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Angelo o diavolo
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Titolo: Angelo o diavolo
Autore: Arealibera
Contatto:
Racconto n° 3629
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Ho incontrato un angelo.
Stavo in un angolo buio dei miei pensieri, persa tra sogni e realtà, a guardarmi solo dentro.
Incontravo corpi senza chiedere l’anima, rubavo solo un po’ di calore e piacere, regalando per qualche ora il mio corpo, bello e dolce, ma altrettanto freddo e spietato.
Quell’angelo mi ha vista, ha allungato la mano per sfiorarmi i capelli, mentre teneva l’altra lì distesa davanti a se, mentre ancora io tenevo lo sguardo abbassato.
Appena l’ho sfiorata la sua stretta mi ha travolto in un volo verso cielo, senza chiedere chi fossi e cosa stessi facendo lì in quel brutto posto.
Mi ha portata nel suo paradiso, senza mostrarmelo tutto…ogni giorno mi regalava una pillola colorata. La teneva sulla sua mano tanto quanto serviva a farmela desiderare intensamente, poi la avvicinava alle mie labbra e alla lingua, trattenendola a lungo mentre la succhiavo avidamente: ore interminabili di piacere senza confini e senza condizioni.
Una sola cosa non mi era concessa: mai accettare caramelle dagli sconosciuti, ma non era difficile assecondarlo … tutto è stato sempre molto naturale.
Il tempo passato insieme a quell’angelo mi è scivolato addosso senza rendermene conto, senza capire che insieme saremo stati così per tutta la vita, perché lo spazio riempito con i nostri pensieri colmava qualsiasi sofferenza causata dall’enorme distanza tra noi.
Lui rimane immortale come è la sua stirpe, ma mortale io sono dovuta fuggire via. Troppo per me tutto quanto, troppo perfetto, troppo grande.
Rimpiangerò per sempre la sua perfezione e quanto mi abbia fatta sentire donna.

Ho incontrato un diavolo.
Mi è venuto addosso mentre stavo vagando tra pseudo angeli e pseudo diavoli, tutti alla ricerca di qualche cosa, tutti pronti ad offrire il massimo, e così è stato, ma il loro massimo non raggiungeva mai la perfezione lasciata.
Quel diavolo non mi ha offerto niente, se non schiavitù, con il disprezzo velato da necessità di possesso che è dei diavoli veri, quelli cacciati dal paradiso. Era in cerca di anime quel giorno, anime sperdute a cui dare una casa.
Mi è sembrato un angelo perverso, ma un angelo che mi tendeva una mano per accarezzarmi i capelli, mentre nell’altra teneva un contratto da firmare col sangue.
Del resto chi è un diavolo se non un angelo nero, perfetto comunque nel suo essere, ma sempre un angelo?
Mi ha ammaliata e sedotta come mai nessun angelo aveva fatto fino ad ora. Mi ha dato in mano quel contratto che ha turbato le mie notti… stava a me la scelta: firmare o lasciare.
Ma lui, diavolo, lo sapeva già cosa avrei scelto, era soltanto questione di tempo.
Si è insinuata nella mente l’idea che quella era la perfezione che cercavo, uguale a quella che avevo lasciato, anche se di segno opposto: negativo uguale al positivo, o positivo uguale al negativo.
Ero pronta a sottoscrivere quelle regole che fino a quel momento mi erano sconosciute, ma che già stavano dentro me.
La direzione: andare oltre ogni limite, senza paura e senza scrupoli, perché quel diavolo sarebbe sempre stato lì, dietro me, a ricordarmi chi volevo essere.
Mi ha portata nel suo regno, tra fiamme e ghiaccio… mi ha bruciata e abbracciata, ogni volta spingendomi a desiderare di più.
Un tempo corto rispetto alla vita vissuta fino a qui, ma intenso e folgorante per la quantità di cose capite.

Adesso posso dire che un angelo non mi basta più, né un diavolo. Voglio un uomo che sappia essere angelo e diavolo.