aspetto che si allontani dalla porta. La apro, entro ma dentro è completamente buio. Mi sento persa ma eccitata da impazzire. Finalmente la sua voce …vieni avanti. Lui sta sul letto immagino, ma non lo vedo, troppa è la differenza tra la luce fuori e il buio dentro, i miei occhi faticano ad abituarsi. Usando le gambe e le mani come radar mi avvicino a lui. Ora sto in piedi, davanti al letto e lui sta lì disteso a godersi lo spettacolo della mia tensione: stronzo. La sua mano mi sfiora le gambe allargandole, e sale leggera sulle cosce… prende il perizoma e mi tira a se…lasciandomi con questo gesto un solco invisibile che sempre cercherò di rivivere. Spogliati ora, mi dice. In quel momento avrei fatto qualsiasi cosa se solo me la avesse chiesta, completamente in suo potere. Nessuna parola. Ora abbassati e succhiami. L’ho sognato mille volte il suo cazzo, senza mai riuscire a dargli una forma e consistenza. Ora che ce l’avevo tra le labbra, mi sembrava di averlo sempre conosciuto e di non poterne più fare a meno. Sto lì su di lui e l’unica cosa che penso è quella di dargli tutto il piacere possibile che sono in grado di dare. Lo sento diventare grosso e duro sotto i miei movimenti, mai stanca di succhiarlo e leccarlo, facendolo scivolare fino in gola, nel punto più profondo. Mi solleva togliendomi il mio giocattolo e mi penetra senza che io riesca a dire qualchecosa. Mi sento usata come una puttana pagata per questo, ma mi inebria come non avrei mai pensato. Gode e godo, venendomi sulla schiena. Il suo sperma è caldo, bollente, sento ogni singola goccia sulla pelle. Mi pulisce, si gira e ancora mi spinge il suo cazzo in gola. Stiamo così per un sacco di tempo, finché ancora ha voglia di penetrarmi e mi prende il culo e ancora mi apre la figa e ancora dentro la mia bocca … mi fa godere, non riesco a non ansimare forte, vorrei urlare. Stronzo gli dico, perché non mi baci …devi imparare a chiedere mi risponde. Un brivido mi prende fino alle budella, misto a rabbia. Mai nessuno fino a quel momento ha saputo tenermi testa in quel modo e rifiutarmi qualche cosa,; nessun uomo è mai resistito di fronte alle mie labbra .. nessuno. La rabbia però diventa eccitazione ancora e penetrandomi lo sento arrivare al cervello.
Ci salutiamo sotto la pioggia… difficile accettare che questo pomeriggio che non sta nei desideri normali delle donne, sia esattamente quello che sognavo.
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