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Alla mensa
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Titolo:
Alla mensa |
Autore:
Extreme |
Contatto:
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Racconto
n° 364 |
Altri
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"La bocca sollevò dal fiero pasto." pensai dopo che si fu staccata da me, con l'espressione soddisfatta di chi ha appena compiuto un lavoro ben fatto. "Chi l'avrebbe mai detto che fosse un simile demonio." Tutto era cominciato quasi per gioco, quasi un anno prima, quando Luisa era venuta a lavorare alla nostra mensa. Trentenne, rotondetta, non particolarmente bella ma espansiva, simpatica, pronta alle battute, specie ai doppi sensi, si era subito inserita nell'ambiente come una "di noi". Quasi subito era nata con me un'amicizia speciale, che l'aveva spinta a confidarsi anche su questioni molto personali. La sera mi attardavo a tenerle compagnia chiacchierando anche quando gli altri erano già andati via, e spesso le nostre conversazioni finivano per cadere sull'argomento sesso. "Più lo faccio, più mi piace", mi aveva detto una sera. "Parole sante" avevo risposto io lanciandole un'occhiata maliziosa. Ma quella volta tutto finì lì. Quella sera, invece, il suo umore non era quello di sempre. Qualcosa non andava, forse col marito. Attesi di rimanere solo con lei, poi affrontai l'argomento. "Che c'è, bella giovane (la chiamavo sempre così), problemi di cuore?". "Macché" ribatté lei, "di letto, altro che cuore, quello stronzo di mio marito mi racconta delle palle. Dice che va in palestra dopo il lavoro, ma gli esercizi li va a fare da qualche troia". Non l'avevo mai sentita esprimersi in quei termini. Era davvero furibonda. "Ne sei sicura?" "Altroché, dimagrisce a vista d'occhio, e non credo che lo si deva solo alla palestra. Vedessi che occhiaie che ha, poi, quando torna a casa.e poi fa ancora tanto il geloso". "E tu rendigli pan per focaccia." suggerii. "Aspetta che mi capiti l'occasione, e vedrai che gliela faccio vedere io!!". "Sono qua! Che vuoi di più?" scherzai, non immaginando neppure lontanamente come sarebbe andata a finire. Posò pesantemente sul bancone i piatti da lavare, mi guardò negli occhi con una scintilla diabolica, con un gesto rapido si sfilò i guanti di gomma, li sbatté sul ripiano in acciaio e in quattro passi fece il giro della cucina. Pensai che mi avrebbe preso a schiaffi per la mia impertinenza, invece si fermò davanti a me, col viso a pochi centimetri dal mio, rimase immobile per qualche istante, poi mi prese con una mano dietro la nuca e mi infilò la lingua in bocca. In un primo momento rimasi come impietrito, poi stetti al gioco, pensando che si sarebbe trattato di un semplice bacio, dato più per rabbia che per desiderio. La cinsi ai fianchi facendola aderire al mio corpo, tenendola stretta a me. Il bacio fu lungo e profondo, le nostre lingue si intrecciarono cercandosi l'una con l'altra. La sentii strusciarsi contro il mio ventre, che cominciava a reagire allo stimolo. Feci scivolare una mano sul culo rotondo, sollevai piano la cappa bianca e mi spinsi ad esplorare il solco tra i glutei, sollevando il bordo laterale dello slip. Anche lei non rimase inattiva. Sentii il contatto del palmo aperto della sua mano che sembrava volesse saggiare la consistenza del pacco, dando delle vigorose strizzate. Staccò la sua bocca dalla mia, si inginocchiò davanti a me e iniziò a sbottonarmi i pantaloni. "Luisa, sei sicura di quello che stai facendo, vero?" In tutta risposta, liberò con gesto deciso il cazzo dalla sua prigionia, e, senza indugio, se lo fece scorrere in bocca ingoiandone oltre metà in una sola volta. Si fermò un attimo, poi procedette ulteriormente arrivando a sfiorare i peli del pube col naso, quindi risalì lentamente socchiudendo gli occhi per poi ridiscendere serrando quanto più possibile le labbra. Andò avanti così per un po', aumentando progressivamente il ritmo, con una foga quasi rabbiosa, talmente famelica che per un attimo temetti che volesse staccarmelo a morsi. Non resistetti molto. Sentendo approssimarsi il momento culminante, accompagnò la sua azione con un rapido movimento della mano stretta sull'asta. Venni nella sua bocca con un violento fiotto che le frustò il palato, e che lei si affrettò ad ingoiare avidamente, poi lasciò che il cazzo perdesse parte della sua rigidità mentre lo teneva ancora tra le labbra semiaperte. Alzò gli occhi e i nostri sguardi si incontrarono. L'aiutai a rialzarsi, e la baciai stringendola forte. Fremeva, un po' per l'eccitazione, forse anche per il timore che qualcuno potesse vederci. Il locale in cui ci trovavamo, infatti, pur se al dodicesimo piano del palazzo, era dotato di ampi finestroni, era abbondantemente illuminato e si trovava in prossimità di altri palazzoni altrettanto alti, e non era escluso che qualcuno potesse notare la nostra "attività". "Se è vero che la vendetta è un piatto che si consuma freddo, tu gli hai dato una bella riscaldata." le dissi ad un orecchio. "Questo è solo l'antipasto, mio caro, adesso sei tu che devi preparare il resto" rispose lei ammiccando. Le sbottonai la cappa lentamente, ma prima di lasciarsela sfilare, mi bloccò per un attimo la mano. "Abbassiamo un po' la luce, se non ti dispiace, se c'è andata bene finora che nessuno ci ha visto, è meglio non sfidare la fortuna". Spensi le luci, e la sala rimase in penombra, rischiarata solo dalla plafoniera della cucina, rendendoci così praticamente invisibili dall'esterno. Le sfilai finalmente la cappa. Sotto indossava solo un completino di cotone bianco, molto casto, che terminò ben presto anch'esso sul pavimento. Le palpai dolcemente i seni abbondanti, leccandole e mordicchiandole i capezzoli, poi la feci sdraiare su un tavolino ed iniziai a leccarla per bene, allargandole la passera già abbondantemente bagnata, e facendo scorrere la lingua lungo la fessura, assaporando i suoi umori, picchiettando il clitoride con rapidi colpetti di lingua, per poi scendere fino alla stretta rosellina, violandone l'entrata prima con una sola falange, poi con un dito intero, ma senza mai smettere di leccarla. Mugolava di piacere, massaggiandosi i seni e stimolandosi i capezzoli con le dita. Ben presto raggiunse l'orgasmo, il suo corpo venne percorso da brividi che scossero violentemente il suo corpo. "Sei bravo con la lingua." disse ansimando "cos'altro sai fare così bene?" Da una piccola scodella di vetro prelevai una porzioncina di burro (di quelle piccole da colazione in albergo, per intenderci), già piuttosto malleabile, dato che era fuori dal frigo da un po'. "Che intenzioni hai?" chiese lei con fare malizioso, anche se era evidente qual era il mio obiettivo. "Devo farti un discorso sulla famiglia" risposi, scimmiottando malamente il grande Marlon. La feci alzare dal tavolino e la feci voltare, spingendola un poco a piegarsi in avanti, poi aprii il pacchetto di stagnola e, con due dita, distribuii sommariamente il contenuto nel solco delle natiche, completando l'operazione con la punta dell'uccello che, nel frattempo aveva ripreso vigore. "Non l'avevo mai concesso a nessuno" disse lei prima che potessi iniziare la penetrazione "ti prego, fai piano" e per facilitarmi l'operazione si allargò le natiche con le mani mostrando il forellino inviolato spalmato di burro. Appoggiai piano la cappella tenendo saldamente l'asta con una mano e spinsi piano fino a farla sparire nell'orifizio. "Tutto bene?" chiesi. "Finora tutto OK.mi raccomando". Rassicurato, la presi per i fianchi e cominciai a spingere di nuovo, lentamente ma senza fermarmi. Il burro aveva reso tutto più semplice del previsto, e in breve tempo mi ritrovai completamente dentro di lei. Il contatto era massimo, mi resi ben conto che era alla sua prima esperienza di quel genere, ma ero deciso a fargliela apprezzare al massimo. Non mi era mai stato facile farmi concedere il "secondo canale" dalle donne che avevo avuto, in qualche caso si erano categoricamente rifiutate, dicendo che era roba da "puttane". Questa volta, per mia fortuna, le cose andarono diversamente. Mi sfilai piano ma non completamente, lasciando dentro solo la cappella, quindi invertii la mancia affondando di nuovo completamente, iniziando a dare affondi sempre più decisi. Le feci scorrere una mano sotto il ventre, staccandola dal tavolino, per poter raggiungere il suo bottoncino magico, senza mai smettere di muovermi dentro di lei. Sembrava gradire il trattamento, a tal punto che cominciò a dire oscenità tipo "rompimelo per bene", "avanti, spaccami il culo", frasi che mai avrei immaginato di sentire uscire dalla sua bocca. La sua mano sostituì la mia nello sgrillettarsi, cosicché la presi di nuovo saldamente ai fianchi, lavorandomela al meglio con colpi sempre più profondi e rapidi. "Sto venendo, dai non ti fermare!" mi urlò come impazzita dal piacere, al che accelerai ulteriormente il ritmo finché non venne squassata da una scossa orgasmica che la fece tremare tutta. Ancora qualche colpo e venni anch'io, con un'intensità raramente provata. Lentamente fuoriuscii mentre l'uccello perdeva consistenza, notando come dal forellino dilatato colavano tracce del seme che avevo riversato in lei. Si girò, paonazza in volto, e con un'aria di chi non ne ha ancora abbastanza, si inginocchiò di nuovo di fronte a me prendendomelo nuovamente in bocca e tentando di rianimarlo. "Stasera hai deciso di ammazzarmi?" ironizzai. "Sei tu che devi farmi morire, così impara quel bastardo a scopare con le altre". Sotto l'azione della sua bocca esperta, mi venne duro per la terza volta. Mi sdraiai sul tavolino, lei mi salì a cavalcioni e si calò completamente sul mio cazzo durissimo, muovendosi poi a suo piacimento senza tralasciare di stimolarsi adeguatamente il grilletto, imprimendo un ritmo sostenuto, una specie di galoppata che le faceva sobbalzare vistosamente i grossi seni. Era ormai al parossismo, sembrava indemoniata, rossa in viso per l'eccitazione andava su e giù come uno stantuffo, instancabile. Raggiunse ancora un orgasmo, che la fece urlare di piacere, ma io, dopo essere venuto già due volte in poco tempo, ero ben lontano dal capolinea. Così si sfilò il cazzo dalla fica e puntandoselo nuovamente al culo, se lo infilò completamente con un sospiro profondo. "Meno male che era la prima volta." dissi meravigliato. "E' così" disse ansimante, "ma mi è piaciuto così tanto che lo voglio rifare" e detto fatto impresse coi suoi fianchi un movimento rapido e altalenante al suo corpo per il soddisfacimento delle sue voglie. Sembrava non avesse fatto altro nella vita che prenderlo nel culo, tanto le piaceva. Per parte mia, cercai di darle il massimo piacere, stimolandole il clitoride congestionato e fradicio di umori, portandola ancora una volta al massimo del piacere, che arrivò con tale intensità che pensai sarebbe svenuta. Ripresasi, ancora ansimante, scese dal tavolino e prese a menarmelo vigorosamente, accompagnando l'azione con rapide e voraci succhiate, fino a sfinirmi in un'ultima devastante sborrata che le inondò il viso e le mani, placando definitivamente i nostri sensi. "Mica male come vendetta." dissi sfinito "a quando la prossima?" azzardai. "La prossima volta che vieni a mangiare... penserò io a servirti un dessert MOLTO SPECIALE" replicò lei, facendomi l'occhiolino.
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