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Titolo: Al museo
Autore: The Joker
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Racconto n° 363
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La testa piena di pensieri, apparentemente contraddittori. Una irrequietezza dentro, nel profondo, quasi allo stomaco, che dura ormai da troppo tempo. "Mi ci mancava pure questa! Ma dimmi te la vita quanto può essere strana ..." pensò Gioia tra sé e sé mentre parcheggiava la macchina di fronte alla siepe del Viale.

"Che periodo strano. Che confusione dentro che mi porto, forse sarebbe stato meglio lasciar perdere pure oggi; va a finire che mi incasino ancora di più. Ma che ci faccio qui ...". Gioia si incamminò verso la scalinata bianca del Museo con passo incerto, riflettendo, scavando dentro come era consueta fare da sempre, ma ultimamente con più frequenza e meno serenità, da quando Franco era entrato nella sua vita, o meglio, da quando aveva iniziato a desiderare che Franco entrasse nella sua vita ...

Indossava un paio di pantaloni neri molto aderenti in vita e una camicetta leggera con la zip. La giornata era calda, quasi afosa per la stagione, e i suoi abiti mettevano ancora più in risalto il suo corpo, le sue forme, la sua sensualità così tenera e così aggressiva.

Salì la scalinata piano, si guardò un po' intorno, ma non vide Michele, il suo collega, con il quale si era data appuntamento quella mattina. "Che tipo strano questo Michele", pensò Gioia. Non sapeva bene neanche lei cosa ne pensasse. Una persona come tante, nell'ufficio, forse più gentile delle altre, meno stronzo di tante altre ancora, ma non si può dire che fosse uno di quelli che la colpivano dal primo istante. Così diversi, per molte cose, così formali i loro rapporti in ufficio almeno fino a qualche tempo prima, quando lui aveva iniziato a scriverle pensieri ed emozioni molto ... diretti! Eppure in lei, da qualche parte, c'era qualcosa che l'aveva spinta ad accettare quell'invito, anche se neppure lei sapeva dire cosa: curiosità, certamente, tranquillità (in fondo perché no?), ma forse, se si leggeva dentro con più attenzione, anche qualcosa di altro, ma non sapeva bene dire cosa. Certo è che non era il periodo migliore per riconoscere nuove emozioni ...

Michele arrivò, lo vide parcheggiare la moto alla base della scalinata, scese per salutarlo.Un poco di imbarazzo nel saluto, forse, ma non come aveva immaginato. In fondo subito una sincera comunicazione, libera, serena, senza falsità o strane barriere si aprì tra loro.

Entrarono nel museo insieme, e cominciarono a passeggiare per le sale piene di quadri, dipinti, statue, ogni sorta di immagini del passato e del presente, alcune molto belle, altre decisamente orripilanti. Chiacchierava con piacere, distesa, lasciava scorrere i pensieri come venivano, in quella sorta di schermaglia iniziale che si ha con le persone con cui non ci si conosce un gran che. Si racconta un po' di sé, della propria vita, così a pezzi, come viene, senza un filo logico e conduttore: si assemblano tante immagini come vengono, si propongono, insomma si recita a soggetto.

Lui aveva un abito grigio scuro, come al solito in ufficio, vestiva elegante ma sobrio. Non era un brutto ragazzo: era colto, intelligente, stimolante, ma lei non si era mai sentita attratta da lui, almeno non come con Franco ...

Mentre passeggiavano per le sale semideserte lui le pose una mano sul fianco, fermi davanti ad un dipinto di un meraviglioso tramonto sul Golfo di Napoli. All'inizio lei reagì con un po' di fastidio, quasi volesse togliergli la mano dal suo corpo, ma poi, rimanendo ferma, si accorse che il contatto di quelle dita sui suoi fianchi era piacevole, caldo, le dava una sottile emozione lungo la schiena; così non si ribellò e lasciò che lui poggiasse la mano sui suoi fianchi, avvolgendola da dietro con il suo braccio.

Camminarono ancora così, mentre Michele iniziò impercettibilmente ad accarezzarle con le dita il fianco sulla pelle nuda, infiltrandosi sotto i lembi della camicetta leggera. Il brivido le salì ancora più intenso lungo la schiena, sentire quelle dita muoversi lungo il suo finaco le piaceva, la eccitava l'idea di quel posto con persone che ogni tanto passavano tra loro. Gioia fece un lungo respiro, si rilassò ancora di più e si abbandonò alla conversazione così piacevole tra una stanza all'altra, assaporandosi le sottili emozioni che le scorrevano lungo il corpo al contatto delle dita di Michele.

Poi, come d'improvviso, senza rendersene conto, si ritrovò in una stanza più buia, piena di strane opere moderne fatte di luci e colori della penombra, neanche belle da guardare; in particolare era in piedi davanti ad una di queste, la stanza momentaneamente vuota. Stava parlando e così non si rese conto che Michele ora era dietro a lei, l'abbracciava da dietro prima leggermente poi sempre più intensamente. Sentì dietro di lei l'eccitazione di Michele che stava salendo, che iniziava a pulsare nei suoi pantaloni spingendo da dietro, come un animale ansante pronto per la corsa. Stupita e quasi irritata stava per reagire quando senti le sue mani infiltrarsi sotto la sua camicetta, sulla pancia, poi più su, fino ai seni, infilarsi sotto il reggiseno leggero, iniziare a giocare roteando con i suoi capezzoli, mentre Michele con le labbra iniziava a sfiorarle il collo e con la lingua stimolava i lobi delle sue orecchie.

Gioia non fece in tempo a reagire perché si rese conto che stava eccitandosi, se ne accorse dai capezzoli che erano diventati durissimi sotto i giochi delle dita di Michele e dal movimento che naturalmente aveva iniziato a compiere per premere con il suo corpo contro l'eccitazione di Michele, il piacere che le dava sentire il suo membro duro contro di lei, la voglia di averlo.

Fu tutto questione di attimi: la mano destra di Michele iniziò a scivolare sulla pancia e giù, si infilò sotto i pantaloni di Gioia, dentro le mutandine, e si accorse solo a quel punto che aveva iniziato a bagnarsi di piacere, che ritraeva la pancia per lasciare posto alla mano di Michele, perché andasse sempre più giù, sempre più dentro, a toccarla laddove voleva godere. Sentiva i suoi baci sul collo, sempre più vibranti, il seno ormai quasi scoperto sotto le dita della mano di Michele, l'altra mano infilata dentro i pantaloni che giocava con il suo clitoride indurito e bagnato dalle sue emozioni. Distese anche lei una mano dietro e abbasso la lampo dei pantaloni di Michele per liberare tutta quella energia che sentiva dietro di sé; senza neanche girarsi infilò la mano dentro quell'incavo aperto e scostando i boxer prese finalmente tra le dita quel cazzo duro che sentiva pulsare e fremere; iniziò a muovere piano le dita, a conoscere quello sconosciuto essere sentendone le venature le pulsazioni i movimenti.

Quando Michele riuscì a infilarle due dita tra le gambe si sentì venire, con un orgasmo pieno, inondandogli le dita; poi con la mano prese quella di Michele umida di umori e se la portò alla bocca, voleva gustare il suo piacere e iniziò così a succhiargli le dita una alla volta mentre con l'altra mano continuava a giocare nei suoi pantaloni.

Sentirono dei passi avvicinarsi. Si irrigidirono, ricomposero alla meglio. Entrarono due stranieri, passarono due minuti incessanti: i loro cuori battevano come impazziti, i corpi fremevano sotto una spinta di eccitazione fuori dal normale. Non se ne andavano, "Maledetti" pensò Gioia. "Maledetti" pensò Michele. Non si potevano scostare l'uno dall'altra perché il cazzo di Michele era ormai inequivocabilmente fuori dal pantalone.

Gioia ebbe un lampo di genio: vide una porticina sul lato. Approfittando della penombra prese Michele per il membro e se lo trascinò in un colpo al di là della porticina. Era un ripostiglio per le scope, piccolo ma sufficiente per loro; gli stranieri neanche se ne accorsero.

Una volta dentro, lei non si trattenne più. Come in preda ad un delirio si inchinò ai suoi piedi e volle prenderlo tra le sue labbra. Lo infilò piano, tutto dentro, sentendolo pulsare fino alla sua gola. Lo leccò avidamente, mentre lui con le mani le spingeva forte la testa contro il suo cazzo, quasi a soffocarla. Lo gustò un po' così, mentre non riuscì a evitare di portarsi una mano tra le gambe per accarezzarsi da sola mentre lo succhiava. Poi si alzò, si girò e volle prenderlo da dietro mentre stava appoggiata al muro. Lo sentì entrare dentro di lei, prima piano, poi forte, quasi volesse sfondarla. Spingeva da dietro come un mulo, colpi forti, poi piano, poi ancora forti, mentre con le dita stimolava il suo clitoride irrigidito, finché Gioia non ebbe un altro orgasmo che le fece colare lungo l'interno delle cosce gocce di piacere. Quando poi sentì che lui stava per venire si girò ancora e volle prenderlo in bocca per essere inondata del suo succo caldo che le scendeva insieme alla saliva lungo le guance e le labbra. Rimase ancora un poco così, leccando e succhiando questo nettare prezioso, poi si alzò e lo baciò a lungo, sentendo il suo corpo contro di lei, le salive impastate di umori scambiate tra le lingue, i due cuori impazziti che lentamente rallentavano la loro corsa e si rasserenavano.

Si guardarono così, semisvestiti, uno di fronte all'altra nello stanzino. Scoppiarono a ridere, tra follia, divertimento, stupore. Non si erano neanche resi conto di quello che era successo tanto avidamente l'avevano consumato. Si rivestirono e uscirono con discrezione dallo stanzino, riprendendo la loro passeggiata lungo le sale abbracciati e complici come due amici di vecchia data ....