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Ieri
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Titolo:
Ieri |
Autore:
Unaltrolatodime |
Contatto:
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Racconto
n° 3647 |
Altri
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Sono stato al supermercato, c'era una ragazza dall'aria selvatica e svagata. Indossava un vestito semplice, quasi sciatto, dalle tinte troppo sgargianti e dalla stampa dozzinale. Un paio di shorts azzurri spuntavano dall'orlo inferiore. Sembrava che la madre l'avesse mandata a fare la spesa per la famiglia e stesse assolvendo al compito di malavoglia, col pensiero di sbrigarsi alla svelta.
L'abito era un po' largo, dalla manica si vedeva una tetta. Un seno rotondo, grosso, sgarbato.
Stavo sfogliando uno dei libri esposti, mi sono mosso, di poco, senza farmi vedere, forse. Ho guardato meglio, volevo nutrirmi di quella nuditą, ma ero timoroso di essere scorto. Nemmeno troppo.
Se ne andņ verso la sue faccende, mi scordai di lei.
La rividi alle casse, accanto a me, la fila dopo la mia. Ancora lei, si chinava sul carrello per prendere i pacchi, le lattine di birra. Ed ogni volta quel seno, quella tetta spuntava dall'orlo, si esponeva al mio sguardo ed a quello di chissą quanti altri.
Prendeva meccanicamente gli acquisti e li passava alla cassiera, riempiva le borsine, non badava a me; mi spostai, feci per andare a prendere un depliant sui cocktail: buoni i cocktail... fa fico saperli preparare... chisseneffrega dei cocktail. Continuavo a sbirciare il seno, la tetta. La cassiera poteva avermi visto, forse lo aveva fatto. Chissenefrega. Affari suoi. Non stavo mica guardando lei.
Ed eccolo, un pacchetto un po' pił lontano, occorre chinarsi di pił... un capezzolo, duro, appuntito guardava all'insł. Fra la stoffa e le sue ombre, si stagliava eretto e maestoso. volevo prenderlo, strizzarlo, spremerlo, morderlo, leccarlo e stringere lei, i suoi occhi selvatici e disattenti, stringerla a me, forte. Dirle qualcosa. Sģ ma cosa? Lģ alle casse... Cosa? Qualsiasi cosa. E poi portarla a casa e prenderla prima di arrivare dentro, ancora in ascensore, baciarla, senza parlare, senza dire, spiegare... Mi chiamo cosģ e cosą... Faccio questo e non quello... Spero di diventare un giorno architetto.
Prenderla, forte, da dietro stringere quel seno fra le dita, strizzarlo, forte. Sentirla ansimare... Chissą... Chissą che tipo č... a letto, dico. Se urla, se no... se le basta uno sguardo per farti capire quanto gode a sentirti mentre ti agiti dentro.
Chissą.
Oggi č solo un ricordo che preme da qualche parte, fra l'intestino e l'ombelico, e che queste righe, o qualunqua altra parola non sarą mai sufficiente a raccontare.
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