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Galeotto fu il gelato
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Titolo:
Galeotto fu il gelato |
Autore:
Chiccola21 |
Contatto:
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Racconto
n° 3659 |
Altri
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Sono seduta nella gelateria del mio paese, un piccolo sonnacchioso ammasso di case nella campagna romagnola, dove il massimo del divertimento è la messa domenicale. Sono sola e annoiata mentre lentamente gusto il mio gelato alla panna che mi lascia un segno bianco sulle labbra. Lo succhio con gustosa malizia, mentre le anziane mi guardano scandalizzate dal mio modo troppo aperto di comportarmi, già pregustando il momento in cui lo diranno a mia madre.
La calura dell'estate sembra più umida e densa in questo paesino dove sono capitato a causa di una deviazione per lavori in corso che mi ha portato fuori dal mio itinerario. Certo la Romagna è anche bella ma certi posti sembrano dimenticati da Dio. Questa piazza assolata poi, solo un paio di donne che si trascinano il peso degli anni, forse uscite da una messa riparatrice. Posteggio in un piccolo ritaglio d'ombra e mi dirigo verso quella che sembra essere una gelateria, segnalata da due ombrelloni e dalla banale insegna al neon. All'ombra di uno dei due ombrelloni una ragazza da lontano mi sembra carina, lecca con evidente piacere un cono gelato. Mentre mi avvicino la guardo prima distrattamente poi il mio sguardo non può evitare le sue labbra ed il segno bianco di panna che le decora con maliziosa grazia.....
Il gelato sta lentamente finendo quando vedo arrivare verso la gelateria, con passo pigro e incerto, un uomo che non ho mai visto prima. Ciò che mi colpisce sono i capelli neri come l'ebano che a stento stanno ordinati nonostante una buona quantità di gel li sovrasti, sembrano così morbidi da toccare! Evidentemente non è del posto, si capisce dal fatto che ha parcheggiato nell'unico posto all'ombra, senza notare il cartello di divieto di sosta poco più avanti. Ma ciò che mi colpisce di più è sicuramente la camicia bianca leggermente aderente per il sudore, sbottonata, dove si intravede qualche ricciolo di pelo nero e bianco. Sento che mi osserva da distante; ad ogni suo passo, i suoi occhi nascosti dai Ray ban ultimo modello mi scrutano lentamente, soffermandosi sulle labbra sporche di gelato, che faccio sparire con un rapido gesto della lingua.
La mia camicia bianca spara fendenti di luce mentre il sudore mi cola addosso. Cammino lentamente. Sembrerà comico, ma mi figuro di essere a El Paso dritto in romanzo di Cormac Mc Carthy. La piazza si trasfigura, le case diventano bianche e calcinate, la piazza polverosa. La ragazza sarà sui venti o qualcosa di più e lascia la lingua guizzare su quel gelato come un piccolo rettile femmina. La guardo da dietro gli occhiali scuri mentre mi fa una TAC rapidissima scendendo dalla testa ai piedi e risalendo con fulminea abilità di esperta mangiatrice d'uomini. Mentre questi pensieri scorrono fuori e dentro di me srotolandosi come una pellicola di un cinema di paese, in qualche angolo remoto della mia mente scatta un meccanismo predatore che non faccio nulla per scacciare. In fondo non ho moltissimo tempo e devo riprendere il viaggio. Tuttavia non posso non notare la curva morbida dei seni gonfiare la camicetta, la bella bocca, il profilo del naso, i lunghi capelli biondi. Poi, in fatto di TAC non sono da disprezzare nemmeno io, l'esame protetto dai filtri scuri delle lenti prosegue lungo le belle gambe accavallate, per finire ai piedi con le unghie laccate di nero. Mi piazzo in posizione strategica, nè troppo vicino nè troppo lontano, e ordino una pinta di thè freddo alla menta per rinfrescarmi un pò la bocca e il cervello in via di rapido surriscaldamento. Protetto dai vetri scuri, che nascondono una certa stanchezza per il lungo viaggio, prendo distrattamente da una pila di quotidiani gualciti la prima cosa stampata che mi capita a tiro, tanto non è la politica internazionale che mi interessa oggi, ma questo gioco di sguardi, quei capezzoli puntuti che sparano in avanti la camicetta, quelle labbra fresche e promettenti... Mi guarda mentre sorseggio il thè troppo dolce e all'improvviso si alza e con passo deciso da wondergirl si avvicina al mio tavolo, si piazza davanti a me sotto la distanza di sicurezza, spinge in avanti il pancino e con aria di chi la sa lunga mi dice: "Hai finito di osservarmi e non dire niente?" Detto questo rapidamente accosta la prima sedia che le capita a tiro e si siede accanto a me. Il cervello gira a mille, i neuroni impazziscono e mille campanelli d'allarme si piazzano su red alert. Quando mi capitano 'ste cose tutte le cellule si riprogrammano per l'unico obiettivo: andare a buca il più velocemente possibile. Tutti i recettori e trasmettitori sono sintonizzati sugli interferoni che viaggiano a mille fra di noi. Non ci conosciamo ancora, ma i nostri corpi mandano messaggi di soccorso. Così, giusto per spezzare un attimo la tensione o forse per valutare il fattore campo, guardo di sguincio l'oste impassibile, poi fuori, verso la piazza calcinata, e dico: "Cosa le fa credere che la stia osservando invece di leggere la cronaca di questo buco fetido lontano dalla civiltà?" Prontamente Miss Tosta mi spara: "Il fatto che lei tiene da un quarto d'ora il giornale nel verso sbagliato, o forse mi sono imbattuta in un parente del Commissario Clouzeau?" Tosta e pure spiritosa, non mi trattengo dall'allargarle un sorriso. "E lei Miss, ha smesso di spalmarmi i capelli di gel?" Ride, ride di gusto, mettendo in bella mostra i denti bianchissimi e scompigliandosi i capelli. La tensione da duello rusticano finalmente evapora in uno sbuffo che immediatamente si dilegua..Il più è fatto. "Come ti chiami, che ci fai in un posto così?" le dico con semplicità, come se ci conoscessimo già da tempo.
Non so cosa mi abbia spinto così velocemente verso quell'uomo venuto da lontano; forse il suo sguardo, il suo fare sfrontato che in fin dei conti assomiglia molto al mio, oppure il semplice brivido che ho provato quando lui ha posato i suoi occhi su di me. Come se un ghiacciolo si sciogliesse lentamente sulla schiena, facendomi indurire all'istante i capezzoli, mentre le mie palpitazioni andavano al massimo. "Mi chiamo Elisa e vivo in questo paese praticamente sa sempre" rispondo lentamente, mentre studio meglio il mio interlocutore, le sue labbra rosse, i suoi denti candidi. "I miei si sono conosciuti 25 anni fa, mio padre era da Parma e passava le vacanze qui dai nonni durante l'estate giocando sempre con la figlia dei vicini di casa, tanto che piano piano i due si sono innamorati e mio padre alla soglia dei 20 anni si è sposato con lei. Dopo due anni di felice unione sono nata io" continuo servendomi dal suo bicchiere di te come se niente fosse. "La mia storia forse è uguale a milioni di ragazze in Italia, solo che forse loro non si annoiano così tanto" sospiro! L'uomo si toglie lentamente gli occhiali da sole, i suoi occhi incrociano i miei. Sembrano quelli di Rhett Butler alla conquista di Rossella O'Hara: neri, dolci ma allo stesso tempo duri, quelli che ti possono sciogliere in un attimo. Mi sento trapassare da quell'occhiata profonda, mi immagino di essere ovunque tranne lì in quella piazza, in quella gelateria, cosapevole che tutto ormai non aveva più senso, se non quello sguardo su di me, sulla mia pelle, sul mio corpo. Mi sento invadere da fremiti di passione, cosa mai successa mentre pomiciavo con i ragazzini dietro un albero per paura di essere vista dalle anziane. Adesso non mi interessa più di nessuno, mi sento libera ma allo stesso tempo vulnerabile, mi sento persa... di lui.
Nel depositare con dolcezza la domanda da centomila dollari nello spazio fra di noi, mi tolgo lentamente gli occhiali svelando la cara vecchia ma sempre temibile arma non tanto segreta dei miei occhi, occhi che danno un senso compiuto alla mia faccia da schiaffi e che non mancano di aprire una breccia nell'anima della bella paracula che ho di fronte. Sembra più rilassata ora, più morbida e arrendevole, gli occhi si fanno lievemente umidi. In realtà Missis Tosta dissimula divinamente il tumulto che le esplode nel cuoricino come mille bombe al fosforo mentre un brivido come di corrente elettrica le parte a razzo dal cervelletto per divamparle come una cometa madreperlacea nella Sacra Vongola. I miei occhi come scanner 3D la scandagliano, già pregustano i capezzoli duri come viti autofilettanti mentre sulla lingua comincio a percepire un sentore di donna, la droga più potente che io abbia mai conosciuto. Mentre questi pensieri mi percorrono in lungo e in largo le circonvoluzioni cerebrali, la ragazza di nome Elisa mi racconta in sintesi la storia della sua famiglia, del padre parmigiano e vattelappesca sorseggiando il mio the troppo troppo dolce come fosse il suo. Apprezzo questo gesto così le prendo il bicchiere di mano, lo porto alla bocca, bevo un pò di quella broda guardandola e poi le rendo il bicchiere. La complicità è scattata, così passo al livello due che consiste nel famoso sguardo con affondo. La guardo intensamente cogliendo la sua arrendevolezza, la voglia di trasgressione e di fuga che le monta dentro come uno tsunami emotivo. Ipotizzo che forse potrebbe già essere partito il programma inumidimento-vagina così le propongo, sedutastante, di toglierci dai coglioni di quel posto che puzza di lisoformio, sangiovese rancido e greve mentalità paesana per fare un giro in auto, esplorare i colli, trovare coni d'ombra, pozzi di luce, magari un torrentello, giusto per rifarci la bocca impastata di quel pessimo thè. Lo so è un azzardo, ma io sono un giocatore. Vincere o perdere, chisseneimpippa.
Alla proposta sfrontata che già sa di corpi che rotolano nell'erba, mi sento avvampare le guance di un rosso acceso. Vorrei dire subito si, andiamo e fammi tua, ma qualcosa mi trattiene. No, è troppo facile, solo perchè ha uno sguardo penetrante non può avermi così facilmente, penso mentre cerco una risposta alla sua improvvisa domanda. Rifiutare non se ne parla nemmeno, dove posso trovare un così bell'uomo maturo che mi possa far divertire senza coinvolgimenti sentimentali? "Dove pensi di trovare fiumi e ruscelli in questa estate torrida e silenziosa?" dico infine "Senza contare che i tuoi lussureggianti prati verdi in questa stagione sono colore giallo secco... ma se tu vuoi andare, ti indico la strada e me ne ritorno a casa al fresco. Sai, i miei genitori ritornano tra due giorni, devo pur andare a fare qualche pulizia" concludo con il cuore forte. Se non è un idiota, dovrebbe aver capito il mio interesse e il mio velato invito. In effetti avevo casa libera e il mio letto piangeva ormai solitario da molto.
Alla mia proposta - forse un pò idiota - dato che qui tutto arde e brucia sotto il sole estivo e i torrentelli arcadici grondano fanghiglia secca, la fanciulla - che mostra di saperla lunga - lancia un messaggio che per fortuna interpreto correttamente: la casa è libera, i suoi sono fuori: si può stare tranquilli in un letto comodo invece di lasciarsi punzecchiare le chiappe da zecche e sterpi. Così, con naturalezza, le dico "Ti accompagno a casa, magari mi offri un pò d'acqua fresca per togliermi questo saporaccio di bustine". Dai muoviamoci… Pagato rapidamente il conto ci avviamo verso l'auto che gode ancora di un pò d'ombra, le apro la portiera lato passeggero e salgo. "Non ti ho ancora detto il mio nome" le dico mentre infilo la chiave nell'accensione ed avvio il motore. Ci guardiamo. Mi chiamo Andrea, il resto non ha grande importanza aggiungo, ma se vuoi sapere di più basta chiedere. Così finalmente mi avvio verso l'uscita della piazza per poi imboccare una provinciale secondo le indicazioni di Elisa che ora mi fa da navigatore. Mi godo la guida su questa strada fiancheggiata da alberi, rilassato. L'atmosfera mi sembra bella, la luce filtra tra gli alberi ed illumina le gambe della ragazza seduta accanto a me, con la delicata peluria bionda che appena si nota, la pelle dorata e liscia. "E' lontano?" le chiedo sorridendo. "Ancora un paio di curve poi ci siamo" mi risponde finalmente allegra. Rallento, poi finalmente ecco una bella casa colonica isolata: è circondata da alti alberi ed arbusti, un piccolo vialetto sterrato porta al cancello in ferro battuto. "Ecco, fermati qui..." Freno dolcemente, mi arresto, poi scendiamo. Lascio che mi faccia strada dal cancello alla facciata della casa che, con le sue imposte ed i folti rampicanti, mi parla di semplice eleganza, di attenzione, di dettagli curati senza eccessi. "Stai in una bella casa" le dico, avvertendo una tensione che ancora si riaffaccia. E' tosta, è giovane e si fida di me, penso con un moto di dolcezza nei suoi riguardi.. Qualsiasi cosa accada, sarà bello. Con questi pensieri ancora nella mente la seguo nell'ampio ingresso da cui si intravede un bel soggiorno ed una scala che porta ai piani di sopra.
Sto per fare il primo scalino quando sento un urlo e voltandomi vedo il mio ospite in piedi sopra una sedia, mentre Jeko, il mio cane pastore, ringhia contro di lui. La scena è così buffa che mi metto a ridere come una deficiente, sedendomi sui gradini di marmo bianco. Quando finalmente mi ricompongo, richiamo il mio amato cagnone facendolo andare fuori in giardino e mi giro verso il mio ospite. Andrea è imbarazzato, sa che ha reagito di impulso ed un lieve rossore gli copre le guance, finalmente la sua tracotanza è caduta e lui ha rivelato un animo quasi umano, lasciando alle spalle il divo stile "voglio, posso e comando". Lo accompagno di sopra al bagno perchè si dia una rinfrescata e gli procuro una maglia di mio padre, nera e un pò aderente, mentre gli stendo la camica sudata al sole. Mentre l'acqua scorre, scendo in cucina e gli preparo qualcosa di fresco da bere, ben lontano dalla brodaglia che ha sorseggiato al bar, e qualche stuzzichino, tanto per dare un servizio completo... in fin dei conti sono un ottima padrona di casa. Attendo il mio ospite nella veranda vicino al salottino, nel divanetto di vimini, mentre una leggera brezza fa muovere le tendine e rinfresca l'aria. Ma sento che la situazione si arroventa sempre di più. Pulp fiction mi fa un baffo, penso, mentre sento i suoi passi rapidi che arrivano verso di me. Mi volto. I suoi capelli hanno perso quella compattezza data dal gel di supermarca, quello della pubblicita in cui superfighi fanno di tutto e di più e i capelli non si sformano. A lui basta una doccia per ridargli la forma originale... la maglietta fa risaltare i muscoli delle braccia, simbolo forse di ore passate in palestra a sudare e rinforzare la muscolatura. I jeans leggermente abbassati rivelano un paio di slip o boxer D&G neri... e' davvero un bell'uomo, concludo, mentre lo faccio accomodare vicino a me, ancora ridendo tra me e me per la scena all'ingresso.
Non so perché, ma i cani sono per me come i serpenti per Indiana Jones, un'idiosincrasia assoluta anche per i teneri e paffuti cuccioli, figuriamoci per un bestione come quello. Così ho fatto la figura del pirla, abbarbicato alla sedia che miracolosamente sono riuscito ad afferrare prima di essere insalivato dalla lingua chilometrica di quella bestia troppo affettuosa. Lei ride come una matta, a piena gola, una bella risata gioiosa che sa di gioventù e bellezza. Così smetto i panni del duro e mi lascio andare anch'io. Rido con lei. Scendo dal mio rifugio - il gigantesco pastore si è placidamente accomodato in giardino - mi avvicino ad Elisa e le do un primo piccolo bacio sul collo, vicino all'orecchio. Mi accompagna al bagno al piano di sopra dove posso rinfrescarmi un poco e indosso una delle shirt del padre che lei gentilmente mi mette a disposizione dopo aver steso la mia camicia bianca al sole. Quando ho finito scendo di sotto dove Elisa mi attende in veranda, seduta su di un divanetto di vimini. L'aria è finalmente fresca. Sento di piacerle, anche perché è caduto il velo di spocchia che un pò ci divideva. Da perfetta ospite ha preparato bevande fresche e stuzzichini. Si alza per servirmi da bere, per un attimo mi volge le spalle. Io mi alzo a mia volta e con gentilezza, ma anche con decisione, le cingo la vita con le braccia. Lei si lascia andare, appoggia la schiena al mio petto, lascia che io aspiri il profumo dei suoi capelli, poi alza le braccia cingendomi il capo con le mani per affondare con le dita nei miei capelli folti. E' un momento di perfezione assoluta. Le faccio cenno di voltarsi. E' sufficiente un piccolo tocco con le dita e lei capisce al volo. Ancora l'abbraccio, ancora il suo corpo aderisce al mio. Finalmente le nostre bocche si cercano e la tensione accumulata si scioglie in un lungo bacio mentre le mie mani cominciano a viaggiare sulla sua schiena e trovano la pelle sotto la camicetta. Questo primo contatto è un brivido che ci attraversa entrambi. Ancora lunghi baci. Lingue. Bevo la sua saliva dolce. Le bacio il collo poi torno alla bocca. Il primo contatto quasi tenero viene scalzato da un lampo di passionalità. Elisa è carnale, intuisco una femmina forte, risoluta e dolce al tempo stesso. Non amo i preliminari estenuanti ed il desiderio di entrambi cresce imperioso. I corpi implorano di essere soddisfatti... Con un gesto elegante Elisa mi tende la mano e mi invita a salire nella sua camera, che si rivela grande e luminosa con un grande letto al centro. Impossibile non notare, per un cultore dei dettagli quale sono io, la freschezza delle lenzuola bianche appena stirate e disposte con cura. Sorridendo fra me e me penso che fra poco quel nitore sarà scompigliato e impregnato dell'odore dei nostri corpi. Ci sediamo. Ancora sguardi. Ma io voglio vederla nuda, subito, non posso aspettare. La bacio ancora poi ci alziamo ed inizio a sbottonarle la camicetta sorridendole. In breve i suoi seni nudi si rivelano in tutta la loro bellezza. Alti e sodi, i capezzoli duri che inizio ad accarezzare con le dita. Poi le mani si riempiono mentre un sospiro di piacere esce dalle sue labbra dischiuse. Ma voglio continuare a svestirla: ora la gonna, un attimo ed è ai suoi piedi. Solo le mutandine che sfioro immediatamente coprono la sua nudità. Sono già bagnate come intuivo. Le sfilo, prima una gamba poi l'altra ed ecco che volano attraverso la stanza lasciando una prima scia del suo pungente odore. Finalmente nuda, nessun imbarazzo, solo il suo corpo illuminato da sciabolate di luce, il pube biondo pronto a schiudersi. Ora tocca a me: rapidamente mi tolgo la shirt nera. Lei vorrebbe baciarmi, ma io la respingo con dolcezza, poi mi sfilo i jeans che compiono un'altra traiettoria insieme ai mocassini. Ora solo i boxer neri, già gonfi della mia erezione. Ora sì, ora sì che puoi Elisa, l'ultimo diaframma lo lascio a te. Con impareggiabile grazia si inginocchia davanti a me, mi cinge i fianchi, poi le mani volano ad accarezzarmi ora la schiena ora il petto mentre mi regala piccoli baci e piccoli delicati morsi attraverso il tessuto dei boxer. Le accarezzo i capelli. La mia erezione cresce ancora quando Elisa, cogliendo l'attimo, mi sfila i boxer, che si afflosciano ai miei piedi. Godo della mia nudità, della mia virilità che lei guarda con evidente piacere e che poi impugna a due mani prendendone possesso senza alcun timore. Mi accarezza l'asta facendo scivolare la pelle verso il basso e contemporaneamente mi massaggia i testicoli. Un senso di calore e di piacere mi invade. Tutto avviene con calma e naturalezza, come se ci conoscessimo da lungo tempo. Comincio a sentire mia questa giovane donna che mi ha accolto in casa sua.
Quando, finalmente libera dai vestiti mi inginocchio davanti a lui, inizio a studiare bene il suo corpo. I pettorali ampi ricoperti di peluria e in mezzo alle gambe un'erezione che farebbe piacere a qualsiasi giovane donna sana di questo pianeta. Inizio ad accarezzarlo piano piano a due mani, mentre la pelle scivola delicatamente verso il basso, rivelando una cappella gonfia e lucida già bagnata dall'eccitazione. Appoggio le labbra dolcemente e con la lingua inizio a segnare i contorni di quel magnifico uccello, poi le mie labbra si schiudono per farlo sparire in bocca dolcemente, mentre con la mano non smetto di accarezzarlo e trastullarlo. Ansimi di desiderio e di piacere escono dalla sua bocca. Mi impegno al massimo, lo lecco, lo succhio, lo accarezzo per poi ritornare a succhiarlo aumentando la velocità, stringendolo fra le labbra e facendo veloci guizzi con la lingua sulla cappella, assorbendo ogni suo gemito ogni suo respiro profondo, e il suo piacere. Mi alzo in piedi e lo faccio stendere sul letto, o meglio ancora lo spingo e lui si ritrova steso tra candide lenzuola bianche che già profumano di noi. Inizio con piccoli baci sui piedi, per poi andare sempre più su e notare la sua erezione ancora più grossa; la sua eccitazione è palpabile e ormai si mescola alla mia.
Elisa si rivela una magnifica fellatrice. Mentre godo della sua bocca e della sua lingua guizzante, non posso non pensare al potere immenso di una donna con un cazzo in bocca. Sono pensieri a lampi di luce e di calore perchè il piacere che mi dona è intensissimo e io ho sempre amato questo tipo di rapporto. La bocca è per me un organo sessuale divino: mangiare, bere, aspirare, succhiare ed essere mangiato, bevuto, aspirato, succhiato. Piccole spinte del bacino e le scopo la stupenda bocca mentre lei muove la testa cambiando continuamente posizione per darmi emozioni sempre diverse. Lascia cadere gocce di saliva che poi rilecca e riprende rivelando un amore e un trasporto autentici, quasi commoventi. Poi all'improvviso smette, lasciandomi orfano della sua bocca accogliente, e mi fa stendere sul letto fresco di bucato. Io mi sdraio completamente rilassato, le gambe aperte, l'erezione in vista. Si accoccola ai miei piedi ed inizia a baciarli, piccole leccatine fra le dita, carezze e massaggi. Poi gattonando si avvicina mi bacia le gambe, le accarezza. E' una geisha consumata. Poi afferra nuovamente l'uccello, ha capito che ci può giocare a suo piacimento. Lo sfiora con i capezzoli, lo accarezza. I suoi movimenti non sono bruschi, sa come fare. Ancora saliva piove sulla cappella lucida, ancora la lingua arcuata, irrigidita, disegna una sorta di calligrafia del piacere sulla mia pelle tesa. Poi ancora lo inghiotte fino alla radice, facendomi sentire il calore del suo alito, i piccoli delicati morsi. Ogni tanto le afferro i capelli, non per costringerla ma per sentire meglio i suoi movimenti anche nella fase ascendente. Ora si stacca dall'uccello e, risalendo, mi bacia e lecca il basso ventre, poi l'addome soffermandosi sull'ombelico, poi il petto, l'attaccatura delle braccia. Sento il suo profumo espandersi. Così, mentre continua a baciarmi e leccarmi la pelle del torace, infilo un mano sotto di lei per cercarle la fica, che trovo fradicia, aperta, disponibile, morbida come seta liquida, calda. Le mie dita godono di questo contatto esplorativo, lei muove i fianchi per accogliermi meglio e mugola mentre mi bacia con maggiore passione. Con le dita bagnate dei suoi succhi raggiungo l'ano, lo massaggio dolcemente, ne misuro la consistenza ed elasticità, lo forzo entrandovi con il dito medio che riceve come una scossa elettrica, un improvviso cambio di marcia. Elisa scuote i capelli, li sbatte come una dolcissima frusta sul mio petto, mugola di piacere e di desiderio. Ci baciamo mescolando le nostre lingue e salive. E' un bacio molto appassionato dove ognuno vorrebbe dare il massimo di sè all'altro. Le nostre mani si incontrano poi le sue afferrano saldamente l'uccello eretto. Elisa si erge in tutta la sua bellezza a cavallo del mio bacino, il cazzo nelle sue mani come un serpente magico che sente di spingersi istintivamente verso l'alto. Con i capelli sul viso, le spalle scosse, il ventre palpitante, Elisa si abbassa ad accogliere il mio uccello dentro di lei. Lo fa piano, con una certa solennità, vuole evidentemente godere di ogni millimetro della penetrazione. Poi, finalmente, si impala con grande determinazione. E' una scossa violentissima per entrambi, una frustata di piacere, milioni di piccolissimi aghi cristalli e microscopici soli esplodono dentro di noi. Si ferma, gode della mia presenza dentro di sè, mi ascolta. Poi finalmente inizia la danza...
Al primo impatto con il suo cazzo, che entra lentamente in me, chiudo gli occhi e sospiro mentre mi impalo lentamente. Finalmente, quando è tutto dentro, comincio a muovermi prima piano, per sentirlo meglio in me e poi velocemente, mentre fisso negli occhi Andrea. Le nostre lingue si sfiorano mentre il mio bacino si muove velocemente, e le mani si incrociano, si lasciano e si incontrano di nuovo. La sua lingua passa da un capezzolo all'altro, e le sue dita sfiorano il mio seno e i miei fianchi per darmi un ritmo maggiore e profondo. Mi stacco, stanca di essere io a condurre il gioco, e mi stendo di fianco a lui che con sorpresa osserva ogni mio movimento. Il suo uccello prima al caldo sembra tremare a causa dell'inaspettato cambio di temperatura, mentre io mi sistemo i capelli ancora scompigliati. Andrea con una mano cerca di prendermi per la testa e guidarmi verso il suo uccello duro, ma il mio collo diventa marmoreo e i nostri sguardi si incrociano, i suoi vogliosi, i miei freddi "Se hai intenzione di godere solo tu" affermi "dimmi che ti lascio solo e ti fai una sega" concludo mentre la sua mano prima salda diventa morbida e maneggevole.
Per un attimo che sembra prolungarsi oltre il dovuto non capisco il motivo di questa improvvisa ribellione della mia amante, poi con una improvvisa illuminazione mi stendo su di lei ed inizio a baciarla. Voglio farle sentire che, anche se per poco, è la mia donna, un qualcosa di assoluto e vitale in questo deserto. Si rilassa, mi accarezza il viso mentre le stringo i seni con le mani, le dita a stringere i capezzoli duri, la bocca che scende a succhiarli. Si lascia andare Elisa mentre le lecco il ventre, mentre le sollevo le gambe e me le sistemo sopra le spalle in modo di avere completo accesso alla sua fica. Con le mani le puntello le natiche e inizio a leccarla con grande vigore, gustando tutte le sfumature del suo sapore, con la lingua che sprofonda nelle sue pieghe per poi impadronirsi del clitoride eccitato mentre il pollice destro si fa largo nel suo ano finalmente cedevole e umido. Ora voglio prenderla, farle sentire il mio vigore, la pienezza del mio uccello duro. La penetro lentamente mentre la sua fica mi aspira e si arrende cedendo passo dopo passo. La guardo nella profondità dei suoi occhi azzurri poi inizio a scivolare dentro e fuori, con piccole infinitesimali soste per godere di attimi di intenso e assoluto piacere. Il ventre di Elisa mi viene incontro, ogni colpo, ogni affondo si propaga come un'onda. Mentre la scopo non riesco a stare lontano dalla sua bocca, che continuo a baciare e dove infilo le mie dita che sanno di lei e di me. Ha come degli scatti rabbiosi cui rispondo con colpi più profondi. Ora la faccio inginocchiare sul letto, la schiena inarcata, il bellissimo culo offerto alla mia vista. Le accarezzo la schiena come fosse una bella giumenta, lei scrolla la testa, i lunghi capelli biondi, scuote le spalle, muove il bacino. Mi inginocchio dietro di lei, le mie mani cercano le natiche che vengono divaricate mettendo in evidenza il suo sesso bagnato che inizio a leccare ancora. Qualche schiaffetto sulle natiche, poi sono sopra di lei con il busto eretto, l'uccello duro che cerca la fica da penetrare da dietro. E' la mia posizione preferita. Ecco, affondo in lei, un lungo dolcissimo lamento le esce dalle labbra, ancora carezze alla schiena che si muove ritmicamente...
Finalmente Andrea capisce che non c'è solo il suo corpo che va soddisfatto, che va riempito di baci ed esplorato, ma anche il mio. Al mio ritiro diventa un altro uomo gentile e premuroso che mi accarezza, mi bacia, esplora il mio sesso per dargli sempre più piacere e che lentamente mi gira per poi infilarmi con dolcezza quel suo uccello duro. Forse non lo sa, ma essere presa da dietro mentre una mano mi accarezza la schiena, è la cosa che preferisco di più. Inarco la colonna vertebrale per sentirlo sempre più dentro, muovo ritmicamente il bacino velocemente, poi rallento il ritmo e ricomincio. Sospiri e gemiti mi escono dalle labbra mentre Andrea mi prende per i fianchi e comincia a dare delle forti spinte... Il mio primo orgasmo è vicino, sento la temperatura che si alza ed un piacere enorme si diffonde dalla mia fica a tutto il corpo, gemo fortissimo, grido "ancora e non fermarti" mentre il mio amante continua le sue veloci spinte, senza darmi un attimo di tregua, anzi aumentando il ritmo, affondando sempre più la sua cappella dentro di me. Inarco la schiena e mi ergo, le nostre labbra si incrociano e ci baciamo con passione, mentre una mano mi stimola il capezzolo destro, facendomi sussultare di piacere.
Continuo ad accarezzare quella bella schiena inarcata, procedo dalla nuca alle spalle poi scendo verso le reni, lungo la colonna vertebrale, per poi risalire ancora. La mia mano percepisce tutte le vibrazioni di quel corpo urlante di desiderio, ogni minima variazione di temperatura. Il ritmo diventa sempre più vigoroso, affondo in lei senza ritegno alcuno, il mio uccello è un'unica terminazione nervosa che raccoglie ondate di calore. Ora la trattengo saldamente per i fianchi mentre spingo il capo all'indietro e spalanco la bocca in un gemito fortissimo di piacere. Come colpita da una frustata Elisa rincula e agita il bacino per godere di più, per non perdersi ogni minimo dettaglio del cazzo che la fruga e batte. Mi chino verso di lei e faccio scivolare dalla mia bocca una grande goccia di saliva che centra con mirabile perfezione il buco del culo, poi le appoggio tutta la mano destra aperta sul fondoschiena, il pollice la penetra nel buco umettato dalla saliva, la scava, si muove dentro di lei in sincrono con il cazzo che la scopa. Elisa ha una risposta selvaggia, che aspettavo e di cui godo. Il suo corpo si agita sempre più e, come imbizzarrito, raggiunge un orgasmo. Si alza verso di me, ancora una torsione del busto, mi cerca la bocca, la lingua. Ancora i suoi capezzoli da tormentare. Poi giù di nuovo, capelli scomposti, gocce di sudore, odore di sesso. Mi riposo un attimo senza uscire da lei, le accarezzo il culo, un piccolo schiaffetto alle natiche e ripartiamo in un ultimo assalto.
Sto ancora gemendo per il forte orgasmo provato quando sento il suo cazzo riempirmi ancora e ancora, non accennando a smettere. Le sue mani salde sui fianchi mi muovono verso di lui, senza darmi tregua, facendomi ansimare e ansimare. Le mie dita intanto si muovono veloci alla ricerca del clitorde ormai gonfissimo e pronto all'esplosione. Bastano poche passate decise che il mio urlo squarcia il pomeriggio d'estate. Gemo e lacrime di piacere sgorgano dai miei occhi chiusi dalle intense vibrazioni che sto provando. Andrea si ferma, il suo cazzo si gode tutte le mie contrazioni uterine, che lo stringono e lo spingono verso l'interno. Si stacca lentamente e si stende in attesa. Con rapido gesto afferro tra le labbra la cappella ed inizio a succhiarla. Il suo sapore di cazzo si unisce alla mia saliva e ai mei umori orgasmici in un mix delizioso. Lecco bene bene la punta mentre le mani fanno scorrere la pelle dell'asta verso il basso. I coglioni sono duri e tesi, pronti all'esplosione. Un gemito, due... e il primo getto di sborra calda mi attraversa la faccia, coprendomi il naso di calda crema bianca. Il resto non me lo faccio scappare, inizio ad ingoiare e succhiare, golosa di quel gelato che esce copioso dal suo cazzo. Non spreco una goccia, lecco e succhio fino a quando non resta più niente. Ma, invece di lasciarlo, continuo a giocarci con la lingua, per poi adagiarlo lentamente sul bacino di andrea e voltarmi a guardarlo soddisfatta.
L'orgasmo più intenso di Elisa arriva con un urlo che dilania l'aria estiva. Geme e piange di piacere. Mi calmo un attimo anch'io per bere questo momento fino all'ultima goccia. Le sue contrazioni mi stringono e rilasciano come una mano interna. Poi mi sfilo da lei con delicatezza e mi stendo ansimante, il cazzo ancora duro e teso, irrorato dai suoi umori, completamente zuppo. Con un movimento rapido lei si inginocchia e mi ingoia regalandomi un pompino che questa volta intende andare al sodo, senza compromessi di sorta. Nel succhiarmi e leccarmi mi masturba vigorosamente, vuole farmi venire nella sua bocca. Tutto il mio essere è teso verso questo orgasmo finale, questo mischiamento di umori e di sapori. Ecco che dal cervello mi parte improvvisa come una marea montante la scarica orgasmica. Dai coglioni sale il fiotto di sborra calda che la investe nel viso, gocce sul suo naso, filamenti ai lati della bocca. Il resto lo ingoia con gioia fino all'ultima particella. Inutile dire che questi sono momenti di particolare piacere per me. Quando sono completamente scarico, Elisa alza il viso e mi guarda con quell'aria soddisfatta e voluttuosa. Le faccio cenno di avvicinarsi al mio viso. Prendo il suo fra le mie mani, lo bacio incontrando ancora tracce di me. Poi la bacio e gioco con la sua lingua che ormai ha un sapore indefinibile. Infine si stende su di me. Rimaniamo così, tranquilli, soddisfatti, per molti minuti.
Stare tra le sue braccia mi dà un senso di protezione unica. Siamo ancora spossati dal nostro stesso e altrui piacere che chiudo gli occhi e mi raggomitolo ancora più su di lui che mi accarezza la testa in un gesto così intimo che forse neanche lui se lo aspettava. Mi copre con un lenzuolo, il venticello della sera filtra dalla finestra e si reca in bagno a farsi una doccia, ormai conosce bene la strada. Dopo qualche minuto lo seguo e mi butto in doccia con lui, mi lava la schiena e mi bacia con tenerezza, ci asciughiamo a vicenda e siamo di nuovo sul mio lettone. Il sole sta tramontando e la stanza si tinge di caldi colori rossi arancioni e gialli. Sembra un'atmosfera irreale. Ma sappiamo tutti e due che presto finirà, lui per tornare ai suoi impegni e io per tornare alla mai solita vita. Comincia a vestirsi, io seguo ogni movimento del suo corpo, prima i calzini, gli slip che celano così tanto ben di Dio e poi tutto il resto. Lo riaccompagno in piazza, perchè avevo lasciato là la bicicletta. In viaggio siamo silenziosi, io guardo fuori dal finestrino, Andrea scruta la strada ormai buia. Arrivati a destinazione mi saluta timidamente, conscio delle persone che stanno vedendo lo straniero con una ragazza di paese, forse di 20 anni più giovane. All'improvviso, preso dalla passione, mi prende per i fianchi e mi bacia appassionatamente. Rispondo al suo impeto e restiamo lì diversi secondi, uniti. Sale in macchina, mi guarda e mi dà il suo numero di cellulare. "Nel caso tu voglia sentirmi ogni tanto" mi dice "sai che è quasi impossibile che ci rivedremo". "La vita è lunga e fa molti giri" rispondo io sorridendo "Sappi che sei un amante fantastico, ma forse non c'era bisogno che te lo ricordassi. Comunque sai che io ho altri due giorni liberi a disposizione e che la mia cucina non è male!" concludo. Lui si avvia con la macchina, non senza un ultimo bacio finale e io prendo la mia bicicletta e mi dirigo verso casa. Ormai sono le otto di sera.
Ore 22:00 Drinnnnn... Assonnata mi dirigo verso il citofono "Sì?" "Elisa, sono Andrea....." Sorridendo, con gli occhi luminosi apro la porta! Tutti prima o poi ritornano.
(Dedicato ad un amico e complice. Grazie!)
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