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Una vecchia soffitta
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Titolo:
Una vecchia soffitta |
Autore:
Veleno dolce |
Contatto:
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Racconto
n° 3636 |
Altri
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Una stanza deserta di una soffitta impolverata.
Tra mille cose al centro, una vecchia sedia a dondolo un pò malandata. Tu seduto di fronte a me. Ti appoggi, ti riempi la mano col mio culo. Brividi di piacere, scivolano sulla mia pelle nuda, quando le tue delicate mani accarezzano il mio corpo. Fremiti, e quelle mani lasciano segni sulla pelle. Tu che godi di questo evento, mentre mi guardi perso. In un angolo buio le tue mani a rapinare sospiri. Lieve, sfiori la mia schiena. Un caos in cui si annulla qualsiasi finalità, in cui perfino l'amante più meticoloso e accanito, abbandona l'idea del risultato e si perde con delizia. Sale il desiderio. Il silenzio è rotto da respiri affannosi e baci impazienti, mentre la mano scivola a cercare le curve, temeraria parte in avanscoperta. Comincia a scendere, scostando il lenzuolo. Sotto... mi vieni a cercare, guidato dall'odore del mio corpo. E tra queste lenzuola la seduzione perfida e sublime. Prende coraggio la mano, diventa curiosa. Si sará accorta che non dormo piú? Avrá sentito il mio brivido? Nel dubbio, continuo a fingere. Sconosciuti nel letto. Mentre le voci hanno stabilito contatti e fantasie. Sconosciuti che s'incontrano per parlare e perdersi in cibi che fanno da contorno. Si, è una punizione per il tuo dolce egoismo. La tua mano ora mi accarezza un fianco. Cerca la rotondità del seno, schiacciato sotto di me. Rabbrividisco ma resisto. La mano impertinente corre, seguendo le curve del mio corpo. Schiena. Fianchi. Cosce. Il punto di ritorno sempre il mio sedere. Mi accarezzi i glutei, so che ti piace affondare le dita nella carne abbondante, massaggiare, stringere. Avvicini il viso alla mia schiena, mentre la tua mano complice e possessiva è impegnata piú sotto. Sento il calore del tuo respiro, prima ancora delle labbra che si posano sulla mia nuca. La tua bocca, la lingua, i denti giocano alla guerra sulla mia pelle, il tuo trasporto è evidente, il respiro giá affannoso. La tua mano mi sfiora l’interno cosce, sempre piú avido. Mi muovo, continuo a fingere, ma intanto allargo le gambe per favorire le tue intenzioni. Ecco, hai capito il mio gioco, sento distintamente le tue labbra formarsi in un sorriso furbo, sulla mia pelle. S'impregnano le lenzuola di grida e sussulti. Ti sfugge un gemito di sorpresa quando le tue dita incontrano la mia umiditá. So che ti eccita e ti rende impaziente il pensiero che potresti giá prendermi ora, che sarei giá pronta. Le tue dita. Toccano. Premono. Frugano, Aprono. Inutile fingere ancora, le mie gambe si allargano, il bacino si alza leggermente. Ti sfugge una risatina nervosa. Ora vuoi vedere, vuoi mangiare con gli occhi. Ti avvicini col viso. Le tue dita mi accarezzano, mentre osservi l’imperlatura luccicante sulla pelle liscia e rossa. Frutto delizioso. So come sono i tuoi occhi adesso, scuri come il nero piú buio, ma brillanti di desiderio, bramosi di prendere. Sento il tuo respiro pesante. Sospiro quando le tue dita mi provocano, accennano ad entrare, per poi uscire subito, e rientrare piú a fondo. Alterni, accarezzi e affondi, godendo della mia reazione, i miei gemiti che ti danno alla testa piú di tutto il resto, lo so. Ecco, ora non ti trattieni, non riesci, vuoi di piú. Ti tuffi, con la bocca, senza piú riserve, sul mio frutto. Bocca e lingua non ti bastano. Devi esplorare. Gustare. Divorare. Possedere. Non ne posso piú, non mi basta. Immagino il tuo stato, ti immagino giá grosso. Ti prego. È un lamento, un bisogno assoluto. Ti prego, ti prego, ti prego. Il bacino si alza, le cosce si allargano in un gesto di offerta spudorata, quasi oscena. Disegni arabeschi di mani, di lingue e di gambe avvinghiate, assaporano i nostri sessi. I tuoi gemiti, il tuo respiro, le tue parole soffocate. È il momento della lotta, per te, tra la voglia di farmi godere adesso cosí, e quella di possedermi, ben sapendo che perderai, dentro di me. Il controllo. Il potere. Il senno. Vinco io, come sempre. Ti muovi, ti avvicini, con una mano lo conduci a mè. Lo bagni. Lo sfreghi. Lo intingi appena appena. Lo cerco, col bacino, mi spingo indietro, lo reclamo, finché mi assecondi, assecondandoti, sferrando il colpo in una volta sola, deciso. Parlami. Vivimi. Dimmi di te, di cosa provi. Dimmi tutto nel proibito, mentre la tua lingua cerca la mia, mentre le tue mani mi desiderano, mentre bevi alla fonte della mia gioia del mio supplizio, e mentre penetri la calda soavità del mio corpo. Sento penetrarmi l'anima. Un fiume che mi trascina alla deriva... ma è veleno il tuo vedere. E inizia la rumba più dolce e scatenata. Tu selvaggio, io felina. Inarco la schiena, lancio indietro la testa, il viso increspato dal piacere. Mi afferri i capelli, impegnato in spinte goffe e incalzanti. Non ti risparmiare! La pelle infuocata, le mie fusa e i tuoi rantoli, le mie incitazioni oscene che ti incendiano. I tuoi colpi poderosi e veloci, a cercare profondità impossibili. Il ridicolo rumore della pelle schioccante, della pelle umida. Sbattuta. Brividi. Tremiti. Vibrazioni. Delirio e caos di suoni e versi urlati. Esplodi, dentro di me, ancora e ancora, fusione grandiosa ed effimera. Finisci dentro di me, non provare a uscire. Voglio tutto, dammi tutto, ancora qualche zampata, questa volta sarà diverso, questa volta sarà infinito. Sbalorditi. Affannati. Sudati. Accaldati. Placati e rilassati. Cadiamo in volo. In un oblio di sensi... in quella soffitta impolverata nel bagliore di attimi vissuti d'un fiato.
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