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Una sera al mare
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Titolo: Una sera al mare
Autore: English Gentleman
Contatto:
Racconto n° 3668
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L'afa di quella serata di tardo agosto lascia lentamente spazio ad una più fresca brezza che spira dal mare.
Ci prepariamo per andare a letto: mi spoglio della stanchezza della giornata rivestendomi di un leggero strato di fresco desiderio.
La guardo: una silhouette resa argentea dalla luce della luna che, tramontando sul mare dinanzi a noi, le si riflette sulla pelle candida; morbidi ed ondulati capelli castani le ricadono sulle spalle seminude, mentre sfila delicatamente lo slip per indossare un pagliaccetto azzurro di seta semitrasparente.
Posso sentire i suoi capezzoli inturgidirsi al contatto con la seta frusciante anche senza toccarli.
Li vedo, ad occhi socchiusi, orgogliosamente eretti, spingere il tessuto lontano dall'areola, dal seno, e da quel ventre leggermente paffuto che la rende così sensualmente desiderabile.
Mi libero della camicia, incespicando sull'ultimo bottone a causa della distrazione offerta dall'improvviso suo piegamento: dedita a raccogliere da terra le mutandine, mi spalanca davanti alla vista quella meravigliosa rotondità a forma di viola capovolta di cui sono accordatore e concertista unico (ma sarà poi vero? mi chiedo, con una punta di auto-ironia).
Senza che lei se ne accorga, mi sfilo i boxer e scivolo sotto il lenzuolo; un certo rigonfiamento tradisce le mie reali intenzioni, ma non me ne curo più di tanto: so che la "mise" che lei ha indossato questa sera non è esattamente dedicata al sonno.
Quando si corica, augurandomi la buonanotte con un sorrisetto malizioso che, oltre ad illuminarle le labbra carnose, lascia intuire ben poca voglia di dormire, l'attiro a me con un bacio: profuma ancora della fragranza floreale che le ho regalato per il suo compleanno, e che costituisce il tocco finale di ogni sua toeletta mattutina. "Una donna senza una goccia di profumo è come un vino senz'alcool: non inebria", mi aveva detto molto tempo fa.
Le accarezzo i capelli, mordicchiandole un lobo dell'orecchio e sussurrandole contemporaneamente "girati".
Lei si sdraia supina, affondando le mani sotto il cuscino su cui aveva appoggiato una guancia; divarica leggermente le gambe, pregustando quello che l'attende.
Le bacio il collo, tracciando con la lingua il contorno delle spalle, lasciando che un rivolo di saliva le scivoli tra le scapole, a causarle un involontario brivido di piacere misto a frescura.
Con le labbra le massaggio la base del collo, ben sapendo che questo la fa sciogliere come burro, alitandole un caldo sospiro sulle scapole.
Lei si adagia in quella posizione supina, lasciandosi cullare dalle mie attenzioni: l'eccitazione, dapprima cerebrale, comincia a scivolarle al di sotto della linea della vita, concentrandosi come un piccolo fuoco nel mezzo delle snelle gambe.
E’ una sensazione strana: fresca e riposante nelle spalle che accarezzo con guance ben rasate, calda ai limiti del torrido tra le cosce ed i glutei, come se qualcuno avesse acceso un cerino proprio lì, e le stesse scaldando il ventre.
Faccio scivolare una mano sotto di lei, accogliendovi a coppa il monte di venere quasi completamente depilato, mentre con la lingua seguo la curva della sua schiena fino a quelle due deliziose fossette appena sopra il bacino, che la rendevano così facilmente identificabile in costume anche di spalle.
Indugio lì per un po’ con le labbra, mentre con la mano le accarezzo le due pieghe più prominenti, cercando di schiuderle delicatamente, poi porto il dito medio alla bocca, lo bagno abbondantemente di saliva, e inizio a strofinarlo nel solco tra le grandi labbra, seguendo lateralmente il profilo del clitoride.
Lei si puntella sulle ginocchia, inarcando il bacino verso l'alto in una muta richiesta di maggiori attenzioni ed annaspa in cerca d'aria, quando la mia lingua impertinente la penetra oltre le piccole labbra, dentro, in quel morbido ed oscuro antro.
Decido che non è ancora abbastanza, e con la mano libera percorro il solco dei suoi glutei sino a quel morbido bocciolo scuro, ora anche lui umido di umori e così desideroso di attenzioni: ne sondo la consistenza, sentendolo dapprima contrarsi attorno al mio polpastrello, e poi via via schiudersi alle carezze concentriche, fino a penetrare al suo interno per metà.
Ora posso davvero immaginare di essere un musicista: ogni singola carezza o pressione in una determinata zona genera in lei un piacere diverso, unico nel suo genere, accompagnato da melodici gemiti musicali. Una carezza al collo del clitoride la fa affondare nel cuscino, strappandole un "oh" sincopato dalla sorpresa, mentre un rapido passaggio della lingua contro la parete spugnosa della vagina le fa emettere un "aaahhh" prolungato ed acuto, che contrasta decisamente con l'"oooohhhh" grave che segue un affondo del dito nell'ano.
Il sovraccarico di eccitazione, dovuto alla contemporanea stimolazione di tutte quelle zone altamente sensibili non tarda a manifestarsi: le sue mani si stringono spasmodicamente sul cuscino, il viso vi affonda con decisione, e proprio mentre mi spalanca tutti i suoi tesori, quasi ad implorarmi di andare più in profondità, una repentina pressione del dito sul clitoride, frutto di una mia improvvisa scivolata, scatena la tempesta di luci, suoni e colori che fanno da cornice al suo orgasmo.
Cerco di girarla per assumere una posizione più propizia all’amplesso, poiché ora desidero anch’io una parte di quel godimento che le ho appena procurato, ma con un gesto delicato ed allo stesso tempo deciso della mano lei mi spinge a sedere e, sempre senza voltarsi, usa i suoi piedi per incunearsi tra le mie gambe, ora divaricate ad accoglierla tutta.
Mentre mi appresto a massaggiarle la vagina, preludio alla nostra unione, lei mi sorprende accogliendo il membro tra le piante dei piedi, con le quali prende a mimare le carezze che solitamente mi rivolge con le mani.
Questa improvvisa sensazione, unita alla novità della situazione, mi fa l’effetto di una scossa elettrica che mi lascia senza fiato: mi adagio all'indietro, appoggiandomi sui gomiti, e mi abbandono a queste insolite carezze.
Mi eccita con le piante dei piedi, circondando il membro e trasportandolo su e giù; talora abbandona quel movimento per strofinare la punta di un piede sotto i miei gioielli, mentre con l'alluce dell'altro mi accarezza la testa del glande.
Mi rialzo a sedere, la prendo per le caviglie e le guido le morbide piante dei piedi attorno all'asta, cominciando a spingere con ardore dentro quell'improvvisato nido d'amore.
Il piacere è troppo intenso, e giunge troppo presto: prima che entrambi ce ne rendiamo conto, le riverso sui piedi, solleticandole e scaldandole le dita, un caldo rivolo lattiginoso che scivola fino ad adornarle le caviglie.
Ridendo cerca di allontanarsi, ma io la imploro - "non andartene, non ho ancora finito, non voglio che finisca così, ora", e cerco di rialzarla in posizione carponi, per prenderla da dietro, ma lei, sempre volgendomi le spalle, accovacciata sulle ginocchia, si riporta con i piedi sotto il membro, avvicinandovi il bacino.
Spinge una mano indietro, in mezzo alle cosce, fino a trovare il mio sesso, ancora turgido ed eretto, e lo prende in mano, per guidarlo verso l'ingresso del suo santuario, usando il mio stesso sperma come lubrificante.
Sembra stupita di sentirlo ancora così vigoroso subito dopo un orgasmo, ma la mia eccitazione è tale che in un attimo scivolo dentro per metà: lo strofinio di quella discontinuità, quella fossetta tra il glande ed il resto del membro, contro le piccole labbra le strappa un sospiro, quasi un gorgheggio, di piacere.
Spinge più a fondo il bacino, accogliendo il mio scettro per intero dentro di lei e poi, sentendo le grandi labbra sfiorarne la base, inizia un movimento altalenante, senza mai scivolare su o giù neppure di un millimetro, ma semplicemente dondolando il bacino in avanti ed indietro, stimolando le pareti interne della vagina come sono solito fare io con due dita durante i preliminari.
Non contenta di ciò, prende a stimolarmi con le punte dei piedi quel morbido triangolo di pelle sotto i testicoli.
Può sentirmi muovere dentro di lei; avverte le contrazioni involontarie del glande, indice del grande piacere che sto provando, e decide che è giunto il momento di sensazioni più intense, più rudi, più animalesche.
Si lancia al galoppo sfrenato in questa posizione, spingendo sulle braccia e sulle gambe per issarsi, e ricadendo poi a peso morto. Cerco di accentuare il suo piacere opponendomi violentemente con tutto il pube alla discesa, come una scogliera cerca di arginare le ondate della marea.
Posso vedere la sua schiena imperlarsi di piccole lucide goccioline, saltuariamente spazzate dal movimento armonico dei suoi capelli; avverto il suo respiro farsi affannoso, mentre i miei muscoli addominali si contraggono progressivamente per lo sforzo e l'eccitazione.
Quando la tensione dei miei addominali raggiunge il massimo, disegnandovi profonde linee orizzontali, decido di non cercare più di controllarmi, di oppormi alla marea, e assecondo i suoi movimenti.
D’improvviso reclina il capo all'indietro, spingendo più a fondo che può il bacino contro il mio membro, emettendo un gemito prolungato, una specie di vocalizzo che percorre, prima a salire e poi a scendere, un'intera ottava della scala musicale.
Lunghi brividi di piacere le solcano la schiena inarcata, mentre le contrazioni spasmodiche del suo basso ventre la fanno tremare, sino alle ginocchia, e per un breve istante la pallida luce della luna, che filtra dalla finestra lasciata aperta, diviene ai suoi occhi accecante come quella del sole.
All'ultima spinta, vedendola in preda all'orgasmo, mi lascio andare: i muscoli, tesi allo spasmo, hanno un'ultima contrazione, e la sensazione quasi dolorosa che avvertivo alla base del membro svanisce in un copioso e liberatorio fiotto di linfa vitale, molto più intenso di quello con cui poco prima le avevo adornato i piedi.
Ci accasciamo entrambi, lei bocconi sulle ginocchia, io disteso all'indietro, entrambi esausti e madidi di sudore.
Quando le forze ci rinvengono, quel tanto che basta a vincere la pigrizia che segue un profondo godimento, ci abbracciamo e ci baciamo, felici per la nuova, casuale, scoperta: il mio ultimo pensiero della giornata è rivolto all’indomani, quando dovrò cercarle urgentemente un bel paio di sandali col tacco, per non perdere di vista neppure un secondo quei suoi deliziosi piedini fatati.