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Sibyl & Estelle
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Titolo: Sibyl & Estelle
Autore: Astrolabio
Contatto:
Racconto n° 3680
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La tapparella era semi-abbassata e dalla finestra alle sue spalle filtrava una fioca luce che rischiarava le pareti chiare della stanza. Sibyl era sprofondata nella poltrona di velluto verde. I capelli bruni e lunghi le si appiccicavano alla fronte sudata, mentre con grande lentezza preparava uno spinello. I suoi occhi viola ogni tanto guardavano Estelle che, stesa sul tappeto, fissava un punto indefinito del soffitto. Il silenzio nella stanza era quasi irreale, sovrastato dall’odore di fumo e da quello delle stoffe del vecchio divano e del tappeto.
Quel silenzio fu rotto dallo scatto dell’accendino, con cui Sibyl stava dando fuoco alla canna. Estelle si svegliò dal suo torpore nel sentire quel rumore e, con fatica, si trascinò fino ad accucciarsi nella grande poltrona insieme all’amica. Sibyl aspirava a fondo, tenendo il fumo dentro di sè a lungo, per poi emetterlo, dalle socchiuse labbra color fragola. Aveva la testa di Estelle appoggiata sulla spalla. Ogni tanto le porgeva lo spinello, portandoglielo direttamente alla bocca. Estelle sorrideva, lo prendeva tra le labbra e aspirava.
I movimenti erano lenti, gli sguardi sognanti. La mano di Estelle, ora, accarezzava distrattamente l’ampio seno di Sibyl, sopra il maglione nero, senza una logica precisa, ora coprendone tutta la forma, ora premendo con le dita vicino al capezzolo. Sibyl le carezzava i capelli mori a cashetto con la mano libera, fino a toccarle le spalle, coperte anch’esse da un identico maglione nero. Avevano comprato quei due maglioni insieme, in una bancarella di Camden Street. Erano diventati la loro tenuta domestica: un maglione lungo fino alle cosce e nulla più.
Le volute di fumo azzurro si spandevano dense per la stanza e per i corpi delle due ragazze.
Un languido torpore stava impadronendosi di loro, amplificando la lentezza delle loro reazioni e dei loro gesti.
Finito lo spinello, Sibyl lo lasciò cadere a terra, sul pavimento e andò a cercare con la propria bocca quella di Estelle. Le loro labbra si cinsero, si mordicchiarono per poi aprirsi e lasciare spazio al gioco delle loro lingue.
I baci in quelle condizioni diventavano interminabili. Nessuna si accorgeva di stare lunghi minuti con la propria lingua nella bocca dell’altra. Le loro salive tiepide si mischiavano, diventando un unico mieloso liquido che lentamente iniziava a colare dagli angoli delle loro bocche, finendo per inumidire i menti.
Le mani iniziavano a frugare, i maglioni risalivano lungo i loro pancini lasciando apparire gli scuri ciuffetti del pube, le loro micie, come erano soliti chiamarsele. Le mani scivolavano lì in mezzo, tra le cosce, dove la pelle diventava soffice come le nuvole ma calda come il sole. I tocchi, gli sfregamenti erano leggeri fino a che l’umido non affiorava dalle loro fessure. Solo allora le dita iniziavano a premere, ad aprire, ad entrare. Le labbra calde si schiudevano, accarezzate e luccicanti di miele. Le lingue correvano lente sui capezzoli, bagnando la pelle. I loro profumi si mischiavano. Quei baci, quelle carezze duravano anche ore.
Gli effetti degli spinelli erano forti su di loro. Perdevano il conto degli orgasmi. I loro corpi quasi si confondevano, stretti in quella poltrona, chiusi in quell’abbraccio. E divenivano solo dita, mani, bocche e lingue, che si esploravano, che esploravano ogni loro piega, ogni punto più nascosto delle loro micie, ogni punto più nascosto di loro.