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Donatella
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Titolo:
Donatella |
Autore:
Luigino |
Contatto:
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Racconto
n° 3640 |
Altri
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Le tue labbra rosse inseguono i miei pensieri, morbide, increspate, leggermente carnose, incuneate al centro a disegnare una piccola valle che separa le due ali di farfalla, che si librano volteggiando lentamente sul cielo del tuo viso, sul quale risplendono accentuandone il bianco quasi diafano, dopo una giornata in cui il fard si è praticamente liquefatto. Ma il tuo tocco femminile le mantiene sempre rosse, perché sai che sono il faro che attira il mio desiderio. Le muovi con grazia, senza fretta, quasi come stessi gustando quella cioccolata amara al peperoncino, la nostra preferita, che con l’aggiunta di un goccia di buona grappa ti fa arrossire le guance ampie, dando colore al tuo incarnato pallido. E muovo il mio sguardo dal rosso delle tue labbra al verde smeraldo dei tuoi occhi, simili a due laghi alpini, verdi come i pini che in essi si riflettono. Ti ergi davanti a me, piccola e decisa, e con i tuoi occhi verdi riesci a scendermi nell’anima, mi stravolgi e mi scavi dentro, facendomi sentire inerme e in balìa dei tuoi desideri, che percepisco e - sempre nello stesso tempo - nascondi. Passi davanti la mia stanza più volte al giorno e non sempre riesci a nascondere lo sguardo che fugacemente mi rivolgi. Spesso aspetto che passi, per poterci incrociare con gli occhi e col sorriso che ci lega per un istante. Ti spoglio con gli occhi, sbircio, quando mi affianco a te nella tua scollatura, che nasconde un seno da bambina, ma è quello che piace a me: tenero, dolce, morbido, da mettere per intero in bocca e frullare con la lingua fino a farlo diventare turgido e sodo. Pizzicare con i denti i tuoi capezzoli, che ancora non sono riuscito a vedere, solo immaginare, teneri e morbidi come te. Spesso mi trovo a procedere dietro di te e vedere i tuoi fianchi dimenarsi piano piano, accentuando la rotondità dei tuoi glutei. Mi eccita da morire e penso come divaricherei quel solco ben delineato che li divide, per esplorarne il fiore ambrato che ne compone il centro. Quando indossi i tacchi quasi a spillo, il tuo incedere accentua il movimento dei tuoi fianchi e la danza del tuo ancheggiare dà una scarica immediata al mio basso ventre, altro che Viagra! Non hai più un filo di pancetta ed il tuo inguine, con i jeans attillati, si perde proprio lì, dove la connessione delle tue cosce genera un piccolo paradiso terrestre, che immagino liscio e perfettamente vellutato e depilato. Non ti darei tregua e sino a quando non ti avessi esplorata tutta, centimetro per centimetro con le mie mani, con la mia bocca e con la lingua, non cederei alle tue lusinghe e alle tue implorazioni. Il mio pene, alla fine, sarebbe il tuo premio e la mia ricompensa, ma solo dopo aver arrossato la tua pelle con le mie carezze e i miei baci. Dovrai implorarmi di prenderti. Le tue labbra mi parlano e mi dicono che conoscono l’arte di torturare il mio scettro, di farlo sparire nella tua caverna morbida, di assaporarne il nettare e di portarlo al turgore che si conclude con un’esplosione di miele, che sono certo non smetteresti di gustare. Fino in fondo, sino all’ultima goccia. I nostri sguardi continuano ad incrociarsi, a parlarsi, si raccontano voglie e desideri, sensazioni e curiosità, le nostre mani, quando si sfiorano, sono calde e morbide ed il loro contatto è già una sensazione stupenda, appagante, eccitante, vibrante con le quali ci trasmettiamo tutte le emozioni che proviamo l’un l’altro e subito dopo ci ritraiamo, perché quel mondo è solo nei nostri sogni e nei desideri. Non ci appartiene, altri fanno parte della nostra realtà e per essi soffriamo.
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