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Un giorno d'inverno
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Titolo: Un giorno d'inverno
Autore: Arealibera
Contatto:
Racconto n° 3643
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I desideri sono facili da desiderare, un po’ più difficili da raccontare e complicatissimi da realizzare.
Alcuni poi lo sono più di altri, soprattutto quelli che devono coinvolgere necessariamente altre persone per essere realizzati e quelli che non stanno nella sfera dei desideri normali.
Parlo di quei desideri o fantasie che si fissano sul fondo dell’anima, si radicano alle sue pareti e difficilmente varcano la soglia della morale. Allora restano lì e imbrogliando la ragione si impadroniscono del sonno.
Quelle fantasie spesso rimangono nell’oscurità, senza mai pretendere la luce del sole.
Succede poi nella vita che lunghe riflessioni a conoscere se stessi o fatti inattesi e inaspettati o semplici conversazioni portano in superficie quelle tentazioni, tanto da non riuscire a trovare pace finchè non diventano realtà.
Fantasie inconfessabili all’amante innamorato o al marito annoiato, ma straripanti per la loro intensità.

Mi ritrovo a parlare dopo lunghissimo tempo con chi un giorno lontano ha condiviso con me camere d’albergo, per gioco e per divertimento, dove solo l’amore non aveva spazio, non serviva.
Dopo tutto questo tempo qualcosa ci spinge a cercare un contatto, una e-mail, una telefonata e tutto torna indietro, vivo come allora.
L’eccitazione della voce è la stessa, forse è più forte, consapevoli di quello che c’è stato tra noi e di quello che c’è stato senza noi.
Curiosi ci chiediamo cosa ci è capitato in tutto questo tempo, chi c’è stato, quali esperienze, i dettagli.
Racconti di noi, di incontri senza noi, tutto si mescola e improvvisamente diventa eccitante raccontarci i dettagli di altre storie, passate e presenti, senza nessun filtro.
Lui ha una donna che incontra spesso, è la sua storia d’amore, quella con la A maiuscola; io un uomo che incontro per attrazione.
Il nostro appuntamento è dopo esserci incontrati con i nostri amanti; per e-mail ci chiediamo morbosamente tutto quello che è successo, e raccontare diventa un gioco perverso, tanto intrigante da essere presente nel cervello anche durante gli incontri.
Cosa gli hai fatto, cosa ti ha fatto, quanto ti piace, avrei voluto vederti, sarei stato a guardare ... ti avrei scopata insieme a lui, ti avrei scopato insieme a lei.
Ecco era uscita la fantasia, quella che stava lì, da qualche parte, sognata mille volte ma mai detta.
Con lui naturale, si era fatta strada questa voglia di complicità assoluta, di condividere anche questa intimità, la stessa nello stesso momento.
Lo capiamo insieme e ci brucia fino a venire, senza incontrarci.
Da qui ci spingiamo sempre più in là. Ora il nostro appuntamento non è più dopo i nostri incontri per interrogarci sul piacere avuto, ma prima per progettare insieme il sesso che avremmo fatto con chi godeva ignaro del nostro segreto.

Un giorno d’inverno.
Lui: Domani incontro la mia donna finalmente, ma tu mi stai eccitando da morire, la scoperò con foga perché ascoltandoti mi sento scoppiare.
Io: Domani quando sarai da lei chiamami e vi raggiungo, se non nevica.

Queste due frasi scambiate e la mia provocazione ci accendono i sensi come mai era successo fino a quel momento.

Lui: Non so, lei non vorrà, non ne abbiamo mai parlato, ma io mi sto eccitando al solo pensiero di avervi entrambe.
Io: Non importa, immagino sia difficile, lo sarebbe anche per me, ma anche io mi sto eccitando.
Lui: Sì, non ci sarai, ma io voglio pensare che tu sia lì con noi, a godere.
Io: Allora fai così, immagina, mentre starete sul suo letto distesi su un fianco a guardarvi, io starò dietro te ad accarezzarti le spalle e i fianchi. Tu sarai sfiorato davanti e dietro dalle nostre tette, e insieme allungheremo le mani su di te. Quando lei ti prenderà in mano il cazzo, immagina che io stia sfiorando le palle; quando lei ti stringerà le palle, immagina le mie dita a perlustrarti il culo.
Lui: Sì, lo farò sicuramente, tu non ci sarai, ma sarà come se ci fossi, poi te lo racconto.

Ci salutiamo, perché lui corre in bagno a pulirsi i pantaloni dopo essere venuto sotto la scrivania, ma a me un senso di vuoto azzera tutta l’eccitazione montata: questo desiderio riaffiorato dall’ombra, sradicato dall’anima, rimane una fantasia scritta su un monitor, poi se ne torna giù in fondo ad aspettare di uscire un’altra volta.