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Una ragazza tosta!
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Titolo:
Una ragazza tosta! |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 3670 |
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Pomeriggio. Fuori il caldo afoso del pieno estate. In casa penombra, per stare al fresco. Non un’anima viva in giro. Dalla finestra della cucina domino tutta la viuzza, fino all’incrocio col corso. Se Elisa verrà, sicuramente la vedrò arrivare. Ma non so se devo sperarci. Anzi, non ci devo sperare proprio. E’ presto. Le tre le avevo detto. Manca ancora un quarto d’ora, ma è da un po’ che sono qui, appostata alla finestra. Inutile negare che sono agitata, incuriosita. Dal terzo piano vedo i tetti bollenti delle case vicine, le terrazze inondate di sole, le antenne tivù, le parabole, un gatto. E domino la lunga stradicciola acciottolata e deserta in fondo alla quale forse lei potrebbe comparire. Aspetto, perché mi piace coltivare quest’idea assurda, anche se so che non verrà. Sicuramente si sarà fatta prendere dagli scrupoli e non si farà vedere. Un signore che porta a spasso il cane, nella parte in ombra della strada. Un ragazzino che sfreccia in bici. E poi ancora nessuno per molto tempo, nella calura del pomeriggio, quando la gente sensata se ne sta a casa.
E infine eccola! Chi l’avrebbe mai detto!? Davvero tosta la ragazza!
Ha svoltato l’angolo e ha guardato un attimo in alto, a sincerarsi del nome della via. E’ lontanissima, ma non posso sbagliarmi: è proprio Elisa. Avrei voglia di saltare, di gridare, di spalancare le persiane, sbracciarmi, farmi vedere e mettermi a urlare per richiamare la sua attenzione e indicarle che è questa la casa che sta cercando e che il portone è qui sotto. Ma non faccio niente di tutto questo. Mi limito a guardarla dall’altro, nascosta dalle imposte appena accostate. E quello che vedo è davvero un bello spettacolo. Non è più vestita come stamattina, in università. Fa caldo e si è messa comoda. Anche troppo. O si è messa così perché vuole stupirmi. E’ vestita come un calciatore, o come un ragazzino. Maglia nerazzurra dell’Inter, lunga fino a coprirle quasi del tutto anche i pantaloncini, ma proprio una maglia da calciatore vero, grandissima per lei. Pantaloncini neri, naturalmente, come quelli da calcio. Le gambe però no che non sono quelle di un calciatore. Gambe di ragazza, lunghe che non finiscono più, e abbronzate, che già da sole sono una garanzia di felicità. E anche i piedi sono nudi: due ciabattine che sembra che cammini scalza. In una mano qualcosa che sarà sicuramente il telefono, un pacchetto di sigarette e un accendino. Nell’altra la sigaretta accesa. Avanza con calma, lanciando in alto, ogni tanto, sbuffi di fumo. Guarda le case. Guarda i numeri civici, per cercare evidentemente il mio. Guarda anche in alto, i muri antichi, le finestre, i rami del fico che spuntano dal muro di cinta della canonica. Probabilmente in questo angolo di Pavia non c’è mai stata. E del resto è normale. In questa vietta non ci viene nessuno, se non ha una buona ragione per farlo. Guarda tutto con la massima calma, fumandosi tranquillamente la sua sigaretta.
Altro che dubbi, rovelli, problemi di coscienza e ripensamenti dell’ultimo minuto. Ha un’aria rilassata come per la più innocente delle passeggiate. Si ferma a guardare un portone. Più avanti fa la stessa cosa davanti ad un certo bassorilievo incastonato nel muro. Poi guarda l’orologio, vede che sono le tre, butta la cicca di sigaretta e si avvia decisa qui sotto, dove c’è il portone e non la posso più vedere. Tra un attimo avrà trovato il mio campanello e suonerà. Non devo precipitarmi subito ad aprire. Non voglio che pensi che la sto aspettando con impazienza, e neppure che ero alla finestra a spiare il suo arrivo. Lascerò passare qualche secondo, molti secondi, come se stessi facendo altro.
Certo che però... agitata, sono agitata. Troppo agitata. Non è la prima volta che mi porto a letto una ragazza e dovrei averci fatto il callo, ma il fatto è che questo è un caso speciale. Innanzi tutto Elisa non è una ragazza qualsiasi: Elisa è una gnocca come se ne trovano poche. Ma non è neanche questo il punto. Più che altro è la situazione che mi intriga, ed è tutta particolare: Elisa sta venendo da me apposta perché dobbiamo infilarci a letto e dobbiamo fare l’amore. Ci viene perché a letto con una ragazza non c’è mai stata e stamattina le ho messo la pulce nell’orecchio, l' ho istigata a questa idea, e ora è qui proprio per provare e per vedere che effetto fa.
Ero in università, stamattina. Sostanzialmente a fare niente. Le lezioni sono finite. Gli esami li ho già dati. Ero a guardarmi in giro ed a perdere tempo. E, seduta sul parapetto di un chiostro, ho trovato lei, Elisa. La conoscevo di vista, come una delle tante compagne di corso non della mia compagnia. Anche lei a far niente, e così mi sono fermata a fare due chiacchiere. Abbiamo chiacchierato, l’ho guardata, l’ho sentita ridere e, in un certo senso, l’ho soppesata. Ragazza bellissima, per non dire proprio una gran gnocca.
E ho deciso che con lei dovevo provarci. No, non sono lesbica. I ragazzi mi piacciono e al paesello ho anche un moroso che prima o poi sposerò, ma mi piacciono anche le ragazze. E soprattutto mi piacciono le sfide. Stamattina Elisa è stata la sfida che mi sono lanciata.
Ho insistito nel farla parlare dei fatti suoi personali. Anche lei gli esami estivi li ha già dati tutti e ora non ha niente da fare. Così la mattina viene in università per far passare il tempo e per studicchiare qualcosa che potrà servirle a settembre. - E al pomeriggio? Al pomeriggio se ne sta a casa a dormire, oppure va in piscina. Infatti è abbronzantissima. - E alla sera? Alla sera c’è il moroso con cui uscire. - E quindi alla sera si tromba!
No, non si è scandalizzata per la mia battutaccia. Anzi. Dopo un attimo di pudore, ha riso e ha confessato che sì, il moroso lo sta usando soprattutto per quello.
- E tu? Ecco l’appiglio buono per iniziare a lavorarmela. Le ho raccontato che io il ragazzo ce l’ho al paese e lo vedo solo nei fine settimana. Poi, con l’aria più normale di questo mondo, ho lanciato l’amo: - Durante la settimana invece mi faccio la ragazza con cui divido la casa.
Mi ha guardata perplessa, poi ha riso e mi ha accusato di prenderla in giro. Ho lasciato che finisse di divertirsi e le ho spiegato che non era uno scherzo: che Simona me la faccio davvero. Non voleva crederci. Così le ho spiegato tutto. Le ho raccontato delle nostre abitudini serali piuttosto singolari, di come abbiamo cominciato anni fa, delle altre ragazze con cui sono stata a letto. Del fatto che mi piacciano i ragazzi, ma anche le ragazze e, quando posso, me le faccio.
La sua incredulità poco per volta si è trasformata in curiosità, in voglia di sapere. Buon segno, soprattutto il fatto che non mi abbia guardata come una depravata pericolosa e non sia schizzata via. Altro che schizzare via: mi ascoltava a bocca aperta.
- E tu chiaramente con una ragazza non hai mai provato! - No che non ho provato! - Possibile che nessuna ci abbia mai provato con te? - Ma no. Figurati. - E se qualcuna ci avesse provato, che avresti fatto?
Mi ha guardata perplessa. Se lo stava chiedendo anche lei. Se lo stava chiedendo, evidentemente, per la prima volta.
- E se ci provassi io, che faresti? Non ha risposto. Sembrava chiederselo anche lei a se stessa, senza trovare una risposta. Comunque non è inorridita, non è fuggita via, non mi ha mandato a quel paese. Anzi, ha sorriso col suo sorriso da brava ragazza e mi ha dato ancora spago. - E come faresti a provarci? - Potrei invitarti a casa mia, con una scusa.
L’amo è lanciato. La sfida adesso non è più solo quella mia di portarmela a letto. La sfida adesso è anche quella di Elisa, che si sta interrogando, sta provocando le sue paure, si sta mettendo alla prova. Mi piacciono le persone di mente aperta, che sanno interrogarsi, mettersi in discussione, che non si appiattiscono su abitudini e luoghi comuni. Le persone che non rifiutano a priori le cose che non conoscono, ma cercano di capirle, di valutarle. E magari poi le accettano, o magari no. Elisa ci stava pensando. Davvero tosta la ragazza! Mica di quelle che hanno paura della propria ombra e non osano guardare una spanna più in là del proprio naso.
- E se ci venissi davvero? - Se ci venissi, sarebbe perché hai deciso di provare. E io ti farei provare.
Le si leggeva in faccia la contraddizione tra la paura della brava bambina, che queste cose non le pensa neppure, e la tentazione di non lasciarsi sfuggire l’occasione, di vedere che effetto fa.
Così ho osato. Le ho rubato la matita che aveva in mano, le ho rubato il libro che stava studiando. Sul margine di una pagina a caso le ho scritto l’indirizzo. E ho chiuso il libro, che, se vuole, la pagina se la cerca, ma deve volerlo, e se lo deve sfogliare tutto.
- Alle tre. Oggi.
E me ne sono andata.
Mi davo una probabilità di successo su cento, magari su mille, invece eccola comparire, puntuale come un treno svizzero, con la sua aria serena e la sua maglietta sbarazzina dell’Inter.
Ed ecco lo squillo del campanello. Bello, robusto, deciso. - Chi è? - Sono Elisa. - Non pensavo avresti trovato il coraggio. - L’ho trovato. - Lo sai che cosa ti succede se sali? - Sì, … a grandi linee sì. Dai, apri, che qui c’è un sole che mi cuocio.
Decisamente spiazzante la ragazza! Con le idee chiare. E tosta come non poche! - Terzo piano, porta a sinistra. Sali.
Faccio scattare l’apertura del portone e … mi complimento con me stessa.
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