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La nebbia
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Titolo:
La nebbia |
Autore:
Whipsper |
Contatto:
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Racconto
n° 3681 |
Altri
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- Ma chi te lo ha fatto fare - penso - di lasciare il tuo cielo azzurro, di quell'azzurro che si respira a pieni polmoni, che ti solleva a sé quando lo guardi... - - Ma chi te lo ha fatto fare - e te lo dico - di lasciare le tue belle case per venire qui? - Qui dove fuori dalla finestra c'è solo il bianco e il grigio di quella nebbia, ormai retaggio del passato, poca, forse, mai quanta ne troverò stasera tornando alla mia provincia, là dove ne respirerò fino a perdermi di quella nebbia che ti copre persino i pensieri, che dopo non sai più chi sei. Non mi rispondi e fissi il vuoto, con la testa appoggiata sul tavolo, i ricci raccolti che ti scivolano su una guancia, come una lacrima per la terra lontana. Non hai rimpianti, mi dici, sei fuggita da una vita non tua, ma qui davvero c'è ciò che cerchi? Perché anche qui c'è chi vuole partire per andare chissà dove, ovunque, ma non in questa vita che ci calza stretta, non nella noia delle serate tutte uguali, non nella pigrizia di giornate trascinate su e giù da un tram. Le luci ci sono, le luci e le notti, ma il neon è freddo, come la neve su cui giochi con le tue paure, con la voglia di non essere più tua. Lo sguardo è quello di una bambina che nasconde un segreto, gli occhi ti si illuminano, ma resta in essi una goccia di buio, buio come quello che mi porto nel cuore, di passati sbagliati e di presenti non vissuti, di passati troppo presenti e di futuri che non saranno presenti. E' con quello sguardo, con gli occhi bruni riflessi nel vetro annebbiato che mi guardi; ti accarezzo la guancia, spostando i capelli che ti scivolano ribelli, ti accarezzo mischiando le nostre tristezze. Non c'è nel gesto la voglia di capire nulla, la comprensione di ciò che non esiste, lavoro di una vita che scivola nel vissuto, non c'è decisione nel bacio lento che ti poso sulla guancia arrossata, non è vita lo scorrere delle mie dita sulla tua schiena, né il tuo abbracciarmi con le braccia appese alle mie spalle, non ci sono pensieri per spiegare i movimenti lenti, l'avvicinarsi a quel muro nello sgabuzzino, contro la porta, la nebbia della Milano di notte che entra nei nostri pensieri, che offusca le coscienze, negli animi che si lasciano sopravvivere per un'ora. E' la nebbia nel cuore che ti solleva l'abitino che porti sopra jeans e maglietta: è quella nebbia che fissi alla finestra che ti stringe a me stasera, che guida i miei baci sulle tue guance, sul tuo collo e giù, verso il tuo seno, liberato dalla maglietta. Forse è il ricordo di ciò che non c'è più a guidare te, la tua lingua sul mio petto nudo, le tua mani a scendere su di me; le mie su di te, sulle tue cosce strette ai lati della mia schiena, il tuo cuore lasciato a gelare sul davanzale, il tuo corpo schiacciato contro al mio, contro questo muro gelido di uno sgabuzzino. Non c'è volontà nel nostro baciarci, nello stringere i corpi infreddoliti dalla nebbia del cuore, nell'entrare in te e nel vederti sussultare. Ed è come l'ondeggiare di un viaggio, un viaggio di quelli che conosciamo, interminabili, con la testa appoggiata al finestrino, con il calore del mondo come fastidiosa cornice per i pensieri che volano e restano indietro; questo è l'ondeggiare dei nostri corpi, con la testa appoggiata sulla mia spalla, le unghie che scavano nelle carni e il mio respiro che ti culla come il mare in tempesta, come le lunghe serate passate a guardare il bianco soffitto di un appartamento da poco. Il fremere di noi, i baci che scendono sui tuoi seni, il soppesare movimenti, parole e respiri, tutto questo è la nostra nebbia: non ci sono pensieri nei miei gesti, non ci sono nelle tue mani su di me, non nelle tue carni che mi accolgono calde, non nei tuoi occhi che mi guardano gelidi. Nessun pensiero ci cullerà questa notte, soli nel freddo di due stanze troppo lontane, nessun pensiero nell'accarezzarti il ventre, nessuno nel baciarti le labbra. Nessun pensiero nell'urlo soffocato del tuo orgasmo su di me, nessun pensiero nel tuo lasciarti scivolare con la schiena al muro, nel farmi scivolare con te sopra di te, nello stringermi e baciarmi. Un barlume di passione mi pare di cogliere in te, ma subito fugge come gli occhi di un gatto intravisti nella notte, non ci sono pensieri nelle lacrime: le mie che si mischiano alle tue. Sollievo forse per un'angoscia liberata nel tuo stringerti, nel mio donarti me stesso. Sciolti a terra, sul freddo pavimento buio, contro muri e scaffalature di anni orsono, giaciamo tra sorrisi amari, che non paiono sorrisi, ma forse solo perché sappiamo che non lo sono: sono vuoti che si colmano in questa fredda sera, e forse domani sarà tutto uguale. Non ci voglio pensare. Voglio solo stringere le tue spalle nude, baciare i tuoi capelli ancora raccolti, voglio vederti svuotata dei tuoi pensieri, rubati dalla nebbia e da questi istanti di vuoto cosmico, risucchiati in un'altra dimensione. Ti dico di questo mio pensiero e ti vedo ridere finalmente...
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